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« Pensierini sui sogniUgo e le femmine »

Ugo e le femmine

Post n°201 pubblicato il 28 Settembre 2007 da clodclod
 
Foto di clodclod

II^ episodio, parte I^ ( Penelope)

.

Penelope e la sua amica Clessidra, la prima volta che videro Ugo nel reparto delle Tele, ne rimasero colpite entrambe. Così bello, per essere uno della sua razza. Così espressivo, da parere quasi Ben Affleck. Così sexy, su quelle gambe attillate.

Penelope decise: era suo. Da rimorchiare senza indugi.

Clessidra lo voleva anche lei. Assolutamente. Ma puntava su tempi un po’ più dilatati, quelli del cercarsi e del ‘giocare’, gustati granello dopo granello. Per piacersi di più, diceva.

Anche Ugo aveva visto le due nuove. Erano nel turno di giorno, il suo, ma lui non ci badava più di tanto: primo, perché aveva ben altro da fare; secondo, perché le femmine di quella razza non gli erano mai piaciute. Tozze, solide, scure, persino irsute, con quel non so che di selvaggio, o di quasi primitivo… Insomma: niente di esile, di romantico, di sfumato. E poi, c’era quella loro fama di aggressività pungente...

Lui non le guardava, dunque.

Ma loro, loro...sì. Lo fissavano, lo perforavano con i loro sguardi.

Tanto che Ugo quasi li sentiva, mentre lo trapassavano, penetranti come frecce di un martirio. E se Ugo avesse visto anche le fantasie ardenti che quegli occhi inventavano, gli sarebbe venuto un colpo. In quel momento, ad esempio, lui ‘era’ prigioniero di una trama di seta, come se il telaio avesse inglobato nell’intreccio dei fili parti del suo corpo nudo ...: si dibatteva, come morso da una tarantola, ma era inutile. Una delle due tessitrici, poi, si avvicinava, lo copriva con tutto il proprio corpo, ed eccitava la preda accarezzandola e sbavando, sbavando ovunque...

Niente sapendo di tutto ciò, Ugo era ugualmente infastidito da quelle due presenze, così istintive, impulsive, e -a detta di tutti- di una razza velenosa. Così diverse da averne quasi paura. Così poco acculturate, forse...

No. Non aveva bisogno di altro stress, o di qualche guaio.

Dunque, Regola numero uno: evitarle.

E, non potendo, Regola numero due: essere molto sordo e molto muto, anche un po’ invisibile.

Ciao, sono Penny, con la ypsilon… Io sono nuova qui...E tu chi sei, come ti chiami...Niente male, questo posto, non trovi...

Durante la pausa, Ugo di solito si avvicinava alla finestra, rimanendo nella zona d’ombra della tenda. Con aria truce, oppure con aria snob.

Solitario, quindi, e respingente....

Ora non più.

Penny era partita per il primo approccio, con la sua chiacchiera morbida e incessante. Poi, mentre continuava il dolce dondolio delle sue parole, sfoderò gli sguardi più belli del suo campionario amoroso: dallo sguardo spalancato, ammirato, adorante, a quello ‘ciglia lunghe’ e vibranti, cioè flop flop, flop, a quello ‘occhi socchiusi’ che per metà ti vedono e per metà sognano di averti... E così via. Parlando e parlando, li regalava a lui. Non erano sguardi artificiali, ‘studiati’ su un manuale: a Penelope venivano spontanei, come il respirare, perché li aveva visti da sempre negli occhi delle femmine di casa sua, quando c’era di mezzo un maschio che le attizzava.

E poi, parlando e parlando, provò anche ad avvicinarglisi di più...

Ugo, ...che fingeva cecità e sordità, non reagiva minimamente: doveva resistere.. Concentrarsi sull’idea dei guai emotivi e ipertensivi che – resistendo - avrebbe evitato. Doveva ripetersi che stava garantendo e salvando il suo futuro. Perché adesso, nel presente, non si lasciava certo scaldare – lui - dal fuoco delle occhiate, né si lasciava certo cullare – lui - dai suoni di quattro gradevoli parole... Occorreva negare il piacere, le lusinghe e le trappole, oggi, per avere, domani, una pace senza spigoli.

A tratti quegli sguardi, è vero , gli ricordavano le dive maliarde dei film anni Quaranta e gli occhi di Penny lo turbavano, ad esempio, come quelli di Laureen Bacall. Il loro fascino però era subito esorcizzato, sul nascere, dal pensiero ipercritico di Ugo. Ma chi è questa? E crede che non mi accorga, io, delle sue intenzioni? Per chi mi ha preso? E non è forse il maschio che fa la corte, e non la femmina? E come può pensare di interessarmi? Eccetera..

Esaurita questa pars destruens, la sua testa si metteva poi ad elaborare -su quei riti di conquista- interessanti analisi e teorie, che non sarebbero dispiaciute ad Alberoni o a Lévy-Strauss (pars costruens ).

Al centro della scena Ugo aveva ormai posto i propri ragionamenti e se stesso, ed era come se la brillante Penny non ci fosse più

Penny, così, non riuscì a strappargli nemmeno un primo appuntamento.

Cioè, a dire il vero, nemmeno una parola…..

Nessuno si era mai permesso di trattarla così…mai!

Era fu-ri-bon-da! Furibondissima !

Anche perché lui d’un tratto se l’era svignata, senza preavviso, senza salutare e senza darle il tempo di sparargli le parole che meritava

Ma sapeva dove trovarlo, giorno dopo giorno….

 
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