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Fattura d'amore ( the end )
Post n°181 pubblicato il 02 Settembre 2007 da clodclod
. . Mario lo aveva accolto come sempre, con naturalezza e con pacato piacere, ma anche con un rapidissimo lampo che gli passò negli occhi nel vederlo così stravolto. Era stato un guizzo di stupore o di ironia? Chissà. Comunque apparì e disparì d’un tratto… In quella casa, dove era stato pochissime volte, lui sperava di trovare un rifugio da un’ansia che non gli era consueta…. E sperava in un amico con cui parlare. Mario lo ascoltava, ma lui in realtà non sapeva dire il proprio malessere e tanto meno capirne le radici segrete… Tra parole, pensieri, balbettii e sintassi spezzata, con l’amico al suo fianco misurò passo dopo passo i più deserti paesaggi di quel posto di pianura. Ma, come avrebbe detto anche Petrarca, più i luoghi erano solitari, più lui si sentiva in conflitto con se stesso e senza pace …. Di una cosa almeno era contento: non aveva visto nessuno, nessuno, nemmeno lei… Ma verso sera, nel silenzio della sua stanza, un nuovo tormento lo avvelenò. Sentiva nell’aria uno strano odore. Che odore era? Da dove veniva? Un odore che lo turbava….Un profumo dolciastro e insieme un po’ acre di rose forse appassite, misto a quello di incenso e di… Era, ecco, era odore di sesso quello che riconobbe per ultimo. Quello che gli rimase nelle narici, nella testa e in tutto il suo tormento… Poi gli si insinuò, dentro, il pensiero di lei. Un pensiero fisso. Ossessionante. Dov’era? Con chi? Un tormento si aggiungeva al tormento… Non poté fare a meno di prendere il cellulare e di comporre il suo numero: un numero che da vent’anni non trascriveva più sulle agende o in nessuna rubrica. Un numero che non aveva composto quasi mai. Come mai adesso stranamente – come per magia - poteva ricordarlo? Lei disse “Pronto?” Lui, impacciato, lì per lì non seppe che dire. Poi chiese di Mario...:” Mario Bonvicini?” “ Ha sbagliato numero” concluse lei, riattaccando. . . E, riattaccando, sorrise, perché aveva riconosciuto la voce. Rientrò nel suo ruolo di Maga, per chiudere la catena dei riti: restava un’altra azione – minore - per far esplodere l’ardore, ...e poi il gran finale del Passero morto, che avrebbe fatto cadere l’uomo ai suoi piedi! Lei prese un dattero duro, secondo quanto dettava un rito di donne africane (4)... Avvicinò il dattero duro alla bocca umida e amorosa del suo sesso, finché il dattero non entrò con forza, come risucchiato da un vortice misterioso...E lì rimase, fino all’ammorbidimento. Poi, pestato con mandorle dolci e miele, divenne una mistura: lei la spalmò su una vecchia foto di lui... E già immaginava le ondate di ardore che lo avrebbero travolto. Per finire, il passero morto. Simbolo del vecchio amore, spento e senza vita, ora era avvolto dal nastro di una nuova passione: e sarebbe resuscitato, rinato, se scaldato per tre giorni e tre notti dal calore di lei, in un anfratto tiepido del suo corpo. Era la parte più difficile. Lei prese il passero avvolto nella benda di seta rossa e lo tenne tre giorni e tre notti sotto un’ascella. Lo legò a sé con lo scialle gitano della nonna... . . Travolto da un impulso irrefrenabile, di origine ignota ma di forza crescente, quasi fuori di sé lui uscì di corsa dalla sua stanza, uscì dalla casa d’infanzia di Mario, uscì per le strade di quello stramaledetto paese. Per tre giorni e tre notti era rimasto febbricitante nel suo letto, con il corpo che si copriva di strani sudori appiccicosi come miele. Una forza segreta lo induceva ora a seguire un tracciato invisibile, nel buio della notte, tra viuzze e vie mai viste, tra portici e marciapiedi sconosciuti... Suonò il campanello, a lungo. O bussò frenetico alla porta? Non sa, non ricorda. Lei venne ad aprire. Scarmigliata e seminuda. Il busto era coperto solo da uno scialle zingaresco che, incrociato sul seno, passava sotto le ascelle e si annodava sulla schiena. Sui fianchi una vecchia gonna stazzonata. Lurida. Di vomito. Sotto un’ascella un piccolo strano gonfiore e un’idea di marciume , avvolto con i suoi vermi in un nastro rosso. E forti conati continuavano a sconquassarla. Gli occhi cerchiati di scuro, ad ogni sforzo dello stomaco sembravano voler uscire dalle orbite… E poi lui lo sentì distintamente, quell’odore: il corpo di lei emanava un fetore di morte putrefatta e i tessuti che lo coprivano erano impregnati di un tanfo di rigurgiti acidi, ormai stantii... Già stravolto dal proprio turbamento, affatturato da forze (a lui) oscure, davanti a tanto orrore puteolente lui svenne. E, come voleva il rito del passero morto, cadde ai piedi di lei: privo di sensi… per i riti si fa riferimento a F. Calvert, Il libro delle fatture, ed. mediterranee
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