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la musica, suonare il pianoforte, suonare il mio violino, la luce del tramonto, ascoltare il mare in una spiaggia deserta, guardare il cielo stellato, l’arte, i frattali, viaggiare, conoscere e scoprire cose nuove, perdermi nei musei, andare al cinema, camminare, correre, nuotare, le immagini riflesse sull’acqua, fare fotografie, il profumo della pioggia, l’inverno, le persone semplici, il pane fresco ancora caldo, i fuochi d’artificio, la pizza il gelato e la cioccolata


Non mi piace


l’ipocrisia, l’opportunismo, chi indossa una maschera solo per piacere a qualcuno, l’arroganza, chi pretende di dirmi cosa devo fare, chi giudica, chi ha sempre un problema più grosso del mio, sentirmi tradito, le offese gratuite, i luoghi affollati, essere al centro dell’attenzione, chi non ascolta, chi parla tanto ma poi…, l’invidia, il passato di verdura





 
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Post n°758 pubblicato il 27 Maggio 2018 da enodas

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Post n°757 pubblicato il 18 Maggio 2018 da enodas

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Post n°756 pubblicato il 15 Maggio 2018 da enodas

 

 

 

E' uscito e per la quarta volta ha ricominciato a suonare. Il pianista ha toccato appena qualche tasto. Ma é come se quelle note mi avessero messo a nudo. Improvvisamente. Dopo tanti anni. Una goccia d'acqua, leggera e pesante, calata sull'anima. Ticchettio continuo, melodia triste, passi pesanti sui tasti, ed ancora quella melodia. Ticchetio. Sprofonda nel buio della sala. Una voragine di pensieri. Pura la musica come la sfera impalpabile di una goccia d'acqua che cade. Ancora, nel vuoto. In uno spazio senza confini colmo di tutto e di niente. Quando ha ricominciato a suonare, ed inaspettatamente ha scelto un pezzo così.

[...]


Allora, ho riosservato il pianista. Un nome non comune. Ricordo quando andai a sentirlo, a Verona. Tornavo in treno dall'esame di ammissione al politecnico quando venne fuori questo biglietto disponibile. Ecco quanto é passato. Molti più racconti di quanto possono essere raccolti in questi post. Prima, prima ancora. Ed allora era già un nome grandissimo. Lo osservo adesso, attraversare ancora una volta il palco. Il vestito, il modo di muoversi, il tocco e la tecnica al pianoforte. Una scuola scomparsa dei grandi Maestri di un tempo, é come se fosse l'ultimo araldo di una tradizione di grandissimi nomi ed ormai in procinto di scomparire. E lo osservo anche alla luce di questi vent'anni, dal giorno che tornavo in treno dall'università, nel profilo invecchiato, una sensazione di solitudine immensa su un palco dove soltanto solo può stare, il pianista, un pianista così, ed in quell'arco di tempo così profondo che rileggo in questo nome, in queste note.

 

 
 
 

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Post n°755 pubblicato il 09 Maggio 2018 da enodas

 

 

"...We are one united family Black and White
The game our one true guiding light
Sweeping through the darkest corners to express
Countries, classes, creeds as one in love of chess..."

 

 

Per lo scorso fine settimana a Londra, ho scelto di andare a vedere questo musical, un po' per la disponibilità di biglietti a prezzi ragionevoli (lo ammetto) ed un po' il titolo. Un musical sugli scacchi, a me che da questo gioco ho sempre subito un fascino particolare, era qualcosa di curioso e nuovo al tempo stesso. Il tema degli scacchi come luogo nemmeno troppo figurato di battaglia in piena guerra fredda riprende, in qualche modo, scontri quasi leggendari delle decadi passate, ma lo fa in maniera eccessivamente stereotipata e piuttosto rude, delineando personaggi eccessivamente agli estremi ed indugiando sommariamente sugli eventi storici. D'altra parte, la scacchiera é anche il campo di gioco dei sentimenti, e teatro di una storia d'amore, il cui racconto e sviluppo si dipana con approccio narrativo leggermente diverso e meno superficiale. Nella trama e nei personaggi resta insomma un senso di incompiuto che suona quasi come un tradimento verso il "nobile" gioco degli scacchi. Ciononostante, devo essere sincero, non sono dispiaciuto della mia scelta. Chess é un musical che tutto sommato diverso, dal punto di vista degli effetti speciali (in questo nuovo allestimento), mix moderno di effetti laser, luci neon e schermi giganti, che un po' non ci si aspetta pensando al fascino patinato che evoca la parola musical. Scelta opinabile. A contribuire in maniera decisiva, invece, é la musica, che porta la firma di grandi nomi dei musical, e l'interpretazione degli artisti. Insomma, uno spettacolo alla fine piacevole ed un po' inaspettato, che nella trama in se stessa perde il fascino che prometteva il titolo in locandina.

 

"...You and I
We've seen it all
Chasing our hearts' desire
But we go on pretending
Stories like ours
Have happy endings..."

 
 
 

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Post n°754 pubblicato il 07 Maggio 2018 da enodas

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Post n°753 pubblicato il 03 Maggio 2018 da enodas

 

 

"Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole..."

 

 

Credo che non fossi preparato a tanta bellezza. Così, questi giorni in giro per le Langhe sono stati una sorpresa che é scivolata via leggera e veloce, come il tempo, poco, che ho passato. Sono scivolato via come un cavaliere, di quelli che dovevano attraversare questa terra, da una cittadella all'altra, ognuna abbarbicata in cima alla propria collina. Chissà se anche allora, il profumo della terra si nascondeva nei frutti delle vigne, magari nascosti nell'abbraccio di una foschia misteriosa che emanava la terra, un'immensa continua distesa di linee che seguono il terreno ed al tempo stesso lo disegnano, ed altre linee, quelle delle viti stesse che contorte cercano la propria strada verso il sole. Silenzio narrante é quello di ognuno di questi paesi, una volta raggiunti, oltre la cinta: un gruppo di case attorno ad un punto, una piazza, sulla quale si affacciano allo stesso tempo chiesa, municipio e scuola elementare. Ancora silenzio, in una calda giornata primaverile. Mi siedo sul ciglio di un ballatoio ad osservare il paesaggio. Inaspettatamente così bello, indescrivibile, silenzioso narrare.

 

 

"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti..."

 

Ho ripensato a quell'idea di una promessa associata ad un luogo. L'ho fatto tra filari di vitigni e linee scritte di carta. Ho guardato indietro, anche idealmente, leggendo me stesso. Anch'io, ad un certo punto, in qualche modo ho un paese, per quanto non ho mai capito perché sia poi andato. Forse é stato semplicemente lo sguardo curioso, davanti, a fregarmi. Non conoscevo questa zona. Ma non importa. Nella sua bellezza, nella sua dolcezza, nel suo silenzio che in qualche modo sembra aver avvolto il tempo, ho riascoltato note contrastanti e complesse, ognuna delle quali é uno di questi paesi, raggiunti ai margini dei terreni coltivati, quasi sempre all'ombra di un castello, un pizzico di storia ed un'ondata di colori caldi, come la sensazione di un abbraccio.

 

 

"...Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna..."

 

E' con gli occhi leggermente annacquati che osservo la vallata come si apre di fronte a me. Il profumo intenso del vino mi sale alla testa, intenso, a volte anche più del sapore al sorso. E' un mondo sconosciuto ed affascinante, che pulsa in fase col colore profondo del liquido che mi inebria. Respiro ancora, un alito di vento, che si mescola al profumo dle vino. Immaginando che ogni calice sia una storia differente da leggere e scoprire, tracciata sul terreno come una di quelle linee che adesso guidano il mio sguardo, e nascosta di segreto in un infuso prezioso. Ancora una volta, é il silenzio lontano che mi avvolge, seguendo filari e filari, fin dove arriva lo sguardo.

 

 

 
 
 

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Post n°752 pubblicato il 23 Aprile 2018 da enodas

 

 

Mi sono chinato un attimo. Ho voluto sfiorare, anche solo con una mano che vi passava sopra senza veramente toccarli, questo tocco infinito di colore. Variazioni e variazioni, una accanto all'altra. Ondeggiavano al vento, quando si alzava, tiepido, in una giornata di sole di fine aprile. Ogni anno, o quasi, é un motivo per tornare qui, da qualche parte, ad immergersi in questa tavolozza che improvvisamente cambia volto ad un luogo intero. E come colori sovrapposti, si incrociano ricordi, interposti. Così, ho voluto sfiorarli, ancor più nella mente che veramente, una manciata di tulipani, quanti potevo raggiungere aprendo leggermente il braccio, immaginando fosse una carezza, come a volte vorrei sfiorasse il mio cuore.

 

 

 
 
 

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Post n°751 pubblicato il 15 Aprile 2018 da enodas

 

 

A volte si tratta di coincidenze. Stavo ancora leggendo quanto ho scritto per caso, la settimana scorsa, quando mi é stato raccontato un piccolo segreto. Sono tornato indietro negli anni, al mio giorno di laurea. Ed era sei aprile. Così, non so perché, qualcuno stasera ha deciso di confidarmi un piccolo episodio, che però vale molto. Sono tornato a ricordi ed emozioni, battiti di cuore che ho lasciato sopiti, silenziosi, perché ben poco altro avrei potuto fare, ma tanto é bastato per farmi risvegliare la notte, guidare i miei sogni, farmi sentire. Ed allora, come ogni tanto, ho ripensato a domande cui non ho risposta, magari ad uno di quei punti dove chissà, qualcosa é successo perché tutto quanto, senza saperlo realmente, prendesse una direzione piuttosto che un'altra. Ci sono piccole cose che non ho mai capito, per quanto passate fosse anche nel tempo. Avrei voluto scrivere direttamente, parlando alla persona che mi ha raccontato questa cosa. Come una di quelle lettere che ci scrivevamo, carta e penna, davvero tanto tempo fa e che, per caso, ho ritrovato fuori da un cassetto proprio questi giorni. Come un dialogo che ho riaperto nel silenzio questa notte, tra me e me, come se le stessi parlando. Per dirle che a volte immagino qualcosa di diverso, profondamente. E per ripetere a me stesso che non sempre dipende tutto da noi.
Ancora, nel silenzio, dal tavolo dove sedevo, ho abbracciato con gli occhi mia mamma.

 

 
 
 

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Post n°750 pubblicato il 13 Aprile 2018 da enodas

 

 

 

Mi piace questo luogo. Rallentare, seguire una strada persa nella campagna, senza intralci e senza fretta, tenendo ai lati i profili dei vigneti che lentamente si aggrappano alla primavera che avanza, già non più scheletri sofferenti. Una deviazione, poi un'altra, ed un'altra ancora, dove la strada si restringe verso uno dei villaggi dal nome prestigioso, dietro un muretto, verso il profilo di uno di quei chateau che significano altro che castello, sempre seguendo linee regolari tracciate nel terreno. Mi piace. Giungere in questi villaggi in pietra, un sapore d'antico, dove tutto é Medioevo, ed ogni passo risuona in una storia di terra e ciò ed uno dei suoi prodotti più misteriosi, tanto da essere nascosto nelle cave, labirintici sentieri sotterranei sovrapposti secolo dopo secolo, in un'attesa di anni, oscura e silenziosa, che permea l'aria di umidità e sapore di legno bagnato. Mi piace fermarmi.

 

 

Quelle che sono rovine silenziose era un centro smisurato di potere. Esteso a tutta l'Europa, il potere dell'abbazia di Cluny. Non restano che queste vestigia, imponenti anche se uno spettro in confronto a ciò che doveva essere, segnate magari da un visitatore del passato il cui nome graffiato sulla pietra viene sfiorato da un riflesso di sole. Precario, come quella stessa pietra. Come il battito d'ali di una colomba che attraversa la volta di ciò che doveva essere e si perde uscendo da una vetrata aperta sul mondo, quello di oggi, tanti anni dopo, diverso e lontano, anche entro una cinta di mura e viottoli costeggiati dagli infissi di legno, le strutture a graticcio, e gli stendardi corporateschi che ondeggiano al vento.

 

 

Siamo in Borgogna. Una parte soltanto, perché a guardare con attenzione la mappa, sono tanti i puntini attraverso cui vorrei tracciare una linea di penna. Mi sono mosso così, seguendo la dolcezza del paesaggio e cercando alcuni di quei sapori per cui questa regione é tanto nota da aver creato un nome proprio. L'ho fatto arrampicandomi su villaggi che all'occasione sembravano isole fluttuanti o piccoli centri di vita medievale sfuggiti al tempo. Seguendo una linea da nord a sud che si appoggiava ad una Costa d'Oro e d'Oriente e si ritagliava il suo spazio tra ordini monastici, un ducato ricco e potente, e lunghe file di botti colme di vino. Così, mi sono ripetuto, sarà forse un'altra stagione, sarà magari un'altra zona, ma tornerò, ancora, per gustare qualche giorno soltanto un ritmo diverso di vita.

 

 

 

 
 
 

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Post n°749 pubblicato il 07 Aprile 2018 da enodas

 

 

Sei aprile. Ci sono cose che andando indietro si legano a questa data. Temo un giorno ne avrò paura. Ho letto quasi per caso che il Piccolo Principe compiva ieri settantacinque anni. Perché al sei aprile, a quanto pare, risale la pubblicazione del libro. Così, per un attimo, questa sera ho pensato al deserto sul mare di Tarfaya, ai cieli della Patagonia, ai voli di notte, ad un aviatore, ed ho sorriso di questa piccola coincidenza.

 

 

 
 
 
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