Un blog creato da GattoDelCheshire il 05/07/2006

Sorridenterie

Un Gatto senza riso, si capisce, ma un riso senza Gatto! No davvero, non ho mai visto nulla di più straordinario in vita mia.

 
 
 
 
 
 

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Post N° 26

Post n°26 pubblicato il 11 Agosto 2006 da GattoDelCheshire

Non è che la poesia sia un valore in sé: se lo fosse, questo sarebbe la negazione del suo significato.
Perché ogni volta che dichiariamo qualcosa essere un valore, lo poniamo perciò stesso in un qualche modo in una posizione metafisica, al di là dei nostri significati.
Mentre quel che fa la poesia è profondamente antimetafisico, col suo interrogare le cose, e farle parlare con parole nuove, autentiche, facendole essere.

E questa è la ragione della profonda gioia, dello stupore, e dell'infinita malinconia, della poesia. Ci pone davanti alle cose, nella loro e nella nostra solitudine: noi, le cose, e le parole che fanno essere il tutto.

Nient'altro.



"You say / One word.
the same / One sound.
thing / It makes
again / the world go 'round"
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Commenti al Post:
prufock
prufock il 18/08/06 alle 07:30 via WEB
non so se la poesia sia anti-metafisica oppure la metafisica più sublime. La poesia interroga le cose o le inventa (prima di interrogarle?). In questo caso sarebbe la metafisica più "divina" che possa immaginarsi.
 
 
GattoDelCheshire
GattoDelCheshire il 20/08/06 alle 11:52 via WEB
Basta intendersi sul termine "metafisica". La poesia non è comunque una presupposizione, un ente, una "cosa" che sta al di là di tutte le cose. E' una pratica, un agire "con" le cose: niente cose, niente poesia; e niente poesia, niente cose.
 
isotropico
isotropico il 25/08/06 alle 22:32 via WEB
La poesia interroga le cose o le inventa? Così chiede prufock. A me verrebbe quasi da rispondere che la poesia, etimologicamente, è una cosa che ha a che fare con la creazione: ma non è una creazione che viene prima delle cose (quindi non è una creazione "divina"), bensì una creazione "secondaria", che nasce dal gioco che fa il linguaggio quando interagisce con le cose (come il mare che gioca con gli scogli, o con la spiaggia). Io dico che la poesia è una reivenzione delle cose sotto forma di linguaggio. La poesia è una corda tesa tra noi e le cose: così è anche la filosofia, la scienza, eccetera, solo che la poesia è una corda che a pizzicarla produce un bel suono, o addirittura una musica. E in questa musica, derivante dalla tensione tra la domanda che l'uomo pone e la risposta che non si riesce a dare, c'è quella che si può chiamare la "verità della poesia". In questo senso, la poesia non sarebbe una cosa metafisica, anzi: sarebbe una cosa molto non-metafisica. Metafisico, semmai, può essere quello che la poesia evoca, o la "zona d'ombra" che la poesia svela e non-dice. Ovviamente queste sono solo idee mie, quindi valgono quel che valgono.
 
 
GattoDelCheshire
GattoDelCheshire il 25/08/06 alle 23:00 via WEB
Splendida interpretazione.
 
lumiss
lumiss il 26/08/06 alle 14:42 via WEB
Non penso che la poesia serva a dare risposte. La poesia è lo strumento che l'arte utilizza per divenire comprensibile, per esistere al mondo dell'Io. Come dire: Per esprimere l'arte si necessita d'un linguaggio e questo linguaggio si chiama poesia. E' interessante, in questo senso,notare che così come l'oggetto dell'arte è femmina (il mistero)e il suo soggetto è maschio (l'uomo), il soggetto della poesia è donna/femmina (la descrittività), il suo oggetto è maschio (l'arte). Questo spiegherebbe perchè l'intuizione artistico-scientifica (quella delle grandi leggi della matematica e della fisica) usa un linguaggio che a chi lo comprende pare poetico. La poesia ha a che fare con la verità in quanto, come tutti i linguaggi, da vita all'oggetto dell'arte nelle coscienze.
 
intemperanti
intemperanti il 31/08/06 alle 10:28 via WEB
io credo che abbiate visto giusti tutti. sono d'accordo con il Gatto là dove suggerisce che la poesia sia un agire, e con Filppo, perchè veramente la poesia nasce da un gioco del lnguaggio ed è bello ciò che suggerisce chiara, che la poesia abbia a che fare con la verità. la poesia è un atto generativo che pone delle domande, il che ci consegna direttamente (e sempre, e ancora) di fronte a tutti i limiti (croce e delizia dell'umanità) che la nostra esistenza implica. comunque, take care ragazzi, siete bellissssimi
 
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