Creato da mat143 il 07/04/2013

Ruote Tassellate MTB

Il blog della Mountainbike vista da dietro

 

 

Granfondo D'autunno 2015

Post n°22 pubblicato il 06 Ottobre 2015 da mat143
 
Foto di mat143

Nessuna possibilità per il discesista.

 

Bellissima gara anche quest'anno.
Nuova la location e buona scelta dei percorsi oltre che la struttura generale della gara nel complesso piuttosto dura per le notevoli inclinazioni delle parti in salita.

Ed ecco il punto che mi ha fatto ragionare durante la gara. Ragionamento che più volte mi era balzato alla mente ma che stavolta aveva acor più un senso visto che giocavo in casa, che ero molto preparato, che c'erano tratti tecnici in discesa e io sono un discesista.

Il punto è che ogni granfondo è strutturata in modo che il discesista ne esce sempre svantaggiato a scapito dello scalatore che a un terzo di gara si trova sempre in testa dato che tutte le granfondo iniziano con una salita che viene definita "di selezione".

Già, selezione che purtroppo ogni volta destina i discesisti alle retrovie e da strada libera agli scalatori i quali sono liberi di fare un bel tappo alla prima difficoltà in discesa e a quelli dietro non resta che rimanere in coda e buttare minuti e minuti di gara perlopiù proprio nei tratti dove il discesista potrebbe dire la sua. 

Ecco che anche stavolta mi sono dovuto accontentare di chiedere permesso alle buonanima che comunque non mi hanno gentilmente lasciato passare come se non fosse un mio diritto scendere in sella quei punti dove ciclicti che forse usano la bici da corsa tutto l'anno non sono in grado di fare se non a piedi.

Ritengo che non vi fosse nessun punto che un mountainbiker non dovrebbe essere in grado di affrontare in sella. Ma posso capire che qualcuno ritenga magari essere un rischio inutile farlo.

Fatto sta che anche stavolta è andata così e la mia gara che doveva avere tempi sotto le tre ore è diventata la solita gara da tre ore e dieci.

Se non fosse che il blog stesso ha un sottotitolo che dedica commenti alla mountaibike vista da dietro avrei di che incazzarmi.

Nessuno si sognerà mai di creare un tappo in salita dove se provi a mettere un piede a terra in un momento di difficoltà senti le bestemmie farti vento dietro le orecchie, mentre è normale prassi bloccare tutto in ogni discesa un po' difficile e non permettere a chi sta dietro e potrebbe passare in sella a tutta velocità di fare la propria gara.

Aldilà di queste mie sciocche disquisizioni faccio i complimanti agli organizzatori per la bella gara ben organizzata e presidiata e per il bellissimo e tosto percorso che hanno saputo ricavare fra le colline della priferia cittadina.

 

A fine gara sono tornato alla macchina e l'ho trovata scassinata dai ladri, ma questa è una storia per un altro blog.


FRA:




 
 
 

E Ben Sa Ghe Enduro 2015

Post n°21 pubblicato il 05 Settembre 2015 da mat143
 
Foto di mat143

Dopo una gara di enduro nulla sarà mai più come prima.

 

Niente meglio di questa frase può incarnare le sensazioni che una gara di questo tipo posso dare all' atleta che prova questa esperienza e anche quest' anno non è mancata la conferma per una manifestazione che definire stupenda non sarebbe che il minimo.

La cornice che l'ambiente di Lugo di Grezzana offre, il meteo che quest' anno ci è stato amico nonchè il clima che nell'enduro a differenza delle altre specialità si respira, hanno contribuito assieme a rendere questa giornata di sport e amicizia perfetta.

Non certo ultima l'impeccabile organizzazione del comitato di Lugo che si occupa di mantenere fruibili i tracciati per tutto il periodo dell'anno con manutenzione e pulizia.

Ma veniamo a noi e alla gara.
Perfetta la scelta e la disposizione delle quattro prove speciali con l'inserimento di una variante inedita alla ps2 (ex ps1 delle passate edizioni) denominata Cavraroi che ha innalzato non di poco il tasso tecnico della gara con quattro passaggi "non per tutti" da affrontare con le dovute dosi di tecnica e coraggio e allungando il tracciato fino agli otto minuti per i più lenti, tempo che può piegare l'atleta più allenato.
Proprio in uno di questi passaggi ho giocato il mio primo jolly con una caduta priva di conseguenze.

 

Niente male neppure l'idea di iniziare con la ps "Castei" nota come molto tecnica, anche se questo ha provocato in molti una partenza molto più tesa col rischio di affrontare le prime insidie senza la giusta concentrazione.

Ps3 replica del 2013 senza grosse difficoltà essendo asciutta a differenza di due anni fa quando il transito sulle rocce umide creò non prochi problemi con numerosi incidenti.

Ps4 favolosa replica del 2014 e composta da più percorsi fra cui il "pistin", una sorta di mini bike park nel quale sono state concentrate le principali difficoltà tecniche che si incontrano nella guida in discesa come le curve con appoggio, i passaggi ad U stretta i salti.
Ho apprezzato molto l'inserimento di una pedana in legno all'interno del primo doppio salto che permetteva un passaggio veloce anche ai meno avvezzi al salto come me.

In tutte le prove ho abbassato i tempi dello scorso anno con la stessa bike quindi soddisfazione piena mettendo in conto una caduta con 360 sulla ps2 ma soprattutto l'ingresso di una vespa che alla ps4 mi è entrata nel casco ed ha cercato di entrare nell'orecchio con comprensibile panico da parte mia che ho dovuto fermarmi e sfilare il casco per farla uscire limando lo stesso cinquanta secondi al tempo del 2014!

Inossidabile la vittoria di Modesti che replica per la terza volta e che quest'anno ha girato con tempi molto vicini a quelli dell'ospite Sottocornola vero divo della manifestazione.

Che dire, ragazzi continuate così e speriamo che l'enduro prenda piede anche nel veronese.   






 
 
 

Granlessinia Epic 2015

Post n°20 pubblicato il 27 Giugno 2015 da mat143
 
Foto di mat143

Era qualche mese che preparavo fisico e mente per affrontare questa nuova avventura.
Prima di tutto andava scelto con cura il mezzo, poi l' abbigliamento ed infine l'equipaggiamento.
Incredibile a dirsi sarebbero state proprio queste scelte a condizionare l'esito dell'impresa.

Per sceglere il mezzo sono serviti i sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti la gara in modo da poter stabilire quale tipo di terreno fosse predominante e se le salite fossero da considerare impegnative a discapito della comodità di poter effettuare discese seduti in sella di una bici più pesante ma più comoda.
Il quisito era infatti capire se era possibile affrontare i primi cinquanta kilometri di salita con una comoda biammortizzata da quattordici kili sfruttando la maggiore forza fisica a disposizione nelle prime ore di gara per poi avere a disposizione un mezzo con il quale gettarsi in discesa a velocità superiori in sicurezza e con la comodità di affrontare il percorso potendo riposarsi seduti in sella.
L'alternativa era invece sfruttare il vantaggio di una front da dieci kili in salita risparmiando energie per poi gestirla in discesa dove la freschezza e la lucudità sono essenziali.

Dopo vari test e non senza dubbi ho optato per la soluzione front '29 carbonio per il fatto che le lunghissime discese solo in brevi tratti diventavano tecniche oltre che per il fatto che i quattro kili che risparmiavo avrei potuto portarli nello zaino come equipaggiamento.

 

Altri elementi fondamentali per una gara di così alto kilometraggio ed effettuata in gran parte la notte era la scelta di una sella e di un impianto illuminazione all'altezza della situazione.
Nessun dubbio per la prima.
Sperimentata alla sedici ore di Santa Viola nel 2010 dove con Stefania Bignozzi conquistai il terzo posto sul podio la scelta va sulla SMP Glider, un capolavoro della tecnologia e della manifattura veneta.

Per l'illuminazione non avevo esperienza e perchè le endurance notturne che avevo fatto finora erano parzialmente illuminate.
Niente a che spartire con una situazione di estrema oscurità che avrei dovuto affrontare senza l'ausilio della presenza della luna che il 20 giugno si sarebbe presentata al primo quinto.

Qui ho dovuto fidarmi delle offerte sul mercato ma il risultato che la tecnologia ha raggiunto ai giorni d'oggi è incredibile.
Visto il numero di ore da affrontare al buio ho optato per luci alimentate da batterie alkaline e non ricaricabili per avere la certezza di una autonomia infinita e la scelta è stata centrata in pieno.
Il faretto da casco della Black Diamond da 130 lux leggerissimo commercializzato da Decathlon si è dimostrato fenomenale. 
Una potenza illuminante inaudita e una durata che non ha richiesto neppure il cambio pile nonostante sia rimasto acceso tutta notte.
Eccellente anche il fanale da manubrio della Trelock commercializzato da Bep's il quale ha un fascio bianchissimo ma un po' troppo concentrato. In aggiunta ho abbinato quindi una torcia Ultrafire a fascio allargabile ed il risultato è stato eccellente. 

Immancabile la mia action cam per documentare l'impresa.

LA GARA

 

Prima sorpresa della serata è stato il meteo che mezz'ora priama della partenza ha deciso di smettere con la pioggia ed aprirsi in un gesto di clemenza nei nostri confronti.
Seconda sorpresa il fatto che a partire eravamo solo in tre!
Tutti gli iscritti alla notturna avevano optato invece per la partenza del sabato mattina.

Niente di grave dal mio punto di vista dato che avevo sempre ragionato come ad una gara da affrontare in completa solitudine.
Ad arrichhire il gruppetto dei tre anche un ciclista abitante ad Ala di Trento che ne aprofittava per farsi accompagnare fino a Passo Fittanze e poi svoltare verso casa.

La prima cosa a darmi nell'occhio alla partenza sono stati gli scarsi equipaggiamenti degli altri partecipanti.
Mentre io partivo con un giubbino invernale addosso e portavo con me nello zaino tre maglie tecniche invernali, un kit completo antipioggia, pantaloni invernali e un giubbino da skipper, loro partivano in maniche corte e con uno zainetto dove vi era lo spolverino e i manicotti.

La verità è che il percorso decreterà poi che tutti e tre abbiamo sbagliato qualcosa.

 

Le lunghe salite dei primi trenta kilometri fanno si che partire col giubbino invernale non fosse l'idea migliore.

La notte nel frattempo si fa nerissima. Davanti a me solo i fanalini rossi dei miei compagni d'avventura.

 

Arrivati poco prima di Cerro Veronese ci aspetta una discesa piuttosto tecnica da affrontare in notturna e qualcosa va a colpire il deragliatore spostandolo in modo che la catena va a sfregare e metà cambi sono inutilizzabili.
Devo fermarmi e con il kit di riparazione allentare il deragliatore e cercare di riallinearlo, cosa non semplice di giorno in officina figuriamoci di notte per strada.
La sosta mi è fatale. Il giubbino invernale è bagnato fradicio il che mi insegna che ho sbagliato l'abbigliamento di partenza e avrei dovuto scegliere qualcosa di più leggero.
Con il freddo intenso tutto l'abbigliamento si trasforma in un blocco bagnato e gelido.
Sono costretto a togliere tutto ed a giocarmi il primo cambio abiti già adesso.
La cosa non era per nulla prevista e mi scuote profondamente. Molte delle mie sicurezze su come avevo organizzato tutto nei minimi particolari iniziano a vacillare nella mia mente. Se mi trovassi nella stessa situazione fra qualche ora quando sarò in alta quota ed il freddo sarà ancora più pungente non avrei più la possibilità di riscaldarmi con abiti caldi e asciutti.
Provo a ripartire direzione Bocca di Selva, Tracchi,  le campane rintoccano la mezzanotte.
Le gambe non girano, la tesa non mi aiuta, i pensieri sono tutti negativi. La solitudine fa il resto.

Insisto per qualche kilometro ma dentro sento già aria di sconfitta. Più mi alzo di quota e più il freddo si fa sentire e scatta la paura.

Venendo a mancare la condizione mentale il fisico cede.
E' l'una, ho davanti ancora molte ore. Tento una alternativa al ritiro. Mando un sms all' organizzazione per informarli che intendo fare una variazione sul percorso nel caso a qualcuno venisse in mente di cercarmi.
Imposto sul Garmin Passo Fittanze e mi fido di lui. 21 Km dice. In questo modo intendo tagliare le quote più alte della lessinia senza togliere troppi kilometri al percorso originale con l'intenzione di completarlo comunque.
Procedo con calma, ora l'importante è rimanere lucidi e non commettere errori perchè davvero sono solo e nessuno ha idea di dove sono.
Il navigatore mi fa perdere molta quota poi ad un tratto si ricomuncia a salire per molti kilometri.
Ogni tanto il sistema di navigazione si spegne ma la cosa è nota, lo ha sempre avuto il difetto. Il problema è semmai che mi fa perdere il filo dei miei calcoli sulla tabella di marcia, ma poco male. Ho anche l'Android a tampone, con mappe off line.

 

 

Finalmente Passo Fittanze. Il tornante, il monumento.
Ora si sale la sterrata della Lessinia Bike che conosco molto bene. E' ancora buio ma mi sento a casa ora. Quei sentieri li ho battuti decine di volte.
Fra non molto sarà l' alba e lo spettacolo sarà da togliere il fiato. Ci sono tre gradi.

 

I due ragazzi che mi precedevano non dovrebbero essere lontani dai miei calcoli. Cerco di scrutare la vallata per scorgere qualche luce in movimento ma niente.
Forse sono arrivato tardi.
Mi fiondo direzione Fosse e poi su a Breonio cercando di recuperare un eventuale ritardo ma dopo un po' rinuncio e ritorno ai miei ritmi.
La parte in cresta sopra Breonio è molto impegnativa e molto pericolosa.
La faccio gran parte a piedi. Una caduta potrebbe essere fatale.
Il precipizio nero non promette nulla di buono. Sono almeno settecento metri di salto nel vuoto.
Comincio a capire forse il come mai gli organizzatori avessero deciso all'ultimo di tagliare questo pezzo facendo una deviazione a Sant'Anna d'Alfaedo.
Purtroppo il file della deviazione non era stato pubblicato sul sito per questo ho deciso di seguire il percorso originale.
Da Paroletto a Monte, San Giorgio, Gargagnago si va giù a tutta. Ormai il cielo è chiaro. La stanchezza non si fa ancora sentire grazie alle tante ore di preparazione, ma le discese non sono per niente semplici e la schiena mi fa rimpiangere l'assenza di un ammortizzatore posteriore.

 

Una volta risalito a Marano di Valpolicella sembra fatta ma non è così.
Per andare a Torbe bisogna prima riscendere la vallata fino a Valgatara e risalire l'intera collina. Ormai è giorno.
Si passa Negrar lasciandolo sotto di noi e si punta Novare, Arbizzano, Parona.

All'arrivo molti ciclisti si preparano alla partenza dela gara della domenica mattina.
Mi guardano. Ho addosso il giubbino da vela, i pantaloni lunghi. Ho faretti appesi ovunque. Non c'è dubbio che torno dalla Epic Notturna.
Mi chedono com'è andata ma cerco di rimanere sul vago. dentro di me l'amarezza della sconfitta.

Di li a poco arrivano i due concorrenti di Lecco. Li avevo anticipati al passo forse di un quarto d'ora.
Gli racconto un po' della mia avventura e mi confidano che se avessero avuto un gps e non fossero stati costretti a navigare attraverso i cartelli avrebbero fatto la mia stessa scelta essendo partiti con equipaggiamento estivo e avendo patito un freddo infernale.
Poi mi raccontano di aver sbagliato un cartello ed aver fatto anche loro la parte alta di Breonio.
Un po' le loro parole mi consolano. Talmente infreddoliti e scioccati hanno saltato due timbri di controllo e si trovano ad avere gli stessi che ho io sul mio cartellino.
Al loro posto mi sarei sentito morire dopo un impresa simile.

Per quanto mi riguarda 142 km in 11 ore e 20 minuti.
Una notte che non dimenticherò.

Un grazie a tutta l'organizzazione per l'esperienza vissuta. Un numero immeritato di iscritti per un lavoro fatto in modo davvero certosino e appassionato con cartelli addirittura fluorescenti per il percorso notturno.

Un lavoro di "frecciatura" del percorso davvero impressionante che secondo me in manifestazioni di questo tipo andrebbe eliminato per togliere un impegno immane agli organizzatori. Il tutto dovrebbe essere gestito solo attraverso il gps che ormai tutti hanno o si trova comunque a prezzi abbordabili anche usato in rete.

Francesco.

 
 
 

Granfondo d'autunno Benini Auto 2014

Post n°19 pubblicato il 30 Settembre 2014 da mat143
 
Foto di mat143

Eccoci arrivati alla classica di fine stagione.

Una gara che da sempre preoccupa qualsiasi biker l'abbia provata almeno una volta perche cade in un periodo dell'anno dove le condizioni del tracciato iniziano a modificarsi e la particoraità del percorso di questa gara è quella di avere discese ad alto tasso tecnico proprio per l'asperità del fondo roccioso che in caso di minima umidità diventa veramente molto insidioso e non manca di mietere qualche vittima ad ogni edizione.

 

Il percorso è molto nervoso e composto da più salite e più discese tutte molto particolari e diverse fra di loro.

Spicca fra tutte la lunga discesa che scende Villa Novare con curve tutte a parabolica e passaggi molto veloci, da guidare tutta d'un fiato ma con sorprese improvvise come salti in traiettoria o insidiosissime radici d'albero. 

Si accodano altre più brevi discese ma con tratti molto ripidi e rocciosi dedicati solo a bikers con buon livello di guida.

Ho affrontato la gara con ancora più calma del solito perchè reduce da una settimana di febbre e questo ha ancor più accentuato il fatto che saper andare in discesa in una gara come questa faccia veramente la differenza.

Uscire da allenamenti e gare  su tracciati Enduro ha alzato notevolmente il mio livello di percezione della difficoltà di un percorso tanto che sulla gara granfondo Benini di quest'anno mi sono trovato perfettamente a mio agio complice anche il sole di questi ultimi giorni che ha contribuito a rendere asciutte le rocce donandogli il giusto grip per poterle affrontare in sicurezza.

 

E così è stato.  Mi sono trovato spesso ad aver perso di vista gli avversari davanti a me in salita per poi superarne manciate in fase di discesa dove non sono mai sceso di sella e dove ho dato veramente il meglio di me.

Abituato a scendere con la enduro da ventisei pollici ho trovato fin troppo facile scendere fra le rocce con la mia xc da ventinove, e non sento di aver giocato neppure il canonico jolly che normalmente in qualsiasi gara si è costretti a sfoderare.

Il ruotone non mi ha fatto rimpiangere le sospensioni da 150 della mia endurona e non ho mai percepito sensazioni di pericolo il tutto tramutatosi in divertimento puro.

La vera soddisfazione di quest'anno penso sia proprio l'aver completato tutta la gara senza mai essere sceso di sella in nessuna discesa, cosa che ho dovuto fare invece in salita ma non per problemi di guida bensì per insufficienza di gamba congenita.

Così sulla salita nel bosco dopo villa Novare ho dovuto spingere per una cinquantina di metri a piedi ma credo di non essere smentito se dico che pochi sono riusciti a scalare quel tratto veramente aspro e complicato con la stanchezza nei muscoli.

Credo che sia stata la giusta gara per chiudere la stagione anche quest'anno, e i commenti di ammirazione che ho sentito fra il pubblico mentre scendevo fra le rocce unico a rimanere in equilibrio sulla mia bici rimane la soddisfazione più grande.

Chiudo con un grazie alle persone che hanno dedicato il loro tempo a sistemare il percorso che due mesi fa era inaffrontabile e un altrettanto doveroso ringraziamento va anche a chi dedica il proprio tempo per rimanere sul tracciato a dare assistenza durante la gara.

Nonostante io sia transitato nelle ultime posizioni ho trovato persone gentili e pazienti ad attendere anche il passaggio degli ultimi, puntuali a segnalarmi eventuali punti pericolosi o a raccomandarmi di tenere il lato giusto del tracciato per non rischiare.

Un ragazzo posto in fondo valle ha avuto perfino la premura di appoggiarsi a me per evitare che prendendo una roccia in diagonale scivolassi via nonostante prima di me fossero passati già duecento atleti. Non ho mancato di ringraziare tutti mentre passavo e ho ricevuto da tutti risposta. E' stata una domentica di meraviglioso sport, natura ed amicizia.

FRA:

 
 
 

E BEN SA GHE' ENDURO 2014

Post n°18 pubblicato il 15 Settembre 2014 da mat143
 
Foto di mat143

Anche quest'anno grande successo per la spettacolare manifestazione organizzata magistralmente dal gruppo Teste di Marmo di Lugo di Grezzana e alla quale non potevo mancare dopo la bellissima esperienza dello scorso anno.

Due le giornate previste per la competizione divise in un prologo serale svoltosi sabato sera fra le vie del centro di Lugo come nella tradizione delle più importanti gare della specialità, e da quattro prove speciali da disputare la domenica mattina fra le montagne del comprensorio che sale per i paesi di Lumezzane ed Arzerè.

Notevole anche la partecipazione come ospite d'onore del grande campione internazionale Sottocornola che con la sua prestazione ha contribuito a mettere ogniuno al proprio posto dividendo gli umani dagli extraterrestri.

Ma veniamo alla cronaca dei fatti.

Una lista di partenti ben diversa quest'anno complice un percorso innalzatosi a livello tecnico e l'inserimento di regolamentazioni che caratterizzano le gare specifiche di enduro, con l'obbligo dei dispositivi di sicurezza previsti da quel tipo di specialità e un percorso ancora più selettivo a livello tecnico e di difficoltà. Diversamente era sata invece usata la "manica larga" lo scorso anno mantenedo un percorso leggermente meno impegnativo (con possibilità di tagliare in alcuni punti particolarmente ostici ) e permettendo a biker con dotazioni XC di partecipare in una classifica al oro dedicata.

Niente sconti invece quest' anno appunto e questo ha determinato la presenza di una lista partenti specializzati nell enduro innalzando la qualità generale della gara.

Anch'io ho deciso di adeguarmi presentandomi in gara con una bicicletta quest'anno all'altezza della situazione.

Il prologo.

Molto apprezzata da tutti l'idea di istituire una prova speciale brevissima ma molto intensa da disputarsi il sabato sera.

Da parte mia l'unica discriminante è stato il calare delle tenebre, cosa che peraltro avevo per fortuna previsto attrezzandomi con un potrente faretto che ha svolto egregiamente il proprio scopo.

Certo dopo aver visto la partenza di Sottocornola sulla lunga scalinata a molti di noi sarebbe venuta la tentazione di abbandonare tutto e tornarsene mesti a casa.  L'averlo visto pedalare sulla scalinata e forzare con le braccia per spingere ulteriormente con il peso del corpo, ci ha fatto letteralmente rizzare i capelli.

 

 

Per quanto mi riguarda ho optato per la giusta dose di prudenza soprattutto nel tratto erboso che non mi dava la sensazione di sufficiente grip da poter affrontare la secca curva a sinistra con sufficiente sicurezza.

Arrivato alla seconda scalinata ho dovuto giocare un Jolly sbagliando l'ingresso sul terzo scalino e finendo sul bordo sinistro della discesa fuori completamente dalla traiettoria dei gradini.

Una volta in fondo alla stessa ho cercato di tenermi molto a sinistra per evitare l'impatto con la canaletta dell'acqua che scendeva a destra e che durante le prove mi aveva tagliato il pneumatico anteriore costringendomi ad usarne uno di scorta ma consumato, cosa che pagherò soprettutto all'indomani in gara.

Per il resto tutto liscio compresa l'ultima curva dopo l'ultima scalinata dove anche qualche asso ha involontariamente fatto il dritto.

 

 

Ma veniamo alla gara di domenica.

 

Primo trasferimento "mortale" nonostante lo spiker annunciasse ai nastri di partenza un tragitto di 5 km non particolarmente impegnativi.       Io già lo sapevo perchè la PS1 era la stessa dell'anno scorso.      Quei 5 km erano più o meno il doppio e avendo a disposizione poco più di un ora per arrivare alla partenza significava mantenere una media superiore ai 10 kmh cosa non semplice per chi come me aveva lo zaino, due caschi, sacca idrica, integratori di zuccheri, due camere d'aria, set di attrezzi, spolverino e maglietta, cellulare, kit gonfiaggio rapido con due bombolette di CO2, gomitiere e per finire ok, ve lo confido visto che siamo fra amici.. avevo perfino due raggi e una pomata per gli improvvisi attacchi di emorroidi.  I raggi non so come avrei avuto il tempo di cambiarli in caso di rottura.

A proposito dell'avere due caschi devo purtroppo attestare che molti fra i biker partiti con il solo integrale per essere più leggeri se lo sono poi tolto durante il trasferimento ed avrebbero meritato la squalifica se le regole sono regole..

Più di un biker è arrivato alla PS1 sconvolto, e questo è un fatto inopinabile.    Io ho avuto il tempo necessario per cambiarmi e prepararmi psicologicamente ma da scarso scalatore quale sono avrei avuto bisogno di cinque minuti in più per ritornare lucido.

PS1

Alla partenza della PS1 ho capito subito che la taratura che avevo scelto per la forcella anteriore era sbagliata e mi avrebbe dato parecchie grane.

La bici era un cavallo impazzito anche a causa della gomma anteriore deteriorata (quello buona l'avevo tagliata al prologo) che avevo deciso di tenere a 2.3 per non incorrere in pizzicature sulle spigolose pietre che caratterizzavano tutte le PS:

Tento quindi di modificare l'assetto con delle regolazioni in corsa ottenendo giovamento dando due scatti al freno di ritorno e rendendo l'avantreno più gommoso.

 

 

Sul gradone ad un quarto di percorso passo senza difficoltà ed è la conferma che l'assetto è ritornato ad essere gestibile.

Altro errore quello di aver optato per correre senza tendicatena. nella PS1 devo fermarmi addirittura tre volte perchè la stessa nell'eccessivo sbattere s'incastra fra telaio e corone.

Un disastro totale tanto che ad un certo punto, assillato dal concorrente che mi seguiva e che ormai mi aveva raggiunto grazie alle mie continue soste, per cercare di non farmi recuperare rischio un dritto colossale e finisco ai bordi di un brutto strapiombo nel bosco.

Il concorrente mi passa e la PS1 è ormai compromessa.                                                A mettere la ciliegina sarà un ulteriore dritto sulla roccia a venti metri dalla fine dove bisognava ancicipare la curva a destra per poi chiudere a sinistra con l'arrivo.   Il tabellone pubblicitario si arrotola al manubrio e perdo ancora tempo per districare la bici e ripartire.

 

PS2

 

La PS2 è corta ed è l'unica che, dopo averla provata, ricordo tutta a memoria.

Non sbaglio niente. Decido solo di moderare la velocità e di guidare più elastico.

La partenza è bella e veloce con un piccolo salto dopo una decina di metri che fa prendere subito velocità.       La prova è anche molto tecnica per chi ha normali doti discesistiche.

I tre gradoni decido di farli sbracciando sul primo e copiando invece gli altri due, soluzione non molto veloce ma sicura ed efficace.

Passate altre insidie minori determinate da gradoni naturali per i quali basta solo memorizzare il punto esetto di passaggio, rimangono i due strettissimi tornanti.

Ho deciso di farli con la tecnica della derapata in frenata rimanendo col peso molto all'interno e posando il piede alla motocross.

La tecnica funziona e supero brillantemente i due ostacoli fiondandomi al finish senza altri problemi.   La prova risulta perfettamente eseguita.

 

 

Dopo la PS2 altro impegnativo trasloco di massa in quel di Arzerè con una risalita di tutto rispetto soprattutto dopo aver messo a dura prova gambe e braccia sulle due PS appena concluse.      Un biker giace sdraiato per strada colpito da crampi ed aiutato da un compagno di avventura.  Un altro stà effettuando il trasferimento spingendo la bici con la ruota anteriore a terra. Forse qualcuno sta venendo in suo aiuto con qualche ricambio.....

 

PS3

 

Sulla PS3 devo essere sincero, ho avuto paura di farmi male.

Il traccito era molto corto ma caratterizzato da rocce , gradoni e radici che rendevano il fondo molto scivoloso.

Dopo un piccolo tratto di single si curvava a destra e si attraversava una distesa di pietroni mal disposti e scivolosi per poi proseguire su dei veloci rettilinei intervallati da curve a gomito dove era veramente difficile avere il controllo del mezzo. 

In tutta la prova non riesco a governarmi mantenendo la giusta traiettoria.

Cado più volte, sbatto il manubrio sulle rocce, i pedali spesso cozzano contro le pietre sporgenti.   Una prova davvero dura da portare a termine incolumi.

Sulla esse finale arrivo con la bici in contro sterzo ed esco nuovamente dalla traiettoria perdendo un sacco di tempo. Il risultato è una prova molto mal riuscitami dove il biker di Boscochiesanuova che partiva dopo di me nuovamente si trovava alla fine a vista d'occhio poco dietro. 

 

Ultimo trasferimento di una ventina di minuti e si arriva alla partenza dell'ultima crono.

Molti biker della mia età erano decisamente preoccupati per la stanchezza fisica e la lunghezza della PS4.

Io per primo sono nervoso.  Le braccia a fatica riescono a reggere ancora gli scossoni al manubrio e si fanno sentire i primi sintomi di crampi agli adduttori delle cosce, muscoli che si usano per modificare la traiettoria della bici in corsa e quindi di importanza vitale.

 

PS4

 

Si parte cou un ingresso nel sottobosco che da accesso ad un fondo fangoso dove in una delle ripide discese perdo l'anteriore schiantandomi a fondo valle e sprofondando nel fango .

Mi rialzo e seguo quello che è il letto di un torrente con due dita d'acqua e tempestato di scivolosissimo pietrame.          Toltomi d'impaccio dal sottobosco di affrontano alcune varianti con attraversamenti di strade e di corti rurali, discesa di scaloni in legno e single track boschivi per poi arrivare al famoso Pistin dove l'unica regola è andare forte.

Le paraboliche e le cunette naturali ed artificiali sono uno spasso unico.

Peccato essere troppo stanchi per poter veramente godere del tracciato permanente ricavato dai locali.

A concludere vi è anche l'immancabile pedana che proietta la bici su una discesa seguita da una rispettiva risalita che se affontata alla giusta velocità permette di saltare di nuovo.

 

Per finire il tratto del "Garsen" caratterizzato da un fondo scassato e insidiosissimo e da curve secche ostacolate da alberi in traiettoria da evitare con spostamenti del corpo.  Una di queste pietre sporgenti mi fratturò l'anno scorso il mignolo di un piede.

 

Arrivati.

Tirate le somme della gara non resta che il riconoscimento che va al comitato organizzatore dell'unica gara enduro a livello locale organizzata nel territorio veronese.  E' a loro e alla loro passione che va il mio ringraziamento per il bellissimo weekend trascorso all'insegna di questo meraviglioso sport.

Non ultima considerazione è l'aver visto all'opera un vero campione come Sottocornola che ha fatto intendere qual'è il livello tecnico e atletico a cui si attengono le manifestazioni a livello internazionale.  

Tutti i presenti sono rimasti sbalorditi e allo stesso tempo estasiati da tanta semplicità e allo stesso tempo professionalità espresse dal campione.

FRA:

 
 
 
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