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« La lampada avrebbe voluto...Parole in prestito »

Lettere dell'alfabeto

Post n°187 pubblicato il 13 Settembre 2007 da clodclod

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( sproloquio di una mente deteriorata)

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Le lettere dell’alfabeto hanno tutte due facce, o anche  più.

Come del resto noi  umani. Ogni nembo kid nasconde in sé un clark kent o viceversa, ma puoi scoprire dietro queste facce una serie di altre personalità che non sospettavi …  

Niente stupori, quindi, per l’alfabeto – dove a volte  lettere identiche  appartengono  a famiglie di parole diversissime. Più facce, insomma.

Anche i suoni di lettere e le parole, inoltre,  sono spesso stretti  in un abbraccio … che personalizza entrambi gli elementi... La T dura di “noTTe” o di TaglienTe ne è un esempio,  così come il suono ancor  più sferzante della S di Schifo (S+CH) raddoppia il senso della parola e lo rende inequivocabile. A differenza delle dolcificanti S di SuSSurro e di SorriSo….

Scendiamo nei casi specifici. La lettera P, per fare un  esempio di pluralità di facce, è la P di proletario, di povero,  di popolo, di plebe,  di puttana, di pezzo di pane,  di pelizza da volpedo… Una lettera di classe, per queste preferenze ideologiche…

Ma non è forse anche la P di prezioso, portagioie, padrone, patrimonio, pranzo di gala, potere, ed altro ancora ?

Sempre lettera di classe, ma in senso opposto alla prima.

La P non può essere che .. Polivalente

Maa… vabbé, fin qui abbiamo scherzato: queste non sono correlazioni serie, ma solo – apparentemente – seriose. O anche del tutto stupide. Buone forse solo per  giocarci…

Più importante e meno casuale, invece, è senz’altro  l’abbraccio tra lettera suono e parole. Legame che dà più sapore  o colore alle suggestioni del significato, a ciò che si vuol comunicare scrivendo. Quando cioè , dopo che la parola è stata scritta, non si può intervenire a voce per tratteggiare sfumature. Quel che è scritto è scritto, quel che è detto è detto. Ecco perché la parola si carica di responsabilità .

Ma torniamo alla lettera P: riguardo all’abbraccio tra lettera suono e parole, penso  che la P, suono severo, che esplode come sotto pressione,  sia principalmente una lettera adatta – non proprio  a parole paroline  dolci e gentili – ma ad   introdurre parole anch’esse dure, o pesanti,  nel senso .. del senso. Come la sopra citata puttana, come pappamolla, porco, pirla ( dialetto lombardo), pagliaccio, pervertito, pusillanime, pecorone, pappone,  pernacchia e la sua onomatopea Prrrrr  o anche :P

E poi c’è puzza, puzzone, puteolente, paracu…, pasticciaccio,  e poi ci metto anche Pigmalione,  perché  i pigmalioni – chi  si credono di essere – vanno qui… E continuo con putrido, palloso, pataccaro, pazzoide,  pidocchioso, pestaggio,  pestifero, piscialetto, pampalugo, pimperlo, e qualche altra parola vera o inventata…

Oddio, per carità: c’è anche qualche parola gentile con la lettera P. Non si puo’ negare l’esistenza di paradisiaco, di pulzella, di profiterol,passito di pantelleria,.. Ma certo è che la P, in questi  casi, a differenza di quelli negativi,  non dà nessun contributo alle suggestioni e al senso evocati dalle parole. Sono le ‘cose’ ad essere dolci ed appetibili ed è il loro ‘sapore’ a trascinarsi dietro tutte le lettere delle rispettive parole denominatrici. Compresa soprattutto l’iniziale.

E poi, a parità di merito tra due parole con la P , ciò che può fare la differenza è la vicinanza di altre lettere ( consonanti o vocali ), che rifanno qualche lineamento sul viso della parola e sui significati che nascostamente evoca.. Esempio: P+A (A = suono aperto,chiaro, come in P+E e P+I) è diverso da P+U   o da P+O, suoni chiusi, cupi, a volte rimbombanti o aggressivi o che incutono timore, paura.. PO-li-fe-mO ne è un esempio più o meno azzeccato, come  anche il cielo  PlUmbeO del temPOrale…

Fa eccezione il cantante Pupo. Che non rimbomba e non ci sovrasta incutendo paura….

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