Creato da leonardoflamminio il 27/12/2007

La T.A.S.C.A.

Ambienti Collaborative Learning

 

 

Logo Associazione Nazionale Pedagogisti Tecnologi

Post n°24 pubblicato il 25 Aprile 2009 da leonardoflamminio
Foto di leonardoflamminio

I nuovi metodi d'insegnamento innescati dalla nascita di nuovi mezzi di comunicazione multimediali affrontano la profonda trasformazione dell'attuale modello di formazione prospettata dall'utilizzo di queste nuove tecnologie multimediali e di internet per migliorare al qualità dell'apprendimento, agevolando, allo stesso tempo, l'accesso a risorse e servizi, nonché gli scambi e la collaborazione a distanza, ovvero tutto ciò che viene comunemente definito come l'e-Learning.
Studioso della Pedagogia Tecnologica e della sua figura professionale in qualità di Pedagogista Tecnologo, è il Dottore di Ricerca Leonardo FLAMMINIO, che dal 2004,  con i suoi metodi, le sue nuove tecniche e le nuove tecnologie che ben  definiscono da un punto di vista scientifico e professionale le sue ricerche, indirizzano le sue competenze per una nuova modalità educativafinalizzata ad aiutare il singolo individuo per raggiungere nuove risorse e nuove capacità individuali in piena metamorfosi culturale. La pedagogia Tecnologica è una scienza che trova nei i criteri di validità nel sapere scientifico e in tecniche e metodologie proprie, rispondendo ad un vasto panorama di bisogni educativi della persona in un panorama sociale e culturale in continua trasformazione.

 

 
 
 

Il Pedagogista/Tecnologo oltre la "Pedagogia convenzionale"

Post n°23 pubblicato il 25 Aprile 2009 da leonardoflamminio
 
Foto di leonardoflamminio

Cosa significa essere un Pedagogista/ Tecnologo?

Il Pedagogista-Tecnologo progetta, implementa, valuta l'intero processo di apprendimento e insegnamento in termini di  specifici obiettivi, basandosi sulle ricerche nel campo dell'apprendimento e della comunicazione umana .  Per le sue ricerche utilizza un insieme di risorse umane e non umane per ottenere un insegnamento più efficace integrando specifici obiettivi formativi e progettuali

L’handicap e le nuove tecnologie: L’essere umano è fatto per la relazione, lo scambio, la comunicazione, non è autosufficiente; aspira a dare ma ha bisogno di ricevere.

La crescita personale e sociale si realizza grazie alle relazioni insieme alla capacità di ognuno.La soddisfazione o la frustrazione di questo bisogno e di questa aspirazione condizionano lo sviluppo psicologico, gli atti, i pensieri, le relazioni.

L’ambiente di appartenenza di una persona crea quel clima relazionale che permette la costruzione di un sistema di valori in una prospettiva etico-morale, all’interno della quale l’individuo può trovare risposte, aiuti  per contenere, per alleviare degli aspetti dolorosi dell’esistenza, per l’acquisizione di significati che diano un senso e uno scopo alla quotidianità.

Perciò l’uso delle tecnologie come supporto.....si inserisce nel contesto della riduzione alle disuguaglianze nell'accesso e nell'utilizzo delle tecnologie della cosiddetta "società dell'informazione". Il "Digital divide", divario, disparità, disuguaglianza digitale significano, in sostanza, la difficoltà da parte di alcune categorie sociali di usufruire di tecnologie che utilizzano una codifica dei dati di tipo digitale rispetto ad un altro tipo di codifica precedente, quella analogica.

Eliminare o comunque ridurre significativamente il "digital divide" per quelle categorie sociali, ovvero le persone con disabilità fisiche e/o sensoriali, che dall’uso delle tecnologie possono trarre grandi opportunità per la loro qualità di vita sia nella sfera privata che in quella lavorativa. Le nuove tecnologie possono consentire la comunicazione delle conoscenze a tutti gli individui.

La multimedialità, la realtà virtuale, insomma la rete.. Internet, modificano i processi di comunicazione del sapere ma anche i modi con cui si acquisiscono. La divulgazione del sapere attraverso la rete, la possibilità di interagire con il multimediale, con un mondo di immagini e volti raggiungibili, tutto ciò sta certamente cambiando le nostre vite, i nostri pensieri, il nostro modo di acquisire e di dare conoscenza.  Tutto quello che ho appena enunciato evidenzia l'importanza di integrare le conoscenze informatiche con la capacità di utilizzare la tecnologia nell'attività formativa/lavorativa di ogni singolo individuo: essere sapiente,essere agente, configurandolo aspirazioni, bisogni nel mondo”sommerso” quasi dimenticato dei disabili. Anche a loro le tecnologie hanno sconvolto in  senso positivo  un po’ la vita e le abitudini; se prima tante cose erano a loro impedite da barriere fisiche e psicologiche, oggi forse pian piano qualcosa sta cambiando: Le possibilità sono tante, molte di più che nel passato ed è giusto che del cambiamento in atto nella società cognitiva, anche loro siano protagonisti attivi. Non bisogna più classificare, specificare tra"normodotati"o “disabili”perchè la tecnologia e la sua apertura da la possibilità di interagire in modo autonomo non distinguendo il discorso sulle varie tipologie di disabilità e di handicap esistenti.

Sono convinto del fatto che la ricchezza della rete stia nelle persone che popolano le reti, e non nella potenza degli strumenti utilizzati per collegarsi. e mi ha fatto capire che la tanto acclamata "multimedialità” rischia di trasformarsi in una nuova barriera per chi non ha la possibilità di utilizzare programmi che fanno utilizzo di suoni, colori, immagini, filmati e altri effetti speciali che a noi possono sembrare tanto carini, ma che rappresentano una nuova occasione di esclusione ed emarginazione per chi non può vedere o ascoltare .

Il riconoscimento ottico dei caratteri permette di "catturare" le parole da libri o giornali e trasformarle in voce sintetizzata o in caratteri su uno "schermo" braille, in maniera da scavalcare l'handicap che nasce dalla disabilità  visiva, e facilitare in questo modo lo studio e la lettura. Viceversa, chi e' impossibilitato ad usare la penna o la tastiera, può servirsi di programmi di riconoscimento vocale per fare in modo che sia il computer a trasformare la voce in lettere e parole sullo schermo. Oggi la tecnologia, precisamente l'informatica offre moltissime possibilità di valorizzazione perle  persone disabili, che "in rete" sono difficilmente distinguibili dai cosiddetti "normodotati". Esiste tuttavia il rischio che questa possibilita' di superare la disabilita' venga trasformata in un nuovo muro tra chi puo' e chi non puo'. La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad innalzare nuove barriere.Se domani si affermera' uno standard per comandare a voce i nostri computer, ecco che anche chi non puo' parlare usando la voce verra' svantaggiato (handicappato) e gli sara' impossibile esercitare come tutti il diritto di essere un cittadino. L'incoraggiamento deve essere soprattutto culturale piuttosto che economico ed assistenziale. Nelle case di molti disabili italiani ci sono gia' molti computer piu' o meno nuovi completamente inusati perche' mancano le motivazioni e l'accessibilita'. Ad un disabile non basta dare un computer, ma e' necessario che lui capisca perche' dovrebbe usarlo e come potrebbe farlo nonostante le sue menomazioni." Bisogna sempre ricordarci il secondo comma del terzo articolo della costituzione:"Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociali. Le prospettive sono, per certi versi, le stesse di tutti gli altri individui. Nel senso che per tutti c'è una maggiore possibilità di comunicazione con i rischi che questa comunicazione comporta. Proprio per la rapidità con cui avviene, a volte la comunicazione attraverso la Rete è troppo disinvolta, non è accompagnata dalla giusta riflessione, dalla giusta elaborazione. E poi c'è un problema che è latente per tutti ma si accentua quando ci troviamo di fronte ad una persona disabile. Se con la telematica le barriere dello spazio e dell'immagine vengono superate, se ne possono creare delle altre che sono dovute al fatto che, credendo di essere in contatto diretto, mandandosi messaggi molto frequenti, si rischia di non vedersi e di non incontrarsi più. Credo che l'incontro debba essere quasi sempre un incontro dei cinque sensi e i cinque sensi in una posta elettronica non sono esercitati.  Si può ridefinire pensando che ci sono sicuramente delle possibilità di ridurre l’handicap. O meglio gli handicap, mettiamolo pure al plurale, perché sono sempre più d’uno. Non si può illudere nessuno sulla riduzione del deficit perché, se il danno è irreversibile, non si può ridurre. Però la riduzione dell’handicap, consente di vivere meglio un deficit irreversibile. Il deficit è un dato di fatto, è un po’ come l'anagrafe, non ci si può togliere gli anni che si hanno. Però se un individuo è in salute, anche se è avanti con l’età, porta meglio gli anni che ha. Ritengo che l'espressione 'cultura dell’handicap' sia da completare aggiungendo 'cultura della riduzione dell'handicap'. A me piacerebbe più usare 'cultura dell'integrazione'. Però l’integrazione è già un termine che richiama le diversità. L’informatica può aiutare in questo senso. Anche se a volte l’informatica può dare l’impressione di favorire una omologazione, una riduzione delle diversità. Credo che si possa dire che l'informatica è strumento. Dipende da noi gestirla e farla diventare un ottimo strumento per ridurre gli handicap e per produrre un progetto di integrazione che rispetti e che arricchisca l'umanità nelle diversità. Le tecnologie non sono le competenze, ma sono le competenze che si rivelano attraverso le tecnologie....Internet possa consentire un maggior equilibrio tra pubblico e privato. Però un progetto di questo genere deve essere fatto dalle persone, non lo può fare Internet al posto nostro. Il web rappresenta per i disabili una grande potenzialità, attraverso cui informarsi e avere opportunità impensabili fino a dieci anni fa. Ma è anche vero che possono esistere delle barriere al pieno utilizzo delle nuove tecnologie. Se con «usabilità» si indica in modo generico la facilità di navigazione di un sito, il termine «accessibilità» si riferisce al superamento delle difficoltà che una persona con deficit può incontrare nell'uso di Internet. È chiaro che una persona non vedente pur dotato di un sintetizzatore vocale che gli legge la pagina web, di fronte a delle immagini sperimenterà difficoltà interpretative, così come un non udente si troverà a disagio di fronte a contenuti audio, sempre più frequenti sul web. Ma molti ignorano che una delle barriere più comuni è rappresentata dalla difficoltà di orientarsi in un sito e di comprendere i contenuti veicolati da Internet, indecifrabili da parte di persone che hanno un deficit cognitivo. Credo che questo sia un punto su cui c'è ancora molto da studiare. Vorrei usare una metafora che può far capire l’importanza di questo tipo di studio. Quando una persona, per esempio a causa dell'età, ha bisogno di usare una protesi acustica perché non ci sente più bene, ha bisogno anche di una educazione alla protesi. Non basta avere la protesi per ripristinare il suono che non si sente. Che succede alle persone anziane con problemi di udito? Spesso la persona che ha la protesi la prova e poi la mette nel cassetto e non la vuole usare più perché non ci sono i filtri adatti. I filtri sono appunto un’educazione all’ascolto. Infatti quando parliamo abbiamo quasi sempre un panorama sonoro che riusciamo a tenere sullo sfondo per ascoltare in primo piano la voce o il suono che vogliamo sentire. Se questo filtro, che è intenzionale e quindi frutto di educazione, salta, arrivano tutti i rumori nello stesso momento e il soggetto viene disorientato. La stessa cosa avviene con le nuove tecnologie. Con la facilità di comunicazione che abbiamo, possiamo subire una sorta di overdose di informazioni. Abbiamo una grande capacità e possibilità di comunicare tutto: quello che è importante, quello che non è importante, quello che dovrebbe essere riservato. Tutto questo ci frastorna e ci spaventa. Dobbiamo perciò fare un'operazione di educazione. Mentre per la protesi acustica è necessaria una educazione del singolo, in questo caso abbiamo una educazione sociale da fare.

 

 
 
 

Post N° 22

Post n°22 pubblicato il 05 Gennaio 2009 da leonardoflamminio
Foto di leonardoflamminio

L'acronimo “T.A.S.C.A” .

Questa parola si origina dalla riflessione e dalla consapevolezza sempre più definita che l’uomo vive in una piccolissima parte di mondo, che fa parte di un universo più ampio, ricco di molteplici credenze, culture, tradizioni. All’origine di questa consapevolezza vi è l’entrata nel mondo moderno e post moderno, l’avvento della globalizzazione, la diffusione delle TIC, la possibilità di definire il mondo un “villaggio globale”, all’interno del quale regna la comunicazione virtuale e a distanza. Tutto questo ha reso chiaro il concetto di Cosmopolitismo, che già nel corso della storia ha trovato terreno fertile per attivare continue trasformazioni che si intrecciano con la “T.A.S.C.A” : l'uomo percepisce, agisce facendo ruotare attorno al suo modo di vivere le sue scelte, le sue azioni, le sue relazioni ecc, ecc, trasformandolo continuamente. Considerando questa nuova  metodologia comunicativa di relazione,si offre una chiara e nuova chiave di lettura per far capire come nella nostra quotidianeità si impone la ridefinizione della trasmissione del sapere e del suo agire (essere sapienti, essere agenti......dalla teoria alla pratica).

 
 
 

Post N° 21

Post n°21 pubblicato il 26 Settembre 2008 da leonardoflamminio
Foto di leonardoflamminio

Il pedagogista-tecnologo: Docente o non Docente.....

La crescita di una persona include l’essere sapienti e l’essere agenti; ciò comporta la fondamentale messa in pratica della teoria, si agisce in base alla propria esperienza, prodotta dal sapere che ogni persona possiede.

Il tempo della formazione studia la sua trasformazione, che si effettua durante il percorso di vita, ci si forma trasformandoci, perché crescendo si cambia, sia fisicamente, sia nel modo di essere, in base alle esperienze vissute.

Attraverso la tecnologia, le modalità di apprendere sono cambiate.

La tecnologia ha bisogno dell’uomo, perché da esso è stata creata, da lui ne dipende il suo funzionamento, per questo non toglie nulla alla lezione frontale, in cui si può apprezzare il sapere e la passione del docente riguardo a quel dato insegnamento; anche nell’esposizione di un argomento, si può ricorrere al supporto tecnologico, ma senza quella gestualità e intonazione scandite dalla passione per quell’argomento, il risultato sarà la disattenzione di tutte le persone che potrebbero ascoltare, magari sono anche interessate. La disattenzione è la riduzione temporanea dell’attenzione, dovuta anche da stanchezza fisica o mentale; la distrazione è l’incapacità momentanea di porre attenzione nell’attività in corso, dato che la persona è coinvolta da altri stimoli.

Il campo a 360° prende in considerazione tutti i più vasti orizzonti, in cui al centro del cerchio è presente la comunicazione e tutti coloro che fanno parte di questa grande circonferenza.

L’importanza di essere tutti leader determina il lavoro finale, le proprie idee devono in qualche modo incontrarsi con quelle degli altri membri del gruppo, per poter svolgere autonomamente il proprio lavoro, considerando anche quello degli altri, per evitare ripetizioni o tralasciare punti importanti.

Il pedagogista-tecnologo pone l’accento sull’importanza dell’educare in modo attivo, eliminando l’apprendimento passivo di un tempo, grazie anche all’ausilio delle tecnologie, che lascia spaziare ancora di più le sorprendenti vedute guidate da una via autenticamente nuova. Abbiamo una grande capacità e possibilità di comunicare tutto: quello che è importante, quello che non è importante, quello che dovrebbe essere riservato. Dobbiamo perciò fare un'operazione di educazione: è necessaria una educazione non solo del singolo, ma anche una educazione sociale .

 
 
 

Post N° 20

Post n°20 pubblicato il 15 Settembre 2008 da leonardoflamminio
Foto di leonardoflamminio

Competenze in cambio di esperienze.

Siamo certi che gli anziani sono l’anello debole delle dinamiche sociale ed economiche? Siamo certi che sono improduttivi e, soprattutto lontano dalla necessità di conoscenza, di informazione, di comunicazione? Chi l’ha detto che gli anziani sono sempre molto lontani dalle nuove tecnologie? Chi l’ha detto che non possono avvalersi della possibilità di informarsi, in modo semplice, via internet? Proprio per venire incontro alle esigenze degli over-60  questo progetto è stata ideata per avvicinare gli over 60 al mondo delle nuove tecnologie, dei media e della comunicazione su internet. A questo scopo le lezioni saranno  focalizzate sui temi della terza età e il loro inserimento nella rete. Paradossalmente, sono quelli più affamati di conoscenza culturale dove curiosità, voglia di autonomia siano le prerogative di nuove strategie.... Gli anziani sanno quello che vogliono, sono esigenti, attenti, hanno voglia di vivere e hanno tanto tempo a disposizione.  Dunque possiamo ben affermare che non esistono più giustificazioni valide per escludere una porzione di popolazione che sta facendo emergere  nuovi scenari di mercato, tutti da esplorare e sperimentare. Anche la Liguria soffre il "digital divide La T.A.S.C.A. (Territorio, Ambiente, Società, Contesto, Ambito) è il tessuto connettivo tra il mondo sociale e i meccanismi educativi/formativi: chi non comunica non esiste nella società dell'informazione, quindi per esistere bisogna saper comunicare, bisogna saper conoscere per trarre insegnamento dal passato, scandagliare il presente per anticipare, costruire, gestire il futuro della comunicazione.Lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione stanno mutando in modo sempre più rapido e incisivo la società: l'evoluzione e il cambiamento interessano non solo gli strumenti e le tecniche di comunicazione ma anche la struttura economica e produttiva dei paesi più industrializzati e le forme in cui essa si esprime. L'innovazione tecnologica avvia il passaggio dalla "società dell'informazione" caratterizzata da un'informazione di massa ad una "società della conoscenza" che sollecita la partecipazione cognitiva di ogni suo membro ed in cui l'accesso è permesso dal patrimonio di conoscenze e competenze posseduto. Le risorse umane sono dunque, più che mai, elemento cardine delle nuove organizzazioni e il lavoro delle persone diviene progressivamente più complesso, basato sull'interazione con sistemi tecnologici che richiedono capacità e conoscenze: Sapere, Saper Fare, Saper Essere. I nuovi metodi d'insegnamento innescati dalla nascita di nuovi mezzi di comunicazione multimediali affrontano la profonda trasformazione dell'attuale modello di formazione prospettata dall'utilizzo di queste nuove tecnologie multimediali e di internet. Migliorare al qualità dell'apprendimento, agevolando, allo stesso tempo, l'accesso a risorse e servizi, nonché gli scambi e la collaborazione a distanza condizionano le nostre vite, anche l'educazione non si può sottrarre alla nuova identità del digitale, ma attenzione...non bisogna abbandonare a se stessi le generazioni passate, calpestando per un fattore mediatico le identità di uomini che non sono stati abituati alla ferrea legge del web e non sono stati inseriti alla nuova l'alfabetizzazione informatica. Quindi non solo computer ma anche e soprattutto Internet con le sue innumerevoli risorse, la possibilità di scambiare informazioni con altre persone senza necessariamente incontrarsi, l'opportunità di colloquiare e chiedere collaborazione anche ad altri enti, istituti o aziende per iniziare quella comunicazione personale, formale, istituzionale che durerà per tutto l'arco della vita.. Mi sembra sbagliato deprecare ogni novità tecnologica in nome dei valori umanistici in pericolo; una società più avanzata tecnologicamente potrà essere più ricca di stimoli, di scelte, di possibilità, di strumenti diversi, senza creare quel “Digital Divide”che potrebbe drasticamente penalizzare l’integrazione sociale di tutta la popolazione.

 
 
 
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