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Il delirio di San Fermin

Post n°167 pubblicato il 03 Agosto 2007 da ciombotto
Foto di ciombotto

Il sole a Pamplona sembra non volersi perdere nemmeno un attimo di questa grande festa.
Sono le 11 di sera e ancora non riusciamo a trovare una sistemazione per la notte, siamo stanchi, sporchi ed affamati e non sappiamo ancora  cosa ci aspetta.
Troviamo alloggio in una residenza universitaria stracolma di giovani venuti in città con l'unico scopo di divertirsi e di avere qualcosa di memorabile
da raccontare. I ristoranti sono stracolmi di gente a qualsiasi ora e non è poi così difficile trovare una taverna che ci serva piatti combinati a base
di prosciutto, uova e patate a mezzanotte. Non abbiamo la forza per partecipare ai bagordi del centro,  non cediamo al richiamo dei fuochi artificiali, e decidiamo di andare al letto, visto che per poter assistere all'encierro
del giorno seguente la sveglia è prevista per le 6.30 della mattina. La levataccia  si rivela quasi completamente inutile, appena usciti dall'alloggio iniziamo a correre, prendiamo il primo autobus per il centro e arriviamo a plaza de toros pochi minuti prima del rientro dei tori e degli ultimi buoi che chiudono la folle corsa.
Riusciamo a sentire solo un gran fracasso, urla di gioia e di spavento e intravediamo solo qualche toro dietro alle palizzate stracolme di gente arrampicata ovunque intorno alla piazza. La stragrande maggioranza dei corridori e degli spettatori ha passato la notte bevendo, ballando e facendo festa per le strade di Pamplona.Poter mostrare maglietta e pantaloni inizialmente bianchi, e poi completamente sporchi, bagnati, strappati e macchiati di vino rosso, è un vanto per tutti coloro che sono sopravvissuti ad una notte completamente folle. L'encierro è la giusta conclusione di una notte di delirio, l'apoteosi della follia istituzionalizzata di una città che si stringe attorno al proprio santo, è il profano che diventa sacro.
Di mattina Pamplona è popolata da zombie e da giovani, in balia dei postumi della sbronza, che vagano agonizzanti senza meta e si sdraiano ovunque sperando di riuscire a dormire anche solo per qualche minuto.
I netturbini sparano con gli idranti contro turisti e ubriachi, l'acqua lava via il vino, il sangue, il vomito, ma rimangono ovunque le ombre della notte, della passione,
del peccato, della morte, del desiderio e della pazzia.
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