
"Omosessuali? Compagni che sbagliano"
di Maurizio Stefanini
Durante il regime fascista furono mandati al confino in tutto 300 omosessuali; durante il regime nazista ne furono uccisi nei lager 6000; durante l’esistenza dell’Unione Sovietica ne scomparvero nel Gulag 50.000. Eppure, nell’immaginario collettivo c’è l’idea che furono i nazifascisti i principali nemici dei gay nel corso del XX secolo, e che fu invece la sinistra a difenderli.
Enrico Oliari, fondatore e presidente dell’associazione dei gay liberali e di centro-destra GayLib, questo stereotipo se lo deve essere sentito ripetere chissà quante volte. «Ma come fai a stare con i fasci, che vi mandavano a Auschwitz?». Una sua abituale risposta è, più o meno: «E come fate voi a andare al Gay Pride con l’immagine di Che Guevara?». Dopo la Rivoluzione Cubana, inventore di quelle famigerate Umap, Unità di Aiuto al Lavoro Produttivo: famigerati lager la cui differenza principale rispetto ai lager nazisti era che, accanto a identici fili spinati, torrioni di guardia e torrioni muniti di mitragliatrici, non c’era scritto in tedesco Arbeit macht frei, ma in spagnolo El trabajo os hará hombres. Non «il lavoro rende liberi», ma «il lavoro vi farà uomini».
In Cina erano “malati di mente”
Evidentemente stanco di dover sempre spiegare questa e altre storie Oliari ha ora pubblicato il libro Omosessuali? Compagni che sbagliano. Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere (Prospettivaeditrice, pp. 209, euro 12). Oltretutto, ai Gay Pride capita che qualche volta ci vada pure qualcuno con le immagini di Mao. E come spiega appunto il capitolo sulla Cina, il regime maoista gli omosessuali li mandava nei campi di rieducazione laogai in quanto teppisti. Una testimonianza riportata racconta l’esecuzione di un barbiere condannato appunto per omosessualità, e che durante la detenzione era «ricaduto» nel vizio. «La guardia che stava dietro a lui tirò fuori una grossa pistola e gli fece saltare la testa. Un fiotto di sangue e pezzi di cervello esplose addosso a quelli di noi che erano nelle prime file». Va ricordato che i laogai in Cina esistono ancora, e il lavoro forzato fino a 18 ore al giorno è un importante lubrificante del miracolo economico cinese. L’omosessualità è stata invece rimossa dall’elenco delle malattie mentali nel 2001, ma ancora l’anno prima un tribunale di Pechino aveva condannato due lesbiche e la polizia del Guangdong aveva arrestato 37 gay.
Quanto a Fidel, si vanta nelle interviste che oggi a Cuba per i gay c’è tolleranza, ma ancora nel 2007 un cubano ha ottenuto asilo politico in Italia proprio perché omosessuale, e due omosessuali sono stati arrestati il 25 giugno del 2008 a L’Avana per aver cercato di organizzare un Gay Pride.
L’Urss li puniva col carcere
Quanto all’Urss, un omosessuale dichiarato come Georgij Cicerin fu commissario al popolo per gli Affari esteri nel 1918, ma nel 1925 lo spedirono a forza in clinica a curarsi, e nel 1933 Stalin fece introdurre quel Decreto Kalinin che faceva dell’omosessualità maschile un reato punibile con 5 anni di reclusione. «L’omosessualità è il prodotto della decadenza delle classi sfruttatrici che non hanno niente da fare», spiegò il commissario del popolo per la Giustizia Nikolai Krylenko. «In una società democratica, fondata su sani princìpi, per tali persone non c’è posto». E Maxim Gorkij, lo scrittore: «nei Paesi fascisti, l’omosessualità, rovina dei giovani, fiorisce impunemente; nel Paese dove il proletariato ha audacemente conquistato il potere, l’omosessualità è stata dichiarata crimine sociale e severamente punita. C’è già un detto in Germania: “Eliminate gli omosessuali e il fascismo scomparirà”».
La questione era trattata direttamente dalla Nkvd, anche perché l’incriminazione per omosessualità, pur fasulla, diventava un modo eccellente per incastrare dissidenti, o pezzi grossi da epurare.
L’opinionedi Togliatti
Oliari si occupa anche di Europa dell’Est e Sud-Est asiatico, con spazi importanti per i casi di Romania, Repubblica Democratica Tedesca e Albania. Ma merita di ricollegare la frase di Kyrylenko a un’immagine dell’omosessualità come «vizio borghese» che all’inizio del libro viene fatta risalire a prima ancora del comunismo, e alla temperie di cui era impregnato lo stesso Psi di primo ’900. Esemplare il caso di Aldo Mieli, consigliere comunale a Chianciano. Espulso come «pederasta» dalla sezione locale del partito, lui rifiutò di andarsene, e allora furono tutti i “compagni” a dimettersi, per poter costituire una nuova sezione senza il reprobo. Quando nel 1936 lo scrittore André Gide di ritorno da un viaggio in Unione Sovietica rinnegò la propria fede comunista, questa fu la risposta di Palmiro Togliatti: «al sentire Gide, di fronte al problema dei rapporti tra i partiti e le classi, dare tutto per risolto identificando l’assenza di partiti di opposizione, in una società senza classi, vien voglia di invitarlo ad occuparsi di pederastia, dov’è specialista». E anche Pier Paolo Pasolini venne espulso dal Pci per il suo “vizio borghese”: salvo poi essere trasfigurato dopo la morte in un “martire della causa”, che in qualche modo avrebbe costretto la sinistra italiana a sposare ufficialmente la causa gay. Anche se, spiega Oliari, tra il dire e il fare…
Enrico Oliari
Omosessuali? Compagni che sbagliano
Omosessualità e comunismo, ciò che non bisogna sapere
Prospettiva ed.
www.oliari.com/libro2.html
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