*Serendipity*
Casuale e inattesoMa quanto mi urtano i "sostenitori" del nano di Arcore che oggi si incazzano, sbraitano, urlano e scendono in strada contro la crisi, contro il governo Monti.
Ora non è che i tecnici abbiano trovato soluzioni geniali e condivisibili, anzi... hanno fatto, a occhio e croce, quello che chiunque altro avrebbe saputo fare: prendere dove è più facile prendere, non dove sia più logico o "giusto", questo non ha volontà di farlo nessuno, sia ben chiaro, almeno qui in Italia.
Però, tu, piccolo amico del pdl, che critichi tanto proprio ora, quando due mesi e mezzo fa eri (molto probabilmente) d'accordo con le parole di questo tuo degno rappresentante:
dico a te, minuscolo esserino pidiellino... mò sì???
Mò te ne accorgi?
Che è successo in due mesi e mezzo?
Come al solito, il silvio nazionale ha avuto un tempismo perfetto: ha lasciato la nave (...) in grande stile, tipo "mi sacrifico per il bene del paese", ha lasciato la patata bollente ad altri, fa la figura dell'eroe popolare perché non avrebbe mai e poi mai messo le mani nelle tasche degli italiani e prepara la sua resurrezione...
E tu, italiota medio, ancora ti incazzi per la crisi? Ma te la meriti tutta.
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La tragedia della Costa Concordia mi ricorda quella del Cermis. I cavi di una funivia vennero tranciati da un caccia americano, morirono venti persone. Tutto fu frutto di un errore, o di un "gioco", da parte dell'equipaggio. Per di più, alla fine di tutto l'iter giudiziario, i quattro responsabili non pagarono granché per le loro colpe, poiché di colpe si parlava e non di un incidente nel vero senso della parola. Un incidente causato da una sorta di "gioco". Neppure di errore umano si può parlare, è stato un semplice "gioco".
Mi ricorda un po', almeno sull'onda (sull'onda...) delle prime notizie la tragedia della Costa Concordia. Una manovra azzardata quella di dirottare la nave verso la costa che è costata la vita, almeno finora, a sei persone. Ed è andata pure "bene", se si pensa ai 4 mila e più che erano lì sopra. (E non mi esprimo sul fatto dell'abbandono di nave e passeggeri...) Magari era una manovra che veniva sempre fatta, alla faccia del pericolo, e fino alla tragedia era sempre andata bene...

Allora mi chiedo: quante cose si fanno per gioco, per negligenza, per trascuratezza, senza pensare alle conseguenze? Io viaggio ogni giorno in treno; i treni dei pendolari sono un esempio di come NON si dovrebbe viaggiare, relativamente alla sicurezza. Ad esempio su molti convogli le porte non si aprono. E in caso di incendio? Cosa si fa? Si viaggia spesso stipati all'inverosimile, ti manca l'aria... e se c'è un'emergenza? Arrivare alle porte è un'impresa e, se anche ci arrivi, magari ti trovi davanti quella che non si apre... Quanti giocano con la nostra vita? Perché? Quando un treno non è in condizioni di viaggiare in sicurezza, il capotreno dovrebbe prendere coraggio e dire "no, io non lo faccio partire, le porte sono guaste, è pericoloso e non mi assumo la responsabilità". Poi però penso che siamo in Italia e, come minimo, lo accuserebbero di interruzione di pubblico servizio. Il comandante della nave, i piloti del caccia americano, i vertici di Trenitalia: tutti giocano metaforicamente al ribasso. Perché la posta in gioco, probabilmente, non ha granché peso.
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Si sta come, d'autunno, sulle querce le ghiande.
(E per alcuni, è proprio il caso di dirlo, trattasi proprio di "perle ai porci".)
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Dopo tutto ciò, buon anno davvero...
(a quasi tutti, ovviamente!)
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Insomma: io ci ho provato.
E riprovato.
Provare, provare, provare, provare, provare, diceva quella...
Ma tu, pur potendoti comodamente circumnavigare, sei pieno di spigoli, non c'è un solo grado della tua circonferenza dove ci si possa appigliare per tentare, solo tentare, di insinuarsi per capire, per capirti.
Gli spigoli con i respingenti hai, davvero.
Che se già fossero guard-rail sarebbe qualcosa.
E allora vaffanculo, oh.
(In amicizia, eh...)
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Avremmo fatto un pranzo speciale, pochi ma buoni.
Con la solita zuppa inglese alla fine, quella che preferivi.
Ti avremmo preso bonariamente in giro per esser entrato nel club delle sette decine.
Avresti scartato un regalo, ovviamente prevedibile, se non altro perché ti avremmo fatto, nei giorni precedenti, così tante domande a scopo investigativo da farti sgamare la motivazione.
Avresti agitato il pacco, "chissà che ci sta qui dentro!", con tutte le scene di rito, come ogni volta.
Saresti stato contento, chissà.
Sarebbe stato il tuo settantesimo compleanno, oggi.
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Ho ammazzato l'indianina...
di lei restano solo le penne!

Era ora!!!
(PS: grazie Dani!) :)))
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E no...
Io 'sto blog non lo chiudo.
In un momento così difficile, in cui tutti dobbiamo risparmiare... beh, no, io le parole non voglio tenerle da parte.
Saranno probabilmente solo per me, per poche paia di occhi in più, dato che ormai molti contatti che avevo qui li ho persi, alcuni ritrovati su Facebook, altri tramutati in vere amicizie... :)))
Scorrendo indietro tra le tante pagine del blog, ho riletto di giorni lontani, di cose che nemmeno ricordavo, di persone che ho incrociato, di fatti che mi hanno travolta o soltanto sfiorata... In fin dei conti qui c'è un pezzetto della mia vita: o continuo a raccontarmela o lo cancello.
Io continuo.
E mi/vi faccio anche gli auguri:

... di cuore! :)
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Primi di agosto, lungo la A1, tra Umbria e Lazio: un incidente stradale.
Tra il traffico, i soccorsi ai passeggeri, nessuno presta attenzione al gattino che viaggiava con i proprietari che, spaventato, scappa via.
La "mamma", tornata a casa, appena può, si mobilita su Facebook: viene creato un gruppo, pubblicato un volantino dove vengono date tutte le indicazioni relative a ciò che è successo, la descrizione accurata con la foto del micio, i recapiti...
Il paese viene tappezzato di volantini, non so quante persone partono per delle ricognizioni vere e proprie sul luogo, il gatto è stato avvistato prima qui, poi lì... ma nessuno lo ha mai visto, così mi racconta il ragazzo del bar dove pare sia stato avvistato il micetto.
Passano le settimane e niente, se non qualche avvistamento che, verificato, fa crollare le speranze che il gatto in questione sia proprio quello che si sta cercando.
Su Facebook si condivide ad oltranza l'appello tra i contatti, mi prendono per matta perché "ma dai, pensi sia ancora vivo? Un fatto abituato a stare in un appartamento che si ritrova in aperta campagna... ammesso che sia sopravvissuto, dopo aver attraversato l'autostrada, la Flaminia"... La "mamma" ci crede, dice che "sente" che il suo gatto è vivo.
Ieri apro la pagina del gruppo e leggo che... è stato ritrovato!
Pare che in questi due mesi sia stato "sfamato" da una signora che, evidentemente, ignorava la "caccia al gatto" portata avanti sul campo e su Internet.
Oggi lo ha riabbracciato. Ho visto la foto su Facebook e mi sono venuti i lucciconi.
I gatti sono magici, non c'è niente da fare.
Buona vita, piccolo. :)
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M. ama i libri. I suoi, poi, li adora. Con i libri lavora.
Sono i beni più preziosi che possano trovarsi in una casa, dice.
Ha insegnato presto ad amarli anche ai suoi bambini.
Ho comprato due libri.
Due, tra i libri di M.
Due, tra il centinaio di titoli della sua lista.
Perché M. ha necessità di soldi, il marito ha perso il lavoro.
E così si fronteggiano le spese urgenti vendendo ciò che si ha di più prezioso.
I libri, una volta che li hai toccati, diventano tuoi, non c'è niente da fare.
E' come se ci fosse uno scambio di energia tra le mani e le pagine, un'energia che attraversa tutto il volume fino alla quarta di copertina.
Questi, però, sono speciali. Torneranno alla legittima proprietaria. Presto, spero.
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