corvo rosso
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Liste pulite e ipocrisia nuovista
L’on.le Bersani dovrebbe sapere che in democrazia quando si tratta di scegliere tra regole e diritti non si cancellano i diritti ma si cambiano le regole. Giusto, quindi, che nel Lazio ed in Lombardia si cerchi la soluzione, anche politica, per riammettere le liste del Pdl e di Formigoni. Sarebbe uno sfregio il contrario e sarebbe stato bello se fosse stata proprio Emma (Bonino) a battersi per la riammissione delle lista avversaria in nome del celebre principio volterriano. Purtroppo così non è stato. Ciò non toglie che il Pdl è l’unico responsabile del pasticcio in cui è finito e che è auspicabile che ne tragga profitto per il futuro.
Moralità della politica. Prima di ogni elezione se ne torna a parlare con riferimento alla sospettabilità dei candidati, ma a sproposito. L’argomento è serio ma viene strumentalizzato e diventa arma di lotta nel conflitto tra politica e magistratura, tra i partiti e dentro i partiti. Il terreno è scivoloso perché la politica rischia di delegare la formazione delle liste alle Procure ed ai media. Ragione e buon senso consiglierebbero di valutare caso per caso, con la responsabilità delle scelte, poi, rimesse al vaglio del voto. Una politica “forte” nel senso di autorevole, non consentirebbe ad altri poteri intrusioni nelle sue scelte. Invece dopo tutto il gran chiasso sulle liste pulite i risultati non sono quelli di un bucato col dixan. La lavatrice non ha funzionato e non poteva a causa del calcare dell’ipocrisia e della malafede di una politica residuale e sotto schiaffo. Caso diverso è quello delle condanne definitive, che non sempre sono vangelo ma rappresentano un punto di arrivo. Ha fatto bene il Consiglio dei Ministri a proporre la legge che vieta di candidare per un certo numero di anni i condannati anche in assenza di provvedimenti interdittivi. Ma la soluzione del problema è il rinnovamento della politica che non si ottiene con un bolso nuovismo che è il contrario del cambiamento. Occorre rimettere mano al “pensiero”, questo sconosciuto della politica odierna, al pensiero politico, a idee nuove per soluzioni innovative di problemi complessi ed apparentemente inestricabili come quelli che abbiamo di fronte. Non è vero che serve meno politica. Di quella buona ne serve di più, e servono politici che non temono la momentanea impopolarità di scelte dolorose e necessarie e che, anzi, hanno il coraggio di farle. La politica è la ricerca del consenso per fare e se necessario cambiare, non per galleggiare e restare nel palazzo. E che la moralità della politica dovrebbe consistere nel mantenere gli impegni presi con gli elettori. Cosa che invece, a prescindere dalle liste più o meno “pulite”, quasi mai accade.
Tra i tanti problemi che sono sul tappeto, un approccio di questa natura si imporrebbe per il Mezzogiorno, non più una “questione” ma una grave patologia, che rischia di scivolar via dall’Italia e dall’Europa se non interviene una cura da cavallo fatta di scelte lungimiranti, di premi al merito ed alle capacità e di richiami forti alle responsabilità.
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il 21/05/2011 alle 07:19
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