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Sant'Anna di Stazzema
Sono passati più di sessant’anni dalla fine della guerra e la Resistenza continua a non conoscere pace.
In queste ultime settimane la polemica è arrivata dall’America: infatti la pietra dello scandalo è "Miracolo a Sant’Anna", il film di Spike Lee che da mesi fa infuriare le associazioni partigiane.
A suscitare le ire dell’ Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, è stato l’inserimento nella trama del film di un elemento non riconducibile alla realtà: si tratta del tradimento di un partigiano, che avrebbe rivelato ai nazisti la falsa notizia della presenza di altri membri della Resistenza nel paese toscano di Sant’Anna, causando in tal modo, indirettamente, la strage.
I partigiani versiliani non avrebbero probabilmente saputo nulla del revisionismo del film su Sant’Anna di Stazzema, se non avessero letto alcuni articoli pubblicati sul «Tirreno» da Simone Tonini, il giovane custode del museo di Sant’Anna- a settecento metri nel bosco - che è anche cronista free lance .
«Furono quegli articoli», ha ricordato, salendo per i viali di castagne e platani, Ennio Mancini, uno dei superstiti che allora aveva sette anni e poi è stato presidente dell’associazione martiri di Sant’Anna di Stazzema, «a metterci la pulce nell’orecchio. Che sta facendo questo qui? Noi non discutevamo Spike Lee, il suo impegno per i diritti civili, i neri, la grandezza del regista. Però abbiamo subodorato che qualcosa non andava, in quella sceneggiatura».
Tonini, origliando durante le blindatissime riprese del film, ha sentito Spike Lee che parlava della Farfalla nera, il partigiano cattivo. Nel film infatti si è finto che la strage di 560 civili da parte delle SS di Walter Reder, compiuta all’alba del 12 agosto del ’44, fu causata dal tradimento di un partigiano, che non avvisò dell’arrivo di una colonna di militari tedeschi.
Spike Lee ha anche aggiunto che «i partigiani sparavano e scappavano», lasciando la popolazione esposta alle rappresaglie.
Parole incaute e ben poco opportune.
Tra Pietrasanta, Viareggio, Camaiore e Stazzema vivono ancora una decina di partigiani molto anziani ed una cinquantina di sopravvissuti alla strage, che si sono arrabbiati moltissimo.
Enrico Pieri, comunista, a cui massacrarono tutta la famiglia, visse trent’anni all’estero. Il repubblicano Giovanni Cipollini ha ricostruito la storia del luogo in «Vite bruciate». I socialisti Mancini e Moreno Costa contestano duramente questa lettura.
In effetti il partigiano traditore è frutto del film e del romanzo di James McBride da cui è tratto, «mentre invece - dichiara Franco Giustolisi, autore di un bel libro sull’«Armadio della vergogna» che per 61 anni nascose le prove di almeno dodici stragi naziste in Italia - l’eccido di Sant’Anna non fu una rappresaglia, non c’era stato nessun attentato come quello di Sasà Bentivegna in via Rasella, cui seguirono le Fosse Ardeatine.
Anche la tardiva sentenza del 2005 sancita dal Tribunale Militare della Spezia, che ha condannato all’ergastolo dieci ex SS ancora in vita (sentenza ratificata nel novembre scorso dalla Cassazione) lo cataloga come atto di terrorismo premeditato
Dura la reazione di Giovanni Cipollini, vicepresidente della sezione Anpi di Pietrasanta: «Le dichiarazioni del regista ci indignano. Quello che ha detto è un’ulteriore dimostrazione di ciò che sosteniamo da tempo: Lee che ha realizzato un film senza tenere presente la verità storica su ciò che avvenne a Sant’Anna. Avevamo richiesto un confronto con il regista, ma non è stato possibile ottenerlo e questo ci dispiace molto».
Nel punto dove spararono a 132 donne e bimbi oggi c’è un platano di 61 anni.
Su all’ossario - dove c’è l’elenco incompleto dei morti in un monumento che emoziona quanto quello di Maya Lin ai caduti del Vietnam a Washington, Giovanni Gronchi salì nel ’48 in groppa a un mulo.
Sotto c'era il capanno dove venne uccisa e sventrata una delle otto donne incinte contro cui si accanirono le SS. Si chiamava Evelina Berretti, era al nono mese di gravidanza; i nazisti le spararono per poi estrarle con la canna del fucile il feto dal ventre.
Era giovane ma vecchia, come le donne di allora; non bella, come nel film di Spike Lee, ma vera.
Come gli otto figli della famiglia Tucci. O i tre Cappiello, sfollati da Napoli. O gli otto sacerdoti di cui tre versiliani , don Innocenzo Lazzeri, don Libero Raglianti, don Fiore Menguzzo, trucidati dalla sedicesima divisione del Reichsfurer.
LA VICENDA di SANT'ANNA
La strage avvenne all’alba del 12 agosto 1944. 3 reparti di SS salirono a Sant’Anna, mentre un quarto chiuse ogni via di fuga a valle, sopra il paese di Valdicastello.
Gli uomini si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, donne, vecchi e bambini restarono nelle case. In poco più di tre ore vennero massacrati 560 innocenti. I nazisti li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle casa, li uccisero a colpi di mitra e bombe a mano, con atti di efferata barbarie. Infine appiccarono il fuoco, a distruggere e coprire tutto.
Non si trattò assolutamente di rappresaglia. Come è emerso dalle indagini della Procura militare, e poi dal processo di alcuni anni fa, si trattò di un atto terroristico, di un’azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio. L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra le popolazoni civili e le formazioni partigiane.
Oltre al film si può anche leggere, con una introduzione scritta dallo stesso Spike Lee, il volume Miracolo a Sant’Anna, che raccoglie il diario di lavorazione, la sceneggiatura e le foto di scena della pellicola che il regista americano ha tratto dall’omonimo romanzo di James McBride, ed Bur.
Sullo sfondo dell’eccidio, Miracolo a Sant’Anna racconta l’amicizia tra un bambino del luogo e un soldato americano di colore con un ritardo psichico. Il bambino è l’unico a conoscere l’identità del traditore responsabile del massacro. E sarà proprio lui, assieme all’amico soldato, a compiere il miracolo che modificherà il corso degli eventi.
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