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storiepisodi di viaggi
Post n°161 pubblicato il 04 Agosto 2007 da clodclod
il viaggio non comincia da qui, ma da lisboa; la spiaggia è l'ultima tappa ( o viceversa, la tappa è l'ultima spiaggia?) . a praya portuguesa . . la spiaggia : libera e larga e di sabbiatanta. dietro mediealture con declivi e davanti mare oceano. gente ,quasi niente. chissà perché. in questo vuoto, cerchiamo il nostro posto. e intanto…un vento insulsincessante solleva la sabbia :e non c’è nessun postorifugio … sul tardi, camminiamo versosera e versocasa e versodoccia. (ogni nostro poro… conquistato da un granello ). molto più in là e lontano, un arco di roccia: su sfondo di terramarecielo, indica un’altra spiaggia.. come sarà quell’oltre? intravedo surfisti alti e biondi.. ma è ormaisera. entreremo – domani - in quest’ altro paesaggio. e saluti al ventosabbioso). . il giorno dopo. zainetto in spalla, sottopassiamo l’arco, pronti per un intero giorno al sole. john-john avanza con nonchalance; anna e cri, le due sorelle bionde, fanno strada - atletiche e sicure. mi guardoattorno. questa seconda praya portuguesa è come un hortus conclusus : tre lati di alte e scure rocce a picco e un lato d’ acqua. acqua di onde forti che ti si schiaffano contro, su ventre e fianchi, con una violenza che stupisce. superiore a quella di fisioterapista e di estetista messi assieme. piùtardi , i colori sul paesaggio cominciano a cambiare: segno che la giornata pensa, per tempo, ad un po’ di riposo. guardo il mare: per un attimo, mi sembra più vicino. Suggestione. ma è meglio se mi sposto verso muri di roccia. anche gli altri per imitazione retrocedono un po’. poi pian piano io mi sposto più volte e più in là: non voglio spruzzi sul mio panino. gli altri - indifferenti - no se preocupen . io però sto all’erta. temo ciò che temo sia vero. l’alta mareaa! dico con tono da oracolo o da sibilla. ma no, ieri sera, quando siamo arrivati qui, non c’era traccia di marea. alta mareaaaa! ! ! ripeto, ma ormai sono cassandra e non più sibilla. nessuno mi ascolta. gli altri tre continuano a prendere l’ultimo sole ad occhi chiusi.. il mare , con spruzzi e onde osé, ci stringe tuttavia verso la pietra. alcuni bagnanti se ne vanno svelti , su rocce incerte e scivolose. l’altamarea è ormai incombente e inequivocabile. andiamocene, presto. tempo stringe. inutile fare gli stambecchi a piedi nudi su qualche roccia puntuta. le vie della roccia sono quindi scartate…e quasi sommerse. non resta che passare sotto l’arco da dove siamo entrati: porta aperta e asciutta, prima, e ora pertugio stretto e acquoso. l’acqua è alta e non sappiamo nuotare, ammesso che in questo pertugio si possa nuotare. ( “ sul ponte sventola bandiera biancaaa.. sul ponte bis…”) john-john ed anna tentano di passare il ‘confine’: scivolano, dribblano, ma ce la fanno … cristina ed io entriamo nel pertugio dell’arco. subito ci investe una folata di onde. ogni onda ci spiaccica sulla roccia e la risacca ci fa scivolare sul fondo. ansanti, sputacchiose, ci tiriamo su a fatica... e ... un’altra onda ci sbatte di nuovo col culo sulla ghiaia fangosabbiosa. ci strappa quasi gli slip del bikini… un’onda dopo l’altra .. non c’è scampo. l’acqua è sempre più fonda. l’oceano … sempre più nemico . “ un cencio e qui / c’era il cuore un dì….” fino a quando , se Odino vuole, … uno dei suoi Dei nordici non ci afferra e ci molla sulla sabbiaferma. Lui, il dio nordico, ha assunto momentaneamente le forme di un surfista. Noi quelle di due pallidissimi cadaveri in CSI scena del crimine
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