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Parte 4

Post n°12 pubblicato il 04 Novembre 2005 da nem_o

Cercando briciole

Bruno si svegliò al mattino dopo con un leggero cerchio alla testa.

Non è vero, Bruno si svegliò al mattino dopo con in testa un cerchio, una botte e fors’anche una bella martellata.

“Quanto kazzo ho bevuto ieri” – fu il suo primo pensiero.

Non aveva ancora finito di formularlo che già allungava la mano alla sua destra per accarezzare i capelli della Venere. E più la allungava più la Venere sembrava sfuggirgli, anzi a dire il vero, non sembrava nemmeno più essere lì al suo fianco.

Il desiderio di averla lì ora era decisamente più intenso della voglia di possederla la sera precedente. Prima si trattava di furore passionale traduzione diretta di un amore tanto improvviso quanto potente, ora era amore e basta. Desiderio di carezze, di parole, di progetti, di futuro, di speranze condivise, di vita.

Poca luce filtrava dalle finestre, troppo poca per capire in quale remoto angolo del piccolo letto si fosse cacciata la Dea della Fortuna. Bisognava procedere ad una ispezione tatto-olfattiva. Il ringalluzzimento conseguente a questo suo sentirsi novello esploratore durò il tempo di capire che Lei nel letto non c’era.

Anche questa volta cominciò a sudare, un sudore freddo però.

Aveva timore adesso.

“Sarà seduta sulla sedia” – pensò aprendo le imposte e dando il benvenuto al sole.

E intanto il suo timore cresceva

“Sarà scesa a far colazione” – pensò precipitandosi giù per le scale fino ai tavolini del bar.

Stava diventando paura.

“Sarà in veranda” – pensò saltando i tavolini a due a due uscendo sulla veranda posteriore.

Era quasi terrore.

“Sarà in strada” – sperò mentre con un balzo fu fuori dalla veranda sbattuto in mezzo a una strada deserta riscaldata da una fottutissima, umida, schifosa, giornata di sole tropicale.

Era terrore puro ora.

“Sarà stato un sogno” realizzò tornando mesto verso la camera e riportandosi ancora più mestamente alla realtà.

Eppure era stato troppo vero, non poteva essersi inventato tutto. Poche birre non riuscivano a provocare allucinazioni di così potente portata.

Doveva assolutamente dare un senso a tutto ciò, e questo senso lo voleva ritrovare necessariamente all’interno di prove concrete del passaggio della Venere. Rivoltò la camera come un calzino e come da un calzino bucato qualcosa era sfuggito. Non trovò nulla. Provò a ricostruire tutta la storia nella sua mente e non c’erano zone buie, salvo l’alba del nuovo giorno quando Lei non era più li a dargli luce e calore.

La ricostruì ancora una volta facendo colazione, era tutto troppo lineare salvo il fatto che nessuno degli ospiti dell’albergo, che stava intanto tartassando di domande, sembrava averla notata. Nessuno lo aveva visto salire in camera con una donna, nessuno d'altronde lo aveva visto salire in camera da solo. Dunque una, se pur vaga, possibilità c’era ancora.

A questo punto doveva convincersi che era vero. Non tanto per poter raccontare poi agli amici le grazie del suo Angelo, quanto per se stesso.

Era la cosa più bella che gli era capitata nella vita e non poteva rinunciarci per colpa di qualche birra. Doveva essere vero e, in un modo o nell’altro, una prova del Suo passaggio la doveva trovare.

 

 
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