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La plastica da bere....

Post n°2962 pubblicato il 23 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Fibre di plastica nell'acqua del rubinetto di tutto il mondo

Le particelle trovate nella maggior parte dei campioni

di acqua potabile, indipendentemente dalle fonti.

Possono penetrare nelle cellule o attrarre patogeni, e mancano

studi sulla loro pericolosità.

tapwaterPotabile, ma non al riparo dalla plastica. | 

PETRAS GAGILAS, FLICKR  

Con la quantità di plastica prodotta negli ultimi 60 anni -

 8,3 miliardi di tonnellate: il peso di un miliardo di elefanti

 - e quella che abbiamo liberato in mare, era forse un po'

da ingenui pensare che fosse finita soltanto nella catena

alimentare.

Puntuale, è arrivata la doccia fredda: invisibili fibre di plastica

si trovano nell'acqua del rubinetto di tutto il mondo, dall'Europa

all'India, dagli Stati Uniti al Libano.

L'83% dei campioni di quella che è considerata acqua potabile

risulta contaminato, come denuncia uno studio globale condotto

da Orb Media, un'organizzazione no-profit specializzata in

giornalismo d'inchiesta, che ha condiviso i risultati dell'analisi in

esclusiva con il Guardian.

NEL PIATTO E NEL BICCHIERE.

 Se le microplastiche inquinano già la totalità di fiumi, laghi e

oceani globali - si sono chiesti i ricercatori - come facciamo a

pensare che non si trovino anche nell'acqua in cui beviamo? 

Si trattava, ora sappiamo, di una semplice illusione, e l'entità

del danno è democratica, indipendentemente da latitudini e

salute economica degli Stati coinvolti.

 

Microframmenti di plastica raccolti in mare. 

Guarda l'istante in cui la plastica entra nella

catena alimentare 

| ALGALITA MARINE RESEARCH FOUNDATION

MALE DAPPERTUTTO. In totale sono stati analizzati 159 campioni.

Il più alto tasso di contaminazione (94%) si registra negli Stati

Uniti, con fibre di plastica trovate nell'acqua del rubinetto degli

edifici del Congresso, della Trump Tower e del quartier generale

dell'Agenzia USA per la protezione ambientale.

Libano e India seguono a ruota (con percentuali di 93,8 e 82,4).

In Europa va meglio, ma neanche poi tanto: è contaminato il

72% dell'acqua che beviamo, e per ogni 500 ml, una bottiglietta

da mezzo litro, ingeriamo in media 1,9 fibre di plastica

(negli USA sono 4,8).

I RISCHI.

 «Non sappiamo quale sia l'impatto sulla salute, per questa ragione

dovremmo occuparcene immediatamente e capire quali siano i

rischi reali, mentre seguiamo un principio cautelativo» spiega

Anne Marie Mahon del Galway-Mayo Institute of Technology, tra gli

autori dell'indagine.

Due sono i motivi di preoccupazione. Il primo riguarda le dimensioni

delle particelle: le analisi di Orb hanno individuato solo quelle più

grandi di 2,5 micron, 2500 volte più grandi di un nanometro

(per fare un confronto, il diametro di un capello umano oscilla

tra i 50 e gli 80 micron).

Ma quelle di dimensioni nanometriche sono sufficientemente piccole

da penetrare in cellule e tessuti, dove potrebbero causare danni

ancora non stimabili.

Inoltre, studi passati hanno stabilito che queste scorie possono

catalizzare la presenza di patogeni già presenti negli scarichi, e

accelerare il loro assorbimento nell'organismo.

 

Le buste di plastica ci mettono da 100 a 400 anni a degradarsi...

a meno di non darle in pasto alle tarme della cera

(per approfondire). | CSIC COMMUNICATIONS DEPARTMENT

DA DOVE ARRIVANO? Come le microplastiche siano finite nell'acqua

potabile non è ancora chiaro.

Una fonte è sicuramente l'atmosfera, con le fibre sintetiche di abiti,

tappeti e scarpe che vengono liberate nell'aria che respiriamo

(l'80% delle asciugatrici negli USA "sfiata" direttamente sul balcone).

Ci sono poi gli scarichi delle lavatrici - ogni ciclo di lavaggio rilascia

nell'ambiente 700 mila fibre - l'erosione della pioggia, e potremmo

continuare: in Libano, l'acqua potabile proviene da sorgenti naturali,

ed è contaminata per oltre il 93%.

TAMPONARE I DANNI.

 L'invasione di plastica riguarda ormai dunque tutto il ciclo dell'acqua,

e la produzione di cibo: microfibre sono state rinvenute nella birra in

Germania, nel miele, nello zucchero e nell'acqua imbottigliata (che

dunque non è un'alternativa più sicura).

Insomma il problema è ormai, strutturale.

E i filtri comunemente usati per l'acqua domestica non riescono ad

escludere particelle così piccole.

 
 
 
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