Uffà, proprio oggi che sono a casa!

Post n°32 pubblicato il 22 Aprile 2008 da saffitrina

Oggi (così come ieri e per tutta la settimana), mi toccherà restare a casa da lavoro...
Erano diversi giorni che avevo un raffreddore persistente e una fastidiosa tosse...

"Vabbé -mi dicevo- colpa degli sbalzi di temperatura e del fatto che lavoro con bambini...
Mi attaccano di tutto quei dolcissimi, pestiferi pargoletti! Anche virus e batteri, oltre al loro rinomato entusiasmo e al loro ingenuo stupore, che adoro!" :-)

E intanto continuavo a starnutire, tossire e ad aver male alla gola e un'insolita spossatezza... Così ieri mi sono finalmente decisa ad andare dal medico...

BRONCHITE!!!

E giù con gli antibiotici! Se c'è una cosa che non sopporto sono proprio gli antibiotici!... Non per niente, è che sono troppo "scordarella" e quelli invece vanno presi con regolarità e puntualità... E vabbé, metterò un promemoria sul telefonino (oppure tappezzerò la casa di post-it, caso mai non dovessi sentire il cellulare)... Più di questo, non so che fare :-)

 
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Post N° 31

Post n°31 pubblicato il 22 Aprile 2008 da saffitrina

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Ci sono giorni in cui la navigabilità é pessima!!
Oggi è proprio uno di quelli!
Che nervi!!


E' così fastidioso non riuscire a leggere o ad inviare
messaggi, non poter entrare nei blog o nei forum,
non poter inserire commenti, ecc.
Odio il messaggio di cui sopra e giornate come queste,
all'insegna dell'incomunicabilità! Speriamo risolvano presto...

Ciao amici.
Mi mancate tanto.
Mi scuso, ma non riesco a rispondervi :-(
Pallino ti ho lasciato un commento perché non riesco a far altro,
oltre a postare e commentare

 
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Quando un uomo diventa mito e la sua impresa, leggenda!

Post n°30 pubblicato il 21 Aprile 2008 da saffitrina

Prima d'iniziare, consentitemi di ringraziare un amico di community, non solo perché è sempre molto presente nella mia messaggeria, aprendo nella mia mente numerosi spiragli di luce, ma anche perché quando "chiacchiero" con lui mi viene spesso l'idea per qualche post, proprio come è capitato oggi  

Grazie di essere la mia "Musa Ispiratrice"!

Ora però vi voglio raccontare la storia di Elzéard Bouffier, un uomo realmente esistito la cui impresa straordinaria fu narrata in un libretto dal titolo  L'uomo che piantava gli alberi, scritto da Jean Giono.
Era il 1913 e Giono, dopo una delle sue frequenti passeggiate solitarie (che in quel caso lo vide percorrere a piedi ed interamente l'antica regione delle Alpi che penetrava in Provenza), trovò ristoro e rifugio nella piccola casa di un pastore che dopo la morte dell'unico figlio e della moglie si era ritirato lassù, dove viveva con trenta pecore ed un cane... A quel tempo nella regione regnava solo desolazione. Lo scenario era a dir poco avvilente... A 1200 - 1300 metri di altitudine solo vecchi villaggi abbandonati, la cui tristezza non veniva neanche minimamente compensata dal profumo di lavanda selvatica, unica forma di vegetazione che crescesse in quei luoghi a quell'epoca...

Ma torniamo a quella sera nella casetta del pastore. Consumata una cena frugale, Bouffier rovesciò sul tavolo un mucchio di ghiande e prese "a esaminarle l’una dopo l’altra con grande attenzione, separando le buone dalle guaste". Poi fece una seconda cernita, anch'essa altrettanto accurata, fino a metter da parte di quelle tante ghiande solo le cento migliori, che ripose in un sacco. Tutto questo senza profferire parola e sotto gli occhi attoniti e curiosi di Giono, che prestatosi per aiutare, si sentì addirittura rispondere "che era affar suo".
L'indomani mattina il pastore, dopo aver bagnato il sacco contenente le ghiande, si recò a pascolare le pecore, portando con sè, a mò di bastone, un'asta di ferro lunga un metro e mezzo. Lungo il percorso, di tanto in tanto, conficcava l'asta nella terra, depositava una ghianda nel buco, infine lo richiudeva e passava oltre. Il rituale si ripetè fino all'esaurimento di tutte e cento le ghiande...
"Piantava querce. Gli domandai se quella terra gli apparteneva. Mi rispose di no. Sapeva di chi era? Non lo sapeva"
Per la verità al pastore non sembrava interessare affatto chi fossero i proprietari di quella terra. A lui importava solo il suo oscuro e misterioso progetto, al quale si dedicava meticolosamente tutti i giorni, da tre anni.
"Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila contava di perderne ancora la metà, a causa dei roditori e di tutto quel che c'è di imprevedibile nei disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prime non c'era nulla."
Quando, sette anni dopo, Giono tornò in quei luoghi, rimase sbalordito. Le querce, che avevano ormai dieci anni ed erano più grandi di lui, avevano rinverdito e completamente trasformato il paesaggio, che ora era così bello da togliere il fiato:
"Ero letteralmente ammutolito e poiché lui non parlava, passammo l'intera giornata a passeggiare in silenzio per la sua foresta"...
Forse si chiedeva com'era possibile che un solo uomo, in totale solitudine e con solo un'idea nella testa e un bastone tra le mani, avesse potuto dar vita ad un tale miracolo... Difatti ebbe a dire:
"Se si teneva a mente che tutto era scaturito dalle mani e dall'anima di quell'uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione".
L'ultima volta che Giono vide Bouffier era giugno del 1945... Dieci anni prima, una delegazione governativa era già venuta ad esaminare quella foresta naturale, apparentemente nata dal nulla, l'aveva messa sotto la tutela dello Stato e aveva incaricato tre guardie forestali, ché impedissero ai taglialegna di farne carbone. Protetta e maestosa, quella foresta sembrava ora avere una sua propria "voce", che suggeriva:
"...tutto era cambiato - l'aria stessa. Invece delle bufere secche e brutaliche mi avevano accolto un tempo, soffiava una brezza docile, carica di odori. Un rumore simile a quello dell'acqua veniva dalla cima delle montagne: era il vento nella foresta. Infine, cosa più sorprendente, udii il vero rumore dell'acqua scrosciante in una vasca... In generale, Vergons portava i segni per la cui impresa era necessaria la speranza. La speranza era dunque tornata."
Sì, era tornata così come la voglia di abitare quei luoghi. Difatti, nel frattempo, erano stati abbattuti i vecchi muri e ricostruite cinque case...
"La frazione contava ormai ventotto abitanti tra cui quattro giovani famiglie. le case nuove, intonacate di fresco, erano circondate da orti in cui crescevano, mescolati ma allineati, verdure e fiori, cavoli e rose, porri e bocche di leone, sedani e anemoni (...). Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma se metto in conto quanto c'è voluto di costanza nella grandezza d'animo e d'accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l'anima mi si riempie di un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un'opera degna di Dio."

...Ed è ciò che provo anch'io... Bravo Elzéard!

 
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CRISI...

Post n°29 pubblicato il 20 Aprile 2008 da saffitrina
 
Tag: crisi

Territorio sconfinato, quello della crisi!... Non si sa mai quando te ne esci, nè dove ti porterà, ma una cosa è certa: nessuna crisi dura in eterno e prima o poi, positivamente o negativamente, si risolve sempre... Passare attraverso una crisi, però, comporta sempre una qualche perdita, solo che al tempo stesso qualcos'altro lo si trova sempre... Ad ogni modo non si può sapere a priori cosa, nè se questo qualcosa sarà positivo o negativo... Talvolta la crisi può ad esempio diventare un fertile terreno sul quale cresceranno e matureranno delle potenzialità fino ad allora sconosciute... Insomma, un'occasione di profonda trasformazione. In questo caso la crisi può essere quasi paragonata al bozzolo che avviluppa strettamente il bruco per poi consentirgli di diventare farfalla.
Tuttavia tutto ciò lo si può stabilire solo a posteriori, a crisi ultimata, perché finché ci si sta dentro (troppo dentro!), non è facile guardare oltre, proiettarsi in un futuro probabile e vedere la possibile metamorfosi. Anzi, ciò che vedi mentre sei dentro è tutt'altro: angoscia, dolore, paura, solitudine... E la paralizzante sensazione di non poterne mai uscire!
Imboccare una crisi è come addentrarsi in un tunnel del quale non si riesce a scorgere l'uscita... Un po' come accade mentre nasci, prima di vedere la luce... Quella, secondo me, è la prima, profonda crisi che ci tocca affrontare... Madre Natura, che sa sempre quello che fa, secondo me ci ha imposto di nascere in quel modo e non in un altro (escludendo il Cesareo, ovviamente, che però è stato inventato dal ingegno umano e non dalla Natura!) per "educarci" agli affanni futuri e farci sperimentare in anteprima tutte le caratteristiche delle crisi a venire!... Una scelta propedeutica, insomma!...
Difatti in quella, come in tutte le altre crisi, strisci e vai a tentoni, brancoli nel buio, procedi per tentativi... E questo perché non hai ancora gli strumenti necessari per affrontare una situazione per te del tutto nuova e inaspettata (se non lo fosse, non ti manderebbe in crisi!). Tali strumenti li costruirai via via, facendo appunto ricorso a tutte le tue potenzialità e sfruttando tutte le possibili risorse, tue personali o attinte dall'ambiente. Questo, anche inconsapelvomente, richiede un impegno costante, un incessante lavorio e, molte volte, degli enormi sforzi di volontà...
Ma c'è una crisi particolarissima in cui un tale impiego di energia può non bastare: è la crisi coniugale (o di coppia). Lì, poiché sono coinvolti due o più individui (i figli, ad esempio), occorrerebbe una sinergia che non sempre è facile da attuare...
Sindacare sullo svolgimento di tali crisi, soprattutto non avendo le competenze e le conoscenze necessarie, non è possibile, anche perché il modo di affrontarle (ed, eventualmente, risolverle), è strettamente personale.
L'unica cosa che posso dire è che c'è sempre un momento in cui una una crisi di questo tipo, per quanto a lungo possa essere durata, arriva ad un bivio...
E lì c'è davvero poco da scegliere, perché poche sono le alternative possibili:

  1. Tornare indietro (ma in questo caso occorrebbe l'intelligenza, la volontà e l'impegno di entrambi i partner);
  2. Restare nel bel mezzo dell'incrocio ed essere disposti a correre il rischio di lasciarsi travolgere dagli eventi (e qui servirebbe un grande spirito di sacrificio, nonché una buona dose di masochismo);
  3. Prendere la prima svolta, qualunque essa sia e dovunque essa ti porti (caso, quest'ultimo, che necessita di grande coraggio e intraprendenza)

...E voi che ne pensate? E' capitato anche a voi? E se sì, per quale scelta avete optato?

 
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LA SVOLTA...

Post n°28 pubblicato il 18 Aprile 2008 da saffitrina

(al telefono)

Lei: Ciao... Senti, mi è stato proposto un lavoro estivo... Sulla riviera romagnola... Vorrei andare... Potrebbe essere una buona occasione... La svolta, insomma... Guadagnerei un po' di soldini, che fanno comodo... E poi, mentre son lì, potrei guardarmi intorno... Chissà, magari stando sul posto, conoscendo gente, facendo domande di lavoro, potrei trovare qualcosa anche per l'inverno... E chissà che io non riesca a sistemarmi lì, definitivamente... Insomma, se non altro vorrei tentare...

Lui: Mi sembra una buona idea...

Lei: Ma come faccio coi ragazzi?

Lui: Portateli dietro... Poi li raggiungo e me ne occupo un po' io...

Rabbia!... Nervosismo!... Panico!... E nella testa di lei, tutta una serie di pensieri inespressi:
"Portarli con me??... Come? Dove?... E una volta che sarò lì a quante cosa dovrò badare?... A loro, a lavorare, o a sistemarmi?? Sono 28 (e dico ventotto!) mesi che te ne sei andato a vivere a mille chilometri di distanza e da allora non ti sei più curato di niente!  Da allora li hai visti sì e no 7/8 volte, sempre di corsa, sempre di sfuggita! Niente più pensieri, niente più responsabilità, niente più preoccupazioni! Niente di niente!... Non hai più vissuto nulla dlla loro quotidianità e non ti sei preoccupato una sola volta di sapere se avessero mangiato, se avessero scarpe, indumenti e tutto ciò che occorreva loro!... Anche di soldi ne hai mandati sempre pochi e solo quando te ne ricordavi!... Solo quando ti ricordavi che esistevano anche loro, non solo tu! Ma ti sei scordato che, periodicamente da quando sei via, per mesi e mesi non hai mandato un solo cent? E quante volte che mi hai mandato invano in banca fingendo di aver fatto un bonifico? O quante volte che mi hai inviato finte password, mandandomi con quelle a riscuotere vaglia on-line che non avevi mai fatto??? Beh, io non me le sono scordate! Me le ricordo tutte, quelle figuracce che mi hai fatto fare! Ma non ti vergogni??... Comportarti così pur sapendo che non ho un lavoro fisso, che mi barcameno facendo ore qui e là e prendendo tutto ciò che capita di volta in volta, senza mai la sicurezza che lavorerò anche l'indomani?... Ma sono anche i tuoi, questi figli, o no?! E come mai tutte le incombenze, compresa quella di portarli avanti, sono le mie??? E ora mi dici di portarmeli dietro! E dove li sistemo? Hai idea di quanto costi un appartamento in Riviera, di questi tempi? E come lo pago? Coi soldi che NON hai mandato??... Dio, quanto ti odio!... Così mi costringi ad azzerare tutti i vantaggi di questa proposta inaspettata, cazzo!... Sì, ti odio!... E poi chi la conosce, 'sta zona?? Lì non ho mica parenti o amici che possono darmi una mano!... Non so neanche come muovermi, dove dirigermi... TI ODIO, TI ODIO e TI ODIO... Ogni particella del mio essere odia te e il tuo NON essere uomo degno di tale nome!!...
Vabbé, chiederò aiuto... Che devo fare?! Magari i miei mi danno una mano e mi tengono i ragazzi mentre son via...>>

Vana illusione... La risposta fu negativa... Suo padre non credette neppure che volesse andar via per lavoro... Pensò che andasse a farsi una vacanza... Cioé, "pensò" non è proprio corretto, perché in realtà lo disse proprio... E rise, sarcastico!

Ancora rabbia, nervosismo, panico... E anche delusione, stavolta... Le persone che aveva amato di più e sulle quali CREDEVA di poter contare, l'avevano prima tradita e poi abbandonata... Ma non voleva arrendersi! No, non voleva!
Sentiva dentro di sè quella forza e quella tenacia che a volte nascono proprio dalla disperazione e che ne sono la conseguenza diretta:
"No, non permetterò che qualcuno tiri i dadi per me anche questa volta e che mi costringa a restare ferma un giro! Sento che devo andare, costi quel che costi! Sento che devo tentare! Sento che è la mia strada!... Stavolta non mi ferma nessuno!"

E partì, insieme ai suoi figli...

To be continued (forse... e se vorrete)

 
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