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« racconto un po' per volta...Fattura d'amore  ( the end ) »

Una fattura d'amore (2)

Post n°180 pubblicato il 01 Settembre 2007 da clodclod

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Lui si svegliò, quella mattina, con una strana sensazione: una specie di vaghissima ansia, come se fosse in attesa di un evento , e l’ansia era   mista ad un groviglio di desideri sconosciuti e forti. Doveva alzarsi. Doveva andare, andare, ma  non sapeva dove. Non pensò neppure lontanamente di svegliare sua moglie, che dormiva nella stanza accanto. Senza capire cosa gli stesse succedendo, preparò la valigia, prese la macchina e partì. Fu mentre sedeva al volante che la sua testa elaborò, in un lampo,  il nome di Mario, il nome del suo paese d’origine, l’idea che l’amico adesso si trovasse là, nella casa dell’infanzia.  Non sapeva il perché di quell’idea fulminante, e non sapeva perché – senza accorgersene – avesse già lasciato Reggio Emilia e si stesse dirigendo verso le più lontane propaggini della provincia ferrarese . Gli pareva che l’ansia e il desiderio si quietassero un po’, mentre si accorciavano le distanze tra lui e Mario e la sua casa e quel suo stramaledetto paesucolo.

A sua moglie avrebbe telefonato più tardi, con una scusa e una bugia qualsiasi. Lei conosceva Mario, naturalmente, come conosceva altri suoi amici di antica data. Ma, altrettanto naturalmente, non poteva sapere della storia tra loro due, vent’anni prima.

C’era qualcun altro, in quel paese, che non sapeva assolutamente niente del suo legame segreto, di una vecchia parentesi di amicizia, di sesso, e forse di una specie di amore…

Già. Lei. Non l’aveva dimenticata. Ma gli sembrava così lontana… Non si erano più rivisti. Nemmeno  una notizia, una telefonata. No. A dire il vero lei gli aveva scritto poche righe: poche, ma erano una vera e propria esca con tanto di amo, ben nascosto…”Amo”, pensò, e sorrise per l’ambiguità –  più che appropriata -  della breve parola… Proprio per non abboccare all’amo… di un amore complicato, lui non le aveva risposto. Anche per viltà, forse, e sicuramente con  inconfessati pentimenti. L’aveva anche sognata: più di una volta. Aveva poi  preferito altre storie , tutte  più semplici, o dove comunque gli era più facile fare il regista oltre che l’attore.… Ma non l’aveva dimenticata.

 

 

Lei  iniziò il secondo giorno del rito.

Nella stanza degli incensi, dei petali, delle candele e delle penombre, lei entrò ancora una volta nel cerchio della magia.

Aveva sulle spalle lo scialle nero con tutti quei fiori e con quell’ aria gitana:  era l’unico indumento che portava su di sé.

Perché, per  le azioni magiche che avrebbe compiuto, il suo corpo doveva essere libero.

Dopo le fatture del richiamo e del ritorno, “lui” sicuramente aveva sentito la voce del passato,   come  una calamita: adesso l’azione magica doveva rendere inestinguibile – in  lui - il desiderio.

Lei aveva scelto, allo scopo, una fattura minore: quella - esotica - dell’Amore Lontano .

Fece ardere in un incensiere l’Incenso di Giava bianco e nero, fino a quando il fumo  si alzò deciso : lo scialle zingaresco, appoggiato sulle spalle, lei lo  incrociò sul seno nudo e lo allacciò dietro, morbidamente, sulla schiena. Il corpo era padrone di sé. E il corpo danzò e danzò attorno all’incensiere,  finché non fu tutto impregnato di quell’acre profumo, in tutti i suoi anfratti ….

E pregò perché lui ne sentisse l’intensità e la forza d’attrazione, e desiderasse esserle vicino  presto, più presto, e con sempre maggior  ardore.

 
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