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« Messaggio #108Luoghi (svizzeri)Comuni »

Post N° 109

Post n°109 pubblicato il 17 Giugno 2008 da nem_o

Salita al Pic Bobi (parte terza)

 

Firmiamo il quaderno di vetta mentre arriva il gruppo dei francesi. Ora siamo in 10 in cima, tutti intorno al grande cumulo di pietre che segna il punto più elevato.

Ma noi non possiamo perdere tempo: due foto, un mandarino e le guide ci dicono che è già ora di scendere.

Manco fossimo sull’Everest e corressimo il rischio di restare troppo tempo nella cosiddetta zona della morte. La realtà è che JeJe vuole tornare a casa prima che faccia buio e la guida locale presumibilmente ha del lavoro da fare a casa.

Scendiamo velocemente fino alla fontana presso il ricovero e li facciamo pranzo.

JeJe ha preparato per noi insalata di pasta e ha portato pane e ananas. Tutto nel suo zaino compresi i piatti, le posate, la tovaglia e i tovaglioli!

Mezzora di pausa per mangiare, si riattraversa il pianoro, si affronta l’eterna ultima lunga discesa e si risale la collina scesa al mattino che, chissà perché, sembra decisamente più alta rispetto a poche ore prima.

Intanto incontriamo altri montagnard (il termine è mio) che ci salutano con il loro inconfondibile “salama” a cui rispondiamo educatamente con un “salama” anche noi.

Siamo già alle prime case del villaggio che rispetto alla mattina sono decisamente più animate.

Frotte di bambini scorrazzano felici urlando “vazha” al nostro passaggio, le donne, di ritorno dal ruscello,  avanzano verso il villaggio su esili sentierini con i secchi pieni d’acqua in testa in perfetto equilibrio. A casa poi gli spetta il lavoro del separare il riso dalla pula pestando con il pestello in quella che è la classica immagine che noi abbiamo dell’Africa, attività che da secoli si porta avanti sempre nelle medesime condizioni.

Unica concessione alla modernità sono i secchi di plastica e qualche bottiglia di plastica recuperata. Tutto intorno è pulitissimo, non c’è un sacchetto di nylon i cui cumuli purtroppo testimoniano l’avanzare della civiltà nel resto dell’Africa. Il rispetto per l’ambiente è molto sentito, nel parco non si possono ovviamente abbandonare rifiuti e le guide sono molto attente a ciò. Durante il pranzo ad un certo punto la guida locale con un guizzo è partita di corsa, ci siamo guardati stupiti senza saperne il motivo. Poi in  lontananza vediamo un sacchetto di nylon svolazzante che un colpo d’aria aveva fatto volare via dal nostri improvvisato tavolo e la guida in un attimo lo aveva già recuperato.

Speriamo che questo atteggiamento di rispetto duri nel tempo. Lo spero vivamente per la preservazione di questa parte di mondo e anche un po’ per il futuro del mio di mondo.

Temo però che la realtà sarà un’altra.

Tra pochi anni la strada sarà asfaltata e frotte di turisti curiosi di arrivare fin qui e troppo pigri per camminare invaderanno e contamineranno queste valli vergini.

E la brutta immagine dei bambini che si dedicano all’accattonaggio sarà anche qui una triste conseguenza della modernità che avanza.

Chissà …..

 

 
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