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PARACADUTE
Post n°371 pubblicato il 15 Marzo 2009 da clodclod
ho visto, dietro parete di nurseryvetro trasparente, un piccolo popolodineonati intento a dormire respirare o a sguardare ,senza vederlo, il mondo. . Uno in particolare mi ha carpito lo sguardopensiero: in braccio a un padre impacciato, stranito e quasi severo, stranito lui stesso, e spelacchiato, occhi increduli e persi, dritto come stoccafisso, cercava – credo - aiuto in se stesso, aiuto, aiuto, in un silenzio di stuporepaura quasi oltremisura. . E in quel momento ho visto in faccia e in fasce il trauma di chi nasce. . untrauma terribile,e l'ho vissuto tutto anch'io con quel microneonato sperduto, sbrisciato fuori da budellocertezze e da protettivo cibovitacalore... E che fatica souffrence e dolore uscire da difficile pertugio rosso e rosa, come se qualcuno o qualcosa volesse nel contempo tenerti con sè...e spingerti lontano via… . E non è forse un trauma da pazzia avere questa percezione non solo di ventreperduto ma di madre indecisa tra amore e rifiuto? . In questa distanza brevebreve che separa un dentrochiuso da un fuori incerto, paradossalmente ci vorrebbe un paracadute aperto. Non in un cieloalto,fuori da aeroplano, non in un cieloblu che tocchiamo con la mano e con le dita. Ma qui, sulla terra verminosa, per poter scendere, lenti e dolce-cullati, nell'ignoto della vita.
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Inviato da: diletta.castelli
il 23/10/2016 alle 15:17
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