Creato da ElettrikaPsike il 17/12/2012

ElettriKaMente

Dillo, bella strega...se lo sai, Adorabile strega…Dimmi, conosci l’irremissibile? (I fiori del male, C. Baudelaire)

 

 

MA NON SONO LA SOLA

 

 

YOU MAY SAY I'M A DREAMER, BUT I'M NOT THE ONLY ONE...

 

 

 

 

Si dice con estrema disinvoltura che tutto può cambiare, volendolo, o sapendolo immaginare.

E lo si dice parafrasando facilmente John Lennon e un tantino forzatamente principi di fisica, prendendo in ostaggio stati quantistici e appellandosi a Bose e ad Einstein per spiegare la New (e la post New) Age, ma con ogni probabilità senza neppure aver aperto mai un solo testo di fisica della materia condensata.

Io sono solo una visionaria, una strega a tre passi dal rogo, una normalissima pazza, una divinità impaurita ed una fragile e devastata anima fra miliardi di anime; ma non credo che sia sufficiente immaginare qualcosa per cambiarla.

Credo, però, che tutto quello che viene ad esistere venga scaturito esclusivamente da quello in cui crediamo, nel momento in cui lo esterniamo e lo diamo al mondo.

Ogni cosa in questa vita riceve la sua presenza da qualcun altro o qualcos'altro, esterno da sè.

Noi tutti siamo fatti di credenze, fedi, convinzioni, volontà e sogni individuali ispirati dall'anima stessa. E sono proprio questi sogni, convinzioni, volontà, fedi e credenze a plasmare il mondo ogni qualvolta portiamo alla luce, dal nostro segreto, un'idea o un'immagine, facendoci diventare co-creatori di questo luogo primigenio e sferico. 

Così accade. E riempito di tutte le nostre certezze, il mondo prende forma solo in base ai nostri accomodamenti. E tutto ciò che è, diventa tale perché è stato allattato, alimentato e cresciuto dalle nostre immagini.

Le convinzioni che tutti potessero conoscere hanno plasmato un mondo di analfabetismo profondo e oscuro in un mondo in cui sono sempre di più le persone che leggono, scrivono, studiano ed esercitano diritti civili, indipendentemente dal sesso, dal ceto che li qualifica o dalla scelta che determina ogni loro credo - e per quanto non sia ancora abbastanza - ricordiamoci che solamente nell'ultimo secolo la scienza ha dato un contributo di conoscenze superiore a quelle accumulate durante tutti i secoli precedenti.

Qualcuno ci ha creduto, molti ci hanno creduto ed hanno disseminato i loro convincimenti fino a che i loro passi non hanno smosso i pesanti graniti delle precedenti scenografie terrestri.

Le convinzioni protratte e sedimentate vengono accolte come in un contagio - talvolta sono accettate pedestremente, non capite e neppure condivise; altre volte, invece, autenticamente adottate, integrate - ma in un modo o nell'altro diventano inevitabilmente effettive. Diventano esistenti. Diventano una forma della realtà.

E purtroppo (a volte) o meno male (altre volte), è comunque la collettività a determinarne l'assetto, perchè alla fine quelle migliaia di voci diventano una.

Ed è il modo in cui guardiamo insieme il mondo, il modo in cui pensiamo alla realtà, annaffiandola ogni giorno con un po' delle nostre credenze e cospargendola di parole,  disegni, note o movimenti a cambiarne la scenografia. Solo un poco alla volta, sì; ma sempre in modo inarrestabile.

Io sono una sognatrice, ma non sono la sola. E per questo spero che un giorno vi unirete a noi...

 

 

You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one...


I hope someday you'll join us and the world will be as one.

 

 


 

 

 

 

 

 

 
 
 

UNA MATTA AUTENTICA

    Quando ero una bambina in trepidazione d'idealismo senza tregua e del tutto incapace di arrendersi anche di fronte a lacrime precoci o a schizofrenici approcci emotivi, mai avrei pensato che Holly Golightly, la mia Holly Golightly - quella che guardavo con sorridente empatia solidale e che, crescendo, ho poi visto affiancarmi in affinità più o meno elettive per tutta una serie di similitudini vere o presunte - fosse, sostanzialmente, una Pretty Woman degli anni '60. O meglio, ancor più precisamente, una giovane prostituta d'alto borgo.

Credo sia piuttosto normale che una bambina degli anni '80, vedendo "Colazione da Tiffany" per la prima volta, non si accorgesse degli indizi...Inoltre il film stesso non aiuta a vederci chiaro, essendo stato oggetto di quell'irremovibile censura che, nel periodo in cui venne girato, non solo vietava di mostrare scene di esplicita allusione sessuale, ma neppure permetteva di parlare dell'argomento troppo dichiaratamente. Non a caso, infatti, la stessa illustre "mancia" a cui Holly fa riferimento in un passo del libro, divenne poi elegantemente rivalutata per il film e trasfigurata nei più raffinati e famosi “50 dollari per la toeletta” di tutta la storia del cinema.

Forse un po’ meno normale è, invece, il fatto che nonostante tutte le attenuanti di depurazione, io abbia comunque continuato a non avere le idee molto chiare sulla professione dell'incantevole ragazza - che poi, in sostanza, pensavo essere bellamente inesistente -  anche dopo, e dopo ancora...

In realtà, che la nostra Holly fosse una sorta di mantenuta senza troppi problemi nel riuscire a sostenere piccole e grandi spese proprio grazie ai sostanziosi regali dei suoi molteplici corteggiatori - magari anche in parte ripagati con baci e con promesse allungate in un brodo a tempo indeterminato - io l'avevo da sempre sospettato.

E forse avevo anche ipotizzato qualcosina di piú, riuscendo ad immaginare che, giusto qualche volta, e giusto con qualcuno - magari un po’ meno verminoso di altri - si fosse pure spinta un tantino oltre...

Ma la verità, l'ho scoperto con il tempo, sta poi sempre nel mezzo, ed è proprio la quantità degli amanti di Holly - a dire il vero piuttosto contenuta rispetto ai ben più nutriti canoni di una prostituta doc - da lei stessa rivelata nella versione cartacea da cui viene tratto il film, a soccorrerla; dimostrandoci che la sua occupazione era, con ogni probabilità, decisamente più vicina a quella di un' accompagnatrice, molto scaltra nel farsi mantenere con innegabile leggiadria ed una certa ilarità dai suoi corteggiatori  - e talvolta anche avventori -  che non a quella identificata nel lavoro sistematico e quotidiano, sintetizzato ad una manciata di minuti anatomici, della prostituzione classica.

In sintesi: non ci ero andata poi tanto lontana.

Ad ogni modo, però, qualunque cosa Holly avesse fatto per vivere, certo non avrebbe dovuto toccarmi più di tanto, ed in effetti non dovrebbe interessarmi neppure ora, dal momento, poi, che i tratti per i quali mi si poteva assimilare a lei, nulla c’entravano con la sua professione. Eppure - anche adesso - a me, sostanzialmente, continua un pochino a dispiacere. Perchè la cosa certa è che, vergine o allegramente impenitente, la giovane che fa colazione oltre le vetrine di Tiffany é, al di là di ogni dubbio, un personaggio delicatamente stratificato, ed in un modo o nell'altro parla anche di me. 

Un'altra certezza, poi, é quella che non fu certo un affare da poco il dover mostrare sulla scena finto perbenista del grande schermo di una sessantina d'anni fa, tutta l'eleganza ironica e il disperato candore del personaggio, al di là della sua incerta, e fragile, concezione di moralità. Difatti, solo la principessa di "Vacanze romane", che fu "Sabrina" e poi anche "Cenerentola a Parigi" riuscì nell'impresa. E ricoprendo di fascino estremamente aggraziato tutta l’insolita impudenza della nostra bizzarra Holly, fece di lei tutto ciò che davvero era: non già una prostituta, ma una sognatrice.

Quella stessa sognatrice che, se da un lato, nel corso della storia, chiarifica di non avere nessun tipo di rimostranza nei confronti delle prostitute e della loro azzardata condotta morale, d'altro canto, però, non esita a specificare che a suo avviso, ognuna di loro, proprio per il fatto d'essere ció che è, non può che possedere un cuore essenzialmente disonesto. Ma la vera disonestà che Holly ravvisa in loro, sia chiaro, non è tanto quella di riuscire a concedersi ad un uomo facendosi pagare da lui, quanto, piuttosto,  quella di riuscire a fare queste due cose senza nemmeno cercare di convincersi di amarlo.

Ed io la penso allo stesso modo.

Mi dispiace davvero un pochino per Holly, perché avrei preferito pensare che le fragilità che la scindono in mille pezzi, uccidendo una per una - e con ogni tipologia di dolore -  tutte le sue identità smaltate e sovrapposte con cura negli anni, non le avessero impedito di utilizzare l’arte e l’intelligenza per duellare con il mondo, e non l'avessero indotta ad abdicare ai libri in favore di un sorriso col rossetto.

Mi dispiace, ripeto. Perché, a parte questo, sono con lei...

 

Sono l’irrequieta Holly che, nonostante le spine viene amata “…vorrei che tu non mi amassi. L’hai sempre fatto questo sbaglio di amare degli esseri ribelli. Portavi a casa degli animali selvatici...non si può dare il proprio cuore ad una creatura selvatica. Più le si vuole bene e più diventa ribelle, finché un giorno se ne riscappa nella prateria e vola in cima ad un albero, e poi su un albero più alto, e poi in cielo”;

La strana Holly verso la quale istintivamente si prova simpatia e, qualche volta, anche affinità “È una matta; ma una matta autentica. Intendiamoci, a me è simpatica da morire, su questo non c'è alcun dubbio, ma io ho un'anima da artista, ecco, e se non sei un artista non la puoi apprezzare, perché è un fatto di... fantasia, mi sono spiegato?”;

E quella a cui ci si affeziona, preoccupandosene anche un po’ “Dalle un'occhiata tu ragazzo. E vedi che mangi un po' di più. È tutta ossa.”

Io sono con lei in quegli incubi che la uccidono ogni volta, lasciandole soltanto eredità di angosce paniche “…in quei giorni in cui mi prendono le paturnie… No, le paturnie sono orribili: è come un'improvvisa paura di non si sa che”;

O nell’ironia fiduciosa che ti permette di prendere in giro te stessa e il mondo, e nel candore che supera, disarmandolo, ogni errore: “È una meraviglia, vero? Capisci cosa intendo quando dico che niente di brutto può accaderti qui? E non è per i gioielli, che a me nemmeno piacciono…”

Ed ancora, nella forza che, nonostante tutte le fratture interne, ti fa scegliere di sacrificare ogni adesione alle consuetudini sociali e alla morale del moralismo. E di ignorare, anzi scandalizzare, in perfetto dandismo, la mentalità borghese: “…sono sempre un asso, io, quando si tratta di scandalizzare il prossimo”;“Non so cucinare, ma venga per cena”;“Chiedo scusa, tesoro, per piacere non si arrabbi, ho perso le chiavi”;“Non ricordo di aver mai bevuto champagne di prima mattina. Con la prima colazione in molte occasioni. Ma mai prima della prima...”

Ed infine, la bugiarda Holly che dice di non voler possedere niente “Lui è buono, vero Gatto? Su, vieni qua, povero amore, povero amore senza nome... ma io penso che non ho il diritto di dargli un nome... perché in fondo noi due non ci apparteniamo, è stato un incontro casuale. E poi non voglio possedere niente, finché non avrò trovato un posto che mi vada a genio...Non lo so ancora dove sarà, ma so com'è...”

 

 

Ah, e poi, non ultimo, in tema di similitudini…

Ricordiamoci che...

 

"Questa ragazza, da sola, potrebbe anche convincerci che il seno è passato di moda!"

 

 

E non aggiungo altro.

 

Tranne...

Buone Feste a tutte/i,

da

EleP Goolightly!

 

 

 

Regalo di misteropagano original ;-)

 

       I choose to be happy,

YOU AND I WE’RE LIKE DIAMOND IN THE SKY...



 

 

 
 
 

In rilievo sopra il mondo

Post n°278 pubblicato il 05 Dicembre 2018 da ElettrikaPsike
 

 

La giovinezza si manifesta poche volte, nel corso di una vita.

Ed alcune, indipendentemente dall'età.

 

 

 

Frequentemente incontriamo abbracci teneri che, per convenzione, chiamiamo amori, ma sono linee aazzurre, grandi soli su panorami piani e rassicuranti baci che, tuttavia, non suonano...

E poi ci sono tormenti insonni fatti d'apnee inconsulte e bianchi fiocchi di vertigine che pure chiamiamo amori; ma quelli, sí, che - disperati - suonano.

Sono lune, soli e temporali ininterrotti che ci dannano con tempi di recupero ogni volta sempre un po' più brevi, tanto da non darci modo d'ascoltare, dell'incanto, tutta la canzone...

A volte, però, capita il miracolo, ed allora è giovinezza pura:

Accade quando, per un istante eterno, proprio quell'amore che ci danna sbigottendoci con lune e temporali e che ci chiama per nome devastandoci in tumulti, diventa - anch'esso - linea azzurra d'un panorama piano.

Ed allora l'inquieto si fa musica e la pace, ad un tratto, ci consente di sentire tutta la canzone. Proprio lei, quella modellata sopra il nostro viso e plasmata per circoscrivere la vita: la tua e la mia, soltanto.

E per noi, e solo per quel sogno, compie il sortilegio che azzittisce tutto. E per lo spazio di quel lungo e breve canto, ci saremo solo noi.

Soltanto noi,

ed in rilievo sopra il mondo.

 

 

 

 

 

 
 
 

ANIME DORMIENTI

 

"Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m'avevano data; cioé vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano.”

-Luigi Pirandello-



 

Pirandello (e non solo lui) sosteneva che ci fossero tanti noi quanti sono gli uomini che ci conoscono:

ogni persona, infatti, ci ricreerebbe secondo la sua prospettiva come un nuovo noi

-non potendo, d'altronde, conoscerci in alcun altro modo se non attraverso il suo sguardo e la sua soggettiva percezione-

fornendoci, in tal modo, una sempre differente identità.  

E questo, almeno in gran parte se non proprio interamente, è riscontrabile con facilità già solo vivendo, perchè è insito in quella condizione di essenziale incomunicabilità propria della specie umana.  

Io, qui, però, voglio ribaltare la questione

e parlare di quanto accade quando noi diventiamo molteplici per noi stessi

(e non allo sguardo degli altri)

proprio grazie all'interazione con il mondo.

E soprattutto con alcuni individui che stanno in questo mondo...

 

 

Non sempre troviamo le persone adatte grazie alle quali poter vivere parti di noi che altrimenti non vivremmo.

E questo lo accogliamo, se non si può forse proprio dire che lo capiamo, molto presto, già da piccoli. Anche se in principio resta una sensazione indefinita, osservata in un groviglio d'inquietudine e guardata come si può guardare un'altra sorprendente matassa da dipanare nel mondo delle emozioni.

Poi, con il tempo, il gomitolo si srotola e se anche il filo non sembra portarci verso nessuna via d'uscita definitiva, almeno ci solleva dal peso di un ingarbugliato intreccio di tante voci e di tante identità che non sapevamo neppure da dove prendessero inizio.

E così come accade per tutti, accade anche per me.

Ci sono mie voci interne che parlano solamente quando alcune voci esterne le interrogano; colori dentro di me, o forme a cui il mio corpo si adatta, che si impongono facendomi diventare qualcosa che poco prima non ero, soltanto quando certi occhi mi guardano.

Non lo so perché; ma ci sono tanti noi dentro ciascun blocco di ogni nostro noi che, insospettabilmente, aspettano - anni, vite - per esprimersi e presentarsi come una declinazione sconosciuta del nostro stesso nome.

Sono come anime dentro la nostra anima che ad un certo punto della vita emergono con un sentire e con un vedere che per i nostri precdenti sensi risulta del tutto nuovo.

Abbiamo tanti occhi e differenti voci dentro, che guardano e raccontano un mondo che solo loro possono cogliere e raccogliere.

Eppure...il prodigio non si compie mai da soli.

Queste anime dormienti si destano in noi come nelle fiabe, soltanto con la vicinanza ed il contatto di una particolare presenza esterna.

Per amore o per magia che sia, ma è il suo intervento che ci risveglia e ci trasforma.

E noi?

Noi restiamo a guardarle arrivare...

Perché puoi provare quanto vuoi a cercarle, inventarle - e neppure sospetteresti di ospitarle, in qualche eremo del cuore - ma queste insospettabili anime addormentate dentro di noi sono fantasmi che solo ad alcune musiche rispondono, grazie ad alcune parole, per sortilegio, affiorano, e solo con certi silenzi sbocciano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come luci, accendendosi rapidamente, non appena sfiorate.

 

 

 
 
 

MESCOLANZA D'INTENTI

 

In passato, e poi anche più recentemente, mi è capitato di dare il mio parere sulla letteratura erotica e la poesia in particolare, ed ho sempre detto che raramente questo genere mi ha saputo prendere o quanto meno convincere, anche quando o se d'autore.

I risultati, almeno su di me - da Verlaine ad Anaïs Nin - nonostante i precisi intenti di affabulare irretendo sensi e spirito, sono quasi sempre stati un climax di perplessità annoiata. Ai troppo apertamente dichiarati passaggi d'amplesso, rispondono le mie percezioni con compatimenti dubbiosi, ai tentativi di edulcorazione metaforica risponde il mio sistema limbico.

E così, alle metafore edulcorate e fatte di cerimoniosi ammiccamenti preferisco, ancora una volta, le perifrasi sinestetiche e ad un orgasmo dichiarato di certo un chiasmo.

Ma se erotismo in lettere dev’essere, prenderò le parole di quattro autori, mescolandole. E confondendole, lasceró liberamente a loro la possibilità di unirsi e slegarsi, fondersi e trasfondersi.

 

Questo - per me - è erotico, perché mai coltre fu più calda e lontana e mai fu più feroce il piacere dentro la carne di quando le parole, senza dire, fanno.

 

 

 

 

 

Voglio un amore doloroso, lento,

che lento sia senza tregua in un tormento,

che occulte siano le nostre anime assorte

e che pianga in un silenzio intento.

 

Voglio…voglio…voglio…

giacendo su quell’ombra,

un desiderio urlato

e come in fondo ad un sepolcro

trovare l’Infinito.

 

Taci, ora,

e bevimi,

che possa esser io

entro la tua coppa

come un mistero,

quello del vino,

calmo e in estasi.

 

Rovesciami, su, oltraggiami,

in alto come rami

che muove uno stesso vento,

in basso come rosse radici

che si toccano,

in estasi di vini

di me e di te mescolati…

 

E poi inginocchiati:

Amare è un combattimento di lampi

e di due corpi

da un solo miele sconfitti.

 

Forse, luccicando immoti,

assai tardi i nostri sogni si unirono,

nell’alto o nel profondo,

tra il fuoco e l’acqua.

 

Forse il tuo sogno si separò dal mio

e per il mare oscuro mi cercava come prima,

quando senza scorgerti, navigai al tuo fianco:

I tuoi occhi cercavano,

ed in me la notte entrava.

 

Quale antica notte tocca l’uomo con i suoi sensi?

Dormi sui miei dolori,

se i miei dolori non ti bruciano;

legati alle mie ali,

che forse le mie ali ti porteranno,

e, svegliandomi d’improvviso,

raddrizza tu i miei desideri,

che forse compiangi la loro lotta.

 

Ho dormito con te, tutta la notte,

mentre l’oscura terra girava

per i sottili cammini del sangue

fino ad essere - e non essere –

che un lampo nell’ombra.

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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;-) grazie Nicc. E se lo approva legrillon...mi sento...
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;-) felice che tu condivida.
Inviato da: ElettrikaPsike
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Bene...sempre di più, vedo ;-p
Inviato da: ElettrikaPsike
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