The Chess Theory

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FASI FAMOSE 1

Il gioco degli scacchi e' l'arte della battaglia per la vittoriosa battaglia dell'arte. (Savielly Tartakower)

Il gioco degli scacchi e' solo un gioco, niente ha a che fare con la .... la scienza .... o l'arte. (Emanuel Lasker)

Il gioco degli scacchi e' un mare dove il moscerino puo' bere e l'elefante fare il bagno. (Proverbio indiano)

Il gioco degli scacchi e' un mistero come le donne. (Cecil Purdy)

Il gioco degli scacchi e' un gioco di combattimento che e' puramente intellettuale ed esclude il caso. (Richard Reti)

Il gioco degli scacchi e' il metro di giudizio dell'intelligenza. (Qohann Wolfgang von Goethe)

 

 

Il Successone di Paul(come se esistesse veramente)

Post n°10 pubblicato il 14 Marzo 2008 da Falken_01F
 

CAPITOLO 8

“City labor- Acoustic Guitar Version”

 

 

M

aggie si voltò a guardare l’uomo che se ne stava in piedi nel suo “soggiorno”.

«Io ti conosco!» Esclamò la ragazza «Tu sei il capo di mio papà! Il…»

«Signor Robert Lasker» Continuò l’uomo «O almeno lo ero fino a ieri pomeriggio…» Rise, rise veramente di gusto «Signor Gary Marshall, signorina Maggie Briggs, sareste così lieti da venire con me? Ho,…abbiamo, bisogno del vostro… “Aiuto”»

«E cosa dovremmo fare per lei signor Lasker?» Chiese timidamente Gary

«Beh TU potresti morire intanto!» Esclamò Lasker

Tese il braccio destro, concentrandosi ad assumendo un’espressione maligna e una luce Bianca iniziò a diffondesi nella stanza, emanata dallo stesso Lasker.

Nello stesso istante da dietro di lui un qualcosa di simile ad un’altra luce, ma di colore Nero iniziò a propagarsi rapidamente.

«Robert Lasker! O dovrei dire Re?» Tuonò una voce

Lasker si rilassò e riportò il braccio sul fianco, si voltò

«Tu…»

L’Uomo si concentrò, improvvisamente emanò un lampo Nero, che investì Lasker sbalzandolo contro un armadio ad alcuni metri da Gary e Maggie; i due ragazzi avevano osservato la scena stando impalati, entrambi con gli occhi fissi e spalancati.

«Ma…che cazzo…» domandò Gary con voce tremante riprendendosi dalla notizia che un uomo in giacca e cravatta lo avrebbe ucciso con un lampo di luce Bianca.

Gary guardò l’Uomo e ci rimase di stucco: era il bassista dei Disrepaired Stadium, la band preferita del ragazzo.

«Ehi ma tu!!!»

«Si…non fare commenti»

 

***

 

Mr. Pitt si alzò dalla seggiola facendo schioccare le ossa delle dita di entrambe le mani.

Uscì dalla grossa tenda principale e si diresse verso la Torre.

Il sole era basso all’orizzonte e ammiccava tra le montagne più alte, illuminando la vallata desertica.

Pitt si avvicinò ad un soldato, che stava dando indicazioni ad un gruppo di uomini in divisa indaffarato con delle casse

«Signor Campbell…»

Campbell fece il saluto militare ma Pitt non gli rispose

«Smettila di fare queste cose…»

«Mi scusi Capo…» disse Campbell abbassando la testa

«Non fa niente… ma dimmi… come vanno i lavori con l’HFVC?»

«Sono spiacente… Finiremo di montarlo solo domani mattina»

«Ah…peccato… Ma ancora una cosa… avete apportato qualche modifica all’apparecchio?»

«Non proprio… abbiamo cambiato alcuni componenti, tra cui…»

Mr. Pitt cercò di mascherare uno sbadiglio, Campbell se ne accorse e cambiò argomento per non annoiare il superiore

«Cosa crede che troveremo…intendo dire nella Torre…?»

Pitt guardò fisso in faccia il sottoposto, poi si voltò lievemente verso la Torre

«Non riesco nemmeno ad immaginarlo…» disse cupo Mr. Pitt «Credo che andrò a fare un salto agli alloggi per vedere se sono stati ultimati… Vedrò di riposarmi un po’…»

«Ottima idea Capo! Lo farei anch’io, se non avessi l’HFVC tra i piedi…»

«D’accordo… La saluto…»

Pitt si incamminò e sparì presto dalla vista di Campbell. Questi si voltò verso il macchinario in costruzione e ne osservò le parti già montate.

Sbuffò e scosse il capo

«Che palle…»

Campbell si avvicinò ad un gruppetto di uomini indaffarato con una cassa di grosse dimensioni e iniziò ad impartire ordini impaziente.

 

 

***

 

Paul Claypool, il bassista, si voltò verso Robert Lasker, che era coperto interamente da frammenti di armadio e di intonaco del muro; grugnì, e si rivolse ai ragazzi senza distogliere lo sguardo dall’uomo che stava tentando di rialzarsi

«Voi due, andate di sopra, svelti prendete dei vestiti, per Gary, Maggie, usa quelli di tuo padre. Sentirete un forte botto, solo allora potrete tornare di sotto, intesi?»

Gary guardò con aria interrogativa l’Uomo in Nero

«Si…?»

«Idiota! Non si risponde ad una domanda con un'altra domanda…e muovetevi!!!» Abbaiò Paul

«Muoviamoci» disse prontamente Maggie, e condusse Gary al primo piano della casa.

Lasker si liberò dai detriti e si alzò in piedi, fece scrocchiare il collo e guardò di sbieco L’Uomo in Nero

«Allora…ripieghi, vecchio amico?»

«UNO non sono tuo amico» rispose prontamente Paul

«DUE sei tu, quello che deve ripiegare!»

Finì di parlare, aprì e chiuse la mano destra più volte, poi congiunse le dita e fece schioccare il pollice con l’indice.

Un fortissimo suono, che sembrava emesso dalla mano di Paul inondò violentemente il soggiorno di casa Briggs.

Il suono continuo a crescere di intensità, vibrando a piena potenza; poi cessò, improvvisamente. Sparì il suono e sparì anche Robert Lasker

Paul si affaccio alla rampa delle scale che conducevano di sopra

«Ragaaaaazziiiii!»

 
 
 

Tanto Tanto Tempo Fa...

Post n°9 pubblicato il 05 Marzo 2008 da Falken_01F
 

CAPITOLO 6

Vita passata

 

G

ary nacque nell’ospedale di Providence diciassette anni, tre mesi e sedici giorni fa.

La sua vita fu travagliata già dai primi mesi di vita.

Alcune intolleranze alimentari gli impedirono di assumere latticini e altri cibi fondamentali e così Gary non crebbe come i suoi coetanei.

Rimase più piccolo e magro degli altri bambini e per di più di salute cagionevole. I suoi problemi nel campo emotivo iniziarono in prima elementare dove venne preso di mira dai bulletti della scuola, che si presero la briga di fargli passare cinque anni d’inferno. La cosa continuò anche alle scuole medie, dove alcuni suoi aguzzini delle elementari finiti nuovamente in classe con lui lo trasformarono di nuovo nell’ “agnello sacrificale”.

Fu la vittima predestinata di quasi tutti gli scherzi dei compagni; fino a quel giorno.

Quel giorno in cui si stufò di tutto quello e decise di reagire.

E reagì alla grande.

D’altronde aveva una mazza da baseball, di quelle di legno duro.

La mazza non si ruppe, le ossa degli aguzzini si.

Non ne fecero parola con nessuno, dissero con tutti di aver avuto da dire con dei ragazzi più grandi.

Troppo umiliati dal fatto di averle prese da uno sfigato totale come Gary Marshall, la smisero di torturarlo e di disturbarlo, ma continuarono comunque a schernirlo e insultarlo tutte le volte che le vedevano.

Tenendosi a debita distanza.

Andava bene a tutti: Gary si abituò e dopo qualche settimana e sviluppò un “sistema-anti-presa-per-il-culo”, grazie al quale gli insulti evitavano di arrivare al suo cervello.

Continuò bene per alcuni anni, poi suo padre morì.

Un incidente stradale, una cosa veloce e indolore, gli avevano detto.

Si schiantò contro un camion che viaggiava tranquillamente contromano a più di 100km/h; il conducente ubriaco non si fece quasi niente.

La vita iniziò a farsi più dura per Gary e per sua madre, che dovettero vendere la loro bella casa nel centro di Providence e traslocare in periferia.

Comunque Gary Marshall non avrebbe mai immaginato nella sua travagliata vita di vivere esperienze come quelle che avrebbe avuto da li alle prossime quattro settimane…

 
 
 

Il ritorno dell'aereo maledetto???

Post n°8 pubblicato il 27 Febbraio 2008 da Falken_01F
 

CAPITOLO 5

Incontri

 

G

ary si svegliò e scese dal letto.

“Strano” pensò assonnato “Non mi sono svegliato di soprassalto” si infilò le ciabatte e seguì il percorso tra le montagne di robacce sparse a terra. Scese di sotto e si preparò la colazione, la solita tazza di latte con i cereali. Finì di mangiare e lo annunciò al mondo con un sonoro rutto, poi si incamminò verso il bagno accese il caldobagno al massimo e  attese che il piccolo ambiente ricoperto di mattonelle bianche si scaldasse; quando la temperatura raggiunse un livello ottimale Gary si spogliò ed entrò nella doccia. Si lavò per bene e si fece due shampi. Uscì dalla doccia seguito da alcune nuvolette di vapore. Indossò l’accappatoio e rimase nel bagno alcuni minuti aspettando di essere asciutto, ne approfittò per riflettere sugli strani sogni che aveva fatto negli ultimi giorni, dall’inquietante spiaggia Nera contornata dal cielo Bianco alla Torre nel deserto passando per quello che aveva detto Maggie sempre sulla spiaggia Nera. Gary guardò l’ora: solo le 8:54; “Mi sono svegliato veramente presto” pensò sbadigliando.

Il caldo del bagno gli provocò una sonnolenza notevole e Gary non aveva certamente voglia di domare il sonno. Si limitò a rimaner seduto sulla tavoletta del cesso aspettando di essere asciutto. Era strano si sentiva veramente strano, come se la doccia non lo avesse rinvigorito, anzi.

Cercò di destarsi un po’ preoccupato, ma il suo corpo non rispose.

Chiuse le palpebre.

Non sognò, solo il sibilo, il lampo

Saltò sul water.

Si guardò in torno, non era nel bagno di casa sua.

Stupito si alzò dal water e cominciò a camminare verso la porta, appoggiò la mano sulla maniglia titubante, chiedendosi dove fosse.

Aprì la porta di scatto, la quale sbatté contro qualcosa a circa metà della sua corsa, un tonfo

«Ahio!»

Gary uscì dal bagno per vedere chi avesse colpito con la porta, e con sua grande sorpresa Maggie Briggs se ne stava seduta a terra massaggiandosi la fronte, alzò lo sguardo, ed incontrò quello di Gary

«Tu che cosa fai in casa mia?!?»

 

***

 

L’uomo si guardò in torno boccheggiando. Attraversò la strada e svoltò a destra, iniziò a correre, aveva un brutto presentimento. Corse più velocemente respirando velocemente. Udì un sibilo che proveniva dall’alto, ad passo dell’Uomo il sibilo era sempre più forte. Ben presto divenne un rombo leggero.

L’Uomo si fermò, alzò sguardo al cielo

«Si parte»

Riprese a correre.

 

 

Magie si rialzò dal pavimento massaggiandosi la fronte.

Squadrò Gary poi gli domandò ancora

«Che ci fai in casa mia?!?»

Gary non rispose ma si limitò a sgranare gli occhi; aprì e richiuse la bocca varie volte per parlare, ma dalla bocca non uscì una sola parola.

La ragazza rimase ferma immobile, poi scattò: con un movimento fulmineo fece perdere l’equilibrio a Gary, si caricò e spostò di peso il ragazzo mandandolo a sbattere contro il muro del corridoio ad alcuni centimetri dalla porta del gabinetto.

Maggie gli puntò l’indice in faccia sprezzante

«Sono bravina nell’autodifesa…non ti muovere…te lo consiglio vivamente»

«Adesso dimmi che ci fai in casa mia in accappatoio! Anche se un’idea ce l’ho già…»

«No! Non è come pensi…io» disse Gary a fatica«Aspetta…lo senti anche tu?»

«Ehi tu non cercare di cambiare discorso… Voglio sapere COSA FAI IN CAS…»

Con un fragore assordante di legno spezzato il soggiorno di casa Briggs fu distrutto e ridotto in frantumi. Dal corridoio i due ragazzi non videro bene la scena, ma l’ala dell’aereo privato tranciò via il soggiorno a gran parte delle case nella via dove abitava Maggie, prima di piantarsi in un’abitazione una decina di numeri civici più avanti.

 
 
 

Nevada?

Post n°7 pubblicato il 20 Febbraio 2008 da Falken_01F
 

CAPITOLO 4
 Il Nero nel deserto

In effetti qualcuno stava guardando quella Torre nel deserto da una collinetta. Ma non era Gary. Per nulla. L’uomo si girò e fece segno con entrambe le mani di avanzare. Un’intero plotone di militari cominciò a muoversi Un Hummer militare gli sfreccio accanto spiccando un balzo, subito altre dieci o più lo seguirono saltando la collina con estrema facilità. Cinque camion pesanti seguirono i fuoristrada giù dalla collina lentamente, senza saltare però. Gli elicotteri che stazionavano dietro la collina si alzarono in volo e si librarono per un alcune centinaia di metri per poi atterrare a meno di cinquanta metri dalla Torre. L’uomo si girò e seguì a piedi le orme lasciate dai battistrada degli Hummer. Estrasse il binocolo tattico da uno dei tasconi del giubbetto tattico; e mentre camminava controllò ancora: la Torre aveva una temperatura perfettamente uniforme che si aggirava intorno ai -15°C. Lo ripose e continuò a camminare a passo svelto per raggiungere il Campo Nero, che era nato da esattamente un minuto e trentasette secondi. Frank Pitt cinquantasei anni impiegato statale, secondo la carta d’identità. Raggiunse il Campo Nero ed aspettò in piedi di fronte alla torre che venisse ultimata la tenda principale. Passarono i minuti e Mr. Pitt contemplava la Torre in tutti i suoi 995 metri d’altezza. Un uomo in divisa militare gli si avvicinò «Capo…abbiamo finito» Pitt non si mosse «Capo…» Pitt si voltò verso il soldato «Voglio una porta» fece Pitt «Entro domani sera» Avevano appena organizzato la tenda principale al Campo Nero, quando alcuni militari entrarono all’interno con delle seggiole pieghevoli ed iniziarono a disporle intorno al tavolo principale. Entrarono alcuni uomini in divisa seguiti da scienziati in camice bianco, si sedettero sulle seggioline ed attesero che venisse montato lo schermo principale sul lato opposto all’ingresso. Poco prima che il monitor venisse approntato Mr. Pitt entrò nella tenda e si sedette a capotavola. Un giovane in divisa finì di collegare i cavi allo schermo principale e si sedette ad una postazione con dei computer situata ad alcuni metri di distanza dal lungo tavolo dove erano seduti gli uomini in divisa e gli scienziati. Mr. Pitt si alzò in piedi e prese la parola «Signori sappiamo tutti perché siamo stati tirati giù dai letti alle 2.35 di mattina e separati dai nostri familiari, non perdiamo tempo in presentazioni, più o meno ci conosciamo tutti…» «Le scansioni dell’edificio confermano le nostre paure: è La Torre, la stessa Torre che venticinque anni fa… provocò Il Contrasto in Antartide…» *** Robert Lasker stava guardando fuori dalla vetrata dell’ufficio, al penultimo piano del palazzo, dando le spalle alla porta quando la segretaria fece capolino nell’ufficio «Scusi Mr. Lasker…sono arrivati i moduli d’ordinazione che aveva fatto preparare, dovrebbe firmarli…» Lasker non si girò e continuò a contemplare la vetrata che si affacciava sul centro di Providence, Rhode Island. La segretaria gli si avvicinò girando in torno alla scrivania, si fermò appena dietro alla poltrona e riprese a parlare «Mr. Lasker… si sente bene? C’è qualcosa che non va?» La poltrona si girò e la cameriera si trovò faccia a faccia con Mr. Lasker. L’uomo inclinò la testa a sinistra e si rivolse alla segretaria «Perché dovrebbe esserci qualcosa che non va?» Robert Lasker si alzò in piedi e guardò il soffitto, chiuse gli occhi; l’ufficio fu riempito da un sibilo acutissimo, poi improvvisamente Lasker emanò una luce bianca accecante e quando riaprì gli occhi, il soffitto non c’era più. La segretaria cadde inspiegabilmente a terra svenuta. Mr. Lasker contemplò il cielo che occupava il posto del soffitto dell’ufficio: Era completamente coperto di nuvole scure e cariche di pioggia. Chiuse gli occhi, che non erano più quelli di un uomo e quando li riaprì stava volando tra le nuvole nel cielo di Providence.

 
 
 

N° 3!!!!!!! UN PO' IN RITARDO...

Post n°6 pubblicato il 17 Febbraio 2008 da Falken_01F
 

CAPITOLO 3



L’Alfiere di destra



 










U






n solo problema:



C’erano
naturalmente quattro Alfieri.



Due
Bianchi, due Neri; due di destra due di sinistra.



Cosa poteva
fare? Chiedere a tutti e quattro?



“E’
l’unica…” si disse Gary



Cliccò
sull’account del primo l’Alfiere Bianco di destra; aprì una finestra di gioco e
prima di iniziare a giocare scrisse:



-«Ciao…x cso tu consegni le pizze?»



-«No»



 «Vuoi muovere tu o mi lasci partire?»



Gary chiuse
la conversazione, e provò col secondo Alfiere Bianco.



Stessa
cosa, non era lui; si fermò un attimo prima di intortare l’Alfiere Nero.



Subito il
ricordo del sogno della spiaggia gi si presentò alle porte della mente.



“Cavoli è
vero! Di nuovo quella spiaggia Nera… E il messaggio di Maggie… Chissà poi lei
cosa centra con quella spiaggia…”



Classificò
di nuovo il tutto come il-solito-sogno-di-merda e tornò a concentrarsi sul
computer.



Cliccò sul
nome dell’Alfiere Nero di Destra e aprì la finestra di gioco e scrisse



-«6 x cso tu il ragazzo delle pizze»



-«Si! Ciao! Tu devi essere Gary?»



-«si sno io… Tu invce cme t kiami?»



-«Matt Everett»



-«Bene! Ora ke so cme t kiami t
posso fre 1 domanda?»



-«Spara…»



-«Xké ggi non c’era Maggie a
consegnare le pizze?»



-«Hehe semplice, si è licenziata stamattina»



-«No! Dvvro?»



-«Si si… Ma che ne dici di iniziare
a giocare?»



-«D’accordo…ma vacci piano»



-«Sta ai bianchi muovere…»



Gary pensò
un po’ e poi decise semplicemente di muovere un Pedone avanti di due caselle.



Matt
l’Alfiere fece lo stesso e bloccò il Pedone.



Gary ne
mosse un altro, quello da parte a quello appena spostato.



Matt invece
mosse il Cavallo, ed iniziarono i dolori.



Cinque
mosse dopo Gary era già nei guai: doveva scegliere o Regina o Torre; scelse la Torre e si fece comunque
mangiare la Regina
due mosse dopo. Matt era un vero asso, sembrava di giocare contro un computer:
rapidità astuzia e illusione. Dopo altre tre mosse Gary, si mise da solo il Re
in un vicolo cieco, lasciandolo nelle grinfie della Torre e dell’Alfiere
avversari.



L’Alfiere
ne approfittò, mosse rapidamente e astutamente: Scacco matto con l’Alfiere di
destra.



-«Ci si vede Gary!»



AspettaMatt spense
The Chess Theory.



Gary
sospirando spense a sua volta il pc, andò in bagno, si lavò, si cambiò e si coricò. Sognò di essere nel deserto, stava guardando una Torre Nera che si
ergeva nel mezzo di una macchia di Nera
sabbia.



Molto
strana una macchia isolata di sabbia Nera in un deserto giallognolo…



Ma a Gary
non importava, voleva solo dormire senza fare sogni strani.



Sibilo



Lampo
grigio



CRACK!



Cambiò il
sogno.

REVISIONATO DA raven.sas http://blog.libero.it/ravensas/


 


 
 
 
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Un blog di: Falken_01F
Data di creazione: 06/02/2008
 

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FRASI FAMOSE 2

Ci sono molti scacchi, ma un solo matto. (Proverbio russo)

Noi non siamo che pedine degli scacchi, che son facili a muoversi proprio come il Grande Giocatore di scacchi ordina. Egli ci muove sulla scacchiera della vita avanti e indietro e poi in scatole di Morte ci rinchiude di nuovo. (Oman Khayyam)

Il destino ha giocato con l'uomo, e l'uomo gioca a scacchi. (Leonid Stein)

Il gioco degli scacchi e' un insieme di mosse sbagliate. (Andy Soltis)