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Meno partiti, meno candidati, più qualità della politica

Post n°352 pubblicato il 03 Marzo 2010 da corvo_rosso_1

Ci sono troppi candidati in giro. Oltre mille tra regionali provinciali e comunali. Un esercito numerosissimo e costoso  che non serve alla democrazia, che, anzi, la intasa. Troppi candidati, troppe liste a destra,  a sinistra, al centro. Troppi partiti, soprattutto partitini, che nascono per scalare seggi e poi muoiono ad urne chiuse. È un sistema che non funziona, che non può funzionare, perché così com’é non garantisce nè rappresentanza nè qualità degli eletti.  La politica dovrebbe occuparsi di questo. Invece lascia correre.

 Alla Camera ed al Senato  votiamo ma non scegliamo candidati imposti dai vertici ristrettissimi di partiti tutti, più o meno padronali. Ne deriva un Parlamento di “nominati”, una rappresentanza politica distinta, distante o addirittura estranea al territorio che rappresenta.

 Per le Regioni, ma anche per Comuni e Provincie, accade il contrario. La quota dei “nominati” è ridotta, il grosso della rappresentanza si sceglie col voto di preferenza, cioè decide l’elettore, ma il campo è così vasto, i nomi così tanti, le liste, i simboli, le sigle talmente numerose che alla fine ci si perde ed il voto di preferenza , che in se sarebbe un ottimo sistema, diventa merce di scambio. Esiste un mercato delle preferenze, esiste un costo per accedervi, spesso si scivola nell’illegalità o peggio.

Nel primo caso, dunque, verticismo assoluto, nel secondo, deteriore democraticismo. In entrambe i casi bilancio in perdita per il cittadino elettore, per la qualità della politica, per lo spessore della democrazia. Tutto questo è noto, la politica se ne dovrebbe occupare, ma fa finta di niente e tira a campare. Prendiamo il caso della Campania. Dopo tre lustri o quasi di centro sinistra è necessario, urgente, indispensabile un rinnovamento radicale. Ma, senza modificare il sistema, anche col cambio di guardia e la vittoria del centro destra, ci sarebbe da dubitare. Occorre dunque un impegno personale che Stefano Caldoro, in sostanza, ha già sottoscritto quando, tra le priorità del suo programma, ha indicato la riforma istituzionale locale: area metropolitana, deleghe alle Provincie, valorizzazione del Consiglio Regionale, più governo meno gest Tutto questo è noto, la politica se ne dovrebbe occupare, ma fa finta di niente e tira a campare.ione. Insieme a questo urge  riordinare e razionalizzare il sistema della rappresentanza, sfoltendolo, semplificandolo, alleggerendolo, sburocratizzandolo. Meno partiti, meno candidati, più qualità della politica.

 
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