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ricordando

Post n°107 pubblicato il 14 Febbraio 2025 da hesse_f

                     

 

 

                                                

 

                                                                     HALLELUJAH

                                                                   JEFF BUCKLEY

                                                                      video hesse_f

 

 

                                                   

                                                            GIUSEPPE PINO

 

                                                                   

                                                       ho bazzicato per qualche anno la fotografia e il jazz, senza capire né l’una né l’altro. Ho passato diverse ore in camera oscura e di quei momenti  ricordo solo la noia. Erano anni che non pensavo a lui. Non m’interesso più di fotografia, le ho sotto gli occhi lo stesso, ormai più che le parole sono le immagini che girano, ma io le guardo e basta. Non esprimo giudizi a voce, né scritti. Qualche volta lo faccio, ma quasi meccanicamente, senza rendermene conto e quando me ne avvedo in tempo, cancello. Nessun trauma collegato alla mia Pentax, se non che l’avrei scambiata volentieri con una Nikon, ma costava troppo, quindi, se mai, trauma per lei, sempre in bilico. Anche perchè io come fotografa ero sono e sarò per sempre, negata, e, si sa, quelli che non sanno fare una cosa ne parlano, o ne scrivono. Così recensivo, intervistavo e raccontavo la fotografia sulla rivista più importante di quel periodo. Ma lui, lui per me, era il più grande. Avrei potuto riconoscere un suo scatto tra mille. Così un giorno,  tanti anni dopo, e con la vita completamente slegata dalla fotografia e dal jazz, scrissi un post…


Amare il ritratto e frequentare la scuola, che lui aveva frequentato. Muovermi nelle stesse aule una trentina di anni dopo, quando lui era già un grande e le notizie che lo riguardavano, arrivavano da New York. Le sue immagini, sulle riviste soprattutto di jazz, erano per noi un momento più che di riflessione, quasi di sospensione e di sbigottimento. Ricordo tra i sorrisi e le battute la domanda che ci facevamo guardandoci quasi scoraggiati “Come riesce a far fare quello che vuole a queste persone?”. E questo, mentre noi, non eravamo in grado di piegare alla nostra volontà, nemmeno il compagno di classe, che dovevamo ritrarre come esercizio di espressività. Era una domanda che, sapevamo, non avrebbe trovato risposta in quelle aule, eppure ce la ripetevamo puntualmente, ogni volta che usciva una sua copertina. “Come riesce a far fare quello che vuole a queste persone?” Le persone di cui parliamo, non erano un vecchio o un bimbo, fotografati per strada, a cui chiedi il favore di restare per qualche istante immobile e di guardare nella tua direzione. Stiamo parlando dei nomi più famosi del mondo del jazz e dello spettacolo. Leonard Cohen, fotografato a Milano nel '74 a testa in giù, praticamente irriconoscibile, Howard Johnson ritratto a Montreux nel 1975 con una tuba in testa e di lui si intravedono solo gli occhi quasi a margine della fotografia. Helen Humes, ripresa nel '74, su un palcoscenico che puoi solo ipotizzare, perché l’immagine, ci mostra solo le gambe dell’artista, dalla caviglia ai piedi; gambe appesantite e tagliate quasi a metà, da calzettoni neri di nylon  arrotolati, che si infilano in un paio di improbabili sandali rossi. 

E poi Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Louis Armstrong, Count Basie, Bill Evans, Miles Davis, Gato Barbieri etc etc, insomma, i nomi più rappresentativi del jazz nazionale e internazionale. Miles Davis, fotografato da Giuseppe Pino, in un paio di scatti così schietti, concisi e comunicativi, che diventarono per alcuni anni, l’icona stessa del personaggio.

Anni dopo, scoprii la disponibilità di alcuni di questi artisti che, rispettando le tue capacità, si lasciano guidare e accettano l’impostazione che tu hai deciso per lo scatto. Questa scoperta, non è servita però, a rivelarmi il segreto della grandezza dei ritratti di Giuseppe Pino, così immediati ma profondi, onesti eppur allusivi, ironici ma mai caricaturali, insomma secondo me allora come adesso: perfetti, originali, ineguagliabili.

 

 

 

                                              Lui lo lesse e mi scrisse

 

 

Ciao A…,

 

come scrivi bene.

Adoro il francese (madre lingua) e l'inglese (indispensabile), ma la 

nostra, l'italiano, è la più vicina a Cicerone, a quelli che, dopo i soldati, mandavano anche architetti, insegnanti, medici, cuochi. 

Purtroppo, nel tempo, anche i preti...

 

Sono righe, le tue, un po' imbarazzanti per il soggetto.

Sono uno che, come il primo Woody Allen o Fantozzi, quando passeggio sul marciapiede e vedo (poniamo) una bella ragazza sorridente che mi punta il dito, mi volto per vedere chi sia il fortunato, dietro di me.

Mi hai comunque descritto per quello che ero-facevo 30 anni fa, quasi 40.

Ti andrebbe un incontro per aggiornarti e, forse, sfruttarti perchè, nonostante la pigrizia, enorme, l'idea etc etc… 

Un saluto.

 

Giuseppe Pino


 

 
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