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Creato da Il_casellante il 24/01/2008
storie in transito
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L'AMMOLLO
Post n°37 pubblicato il 02 Aprile 2008 da Il_casellante
Oggi ho bisogno di stare in ammollo per disperdere tossine nell’acqua, come un fusto di scorie radioattive rovesciato in mare da una nave cargo colata a picco. Mi sento contaminato dal consueto trantràn di faccende da sbrigare e appuntamenti annotati in agenda. Ecco davvero una cosa che odio: i tempi scanditi e i calendari. Vivere in uno stato di equilibrio dinamico, in cui il solo modo di non ruzzolare a terra è muovere un ulteriore passo in avanti. Oggi mi occorre un pit stop. Vado in piscina. Non nuoterò. Voglio turarmi il naso, tuffarmi a peso morto, e galleggiare. Lascerò che l’acqua mi culli e il cloro mi disinfetti. Rovisto nei cassetti. Avevo un costume sportivo dell’Adidas. Ne sono sicuro. Tra i calzini di spugna e gli asciugamani non lo ritrovo. Esploro altrove, in mezzo a slip di cotone, felpe e T-shirt. Non riemerge. Dovrò accontentarmi dei pantaloncini da spiaggia, col retino al posto delle mutande. Per restare in tema, infilo nello zaino anche la maschera per le immersioni. E’ sproporzionata. Forse un po’ ridicola. Ma con il costume sono scomparsi anche gli occhialini Nike, e io detesto l’acqua negli occhi. Invece, di sembrare ridicolo non mi preoccupo più del necessario. Chiunque può esserlo. Chiunque, a suo modo, lo è. Nudo dentro un paio di bermuda impermeabili con decorazioni hawaiane, mascherato come un palombaro, spicco un saltello dal trampolino basso e precipito nella piscina con la grazia di un cetaceo. Immediatamente il bagnino sanziona il fallo. Con la testa sottacqua, ancor prima di riemergere, mi raggiunge il suono stridulo del suo fischietto. Ho commesso due infrazioni. E’ proibito tuffarsi dal trampolino: uno; due: la cuffia obbligatoria, che infatti non ho. Esco mogio dall’acqua, mormorando scuse sovradimensionate e convenzionali richieste di clemenza. Mi avvio a capo chino verso gli spogliatoi. All’ingresso della piscina il banco della reception smercia cuffie, occhialini e costumi in fibra sintetica. Spendo un onesto biglietto da cento per acquistare una perfetta miss olimpionica. Torno dentro timidamente. Un poco si, adesso mi sento ridicolo: conciato come Rosolino per gli europei di nuoto, però tutto morbido e floscio, senza i pettorali turgidi, gli addominali piatti e le creste iliache prominenti. Uno slip elasticizzato di taglia troppo piccola mi opprime l’inguine. Comunque al bagnino piace. Mentre rientro in vasca per l’apposita scaletta di metallo, mi intercetta con sguardo soddisfatto e solleva il pollice dal pugno chiuso per dire ‘okay’. Allora, sguazzo su e giù per acclimatarmi, sgambetto un po’ sottacqua, e infine sono pronto per abbandonarmi all’ammollo. Mi sdraio pancia all’aria sulla superficie piatta dell’acqua e abbandono il peso del mio corpo alla spinta verso l’alto, assecondando il principio di Archimede. Sento ogni giuntura articolare sciogliersi lentamente. Sprofondo in un mondo di suoni ovattati e ombre tremule. Dal fondo limaccioso della mia coscienza, si solleva un denso vapore sulfureo che mi avvolge completamente. Forse dormo. E vedo in sogno Gesù Cristo, vestito da clochard, lacero e lercio, che mi sorride, sporgendosi di lato dal tronco di un albero, dietro il quale, libero e felice, un barbone sta facendo la pipì nel parco urbano. Il sogno ingiallisce. Il bagnino fischia ancora. |


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