Creato da jackwiz il 10/06/2007

Da 0... a 1

Io ho bisogno che qualcuno abbia bisogno di me, ecco cosa. Ho bisogno di qualcuno per cui essere indispensabile. Di una persona che si divori tutto il mio tempo libero, il mio ego, la mia attenzione.

 

 

Trieste e la Bora

Post n°878 pubblicato il 07 Febbraio 2018 da jackwiz

"Difficilmente chi non è nato a Trieste può capirla, parlo della Bora. Non solo i triestini la comprendono, ma la amano e ne sono orgogliosi. Un anomalo simbolo di indomita ribellione, di irruenza e di imprevedibilità. Quasi un riscatto al carattere schivo e un po' scontroso di questa città a ridosso dei confini. Una città che è limes essa stessa, tra terra e mare, tra nazioni, etnie e culture. Senza eccessivi attriti, accoglie tutti con la stessa scontrosità. Italiani, sloveni, russi, croati, austriaci, greci, albanesi, cinesi, arabi. Non credo manchi nessuna chiesa: cattolica, anglicana, ebraica, luterana, greco-ortodossa, serbo-ortodossa, valdese. Non manca neppure la moschea con il suo annesso cimitero, vicinissimo, se non confinante con quello ebraico. Lì da sempre. A mia memoria, mai l'etnia o la religione è stato motivo di intolleranze o di urlate rivendicazioni. Tutti egualmente e ruvidamente respinti da questa città che sembra non voler accogliere alcuno e che finisce per ospitare tutti, senza necessità di costruire ghetti.

Divisioni e lacerazioni non sono mancate, ma indotte dalla seconda guerra mondiale e dall'esodo istriano e dalmato conseguente. Anche durante la guerra fredda, i confini di questa città hanno rappresentato quelli più aperti da e per l'Est europeo.
Il triestino vero non esiste, è un mito che molti proclamano, ma che in realtà si perde già alla seconda o terza generazione, in altre terre, da parte di madre o da quella di padre. Per essere triestino basta amare questa città e parlare un dialetto pieno di espressioni che nulla hanno di offensivo: “tu mare grega” (tua madre greca), “cos'te son, de Durazzo?” (sei originario di Durazzo? Albania, indica persona dura di comprendonio). Questi intercalari si perdono in tempi remoti e con loro si cresce. Bisogna diventare adulti per capirne la motivazione delle loro origini e il loro significato, perché queste espressioni popolari sono svuotate di qualsiasi contenuto e quindi non rappresentano una offesa o indicano razzismo. Rimangono confinate a quello che sono: burle di campanile.
La Bora ben rappresenta questo spirito di ostilità democratica, investendo con le sue violente raffiche tutti, senza preferire alcuno.
Da ragazzini, d'inverno, se c'era ghiaccio e bora, uno dei nostri più grandi divertimenti era rappresentato dal sedersi sul gradino di una casa, nei pressi di una salita, in attesa di qualche impavido passante che sfidasse gli avversi elementi. Tifavamo per i ruzzoloni.

Quando questi non fossero, spontaneamente e in numero sufficiente atti a soddisfare il nostro spirito, un catino d'acqua rovesciato a terra, che ghiacciava immediatamente, aiutava. Ora saremmo bollati come criminali, quella volta bastava un ceffone... se fossero riusciti a prenderci. Persone eleganti, massaie, operai, preti, gente comune, tutti giù per terra. Durava poco. Appena qualche adulto si accorgeva di quanto stavamo facendo, usciva con la scopa in mano, ci faceva scappare e rimediava al pericolo con sale o ghiaia. Scoperti e scacciati, altro non restava che andare in cerca di qualche cartone, da usare come slittino improvvisato, per lanciarsi da qualche discesa ghiacciata.
Spesso, chi non è abituato a questo vento irruente, si chiede come sia possibile accettare un clima come il nostro.
Una mia amica siciliana si faceva spesso questa domanda, ed era curiosa. Veniva a Trieste saltuariamente, per lavoro, non mancava mai di salutarmi e spesso prendevamo un caffè o andavamo a cena assieme. Si lamentava del fatto che, nonostante fosse venuta molte volte in questa città e in tanti anni, non avesse mai trovato la Bora. Ma quel giorno venne.
Era una bella giornata di febbraio, fredda, la Bora iniziava e stava crescendo bene. Ci recammo al Caffè San Marco, uno dei caffè storici, di memoria asburgica. Tra chiacchiere, amici e innumerevoli caffè, rimanemmo parecchie ore coccolati al calduccio del suo interno. Dentro, il rumore della gente attenuava i colpi di vento che si abbattevano sulle vetrate.

Quando uscimmo la Bora era una furia, gli alberi si piegavano e sbattevano i rami, un sacchetto di plastica, fluttuava nell'aria, sembrando sospeso, per poi sparire velocemente verso il cielo. La mia amica, una figura minuta, piccolina ed esile, appena fuori dalla porta del caffè esclamò “Mamma mia! E' questa la Bora?”. Replicai, mentendo per sbruffonaggine, che quella non era proprio Bora, semmai un borino.
L'automobile era vicino, in Piazza Giotti, a poche centinaia di metri dal caffè, dietro alla sinagoga. Iniziammo a scendere lungo Via Battisti, con il vento alle spalle e girammo a destra, in via Donizetti, percorremmo l'isolato verso via S. Francesco al riparo delle raffiche. La Bora, che sembrava essersi acquietata, proprio nel momento in cui giravamo l'angolo ci investì con tutta la sua violenza, prendendoci di faccia. Istintivamente portai il peso in avanti e attesi di poter riprendere a respirare. Sì, quando arrivano raffiche molto violente, se si viene investiti frontalmente, la pressione è tale che non si riesce a respirare, ma dura il tempo della raffica, pochi secondi. Bisogna fare pure attenzione a non sbilanciarsi troppo in avanti, perché il vento può cessare all'improvviso, levando di colpo il sostegno al corpo. Mi girai per vedere che effetto avesse causato quella potente raffica sulla mia amica, ma... non c'era più.
La Bora l'aveva sospinta nuovamente dietro l'angolo. Ridendo le presi la mano e la condussi all'automobile. “Ecco, - le dissi, una volta saliti a bordo – ora puoi dire che hai conosciuto la Bora. E' bellissimo, vero? Vuoi che andiamo in Piazza Unità, così vedi anche il mare?” Tutta spettinata, con il naso gocciolante e uno sguardo non propriamente sereno, mi guardò, dicendomi: “Voi triestini siete pazzi! Portami subito in albergo!”.
La Bora durò due giorni, durante i quali la mia amica non volle più uscire. E sì, per amare la Bora bisogna proprio essere triestini." 

Dagli scritti personali di Paolo Visnoviz

 
 
 

P.F.

Post n°876 pubblicato il 04 Febbraio 2018 da jackwiz

Non ho smesso di amarti,
ho smesso di insistere.

 
 
 

Mai più come Te

Post n°875 pubblicato il 02 Febbraio 2018 da jackwiz

 
 
 

...

Post n°874 pubblicato il 31 Gennaio 2018 da jackwiz

Non devo dimostrare niente a nessuno..se valgo in qualcosa lo devo solo a me, se fallisco altrettanto... non dobbiamo raccontare tutta la nostra vita, solo per farci credere dagli altri.... questa vita è quanto di più imperfetto ci possa essere, e la mia vita ne è la prova... è vero che non bisogna mai mollare, ma dobbiamo imparare anche ad accettare le sconfitte e i fallimenti, messo così anche un fallimento potrà diventare una vittoria... lasciar perdere, a volte, è segno di maturità.. non si può riuscire in tutto nella vita.... mi diranno che ho ceduto, che mi son fatto sconfiggere? pazienza, ognuno creda a quel che vuole... il mio vivere quotidiano lo conosco solo io; le parole che contano per me sono ormai poche... tutto il resto sono spifferi di vento... di persone interessanti ce ne son rimaste poche, per questo preferisco starmene da solo e in silenzio.

 
 
 

...

Post n°873 pubblicato il 22 Gennaio 2018 da jackwiz
Foto di jackwiz

A volte ti guardi indietro e ti chiedi se ne sia valsa la pena. 
Tutte le persone che hai incontrato, quelle a cui ti sei dato senza riserve e che poi ti hanno spezzato il cuore. 
Tutte le volte che avresti voluto mollare e non l'hai fatto. 
Ti dicono che se qualcosa ti ha reso felice, anche per un solo istante, è bene che sia avvenuta, ma è una menzogna. 
Devi guardare quanto male ti ha fatto dopo, per capire se era una cosa giusta o sbagliata. 
Un attimo di paradiso non vale una vita d'inferno.

 
 
 

*

Post n°872 pubblicato il 20 Novembre 2017 da jackwiz

Se vuoi uccidere un uomo privalo del suo sogno più bello.

 Jim Morrison

 
 
 

Io Sono

Post n°871 pubblicato il 17 Novembre 2017 da jackwiz

 
 
 

Oscurità

Post n°869 pubblicato il 09 Novembre 2017 da jackwiz
Foto di jackwiz

 "Ti sei mai sentito intrappolato in un periodo troppo buio?
Sei rimasto al buio per così tanto tempo che se si fosse accesa una luce avresti faticato a distinguerla dal resto? Provato quel senso di angoscia, smarrimento, tristezza? In attesa che passasse il più presto possibile, ma che non è ancora passato. Però ora sei diverso. Ora gestisci il tuo buio, sia quello che hai dentro che quello che ti circonda. Ci convivi, a volte addirittura ci scherzi sopra. Ma è sempre lì. Fermo, inerme, che non passa. Ogni barlume di luce viene costantemente sopraffatto dall'oscuritá. E ti rendi conto di essere diventato parte di essa. "

(Earthquake)

 
 
 

1966

Post n°868 pubblicato il 03 Novembre 2017 da jackwiz

Devo stare attento e so perché rivisitando col pensiero gli anni miei fin qui da un po' di tempo io mi difendo... segno è che al mio mondo nuove ombre da l'età. 
Ripercorro a volte certe vie di nuovi eroi riveste i suoi silenzi la città e io non ci credo più... seguo forse solo ormai l'esperienza 
quanti dubbi ho però. 
Ho una casa sono un uomo fra la gente... quanti amici miei si sono arresi. 
Già vicini fino a ieri in cadute e in risvegli ormai sono stranieri. Piccola donna dieci anni di meno con la tua rabbia orgogliosa nel seno mentre mi scarti e mi dici "sei fuori" credi che i tuoi siano giorni migliori. 
Questa sera hai detto che verrai e nella mia esperienza sono certo che verrai ma so per altro che ti nascondi qui da me non mi senti solo il corpo tuo mi dai. 
Sei nemica, mi rinneghi, qui mi segui, nel tuo mondo no sono nessuno. 
Dalla tua parte come una sfida mi viene amore, ed anche se non vuoi è proprio amore. 
Ti sei mai chiesta chi inventava questo tuo mondo nel sessantasei che apri la strada. 
Guardami adesso senza paura odiami solo se un giorno tu vedrai che io mi arrendo.
(Facchinetti - Negrini)

 
 
 

Emozioni

Post n°867 pubblicato il 24 Ottobre 2017 da jackwiz

riaffiorano immagini… hanno il duro della pietra di un molo… eppur così comoda… Il ritmo gioioso di passi in laguna… L’impeto del vento che increspa la superficie del lago… La dolce tranquillità di un paese di provincia… bocche avide di baci e vino… Brividi di mani che sfiorano la pelle… mani impazienti che frugano la seta… La melodia di sospiri che si fanno canto… L’armonia di paesaggi che fanno da sfondo a un corpo in controluce… L’indecenza di sguardi a rivelare passioni e rinnegare promesse… Nessun odore a mascherare la pelle… mille odori a inebriare la mente… Pensieri, ricordi, emozioni che hanno la struggente malinconia di un albero dai rami spogli che attende, con fiducia, un’altra primavera… Pensieri che forzano il cassetto in cui avevi riposto, un po’ sgualcito, un sogno…


Sei nell’Anima

e lì ti lascio per sempre

Sospesa 

Immobile 

Fermo immagine 

Un segno che non passa mai


 
 
 
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I HAVE A DREAM

Tra le mie braccia dormirai
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi

 

SARÒ STRANO MA...

BONDAGE  IS NOT  A  CRIME

 

LA LUCE

 

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SOGNO E REALTÀ

a volte vorrei essere così


ma sono così


 

IO CI CREDO

 

Conserva l’amore nel tuo cuore.

Una vita senza amore
è come un giardino senza sole
dove i fiori sono morti.

La coscienza di amare
ed essere amati
regalano tale calore
e ricchezza alla vita
che nient’altro può portare.

 

 

CUORE

 

 

“Quando si percorre il sentiero della vita col cuore messo a nudo,
si corre il rischio di vederlo spesso sanguinare.”

(Ma qual è l’alternativa...
un cuore cauterizzato?)

 

 

 

 

VA TUTTO BENE

Ho capito dove va a finire il sole quando non c'è più
dietro a quelle cose che mi coprono la visuale
per poi ritornare sopra le colline a svegliarmi ancora
per ricominciare
Ho capito che dopo l'inverno c'è la primavera
come una promessa che la terra fa a tutta l'umanità
come quando mamma si raccomandava e io
che ho fatto sempre quel che pare a me
Ah, se fossi stato solo un po' più io
se avessi fatto un po' più a modo mio
ma ciò che conta è che ora sono qui, e finchè va così
Vivo di emozioni che io mi spalmo sulla faccia
e ho una musica che gira da una vita sempre in testa
ho un amore appeso a un filo come panni ad asciugare
che profumano di sole, che raccolgo quando piove
e una strada tutti i giorni che mi porta fino a casa
ho uno specchio per guardarmi ed un letto per la sera
e poi mille sogni addosso, dormo poco e penso troppo
forse sono ancora in tempo, se ci credo e non mi perdo
Io, ho capito che nulla è per sempre, tutto prima o poi sarà
un'immagine nella mia testa, una fotografia
che se ieri è stato, se domani sarà mai
è oggi che posso e devo vivere di tutto quel che c'è, ma
se fossi stato solo un po' più io
se avessi fatto un po' più a modo mio
ma ciò che conta è che ora sono qui, e finchè va così
Vivo di emozioni che io mi spalmo sulla faccia
e ho una musica che gira da una vita sempre in testa
ho un amore appeso a un filo come panni ad asciugare
che profumano di sole, che raccolgo quando piove
e una strada tutti i giorni che mi porta fino a casa
ho uno specchio per guardarmi ed un letto per la sera
e poi mille sogni addosso, dormo poco e penso troppo
forse sono ancora in tempo, se ci credo e non mi perdo

 
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