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Attività del Centro di Documentazione sul Territorio e la Cultura locale di Alesso di Trasaghis (UD)

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Cent'anni fa, anche in Val del Lago, la fine della Grande Guerra

Post n°244 pubblicato il 03 Novembre 2018 da centro_doc_alesso
 

Dopo le pagine dedicate alla situazione della Valle del Lago nei giorni seguenti a Caporetto, è doveroso produrre una pagina simile dedicata alla fine della Grande Guerra che, anche nella Valle del Lago, si concluse il 4 novembre di cent'anni fa.

 

 

L'occupazione austroungarica si concluse, dopo un anno, con la controffensiva Italiana. Il 4 novembre del 1918 entrò in vigore l’armistizio tra Regno d’Italia e Impero Austro Ungarico.

 

In quelle ore, però, la Valle del Lago era ancora percorsa dalle truppe austro tedesche in ritirata e dalle avanzanti truppe italiane. A Somplago ricordavano: “Quando, un anno dopo Caporetto, i Tedeschi furono sconfitti sul Piave, nei nostri paesi riapparvero i soldati sbandati, feriti, sporchi, affamati; erano i soldati Tedeschi che fuggivano verso le loro terre. Ancora una volta i nostri paesi furono depredati”. Fu una fase tumultuosa di soldati in ritirata che, tra l’altro,impossibilitati a portarlo con sé, ma non volendo farlo arrivare in mani nemiche, provvidero a scaricare nel lago anche una ingente quantità di materiale bellico.

Dopo il transito degli austriaci in ritirata, gli abitanti di Somplago provvidero a recuperare una campana che era stata nascosta per evitarle il sequestro dell’occupante: essa fu riportata in paese e issata sul campanile dove è visibile ancora oggi,

Il 4 novembre 1918 anche nel comune di Trasaghis arrivarono le prime truppe Italiane in avanscoperta: i bersaglieri e la cavalleria.

Sono state raccolte le testimonianze di alcuni anziani che ricordavano ancora l'euforia di quel momento. Così Amalia Zilli: "Per primi sono arrivati i bersaglieri: sono arrivati in piazza e 4-5 donne hanno provveduto subito a fare delle polente e a portarle in piazza per loro. I bersaglieri ne prendevano una porzione, ringraziavano e poi continuavano la loro marcia verso Somplago".

Questo invece il racconto di Guido Stefanutti: “Quando è finita la guerra, ero sulle montagne di Val. Ho sentito una donna che gridava: «A son tornâts i talians, a son i bersaglîrs!». Dall’eccitazione, siamo scesi giù dalla montagna scalzi, per andare a vedere i soldati italiani arrivare!”.

Uguali sentimenti di gioia traspaiono dal diario di Antonio Franzil: “Il giorno 4 novembre alle ore 11 sono entrate in paese le truppe motorizzate italiane ed io ebbi immediatamente a issare il tricolore su una altissima pianta di pioppo di fronte all’abitazione, alcuni ufficiali si fermarono e mi fecero un cordialissimo applauso, regalandomi alcuni pacchetti di sigarette. La sera stessa dal comando militare italiano vennero distribuiti dei viveri a tutta la popolazione”

Anche il curato di Avasinis, prè Michieli, dopo vere annotato sul suo diario le vicende dolorose dell’occupazione, poté finalmente raccontare la gioia della conclusione della guerra con l’arrivo delle truppe italiane: “Vedo una percorrere a volo la via della palude e fermarsi al crocicchio del molino diritto di là del Tai. Poi giunto, si ferma, ne scende un individuo, parla con dei paesani e si ferma incerto. Poco dopo vedo una turba di ciclisti che muovono a quella volta e si fermano pure al crocicchio! Chi sono, chi non sono? È una novità interessantissima.

I tedeschi non costumano quei e e tante ciclette. Ma chi sono? Mi sporgo su una rupe a strapiombo in Cornolêt, acquisto la vista ed … oh, scoperta! Sono nientemeno che l’avanguardia italiana!!

Mi rizzo in piè sullo strapiombo, alo le braccia al cielo e grido con quanta voce ho in gola: Evviva l’Italia e giù a precipizio a portare la bella nuova in paese. Sono venuti gli italiani: li ho veduti io stesso. Allegri. Sono qua. Vado ad incontrarli. E di fatto vado al crocevia ove li saluto…”.

E effettivamente anche altre testimonianze confermano che “I primi soldati Italiani giunti a Somplago furono i bersaglieri in bicicletta”.

Dell’avanzata dei soldati italiani si ha una singolare testimonianza nel romanzo “L’alcova d’acciaio” che il famoso poeta futurista Filippo Tommaso Marinetti pubblicò nel 1921 per raccontare la propria esperienza da militare nell’ultimo anno di guerra:

 

A Trasadis [Trasaghis] riceviamo, Bosca ed io, l’ordine di lanciarci soli alla massima velocità verso Tolmezzo prima che il ponte sul Tagliamento sia fatto saltare. La piazza di Alesso è tutta ingombra di bersaglieri ciclisti. Sono uomini e biciclette tutti sdraiati a terra affranti, sfiniti dalla corsa sovramuscolare. Vorrei elogiare cantare i battiti burrascosi di quei cuori giovanili, l’ansare di quei polmoni, il respiro di quelle bocche bruciate e nutrite di polvere e il sudore grondante di quelle facce smaniose. (…)

 

 

 

Entriamo in Somplago come una pugnalata di velocità. Il paesello è come spento, chiuso inchiavardato dal terrore, e cacciato sotto delle coltri di pericolo e di morte. Presto, presto, correre, correre virare, scansare. Quel carretto abbandonato! Quel pietrone! Quel cumulo di ghiaia! Gli ostacoli sono innumerevoli. Agilità anguillesca della mia blindata 74 che sfiora tutto senza agganciare. Io prego, supplico, imploro il motore perché collabori senza posa. Basterebbe un po’ di grasso e un po’ di polvere di più! Ma il motore è fedele, pronto, obbediente e la sua quarta velocità è veramente alata, aerea, come se il vento prestasse alle ruote infiniti trampolini imbottiti di nuvole.

 

 

Testimonianze di civili e di soldati, seppur sporadiche, possono darci dunque un’idea del clima di quelle giornate , quando veniva a chiudersi, cent’anni fa, uno dei periodi più duri della storia d’Italia.

 

 

 

                                                                                      Pieri Stefanutti

 

 

 

 

 
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