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« Parte 4NO TAV, NO TAC »

Parte 5

Post n°13 pubblicato il 07 Novembre 2005 da nem_o

Bruno passeggiava ora sconsolato di fronte al sim principale di quella splendida cittadina. Era rapito dalla bellezza della costruzione: un tetto dorato costruito su più livelli con falde che arrivavano quasi al suolo, rilievi d’oro sulle porte e sulle pareti esterne riproducevano scene di vita orientali. Decisamente ricco il tempio aveva però in sé un senso di umile e di essenziale, riflesso naturale dello stile di vita dei monaci: nobili ma semplici nello stesso tempo.

Seduto vicino a uno stupa secondario osservava l’affaccendarsi dei monaci come al solito (nella sua ottica) volto al nulla. Nessuna preoccupazione emergeva dai loro imperscrutabili volti e per un lungo istante li invidiò. Non per il loro stare lì ad attendere passivamente gli eventi, quanto per alcune delle loro basilari scelte di vita, prima di tutto la castità.

Era l’unica via percorribile per eliminare in maniera radicale alcuni dei problemi più imponenti di una persona maschia nel fiore degli anni….. ma poi uscì da questo suo fantasticare e tornò alla sua missione, la castità d'altronde non faceva per lui.

Tornò in strada e la sua attenzione fu attratta da una minuta venditrice di oggettini che avevano la pretesa di essere pregiati pezzi di antiquariato asiatico. Forse l’aspetto gentile e dimesso dell’anziana venditrice o forse un luccichio proveniente da quelle cianfrusaglie lo bloccarono e lo invitarono ad avvicinarsi.

Attraversò la strada e si avvicinò al banchettino con finto disinteresse.

C’era di tutto: statuine di Buddha che si voleva fa risalire al XVI sec., possenti lingam khmer, zaffiri e rubini trafugati in chissà quali antichi tesori dai Lao Laoum, porta incensi lignei e porta incensi ossei e porta incensi vitrei e porta incensi e basta, antichi manoscritti Lao Sung e bussole cinesi, ricami Hmong, oggettini in teak,  pregevoli pipe da oppio con cannelli d’osso ricoperti d’intagli intricati, porcellane Ming, piccole riproduzioni di grandi templi opera di abili maestri birmani e grandi riproduzioni di piccoli templi opera di abili contraffattori thai, e infine una scatola con monete di ogni tipo: monete khmer, monete lao, monete shan, monete del periodo di Pagan e monete del periodo di Angkor, monete sud vietnamite e monete nord coreane, monete nord vietnamite e monete sud coreane, monete cinesi e monete nepalesi, kiat e rupie, kip e bath. Insomma tutto un pout pourrie di quanto un buon pesce occidentale sarebbe stato disposto a comprare lasciando in cambio una bella quantità di dollari. 

Ancora frastornato qual’era Bruno ebbe però, quello che solo a lui poteva sembrare, un lampo di genio! Se era da qualche parte doveva necessariamente essere lì. Frugò nella scatola delle monete, anzi la capovolse completamente nella strada e iniziò a esaminare con attenzione le monete una ad una finché la trovò: un piccolo pezzo di metallo con la faccia di Mao su un lato e alcuni ideogrammi a far da corona ad una falce e martello sull’altro.

Nella foga di possederla scordò anche di contrattare e la pagò una cifra spropositata. Ma non importava, in quel momento contava solo possederla. A qualunque prezzo.

Una volta avutala si recò immediatamente da un fabbro–meccanico–ciclista–benzinaio-venditore di carenature per tuk-tuk, insomma dall’omniriparatore di turno che in cambio di un paio di sigarette, gli fece un bel foro a metà.

Adesso si che andava bene, era uguale a quella della Venere.

Aveva finalmente la prova che andava cercando, non poteva più ingannare se stesso. Agli amici poteva ancora raccontare delle balle,  ma a se medesimo no.

Lui aveva in mano la prova di aver amato una Dea: aveva la certezza di non aver sprecato quei giorni di zingaresco vagare attraverso il sud-est asiatico.

 
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