Creato da: centro_doc_alesso il 02/01/2007
Attività del Centro di Documentazione sul Territorio e la Cultura locale di Alesso di Trasaghis (UD)

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Foto del Centro sul MV: apprendisti boscaioli sui monti di Alesso

Post n°241 pubblicato il 12 Luglio 2018 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

Il Messaggero Veneto, nell'edizione del 29 giugno, ha pubblicato un'altra foto inviata dal Centro di Documentazione:

 

Sui monti negli anni '50 per diventare taglialegna

 

Aspiranti boscaioli sulle montagne di Alesso in questa foto inviata dal Centro di Documentazione sul Territorio di Trasaghis. Fu scattata sulle montagne sovrastanti Alesso nei primi anni '50 e ritrae un gruppo di giovani del paese che, in attesa di immettersi nel mondo del lavoro, erano impiegati nel taglio del legname. In prima fila Donato Stefanutti Xau, Vittorio Stefanutti Bacana e Elvisio Picco Tarneban. Da sinistra in seconda fila: Enore Stefanutti Rapezza, Luigi Stefanutti Patatrac, Lido Stefanutti Just, Giovanni Zilli, Mario Stefanutti di Carlo. Da sinistra in terza fila: Franco Picco Tarneban, Bruno Di Santolo Zopida, Olivo Turisini Bodin, Carlo Stefanutti di Carlo, Mirco Turisini Burin. Dietro, in piedi, Leo Stefanutti Cjaliar.

 
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Foto del Centro sul MV: la festa del "borc di Cuz"

Post n°240 pubblicato il 29 Giugno 2018 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

Il "Messaggero Veneto" ha pubblicato con risalto, nell'edizione del 28 giugno, un'altra foto inviata dal Centro, riguardante la festa del 1999 rivolta a quanti abitavano o avevano abitato nel "borc di Cuz" di Alesso (attuale via Fiori).

 

L'immagine può contenere: 7 persone, persone che sorridono, persone in piedi, scarpe, bambino e spazio all'aperto

 
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Foto del Centro sul MV: Giovani di Alesso nel 1949

Post n°239 pubblicato il 31 Maggio 2018 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

Il 25 maggio il Messaggero Veneto ha pubblicato un'altra foto proveniente dall'archivio del Centro di Documentazione.

 

L'immagine può contenere: 8 persone, testo

 
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Foto del Centro sul MV: il tiglio abbattuto in piazza ad Alesso nel 1936

Post n°238 pubblicato il 03 Aprile 2018 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

Il 1° aprile, giorno di Pasqua, il Messaggero Veneto ha pubblicato un'altra foto dall'archivio del Centro

 

 

Il secolare tiglio abbattuto ad Alesso 

 

La foto, inviata dal Centro di Documentazione sul Territorio del Comune di Trasaghis, è stata scattata nell’estate del 1936 sulla piazza di Alesso, mentre erano iniziati i lavori di abbattimento di un tiglio che da tempo immemorabile caratterizzava il centro del paese. Alcuni ragazzi, tra i quali Manlio Picco “Galìni” e Valentino Cucchiaro “Zerac”, si erano messi in posa accanto al vecchio albero, che rappresentava un luogo di giochi e di ritrovo.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, spazio all'aperto e sMS

 
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Foto del Centro sul MV: nella tendopoli di Braulins

Post n°237 pubblicato il 22 Marzo 2018 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

Il Messaggero Veneto del 20 marzo 2018 ha pubblicato una foto inviata dal Centro scattata dai volontari lombardi nella tendopoli di Braulins nell'estate del 1976.

 

 

Braulins 1976, un’estate di rinascita e solidarietà

 

La foto, inviata dal Centro di Documentazione sul Territorio del Comune di Trasaghis, è stata scattata nel 1976 durante una assemblea nella tendopoli di Braulins. Gran parte delle persone nell’immagine non ci sono più, ma è ancora vivo il ricordo di quella estate di solidarietà e di impegno.

 
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Foto del Centro sul MV: la nuoiva bandiera della Soms di Alesso

Post n°236 pubblicato il 12 Marzo 2018 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

Il Messaggero Veneto di oggi ha pubblicato una foto inviata dal Centro di Documentazione e dedicata alla inaugurazione, negli anni '50, della bandiera della Società Operaia di Alesso.

 

L'immagine può contenere: 7 persone, sMS

 
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Foto del Centro sul MV: emigranti in Belgio e Lussemburgo negli anni '50

Post n°235 pubblicato il 31 Dicembre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

Anche l'ultimo giorno dell'anno il Messaggero Veneto ha pubblicato una foto mandata dal Centro di Documentazione:

 

 

Musica friulana per gli emigranti contro la nostalgia

 

La foto, inviata dal Centro di Documentazione sul territorio del Comune di Trasaghis, è l’immagine dell’incontro di emigrati da Alesso in  Lussemburgo e in Belgio.  Il momento di festa ad Athus (Belgio), all’inizio degli anni ’50, allietato dalle musiche paesane, con il sax di Rico e la fisarmonica di Remigjo.

(Messaggero Veneto, 31 dicembre 2017)

 
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Cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°234 pubblicato il 14 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

A conclusione della ricostruzione di quel che accadde nella Valle del Lago nei giorni seguiti alla rotta di Caporetto, una riflessione sul senso e l'importanza dell'episodio del forte di Monte Festa apparsa sulla Rete:

 

" E’ difficile dire quanto la difesa di Monte Festa abbia cambiato la Storia.


Certo delle tre divisioni italiane ritiratesi dalla Carnia due vennero catturate pochi giorni dopo in quella che oggi è la provincia di Pordenone,  ma è indubbio che senza la spina nel fianco di Monte Festa la X^ Armata austroungarica si sarebbe fatta strada in Friuli almeno tre-quattro giorni prima di quanto accadde in realtà, e insieme alle altre unità austriache e tedesche avrebbe intrappolato le deboli e demoralizzate truppe  italiane in una sacca o semplicemente  le avrebbe spazzate via, come briciole da una tovaglia. Nella migliore delle ipotesi gli italiani sarebbero stati costretti a ritirarsi ben oltre il Piave, forse fino all’Adige o addirittura oltre sino ai fiumi Mincio e Po come avevano proposto i nostri alleati anglo-francesi in una conferenza interalleata in quello stesso novembre 1917. Nella peggiore l’Italia sarebbe stata costretta ad una resa umiliante, ad una pace “cartaginese” nella quale non ci sarebbe stata alcuna pietà per i vinti.

Quei pochi giorni furono una boccata d’ossigeno per i nostri soldati e furono un’ancora di salvezza per i profughi che cercavano scampo oltre il Tagliamento, i quali, nel caso del crollo del fronte settentrionale si sarebbero trovati tra il fuoco incrociato dei due eserciti finendo massacrati nel piccolo Armageddon che si sarebbe scatenato nella pianura friulana.

Centinaia di migliaia di uomini e donne e forse addirittura la Nazione sopravvissero grazie al capitano Riccardo Winderling ed ai suoi Soldati.

Ed  è un debito che un Paese serio dovrebbe onorare.
"

 

(da:

http://www.poliziotti.it/forum/index.php?topic=22288.0 )

 
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8-11-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°233 pubblicato il 08 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
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8 NOVEMBRE 1917

 

Dopo la conquista del forte di Monte Festa, cominciò l'occupazione austroungarica, le cui prime avvisaglie furono costituite dai cavalleggeri del 2° reggimento degli Ulani Bavaresi che, come documentato dal diario di prè Micheli, si insediarono, già' dall'8 novembre, ad Avasinis: “Quest’oggi capitano davvero i tedeschi giù dal Monte Corno. È l’intero Reggimento II degli Ulani bavaresi (cavalleria) ”.

 
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7-11-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°232 pubblicato il 07 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

 

7 NOVEMBRE 1917

 

Il forte di Monte Festa aveva ormai concluso il compito assegnato ed era stato raggiunto dagli austroungarici.

 

Don Roja annotò, da  Artegna: Novembre 7. Oggi il Festa non s’è fatto vivo e perciò credesi l’abbiano del tutto preso

E, analogamente, nel diario di prè Michieli: “7 novembre. Gli scoppi delle granate che venivano dal monte Festa erano così forti e vicini che mi decisi a uscire. (…) Alle ore 11 da una parte sentivo un gran rumore di camions tedeschi al di là del Tagliamento, dall’altra notai una diminuzione notevole di fuoco dal forte di Festa…”.

 
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6-11-17 (2), cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°231 pubblicato il 06 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
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6 NOVEMBRE 1917 - (fine)

Il comandante raduna allora tutto il presidio " Il forte, egli dice, ha assolto il proprio compito, da oltre due giorni le truppe della 26a, 36a e 63a Divisione si sono ritirate protette dal nostro fuoco. Il nemico ci ha circondati completamente. Oggi ho risposto negativamente in nome di tutto il presidio alla sua intimazione di resa. Le nostre artiglierie, esaurite tutte le munizioni, saranno fatte saltare all'imbrunire, affinché non cadano in istato di efficienza in mano all'invasore. Dopodiché sarà tentata la fuoriuscita, nella speranza di ricongiungerci al nostro esercito in ritirata. Preferisco questo tentativo all'attesa passiva sulle macerie del nostro forte inutilizzato. se ognuno di voi fosse armato direi a tutti : seguitemi ! Ma poiché quasi tutti siete inermi, vi dico : coloro che si sentono ancora abbastanza validi per arrischiare con me nuove fatiche, nuovi pericoli, coloro che si sentono di gettarsi a corpo morto contro la cerchia nemica piuttosto che arrendersi su questa vetta, dalla quale in questi giorni contendemmo il passo alle truppe dell'invasore, coloro soltanto mi seguano. Alle 18 lasceremo il forte. Gli altri saranno all'atto della nostra fuoriuscita prosciolti dall'obbligo dell'obbedienza e quindi non più considerati come facenti parte del forte, ma come semplici individui isolati. Faccio quindi ad essi assoluto divieto di innalzare sul forte bandiera bianca, giacché il presidio del forte, come ripeto, non si arrende ma tenta la fuoriuscita ed il nemico, ponendo domani il piede su questa vetta, non troverà che macerie e uomini inermi, ossia solamente gli avanzi di ciò che ful il Forte di Monte Festa." Metà presidio, ossia 100 uomini si dichiararono pronti a seguire il Comandante. gli altri, esausti dalle fatiche, ammalati o feriti, rimangono affidati alle cure del Tenente Medico Del Duca. Il fuoco d'artiglieria, sospeso durante la presenza al forte dei parlamentari, viene ora ripreso rabbiosamente cole ultime munizioni, pur evitando per alcun tempo di battere la strada che da Somplago conduce a Tolmezzo. Frattanto il Comandante prende con sè tutto il carteggio del forte d impartisce istruzioni al Tenente Mingardi per la distruzione dei documenti di tiro che interessa non lasciar cadere in mano nemica, ed al maresciallo Segato per il confezionamento delle cariche destinate a far esplodere i pezzi delle due batterie da 149. Uno degli ultimi colpi della batteria da 149A. colpisce in pieno il deposito di munizioni di Tolmezzo, facendolo esplodere. Alle ore 18 il tenente Paradiso riceve dal comandante l'ordine di inutilizzare i suoi pezzi da 75A., precipitando gli otturatori giù per il pendio, il tenente Ferrari di dar fuoco alle micce dei pezzi da 149G. mentre il comandante stesso col maresciallo Segato danno fuoco a quelle dei pezzi da 149A. Il presidio è ricoverato a ridosso della caserma. Gli otto rombi si susseguono ritmati e dilanianti. E' l'urlo del forte ferito a morte!.

 

Subito dopo si inizia la fuoriuscita. Il comandante è in testa. Gli altri ufficiali sono distribuiti a intervalli lungo la colonna. Si scende un po' seguendo i zig zag della strada, un po' tagliando per la linea di massima pendenza. In una sosta, a mezza costa, la colonna vede sfilare un plotone nemico che con mitragliatrici someggiate sale il pendio per appostarsi probabilmente sulle falde del S.Simeone, che domina il forte. Il comandante intende condurre la colonna verso la parte paludosa e meno profonda del lago di Cavazzo, nei pressi di Somplago, per guadarla e gettarsi all'opposta catena di montagne ; ma arrivati alle falde del Festa, mentre egli sta orientandosi ed ispezionando il terreno, avanzando tra la oscurità, si odono grida di "chi va là" seguiti da fuoco di fucileria. Il comandante comprende di essersi inoltrato troppo verso il paese di Somplago, centro delle truppe accerchianti e richiama verso sud il grosso della colonna. Ma lo scompiglio è già avvenuto. I soldati nemici si sono confusi con i nostri. Attraverso una breve scaramuccia solo il Capitano Winderling col ten. Tomei, il maresciallo Fidenzoni, un sergente e tre soldati riescono ad oltrepassare la cerchia, guadare la palude e gettarsi all'opposta catena di montagne. Il grosso della colonna rimane prigioniero.

 

Il lento ma inevitabile spegnersi della resistenza del Festa viene rimarcato dalle annotazioni del diario di don Roja: “6 Novembre. Prima di mezzogiorno il Festa ha tirato parecchi colpi, poi non si è più fatto vivo.

 
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6-11-17 (1), cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°230 pubblicato il 06 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
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6 NOVEMBRE  1917

 

I pochi soldati non occupati al servizio dei pezzi vengono spostati continuamente con i fucili e colla mitragliatrice nei vari punti dominanti, per impedire che il nemico si accorga delle irrisorie risorse difensive del forte. Verso le ore 9 un secondo attacco si pronuncia sul ciglio occidentale dominante il lago di Cavazzo. Il nemico sale alla spicciolata da diverse direzioni, per adunarsi nelle immediate adiacenze del forte. Avanza in angolo morto rispetto al tiro delle artiglierie del forte e quindi, mentre queste continuano il loro tiro sui bersagli di fondo valle, si concentra sull'assalitore il tiro dei fucili e della mitragliatrice. Ma questa si inceppa definitivamente. Si pone mano all'ultima rudimentale risorsa : blocchi di roccia vengono spinti sul ciglio della posizione e rotolati giù per il pendio, lungo il quale salgono gli attaccanti. Il gruppo nemico più prossimo al forte si indugia, s'arresta, innalza bandiera bianca. Il tenente Tomei con altri due soldati viene mandato incontro ai parlamentari, che, bendati, sono introdotti al forte nell'ufficio del Comandante. Sono tre : un ufficiale della Sturmtruppe ( truppa d'assalto) e due soldati. L'ufficiale reca un foglio del Comando della X Armata Austriaca che dice laconicamente : "Al Regio Presidio Italiano di Monte Festa. Siete circondato da ogni parte ed invitato ad arrendervi. Il nostro parlamentare è atteso per le ore 11." Il Capitano Winderling fa offrire ai parlamentari una lauta colazione, che li convinca delle larghe risorse in viveri del forte ed intanto raduna tutti gli ufficiali a consiglio. " Naturalmente, egli dice, la risposta non può essere che negativa; ma occorre poter disporre di qualche ora per consumare le ultime munizioni ed inutilizzare le opere prima che cadano in mano al nemico, che certamente risponderà al nostro rifiuto con un attacco a fondo." Tutti gli ufficiali concordano, e dopo un breve scambio di idee si decide di consegnare la risposta in busta chiusa diretta al Comando da cui proviene l'intimazione, per modo che il parlamentare sia obbligato ad impiegare un certo tempo nel recapitarla a fondo valle. Il comandante redige la risposta in termini altrettanto laconici : " Al Comando della Imperial Regia X Armata Austriaca. Al foglio di Codesto Comando chiedente la resa del forte, inviatomi stamane a mezzo parlamentare, ho l'onore di rispondere negativamente" e la consegna al parlamentare in busta chiusa senza comunicargli il contenuto. "Affinchè voi possiate, egli dice all'ufficiale austriaco, recapitare questo foglio senza essere colpito dalle artiglierie del forte, ditemi quale direzione prenderete per raggiungere il vostro Comando ed io eviterò di tirare sul vostro cammino, a meno che non mi vi si presentino bersagli particolarmente importanti". L'ufficiale risponde di doversi dirigere a Tolmezzo, ove ha sede il Comando a cui il foglio è diretto. L'informazione è preziosa ! I parlamentari vengono nuovamente bendati ed accompagnati fuori dal forte. Essi si vedono poi scendere rapidamente lungo la strada per la quale erano saliti ; ad essi si unisce una parte degli assalitori; un'altra parte rimane in attesa fra le rocce e la boscaglia.

 

(segue)

 
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5-11-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°229 pubblicato il 05 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
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5 NOVEMBRE  1917

 

Sul forte

 

Gli avvenimenti incalzano. Il forte è completamente circondato e battuto anche da tergo da artiglierie appostate presso l'estremità sud del lago di Cavazzo. Aeroplani nemici sorvolano la posizione a bassa quota. I proiettili scarseggiano. La cerchia nemica si stringe. Durante la notte un primo attacco sferrato sul lato orientale della posizione nei pressi della batteria 75A. viene prontamente respinto, facendo intervenir da quel lato i pochi fucili e la mitragliatrice, la quale però funziona a scatti.

 

I colpi del forte raggiunsero la passerella costruita dagli austroungarici sul tratto rotto del ponte della Carnia e centrarono un deposito di munizioni a Tolmezzo. Don Jaconissi annotò: “Si diceva che una bomba enorme era scoppiata in fondo al paese, ma si seppe dopo che era scoppiato il deposito materiali di guerra in località di Giavons”.

 
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4-11-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°228 pubblicato il 04 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
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4 NOVEMBRE 

 

Sul forte

 

Nella notte arrivano al forte, inviati dal Comando della 63a Divisione, 25 soldati del 280° fanteria, guidati dall'Aspirante Santini Luigi.Vengono distribuiti parte alla selletta d'Agar sul ciglio del forte che domina Stazione per la Carnia, e parte occupati a preparare piazzuole in vari punti del forte, onde prontamente spostare dall'uno all'altro l'unica mitragliatrice. La batteria da 149A. riesce ad abbattere la passerella che il nemico aveva improvvisato la notte sul ponte del Fella. E' tolta la comunicazione telefonica con Bordano. Il nemico ha aperto il fuoco sul forte con pezzi da 105 appostati dietro il Sompave ed ha continuato tutto il pomeriggio il bombardamento. La 63a Divisione ripiega per forcella Armentaria, mentre il forte la protegge con tiro di interdizione dinanzi alla piana di Alesso. Anche la 36a e 26a hanno ripiegato. Il forte rimane completamente isolato, unico avanzo di armi italiane su tutta la linea del Tagliamento.

 

Il gen. Rocca ha lasciato un diario di quegli avvenimenti nel quale compaiono, succintamente, queste notizie:   

" Alesso 4 novembre 1917 ore 7.                                             

 

 Ieri il nemico nulla tento sul mio fronte. Si limitò a battere a varie riprese la stretta di Trasaghis. Di fronte a Cornino. oltre la mia destra, è invece riuscito a passare il Tagliamento sul ponte ferroviario.

 

Qui dicevasi fosse al di qua un reggimento. Fatto si è che la brigata Lombardia che trovasi su quel fronte ha abbandonato la strada bassa e si è ritirata in montagna, e che per la rotabile lungo il fiume il nemico era giunto ieri sera a Peonis.

 

Ho già un preavviso di ritirata .....

Ore 11. LA 36° Divisione (...) non avendo più comunicazioni con il Comando di Armata inizia la ritirata.

Ho disposto così io pure"

 

 

 

Nella mattinata del 4 novembre il gen. Rocca dispose infatti il ritiro della sua divisione, dopo aver rinnovato l'ordine al forte di Monte Festa di proteggere la ritirata "battendo con vivace fuoco il nemico che per certo li avrebbe inseguiti".

 

Si mosse dunque, dopo la 36°, anche  la 63° divisione, e abbandonò la Valle del Lago attraversando la forcella di Armentaria in direzione Val d'Arzino. Altri gruppi di soldati si ritirarono attraverso la strada da Peonis a Val Tochel, lambendo la “Forcja” di Avasinis e dirigendosi verso la Val d’Arzino.

 

La concitazione di quei momenti traspare anche dal diario di prè Michieli: “la resistenza è breve: viene l’ordine di ritirarsi e di scappare, abbandonando tutto ciò che non è di prima necessità. Lasciano qui e lungo le strade e sentieri e macchie qualche cosa di tutto, vesti, caschi, armi, munizioni senza fine, fucili, carriuole, carri, qualche cosa di vettovaglia, ferri da fabbro, falegname, ecc., e se ne vanno chi per il giogo della Forchie chi per la mulattiera che da Alesso mette a Canale di S. Francesco”.

 

Già dal 4 novembre gli Austriaci erano ad Alesso, come testimoniato da Antonio Franzil: “la mattina del 4 novembre verso le ore 11 le truppe Austriache entrarono in paese ed io con mio cugino Franzil Giosuè ci siamo allontanati dal paese dirigendoci sui stavoli di Monte Forcja – Narusseit, luogo in cui si erano trasferite le nostre famiglie”.

 

E il caporale Nicolò Zilli commentava: “il giorno quatro Novembre anca qui i nostri sono ritirati. Si era tutti un scompiglio che non si sapeva se si veva di scampare anche noi molti erano fugiti nele montagne sui stavoli specialmente i bambini

 
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3-11-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°227 pubblicato il 02 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

 

3 NOVEMBRE  1917

 

I primi giorni di novembre ebbero luogo, sul Tagliamento alcuni scontri tra l'esercito Italiano e quello Austro-Ungarico.

 

Pare che il primo tentativo di superare il fiume Tagliamento da parte degli austroungarici sia avvenuto nella fascia tra il Brancot ed il San Simeone: "Nella notte tra il 2 e il 3 novembre i tedeschi dell’8° Jäger cercano di passare tra Amaro e Braulins. (…) All’altezza di Braulins pattuglie di nuotatori volontari tedeschi della divisione Jäger, legati alla riva sinistra da lunghe corde, effettuano alcuni infruttuosi tentativi di passaggio in prossimità del ponte, respinti dall’artiglieria italiana

 

Il 3 Novembre, dopo furiosi combattimenti all’altezza dell’isolotto del Clapat sul Tagliamento,  gli invasori riuscirono invece a valicare il fiume a Cornino; impossessatisi quindi dalla sponda destra, poterono avanzare da una parte verso Forgaria e dall’altra verso Trasaghis attraverso Peonis, dove giunsero già in serata.

 

E pré Micheli, ad Avasinis, commentava:

 

I soldati italiani sono ancora qui. Una parte di essi tenta debolmente di arrestare l’invasore sul Tagliamento in Braulins: si sente parlare di una settantina di morti annegati. Sarà vero? Ma la resistenza è breve: viene l’ordine di ritirarsi e di scappare, abbandonando tutto ciò che non è di prima necessità”.

 

Dal forte, intanto….

 

Il nemico durante la notte ha riattato con armature di legname il ponte sul Fella. Il forte tiene questo ponte e il costruendo di Amaro sotto il suo fuoco. Il comando della 63a Divisione chiede fuoco attivo su tutta la zona battuta dal forte, onde impedire che il nemico eserciti pressione nell'imminenza del ripiegamento della divisione.

 
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2-11-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°226 pubblicato il 01 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

 

2 NOVEMBRE 1917

 

Sul forte

 

Durante la notte sulla riva sinistra del Tagliamento, all'altezza di Amaro, il nemico ha iniziato lavori ed accumulato materiali coll'intento di gettare un ponte. L'artiglieria del forte lo impedisce. L'invasore e i reparti di retroguardia italiani si sono incontrati presso Buia-Osoppo-Maiano. Il Comando della 63a divisione alle ore 9.30 comunica per eliogramma: Avverto che nemico pronuncia attacco ponte Braulins e sembra che artiglieria nemica sia appostata ad Osoppo. Procuri individuarla e batterla. Benché l'osservazione di tali obiettivi non sia possibile neppure pel tramite dell'osservatorio di S. Simeone il Festa dirige anche su di essi, a tiro indiretto, il proprio fuoco. Inviati dal comando d'Artiglieria della 63a divisione giungono al forte i tenenti Icilio Fanelli e Alfredo Ferrari, che vengono destinati il primo al Comando della batteria 149A., il secondo al Comando della batteria 149G. Dallo stesso Comando giunge un foglio riservatissimo nel quale si preannuncia probabile la ritirata della Divisione da Alesso attraverso la forcella Armentaria verso S.Francesco.

 

Ad Avasinis

 

Il due novembre – il dì dei morti – non si dice Messa, prima perché i vasi sono stati nascosti, secondo per la gran confusione che regna in paese e dintorni. (DM)

 

Ad Alesso

 

La concitazione di momenti e l’incertezza davanti all’immediato futuro spinsero molte persone a cercare rifugio in montagna. Ricorda Antonio Franzil: “La mattina del 2 Novembre io e mio padre abbiamo nascosto tra i pavimenti ed i soffitti la biancheria e gli utensili di casa ed infine abbiamo sepolto nel cortile due botti di legno piene di vino, tutto ciò è stato fatto in considerazione di dovere abbandonare il paese e difatti nel pomeriggio i miei genitori con i miei due fratelli si sono trasferiti negli stavoli del monte Forcja”.

 
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1-11-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°225 pubblicato il 01 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

 

1° NOVEMBRE  1917

 

Sul forte di Monte Festa:

 

Continuano i tiri di interdizione sui bersagli più importanti. l'osservatorio di forcella Amariana è stato sequestrato dal nemico. Non rimane che l'osservatorio di S. Simeone. Una colonna nemica di circa trecento uomini e carriaggi, diretta verso Tolmezzo, viene presa d'infilata dal fuoco del forte, decimata, dispersa.

 

Gli spari di interdizione del Festa venivano uditi sino ad Artegna:

 

Raccontano che l’Armata della Carnia è stata fatta prigioniera, ma sentonsi forti cannonate nella direzione di Cavazzo e di Verzegnis. (Diario Roja)

 

La preoccupazione saliva anche a Tolmezzo, dove il sacerdote Giovanni Jaconissi scriveva:

 

Oggi I di novembre, specie nel pomeriggio, il cannoneggiamento specie da Monte Festa e da Tolmezzo faceva pensare. Si era tra due fuochi. Si è all’inizio di una battaglia tra il forte e gli austriaci che occupano Tolmezzo e dintorni.

 
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31-10-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°224 pubblicato il 31 Ottobre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

 

31 OTTOBRE 1917

 

Sul forte di Monte Festa

 

Migliorate le condizioni atmosferiche, il forte rettifica i suoi tiri. Le comunicazioni coi comadi di fondovalle sono difficili perché mancano le linee telefoniche dirette . si sostituiscono cogli eliografi, i quali però consentono di corrispondere soltanto con atmosfera esente da nebbia. In mancanza di telefono e di eliografo le comunicazioni si eseguiscono lentamente a mezzo staffette. I tiri vengono alternati con le tre batterie da 149A, 149G, e da 75A per modo che ognuna aggiusti il proprio tiro su tutti gli obiettivi più importanti. I presidio del forte è tuttora all'oscuro circa i movimenti delle truppe operanti al di là della propria zona di diretta osservazione.

 

Ad Avasinis era sempre senza esito l’ordine di sfollamento: il sacerdote rinunciò a informare la popolazione della direttiva:

 

Ritorno dal comandante e dichiaro che non intendo proseguire, che il popolo mi risponde picche (offendendomi). Allora si manda un altro, il Tinela (Assessore). Sorte uguale.

 

A Somplago iniziò un esodo non certo organizzato ma dettato dal diffondersi di notizie incontrollate:

 

Verso la fine d'ottobre, incominciarono a vedere i primi soldati sbandati, sporchi e affamati che fuggivano dal fronte. Solo una cosa chiedevano: qualcosa da mangiare. Mai, nonostante la miseria, i nostri paesani negarono un pezzo di pane o una fetta di polenta1 Forse il nostro paese non sarebbe stato abbandonato, se non fosse accaduto un fatto tipico dei giorni di guerra Un tenente italiano, incontrato da alcuni nostri paesani, disse loro di fuggire, perché i Tedeschi uccidevano tutti coloro che incontravano sulla loro strada La notizia si diffuse fulmi­neamente.

 

Le donne spaventate, posero nelle gerle poche cose e, con tutti i familiari abbandonarono piangendo le proprie case. Prima di scappare gli abitanti avevano liberato le mucche, lasciandole pascolare nei prati.

 

Avevano cercato di nascondere alla meglio il raccolto, la biancheria e le poche misere cose di cui erano padroni Ormai le strade erano intasate di civili e soldati, cavalli, carri e qualche camion militare.

 

A Somplago rimasero pochi abitanti: tutti gli altri fuggirono verso Alesso diretti a S. Francesco, nella Val Arzino. (Il nestri pais n. 18, dicembre 1987)

 
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30-10-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°223 pubblicato il 30 Ottobre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

 

30 OTTOBRE 1917

 

Sul forte:

 

Alle ore 10.50, appena avuta comunicazione dall'osservatorio di forcella Amariana che i ponti di stazione per la Carnia e Tolmezzo sono stati fatti saltare dalle nostre truppe ripieganti e che il nemico sta concentrandosi a stazione per la Carnia, il forte apre il fuoco in base ai dati teorici di tiro, essendo il tiro diretto impedito tuttora dalla nebbia.

 

Obiettivi principali sono Stazione per la Carnia, il ponte sul Fella, il ponte di Tolmezzo, la stretta di Sompave e La Maina. Col ripiegamento delle nostre truppe sulla destra del Tagliamento, il forte viene a trovarsi in primissima linea. La 26a, la 36a e la 63a Divisione sono schierate ai fianchi e a tergo. Ad Alesso prende quartiere il Comando della 63a che si pone in comunicazione col forte. Ad esso il forte ripete le richieste già precedentemente dirette al Comado del XII Corpo d'Armata.

 

A Cavazzo cominciava lo sfollamento:

 

30 ottobre 1917. Il Pievano consuma il Santissimo Sacramento. Le famiglie cominciano a lasciare il paese dirigendosi verso Posea.

 

Ad Avasinis un ordine di sfollamento non sortiva invece grosso effetto:

 

Il colonnello mi dà l'ordine di pubblicare dall'altare lo sgombero del paese della popolazione. Ma la gente non la intende così. Allora mi si comunica un altro ordine più perentorio da comunicarsi famiglia per famiglia. Mi vi accingo. Lo leggo quasi in ogni casa e aggiungo tratto: questo è l’ordine, voi poi fate quel che vi pare, io faccio il mio dovere.

 

Prè Micheli riferiva che il ponte di Braulins era satto fatto saltare il 29; secondo altre ricostruzioni, l'interruzione del ponte di Braulins sarebbe avvenuta nella nottata del giorno 30:

 

Il ponte di Braulins è il primo grande ponte in muratura a portata di mano delle avanguar­die della Jäger Brigade tedesca. Questo è però un passaggio "ibrido" dal punto di vista milita­re: permette di cogliere alle spalle il Forte di Monte Festa, ma non immette direttamente nella pianura friulana della destra Tagliamento, obiettivo primario dell'avanzata.

 

La difesa della testa di ponte di fronte a Braulins è affidata ai Cavalleggeri di Alessandria e a un reparto di bersaglieri ciclisti. Fino alle 19,30 del 30 ottobre il ponte è utilizzato per la fuga dei civili soprattutto di Gemona, sotto una pioggia torrenziale e su un fiume già in piena. Dopo quest'ora il passaggio è chiuso ai profughi e comincia il transito dei militari della 36a e della 63a divisione. L'attraversamen­to non viene fatto a contatto con il nemico dato che le truppe a difesa di Sella Foredor (Gemo­na) hanno rallentato la corsa degli Jäger. Il ponte è fatto saltare alle 23,45 e i reparti, il cui ripiegamento è avvenuto con ordine, si siste­mano a difesa dell'argine destro del Taglia­mento. (da: I passaggi del Tagliamento, 2004)

 

 

 
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29-10-17, cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°222 pubblicato il 29 Ottobre 2017 da centro_doc_alesso
 
Foto di centro_doc_alesso

 

29 OTTOBRE 1917 

 

A Cavazzo venne impartito l’ordine di sfollamento per la popolazione civile:

 

In Cavazzo si insedia il comando di una divisione. Il paese è occupato da soldati di ogni arma. È ordinato di sgombrare il paese dalle persone civili.

 

Ad Avasinis il curato don Michieli  segnalava l’arrivo in paese di truppe in ritirata.  

 

Capita l'esercito fuggitivo dal fronte. In paese arriva  il 49° Fanteria.

 

Frattanto Sabino Leskovic oltrepassava il Tagliamento al Ponte di Braulins ove la concitazione era al massimo:

 

Il 29 ottobre, parti in bicicletta da Interneppo diretto a Udine accompagnato dal Sindaco Piazza, e giunse al ponte di Trasaghis intasato di profughi e di armati. A Bordano si era incontrato con profughi di Montenars i quali racconta­vano aver dovuto sgombrare il paese la sera prima per ordine dei carabinieri.

 

Sul ponte del Tagliamento, a Trasaghis, vi era un maggiore dell'esercito che fuori di sé, dava concitatamente ordini onde regolare il deflusso dei fuggiaschi. A lui il Lescovic si avvi­cinò e chiese di passare.

 

— «Ma lei è pazzo» rispose l'ufficiale. A Udine non c'era più nessuno.

 

Poche ore dopo, il ponte di Braulins veniva fatto saltare dagli italiani. II curato di Avasinis  lasciò scritta a futura memoria la notizia: Il 29 sera si fa saltare il ponte di Braulins.

 
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