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Tilke e l’ombra del BusinessGli ultimi 10 anni della storia della Formula 1 sono stati caratterizzati dall’ingresso nel Circus di un artista particolare. Non un artista del volante, ma della penna. L’ingresso in F1 Hermann Tilke, architetto tedesco classe 1954, è a capo dal 1984 della Tilke Engineering, società specializzata in Architettura, Ingegneria civile ed elettronica e dal 1999 vede i circuiti da lui realizzati come palcoscenici del Mondiale di Formula 1. Il primo tracciato da lui disegnato interamente ad aver preso parte al Mondiale è quello di Sepang, in Malesia. Le prime opere drammatiche “Chi ben comincia è a metà dell’opera”, si dice. Non si spiegano con altre motivazioni le modifiche selvagge subìte da Nurburgring e Hockenheim. La prima ha visto sostituita la veloce chicane iniziale da un improbabile complex da seconda/terza marcia ottimamente visibile da una nuova tribuna (…) La seconda è stata letteralmente violentata e trasformata da pista mozzafiato a kartodromo corredato da nuove tribune e vie di fuga chilometriche. I lunghi rettilinei tra i boschi non permettevano la costruzione di tribune e rendevano l’intera struttura poco “televisiva”. Pochi cartelloni pubblicitari, pochi spettatori per gran parte del tracciato = poco ritorno economico. Nuove creazioni Successivamente a Nurburgring e Hockenheim, altre Gran Premi hanno preso parte al Mondiale con piste realizzate da Tilke: Bahrein, Cina, Turchia, Singapore, Valencia, Abu Dhabi, Corea (New Entry 2010) e USA (in programma nel 2012) Se per Valencia e Singapore, trattandosi di due cittadini, gli spazi per l’ingegno erano limitati, per tutti gli altri circuiti la caratteristica principale, e incomprensibile, è sempre la stessa: lunghi rettilinei intervallati da frenate decise che spezzano il ritmo. Non vi è dubbio sul fatto che i circuiti siano stati costruiti con un occhio di riguardo alla sicurezza. Ma ad Abu Dhabi, per esempio, si fa fatica a distinguere quale sia la pista e quali siano le vie di fuga come si vede in questo On-Board di Fernando Alonso. E’ incomprensibile come, visti gli spazi immensi a disposizione dell’architetto, siano stati disegnati tracciati caratterizzati unicamente da lunghe accelerazioni e curve a gomito da prima marcia. Considerazioni Si parla da anni del poco spettacolo offerto dalla Formula 1. Non bisogna nascondere, però, che se i nuovi tracciati da un lato garantiscono un altissimo standard di sicurezza, dall’altro sono un incentivo alla pennichella pomeridiana. Tanto da essere costretti ad aspettare un appuntamento “storico” (Montreal, Spa e Monza per citarne tre) per respirare aria di vera F1. Qualcuno si domanderà: “Perchè tutte queste piste nuove, quando in giro per il mondo ce ne sono già tantissime?”. Bella domanda. Ma una risposta, purtroppo, c’è. La Formula 1 è ormai un business che gira intorno a se stesso, e i soldi vanno dove ci sono soldi. Portare la F1 in luoghi inesplorati vuol dire esportare il business e cercare nuove frontiere, nuovi sponsor, nuove entrate. Inoltre, per la serie “cornuti e mazziati”, nonostante siano impianti nuovi gli appassionati non hanno nemmeno la soddisfazione di vedere circuiti entusiasmanti che regalano spettacolo, ma tracciati senza senso in cui le monoposto sfilano in fila indiana senza possibilità di sorpasso. E se fino all’anno scorso,con i rifornimenti, la carte si rimescolavano in parte, adesso solo un errore nel cambio gomme può garantire colpi di scena. Inutile elencare le piste che potrebbero garantire maggior spettacolo e ridare vigore a questa Formula 1. Fonte: f1grandprix |
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