Blog
Un blog creato da frank.dakota il 03/03/2009

INDIANI D'AMERICA

IMMAGINI DEL PASSATO

 
 

Red tailed Hawk Pictures, Images and Photos

 

GERONIMO

 

COCHISE

 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Giugno 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30          
 
 

FACEBOOK

 
 

BISONTE "TATANKA"

              Tatanka

Il Bisonte è considerato da molte tribù come simbolo dell'abbondanza: la relativa carne ha alimentato la gente, le pelli sono state usate per vestiti ed il covering, le ossa ed il tendine sono stati messi come attrezzi di sopravvivenza, zoccoli sono stati convertiti in colla. Secondo tradizione di Lakota, la donna del bisonte bianca ha dato loro la sacra pipa, l'abbondanza c'è stata finchè hanno pregato allo spirito grande e hanno potuto onorare in pace tutte le altre creazioni della natura.

La medicina del Bison simbolizza un onore, una riverenza o un amore speciale per tutte le cose che la terra offre lei a bambini. Inoltre sta sapendo che l'abbondanza è presente quando tutti i rapporti sono considerati come sacri e quando il ringraziamento è espresso ad ogni parte vivente della creazione.

Il Bison segnala un momento per ricollegare con il significato della vita ed il valore di pace, per elogiare i regali che già avete e per riconoscere la vostra via sacra in tutti i percorsi della vita.
 

 

L'AQUILA

Aquila
Le piume dell'aquila sono usate dappertutto come strumenti ceremonial e sono considerate come gli attrezzi healing più sacri. Sono un simbolo di alimentazione, healing e saggezza. L'aquila rappresenta un dichiarare della tolleranza che è raggiunta attraverso lavoro interno, capente e superante le prove di inizio che derivano dalla ripresa della nostra medicina personale.
La medicina dell'aquila è il potere dello spirito grande. È lo spirito di tenacia. È il regalo della visione libera con cui una può allineare vedere che le cose una vede. È la pazienza per aspettare il momento adatto. Deve vivere nell'equilibrio con cielo e terra.

L'aquila vi ricorda del vostro collegamento con lo spirito grande. Vi dice che l'universo stia dandovi l'occasione volare sopra i livelli worldly della vostra vita, o sopra l'ombra delle realtà passate. L'aquila li insegna osservare sopra per toccare il sole di prima generazione con il vostro cuore, per amare l'ombra tanto quanto la luce. L'aquila vi chiede di assegnarsi il permesso essere libera per raggiungere la gioia che il vostro cuore vuole.

 

IL CONIGLIO

             Coniglio
La medicina del coniglio include muoversi con il timore, vivendo dai suoi propri spiriti, ricevendo gli insegnamenti nascosti ed i messaggi intuitivi, rapidamente pensando, rinforzando l'intuizione ed il paradosso. Il coniglio inoltre rappresenta il humility, perché è calmo e molle ed auto-non asserente.
Il coniglio ci ricorda non essere impauriti. I pensieri spaventosi riproducono (come i conigli) e portano la cosa che stessa temiamo. La gente del coniglio è così impaurita della tragedia, della malattia e del disastro, che denominano quei timori stessi a loro per insegnare loro le lezioni.

Se vedete il coniglio o in qualunque tatto di senso attratto a lui, può dirvi di aspettare le forze dell'universo per cominciare muoversi ancora, per smettere di preoccuparsi e per eliminare i vostri timori. Indica sempre una necessità di rivalutare il processo che state subendo, per sbarazzarsi di tutte le sensibilità o barriere negative e per essere più sereni.

 

IL CERVO

Cervo
La miscela dei cervi molto bene con il loro ambiente ma è molto sensibile ad ogni suono o movimento. Vivono nei gruppi separati fino alla stagione accoppiamento.
La gente con la medicina dei cervi è descritta spesso come essendo rapida ed attenta. È intuitive, spesso sembrando avere percezioni sviluppate e persino extrasensory buone. A volte i loro pensieri sembrano correre avanti e sembrano non ascoltare.

La medicina del cervo include la gentilezza nella parola, nel pensiero e nel tocco, capacità di ascoltare, gratitudine ed apprezzamento per la bellezza di equilibrio, capire di che cosa è necessario per la sopravvivenza, alimentazione di ringraziamento e di dare, capacità di sacrificare per l'più alto buon, il collegamento agli spiriti del terreno boscoso, percorsi alternativi ad un obiettivo.

La gentilezza dei cervi è lo cuore-spazio dello spirito grande che ci comprende il suo amore per tutto. Il cervo ti insegna trovare la calma dello spirito che guarda tutte le ferite, per smettere di spingere per convincere altri per cambiarle ed amare ed accettare mentre sono. La sua medicina è fatta di amore e la pietà.

 

IL LUPO

               Lupo
I lupi lungamente sono stati considerare da noi Indiani come gli insegnanti o gli esploratori. I lupi sono ferocemente leali ai loro compagni ed hanno un senso forte della famiglia mentre effettuano il individualism. Nelle stelle, il lupo è rappresentato dal cane, Sirius, pensiero da molte tribù aborigene per essere la sede dei ancients.
I lupi sono probabilmente più compresi male degli animali selvaggi. I racconti di freddo-sanguinari abbondano, nonostante le loro caratteristiche amichevoli, sociali ed intelligenti. Sono vero spiriti liberi, anche se i loro clan sono altamente sono organizzati. Cercano sempre di evitare una lotta.

Tradizionalmente, qualcuno con la medicina del lupo ha un senso forte dell'auto e comunica bene attraverso i cambiamenti sottili nei movimenti di flessione e del corpo di voce. Trovano spesso le nuove soluzioni ai problemi mentre forniscono la stabilità ed il supporto che si associa normalmente con una struttura della famiglia.

La medicina del lupo include l'affronto della conclusione del suo ciclo con la dignità ed il coraggio, della morte e della rinascita, dell'insegnamento di spirito, del consiglio nei sogni e delle meditazioni, instinct collegato con i valori sociali e della famiglia di intelligenza, capacità di passare inosservati, fermezza, abilità nella protezione dell'autocontrollo e famiglia, forza e grande coraggio.
 

 

LEGGENDE INDIANE

La regina delle api  
C'era una volta una coppia che desiderava ardentemente un figlio ma non riusciva ad averne. Un giorno il marito andò in un campo a tagliare del bambù. All'improvviso udì una vocina che lo implorava di non fargli del male. Dove sei?, chiese l'uomo. In questa canna!, rispose la vocina. L'uomo aprì la canna di bambù e trovò un bambino piccolissimo, con il volto da ranocchio. Lo portò a casa e con la moglie si affezionarono subito al bambino, anche se non era molto bello. Lo chiamarono Bambù.
Passarono gli anni e Bambù crebbe. Diventò un bravissimo ragazzo che aiutava il padre nel lavoro. Un giorno, il giorno del suo diciottesimo compleanno, i genitori gli diedero un abito e una spada e lo mandarono al mercato a vendere il riso e a comprare delle stoffe. Bambù attraversò la foresta ed ad un tratto si accorse di essere seguito. Gli si parò di fronte un leone affamato. Bambù gli disse: Non ho niente da darti, oggi. Ripassa domani. Ma il leone gli rispose: Ma io so già cosa mangiare: tu! Allora Bambù gli disse: Vattene via, altrimenti ti infilzerò con la mia spada! Il leone, intimorito, scappò via.
Bambù era quasi uscito dalla foresta, quando incontrò un'ape che gli chiese di salvare la sua regina. La regina era una bellissima ragazza, piccolissima, con due ali argentate, che era rimasta impigliata in una ragnatela. Bambù la salvò, ed allora la regina gli regalò tre semi di melone. Questi semi ti aiuteranno a realizzare quello che vuoi. Basterà che tu lo desideri!
Bambù andò al mercato e concluse i suoi affari. Poi tornò verso casa ed attraversando la foresta rincontrò il leone, ancora più feroce ed affamato. Bambù desiderò di ucciderlo con la spada di suo padre, ed ecco che di colpo riuscì a farlo. Un seme di melone era svanito nel frattempo dalla sua tasca.
Bambù scoprì che i semi erano prodigiosi. Ascoltò il suo cuore e desiderò di essere un bel giovane e di rivedere la regina delle api. I due semi sparirono e Bambù diventò un bellissimo ragazzo: di fronte a lui giunse la regina delle api, che ingrandì fino a diventare una vera ragazza. I due tornarono a casa, si sposarono e vissero felici e contenti.

 

LEGGENDE INDIANE

La leggenda della Luna Piena

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.

Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:

- Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-

- Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo.

La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.

- Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.

Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.

Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.

 

 

SAGGEZZA INDIANA

La sola cosa neccessaria per la tranquillità del mondo, è che ogni bambino possa crescere felice"  Un uomo Sacro ama il silenzio, ci si avvolge come in una coperta: un silenzio che parla, con una voce forte come il tuono, che gli insegna tante cose. Uno sciamano desidera essere in un luogo dove si senta solo il ronzio degli insetti. Se ne sta seduto, con il viso rivolto a ovest, e chiede aiuto. Parla con le piante, ed esse rispondono. Ascolta con attenzione le voci degli animali. Diventa uno di loro. Da ogni creatura affluisce qualcosa dentro di lui. Anche lui emana qualcosa: come e che cosa io non lo so, ma è così. Io l'ho vissuto. Uno sciamano deve appartenere alla terra: deve leggere la natura come un uomo bianco sa leggere un libro.
Cervo Zoppo
Sioux


 

SAGGEZZA INDIANA

Ci sono quattro strade che possono portarti dove vuoi andare.
La prima ti conduce dove ti manda il tuo primo pensiero.
Non è la strada giusta. Rifletti un poco.
Affronti allora la seconda.
Rifletti nuovamente ma non scegli ancora.
Finalmente, alla quarta riflessione tu sarai sulla strada giusta.
Così non rischierai più nulla.
Qualche volta, lascia passare una giornata prima di risolvere il tuo problema.
(Diablo)

Gli anziani meritano il massimo rispetto, perché ci hanno tramandato le tradizioni, la cultura e la Lingua. Essi ancora oggi, con la loro saggezza, ci aiutano a rendere migliore la nostra vita.
(Sinta Glesha)

"Quando siete giunti in questo continente avete trovato un popolo di pelle rossa. Era in armonia con tutti gli esseri viventi. Ma voi non avete visto la sua bellezza sul cammino della vostra civiltà', guardate ora la disperazione che gli ha dato l'avervi conosciuto. E in quella disperazione ammirate quella che ogni giorno date a voi stessi."

Nuvola Azzurra, Sioux Lakota.

 

 

 

« BIOGRAFIA DI CAVALLO PAZZOBIOGRAFIA DI TORO SEDUTO »

BIOGRAFIA DI GERONIMO

Post n°151 pubblicato il 22 Marzo 2009 da frank.dakota

Nome originale: Goyathlay
Nato 06.1829 a Sorgenti del Gila
Morto 17.02.1906 a Fort Sill

Geronimo, di sicuro il più famoso indiano del XIX secolo, con Toro Seduto, dovette trascorrere gli ultimi anni della sua vita in carcere a Fort Sill, Oklahoma. Fu qui che Geronimo raccontò la storia della sua vita all'apache Asa Daklugie che la tradusse all'ispettore scolastico S.M. Barrett e fu accolta dal ministero della guerra con un disagio tale che il presidente Roosevelt fu costretto a concedere personalmente il permesso di pubblicarla. Questa autobiografia, che apparve con il titolo Geronimo, la storia della sua vita, fu la base dei numerosi rifacimenti successivi. Permette di conoscere con maggior precisione anche la gioventù del capo apache ed è interessante in quanto per molti altri capi indiani non esistono notizie in merito. Geronimo nacque nel 1829 come figlio di un semplice apache, Taklishim, vicino alle sorgenti del fiume Gila, in Arizona. Il suo primo nome fu Goyathlay, finché i messicani non gli diedero il soprannome di Geronimo (Hieronymus). Talvolta i soldati americani chiamavano Victorio Old Vic e Geronimo, a sua volta, Old Jerome. Trascorse una gioventù spensierata con i suoi fratelli. Il paese dove allora abitavano gli Apache Bedonkohe era particolarmente fertile ed è quindi comprensibile che anche i bambini facessero qualche lavoro nei campi. A otto o nove anni Geronimo fu condotto a caccia, per la prima volta, non solo della solita selvaggina, ma anche del bisonte, che veniva inseguito a cavallo. Anche in seguito quando andò a caccia di orsi, le sue armi furono sempre ed esclusivamente lancia, arco e frecce. Gli Apache Bedonkohe ebbero pochi contatti con i bianchi, tanto che in gioventù Geronimo ebbe occasione di vedere al massimo, una volta, un missionario. I suoi primi rapporti più ravvicinati con i bianchi furono intrisi di profonda tragedia e sarebbero diventati determinanti per la sua vita futura. A diciassette anni fu accettato nel consiglio dei guerrieri e poté pensare, in qualità di membro effettivo della tribù, di sposarsi. Alope, una fanciulla apache che corteggiava da tempo, divenne sua moglie e gli diede tre figli creando così una giovane famiglia che viveva serena e felice. Quando Geronimo aveva circa trentanni fu colpito da un colpo del destino destinato a lasciare il segno non solo sulla sua vita, ma su tutta l'evoluzione storica del Sud-Ovest. Mentre nel 1858 prendeva parte a una spedizione in Messico dove i Bedonkohe andavano per concludere affari con commercianti sul confine, le donne e i bambini indifesi lasciati al campo furono attaccati da soldati messicani e uccisi senza pietà. Tra i morti si trovavano anche la madre, la moglie e tutti e tre i figli di Geronimo che, impietrito, rimase davanti ai corpi delle persone che erano state più care a lui.

Nel campo non vi era una sola luce, così mi allontanai, senza essere riconosciuto, e andai al fiume. Non so quanto tempo rimasi là, ma quando vidi che i guerrieri si radunavano per il consiglio, presi il mio posto.

Questo tragico avvenimento ebbe lo stesso effetto sulla vita di Geronimo di quello provocato dall'assassinio - circa un secolo prima - della famiglia di Logan, da parte di Daniel Greathouse". Un uomo pacifico si trasformò in un angelo vendicatore: da quel momento Geronimo odiò i Messicani con tutto il cuore e fece di tutto per placare la sua sete di vendetta e il suo comportamento ne fu l'angosciosa conseguenza. Bruciò la capanna in cui aveva vissuto con la sua famiglia, radunò tutto ciò che conteneva e si offrì come ambasciatore della sua tribù per chiedere aiuto alle altre per una giusta rappresaglia contro i messicani. Tanto fu il suo zelo durante questa "missione", che nel giro di pochi mesi riuscì a convincere tre tribù. Prima che i messicani potessero rendersene conto gli apache raggiunsero la città di Arispe e gli otto uomini che gli abitanti mandarono loro incontro furono uccisi a sangue freddo per provocare i militari. Subito uscirono due compagnie di cavalleria e di fanteria e con gioia rabbiosa Geronimo si accorse che tra loro vi erano anche gli assassini della sua famiglia. Scoppiò una battaglia furiosa che durò più di due ore e vide molti caduti da entrambe le parti. Geronimo combatté come un leone e, quando anche gli ultimi messicani si diedero alla fuga, fu nominato dagli entusiasti guerrieri capo sul campo. Nel corso di ulteriori numerose razzie nel Messico, che guidò personalmente, il suo nome divenne famoso quanto temuto. Inizialmente combatté come alleato di Mangas Coloradas e, dopo la sua morte, di Cochise, considerandosi da quel momento un apache Chiricahua. Geronimo più tardi sottolineò che gli Apache, specie durante la guerra di secessione, furono vittime di ogni tipo di misfatti da parte di canaglie bianche che, per evitare i rigori della legge, si rifugiavano nei territori di confine Dopo la campagna di Crook, Geronimo ritornò nella riserva. Ma dopo la morte di Cochise le cose si fecero insopportabili e quindi Geronimo lasciò la riserva, con circa ottanta guerrieri, e riprese la guerra contro gli americani e i messicani. Nella primavera del 1877, l'Agente della riserva di San Carlos, John P. Cium, riuscì a far prigioniero Geronimo. In realtà era stato proposto a Geronimo di venire a San Carlos e, credendo che si volesse trattare con lui, accettò, ma con suo grande stupore si vide disarmare e gettare in prigione e gli americani lo lasciarono di nuovo libero solo quattro mesi dopo. Questo discutibile modo di agire non era certo la cosa migliore per far entrare gli americani nelle simpatie di Geronimo. Nel settembre del 1881, circa settantacinque guerrieri apache lasciarono la riserva di San Carlos e si misero al sicuro in Messico, i loro capi erano Geronimo, Naiche e Juh. Ancora una volta un gruppo relativamente piccolo di apa che provocò il massimo allarme tra i militari e la popolazione civile, nonostante che il confine messicano fosse pattugliato in forze dall'esercito americano. Nell'aprile del 1882, quegli spericolati guerrieri riuscirono a tornare negli Stati Uniti, per spingere i loro fratelli nella riserva a unirsi a loro e quando ripartirono in direzione sud il numero dei loro guerrieri era salito a circa trecento unità. Il colonnello Forsyth, capo degli americani durante la battaglia di Beecher's Island, si mise all'inseguimento con un reparto di cavalleria forte di quattrocento uomini. Con una mossa tattica geniale, Loco, il capo degli Warm Springs Apache, pur con un occhio solo, impegnò la sua retroguardia in un combattimento con gli inseguitori, trattenendoli così a lungo da permettere a gran parte dei suoi guerieri di raggiungere il confine messicano. Qui caddero in un agguato del maggiore Lorenzo Garcia, che massacrò con i suoi duecentocinquanta soldati, donne, bambini e vecchi in fuga. Infuriati, i guerrieri misero al sicuro i superstiti e tornarono sulle montagne della Sierra Madre. I messicani proibirono a orsyth, che era sopraggiunto nel frattempo, di continuare l'inseguimento degli apache che fremevano per l'impazienza di vendicarsi. L'esercito americano, ben sapendo quale pericolo rappresentassero gli "Apache liberi", rinforzarono la guarnigione dei forti. Venne richiamato anche il generale Crook, che non aveva ottenuto grandi risultati contro i Sioux e gli Cheyenne. Convinto che continuare la guerra contro gli Apache fosse insensato, Crook ritenne meglio trattare con Geronimo, che chiamava "Tigre vestita da uomo", e con gli altri capi. Dopo molte difficoltà il corpo di spedizione di Crook riuscì a individuare e ad attaccare un campo apache nella Sierra Madre. Geronimo che stava tornando da una razzia contro i messicani, seppe che il campo era stato occupato, ma si disse comunque disposto a trattare con Crook. Geronimo, colpito dal modo di fare rozzo ma visibilmente onesto di Crook, accettò di tornare nella riserva e, nei mesi successivi, trattando con il capo Chaeto si impegnò a raccogliere ciò che rimaneva degli apache e condurli nella riserva di San Carlos. Con Crook tornarono alla riserva più di trecentocinquanta apache, con i capi Loco, Nana, Mangas Coloradas, Chihuahua e Bonito. Nel febbraio 1884 li seguirono anche Geronimo e Chato: era la riprova che il progetto di Crook aveva avuto successo. Per più di un anno regnò la pace, anche se turbata da una perfida compagna di stampa contro Crook e Geronimo. Si chiedeva la morte di Geronimo e si accusava Crook di aver capitolato di fronte a quel "diavolo". Non è ancor oggi chiaro il motivo che spinse Geronimo, Nana, Naiche e Mangas Coloradas a lasciare di nuovo la riserva, con un gruppo composto da oltre centotrenta persone, tra cui un centinaio di donne e di bambini, nel maggio del 1885. Poiché tutto avvenne dopo che era stato loro vietato un banchetto ai Fiswin, si disse che l'esclusione era legata all'eccessivo consumo di alcool, ma i veri motivi devono essere stati più complessi al punto che lo stesso Geronimo sostenne che si stava per arrestarlo e impiccarlo, ma che era stato avvertito per tempo. La stampa e il famigerato "circolo di Tucson" inscenarono una campagna d'odio, non appena vennero a conoscenza della cosa, e invocarono la guerra. Ma Crook prudentemente evitò di impegnarsi in una più vasta spedizione punitiva, pur assumendo altri scouts Apache per cercare gli Chiricahua che erano tornati nella Sierra Madre. Geronimo trasformò ancora il Sud-Ovest, con una manciata di uomini, in un inferno. Non è possibile ricordare tutte le imprese funamboliche degli Apache, ma ancora una volta migliaia di soldati, volontari e scouts, inseguirono un manipolo di guerrieri che puntualmente prendevano per il naso i loro inseguitori. Il battaglione indiano del capitano Crawford, composto da apache pronti a combattere contro i loro fratelli, riuscì, nel 1866, a chiudere Geronimo in una gola, ma prima che Crawford potesse attaccare, Geronimo e i suoi erano già scomparsi. Ma alla fine Geronimo e Naiche erano ormai disposti a trattare con Crawford, che però fu ucciso per errore, poche ore dopo, dai messicani e Geronimo, che non voleva arrendersi al sostituto di Crawford, riuscì a parlare con Crook. Due mesi dopo si giunse a un incontro alle sorgenti di San Bernardino e Geronimo si arrese con la condizione che, dopo due anni di carcere in Florida, avrebbe potuto tornare nella riserva. Con un po' di leggerezza Crook glielo promise, ma il suo superiore, generale Sheridan, mandò a monte i suoi piani e dichiarò nulla la condizione. Per di più, Geronimo e Naiche, dopo una bevuta, scomparvero e Crook fu di nuovo messo in croce. Lo si accusò di disattenzione, di mancanza di responsabilità e di eccessiva tolleranza e, il 1° aprile 1886, Crook, molto amareggiato, fu costretto a lasciare l'incarico di comandante del dipartimento dell'Arizona. Il suo successore fu il generale Nelson A. Miles, il vecchio nemico del Nez Percé Giuseppe, un ufficiale dinamico che cominciò a sparare con i cannoni anche ai passeri e sguinzagliò cinquemila soldati e cinquecento scouts indiani per inseguire Geronimo e i suoi guerrieri, ridotti a non più di due dozzine. Del resto uno solo dei guerrieri di Geronimo poteva impegnare un gran numero di avversari, come dimostra il seguente episodio: un gruppo di ottanta messicani aveva ferito un apache e ucciso il suo cavallo. Dal momento che i suoi compagni si erano volatilizzati, l'apache si nascose dietro una roccia e riprese a combattere contro i messicani, di cui ne uccise sette, e respinse gli altri per poi scomparire in montagna dove si riunì ai suoi. Questa caccia selvaggia si protrasse per mesi e Geronimo, Naiche e i loro guerrieri si segnalarono con veri e propri atti di eroismo contro la schiera di inseguitori che, tra volontari e messicani, erano ormai diventati più di diecimila. Il generale Miles si rivolse anche agli apache "addomesticati" e li mandò a cercare acqua a Fort Marion in Florida e tra loro si trovavano anche molti scouts dell'esercito senza il cui aiuto gli americani avrebbero fatto una figura ancora peggiore di quella già incassata. In agosto le cose stavano così: Geronimo era stanco di combattere e trattò con il luogotenente Gatewood, ma tutto quello che quest'ultimo poteva offrire era una capitolazione incondizionata e il trasferimento in Florida, dove gli apache avrebbero atteso le decisioni del presidente. Decisiva fu alla fine la notizia che comunicò Gatewood, quella cioè del trasferimento di tutti i Chiricahua in Florida, compresa la famiglia di Naiche. Geronimo e Naiche si consultarono e decisero di arrendersi. Il 3 settembre ebbe luogo, a Sheleton Canyon, l'incontro con il generale Miles che rese ufficiale la resa. Gli apache vissero in Florida in condizioni penose per otto anni e, nonostante la promessa di non dividerli dalle loro famiglie, Geronimo e i suoi guerrieri furono messi nella prigione di Fort Pickens, mentre le donne e i bambini furono mandati a Fort Marion. Otto anni dopo furono trasferiti a Fort Sill, in Oklahoma, dove nonostante lì vi fossero condizioni di vita migliori, anche se di poco, gli apache - che formalmente erano dei prigionieri di guerra - avevano una grande nostalgia del loro paese. Geronimo rivolse quindi un'accorata petizione al Presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt:

C'è un importante problema tra gli Apache e il governo americano. Per vent'anni siamo stati prigionieri di guerra in seguito a un trattato stipulato dal generale Miles per gli Stati Uniti e me come rappresentante degli Apache. Questo trattato non è stato rispettato dal governo anche se, con il tempo, le condizioni erano cambiate. Nel trattato con il generale Miles ci dichiarammo disposti ad andare in un territorio fuori dall'Arizona e a imparare a condurre una vita simile a quella dei bianchi. Ora credo che la mia gente sia in grado di vivere rispettando le leggi degli Stati Uniti e vorremmo riavere la libertà di tornare nel paese che ci appartiene per diritto divino. Ora siamo di meno, abbiamo imparato a coltivare la terra per cui non ci servirà tanta terra come avevamo prima. Saremmo contenti che i bianchi si accontentassero di coltivare la terra di cui noi non abbiamo bisogno. Dobbiamo rimanere nella terra dei Comanche e dei Kiowa che non è come quella che servirebbe a noi... La nostra gente diminuisce di numero e diventerà sempre meno se non potremo tornare in patria. Secondo me non esiste una terra e un clima che assomigli a quello dell'Arizona. Noi potremmo avere abbastanza terra da coltivare, abbastanza erba, abbastanza legna e risorse del sottosuolo se potessimo vivere nel paese che l'Onnipotente ha creato per gli Apache. E nel mio paese, nella mia patria, la terra dei miei padri, dove chiedo di poter tornare. Desidero trascorrere là gli ultimi giorni della mia vita ed essere sepolto tra quelle montagne. Se sarà possibile morirò in pace con la certezza che la mia gente vive nella sua patria e che diventeranno di più, anziché sempre di meno com'è adesso, e che il nostro nome non scomparirà. So che la mia gente vivrebbe in pace e si comporterebbe secondo i voleri del Presidente, se abitasse nella terra dell'alto corso del fiume Gila, tra le montagne del New Mexico. Sarebbero benestanti, felici di lavorare la terra e di imparare le regole civili dei bianchi, che ora rispettano. Se potessi vedere che tutto ciò si compisse, potrei dimenticare tutte le ingiustizie che mi sono state fatte e potrei morire come un vecchio uomo felice. Ma in questa situazione non possiamo fare nulla da soli, dobbiamo aspettare finché coloro che hanno il potere vorranno agire. Se non accadrà mentre sarò ancora in vita, se dovrò morire in schiavitù, spero almeno che dopo la mia morte, a ciò che rimane degli Apache sia accordato il privilegio di tornare in Arizona.

Il desiderio di Geronimo fu esaudito solo in parte, non poté infatti vedere il ritorno della sua tribù in prima persona. Il presidente Roosevelt, per il cui insediamento Geronimo si era recato a New York, fece la vana promessa che avrebbe parlato del caso alle autorità competenti, aggiungendo però di non nutrire molte speranze. A Fort Sill Geronimo era una grande attrazione per i visitatori, che osservavano con compiaciuto orrore il capo apache, muscoloso e di bell'aspetto, delle cui imprese eroiche e delle cui crudeltà si era molto raccontato. Ora era diventato un pacifico contadino, la cui moglie malaticcia si occupava della casa, pieno di amore e di orgoglio per i suoi figli e che amava scrivere lettere ai fratelli della sua tribù, nella riserva di San Carlos. Nel 1903 si era convertito al cristianesimo e tutte le domeniche andava in chiesa, indossando abiti eleganti. Nel 1905, Geronimo si sposò per l'ultima volta. Nell'estate dello stesso anno, il 1905, aveva preso parte all'ultima caccia al bisonte, organizzata come uno "show". Nel 1908 girò per qualche mese il paese con il Pawnee Bill's Wild West Show. Si racconta che vendesse i bottoni d'ottone della sua giacca, per 1 dollaro l'uno, come souvenir, e che l'astuto capo durante la notte ne riattaccasse di nuovi. Il 17 febbraio 1909, Geronimo morì in una piccola capanna, vicino all'ospedale di Fort Sill. Poco tempo prima era stato sorpreso durante una cavalcata dal maltempo e aveva preso una grave polmonite. Appena prima della sua morte fece mettere il basto e imbrigliare il suo cavallo, poi afferrò le redini. Alla sua morte il cavallo fu ucciso. Geronimo, l'ultimo grande capo guerriero degli Apache, poteva ora andare nei territori di caccia eterni. Le sue spoglie furono sepolte nel cimitero apache a Cache Creek e sulla sua tomba fu eretta una piramide di pietra la cui punta era sormontata da un'aquila.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog
 

L'ULTIMO DEI MOHICANI

 

ALCE NERO (Hehaka Sapa)

L'Uomo Santo degli Oglala, 1863-1950


"Ho curato gli uomini con il potere che passò attraverso di me. Certamente, non fui io a curare, ma il potere del mondo divino, le visioni e le cerimonie mi fecero strumento attraverso il quale il potere giunse fino agli uomini"

"Se mai avessi pensato di averlo fatto da solo, mai il potere sarebbe passato attraverso di me. Cosi' tutto quello che avrei potuto fare sarebbe stato sciocco."

 

CAVALLO PAZZO

 

NUVOLA ROSSA

 

MASSAI

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

zebmakeypino.schiesaricarla.cesarini56costanza.bruschirrrrrtbantoniobisceglia31antcalisiBlackFrank51leonardo541marilenailluciano.leasogiancaciavaengelbethgiovanni_morandinigigidadamo
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi e commenti in questo Blog.
 
 

IL CANE

                 Cane
In passato era il servant/soldier che ha custodito le dimore della tribù e protetto loro dalla sorpresa di un attacco improvviso. Il Cane ha aiutato durante le caccie e durante inverni freddi quando non c'era ancora il cavallo. È un simbolo di lealtà, di amore incondizionato, di protezione e di servizio. La relativa medicina comprende la bontà loving dell'amico migliore e l'energia protettiva del guardiano.
Se il vostro animale di medicina è il cane, la vostra devozione verso la vostra famiglia ed amici è infinita. Ottenete la soddisfazione grande dalla rappresentazione del servizio ad altre, offrendo la vostra mano ad un amico nel bisogno. Una parola gentile, un carezza, un atto della media di bontà molto più a voi che le cose materiali. Tuttavia, ci è un rischio di venire ugualmente vicino all'altro lato: permettere che la gente li approfitti a causa della vostra natura delicata.

Il cane vi ricorda che la vostra lealtà dovrebbe sempre essere a lei, alla vostra propria verità. Vi ricorda che rispettando e onorando tutto ciò che Dio ha fatto vi permetterà di fare una vita pulita seguendo la sacred way.

 

LA FARFALLA

            Farfalla
La ricerca scientifica ha indicato che la farfalla è l'unica vita che è capace di cambiare interamente la relativa struttura genetica durante il processo di trasformazione. Quindi, è il simbolo di trasformazione totale.
La farfalla rappresenta un'esigenza di cambiamento e della libertà più grande ed allo stesso tempo rappresenta il coraggio: uno richiede il coraggio effettuare i cambiamenti necessari nel corso di sviluppo. La relativa medicina è collegata con l'aria e le alimentazioni mentali. Li insegna trovare la chiarezza nei processi mentali, organizzare i progetti o calcolare verso l'esterno il punto seguente nel nostro sviluppo interno.

Se la farfalla è il vostro animale di medicina, o se ritenete in qualunque senso attratto ad esso, questo significa che state aspettando per subire un certo genere di trasformazione. Esamini quale fase denomina la vostra attenzione più: l'uovo è l'inizio, la nascita di un certo progetto o idea. La larva è la decisione di manifestare qualcosa nel mondo fisico. Il bozzolo riguarda "la parte interna andante", con comprensione o lo sviluppo del progetto o l'idea. Rompersi del bozzolo significa che siete pronti al cambiamento e in armonia con il mondo intero. Una volta che capite la fase che siete sopra, potete scoprire e vivere la sacred way con la butterfly medicine.

 

L'ORSO

Orso
Sopporta il freddo dell'inverno, che può spiegare la loro associazione con "sognare lo spirito grande". La caverna dell'orso rappresenta il ritorno a madre terra. Inoltre suggerisce una funzione femminile forte, una di consolidazione e la protezione. I cuccioli di orso, possono stare sette anni con la loro madre prima della maturità raggiungente.
La gente con la medicina dell'orso è considerata da molti come autosufficiente e piuttosto si leverebbe in piedi sui loro propri due piedi piuttosto che chiedere aiuti ad altri. Spesso è considerata sognatrice. Molti hanno sviluppato l'abilità di prevedere le nuove cose, ma di conseguenza possono ottenere aggiornati nel sognare, realizzare piccolo i progressi nel risveglio della realtà.

La medicina dell'orso include il introspection, healing, solitudine, saggezza, cambiamento, comunicazione con lo spirito, morte e rinascita, trasformazione, corsa astrale, creatura dei sogni, misticismo.

 

IL CAVALLO

Cavallo
Il cavallo rivela in quasi ogni scrittura, folclore e realtà mythological. Ci è il Pegasus alato mitologico, il cavallo otto-fornito di gambe del dio Odin, gli stallions del dio indù del sole, gli stallions dei norvegesi di Apollo e così via. Molte leggende parlano del cavallo come potente veggente e percepire gli esseri umani con le medicine magiche. Nessun animale ha dato ad uomo la libertà di movimento fisica come il cavallo.
Se siete legati al cavallo, avete una medicina nel vostro spirito che è a volte difficile da controllare. Il cavallo è un simbolo di lealtà e di devozione, di amore e di fede incondizionata nel suo padrone. Dice che amate viaggiare ed ha più di un tocco di nomade nella vostra anima. Il cavallo è inoltre il vostro spirito del guerriero, il combattente impavidobrave che vi porta la sicurezza nei vostri viaggi, sia fisici che metaphysical.

La medicina del cavallo include l'alimentazione, lo stamina, la resistenza, la libertà di funzionare liberamente, controllo dell'ambiente, consapevolezza di medicina realizzata con la cooperazione allineare, espandente le sue proprie abilità potenziali, amicizia e la cooperazione, la corsa, la corsa astral, guardiano dei viaggiatori, avverte il pericolo possibile, guida a superare gli ostacoli, trascinatore e riferimento per molti.
 

 

LA TARTARUGA

Tartaruga
Molti nativi si riferiscono all'America del Nord come isola della tartaruga, perché le loro leggende dicono che quando la terra è stata coperta di acqua, la tartaruga si è tuffata alla parte inferiore degli oceani che portano sulla terra sulla relativa parte posteriore in modo che la gente abbia potuto avere una sede sicuro ed asciutta. La tartaruga è nel paese dovunque perché trasporta la relativa sede sulla relativa parte posteriore. Non è fissata ai posti, dato che è libero da cercare le nuove occasioni dovunque possano essere trovati. Quando percepiscono il pericolo, o sono nelle regolazioni scomode ed insicure, si ritirano nelle loro coperture e sono protetti.
Se avete medicina della tartaruga, stimate entrambi l'essere sacro della terra, delle acque della terra e della magia del cielo, dato che la tartaruga simbolizza entrambi la qualità al suolo di energia della terra e la magia del mystical. Usando l'energia della tartaruga può aiutarlo a realizzare l'equilibrio reale nella vostra vita e nel vostro spirito in modo che non otteniate "attaccati nel fango".

La medicina della tartaruga include un collegamento con il centro, le abilità di navigazione, la pazienza, connessione con il femminile, grande forza e potere di guarigioni, rispetto per gli spazi degli altri, idee nuove di sviluppo, buona protezione, fiducia in se stesso, la tenacia, difesa non-violenta.
 

 

LEGGENDE INDIANE

La creazione degli animali
C'era una volta Napi, che era l'aiutante del Sole: il Sole riscaldava la Terra mentre Napi faceva tutti i lavori di manutenzione. Un giorno Napi aveva terminato presto i suoi lavori, e dato che non era abituato a tenere le mani ferme, prese un blocco di argilla e cominciò a modellare con un blocco di argilla...
Una dopo l'altra fece le figurine di tutti gli animali della Terra. Era molto soddisfatto del suo lavoro: soffiò sopra ogni figurina, dando a ciascun animale un nome e un luogo da popolare sulla Terra.
Era rimasto un piccolo blocchetto di argilla. Napi lo pasticciò un po', poi fece un'altra figurina e disse: Ti chiamerai uomo, ed abiterai tra i lupi. Napi tornò al suo lavoro, ma un giorno arrivarono gli animali a protestare: il bisonte non riusciva a vivere in montagna perché era troppo ripida, le capre della prateria non amavano vivere nell'acqua, la tigre non si adattava vicino al mare e così via. Allora Napi ridiede a tutti nuove abitazioni, e questa volta furono tutti soddisfatti. Tutti, tranne l'uomo, che vaga dappertutto per trovare un luogo che lo soddisfi.

 

 

LEGGENDE INDIANE

La leggenda dell'aurora

Molto tempo fa in questo paese era buio fitto. Gli abitanti, tennero un'assemblea e decisero che occorreva una persona che fosse veloce a correre.: Scelsero Ghiandaia Azzurra.
Esso, si mise subito in moto in direzione di levante e finalmente giunse in una capanna di terra in un villaggio molto abitato a giudicare dalla quantità di capanne, ma nessuno in realtà era li, perché se ne erano andati ad una festa non molto distante. Entrato nella capanna trovò un bambino.. Ghiandaia Azzurra chiese al bambino:
"Dove sono andati?'".
Il ragazzo rispose:
"Sono andati via":
Nella capanna c'erano delle ceste di provviste contro la parete: Ghiandaia Azzurra indicò la prima cesta che vide li vicino e chiese:
"Che c'è in quella cesta?".
Il bambino rispose:
"Prima sera".
Poi indicò la cesta accanto dicendo:
"Che c'è in quella cesta?".
E il ragazzo rispose:
"Appena buio".
Le domande alternate dalle risposte si susseguirono, fino all’ ultima::
"Che c'è in quella cesta?".
Il fanciullo rispose:
"Aurora".
Allora Ghiandaia Azzurra afferrò lesto la cesta e se ne scappò di corsa!
Il bambino cominciò a gridare:
"Ci hanno rubato l'Aurora!".
La gente non fece caso alle urla del bambino poco distante, e continuarono a danzare.. Finalmente l’ attenzione di un abitante cadde sulle urla e disse:
"Il ragazzo grida che hanno rubato l'Aurora".
Tutti accorsero allora alla capanna e, spiegato l’ accaduto si misero presto ad inseguire Ghiandaia Azzurra verso ponente.
Egli andava verso ponente, sempre verso ponente.
Vicino alla Grande Valle lo raggiunsero.
Stavano per prenderlo; eran proprio sul punto di farcela, quando egli aprì la cesta e la luce volò fuori.

Aquila Grigia

 
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963