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Ad un'amica, col telecomandostruzzo

Post n°378 pubblicato il 22 Aprile 2009 da clodclod
 

Ad un'amica, col telecomandostruzzo

Faceva finta di non essere fuori gioco. Faceva finta con se stessa. E ovviamente non per tutti i giri delle lancette dell’orologio, ventiquattro ore su ventiquattro. Solo per il tempo  della conversazione con un’amica o la durata di un chiacchiericcio intorno ad una tavola apparecchiata. O anche mentre era dentro a qualcuno dei suoi    passatempi preferiti…

Non è che facesse finta per nascondere o nascondersi, no. Non ce n’era bisogno perché chi le era vicino ‘sapeva’, sapeva più o meno tutto…, aggiornamenti compresi, quelli cioè che lei dava in sintesi, come i titoli di un TG.

Dunque il far finta aveva  altri motivi…

Primo, quello di non pesare sulle parole degli incontri , con  i veleni del problema . Secondo, quello di concedersi un po’ di respiro e di ritrovare ogni tanto lo stile della normalità…almeno apparente…

Nell’uno e nell’altro caso la motivazione di fondo era il voler sopravvivere senza abbandonarsi allo schifo di giorni tutti uguali, che scivolavano verso il basso in un  silenzio di tomba.   

Quando guardava la tv, se in un merdoso telefilm i personaggi pativano del suo stesso problema e ne parlavano, quasi sempre lei toglieva l’audio. Era come  nascondere struzzescamente la testa nella sabbia. Lo stesso quando Mirabella e Onder si intrufolavano nel suo privato.

Anche il telecomandostruzz, quindi, era un ausilio per la  sopravvivenza, per rendere più lieve la consapevolezza.

Avrebbe tanto desiderato poterlo usare allo stesso modo con le persone, nelle situazioni quotidiane, quelle dove anche l’amico a volte cade nella gaffe e tocca e ritocca – senza riflettere - nervi scoperti…; o in quelle situazioni quotidiane dove  lo stronzo di turno non  vede, non la vede proprio  la tua decadenza e ti insegna lui a vivere. Perché volere è potere.

E così accade che lei  pigi e torni a pigiare i tasti di un invisibile e mentale telecomando, ma è inutile: l’ interlocutore continua a parlarle  progettualmente del futuro ( quale&come? ) , oppure – en passant – scava nei Mali del mondo, riversandone la Colpa  anche su di lei ..., assieme all’Impegno di salvare se stessa e la civiltà. E lei pigia, ripigia …: non vuole ascoltare, perché non ha futuro e certezze, lei,  e, quanto ai Malidelmondo, la fanno patire doppiamente . Primo, perché vorrebbe salvarlo, il mondo, ma non vede soluzione alcuna…; secondo, perché il suo di lei Male è quello che, stando sulle di lei spalle,le pesa enormemente più di qualsiasi altro Male che si adagi sulle spalle di tutti…

Eppure amici ed amiche  dovrebbero capirlo che lei non riesce ad affrontare il dolore del mondo perché il suo, da solo, occupa tutto lo spazio del   pensiero e già da solo la mette in difficoltà . Se poi il problema non ha soluzione, lei si sente  pervadere da un senso di impotenza :  e l’impotenza – pur facendo rima con sopravvivenza – non ha niente a che fare con lo sforzo di tirare avanti, ma solo con quello di patire un po’ di meno, per favore un po’ di meno.

E, dopo aver patito abbastanza, un bel giorno lei capisce cosa deve fare.

E manda tutti a cagare.

 

 
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