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Alzare la spada per spezzare una volta per tutte le catene che ci stanno chiudendo e poi, quando ci troveremo in battaglia dovremmo gridare forte “Europa!”, perché solo Lei ci da la forza di continuare a sognare un nuovo domani.
 

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LETTERA DEGLI ULTRAS«Nove minuti di silenzio per ricordare i nostri lutti»

Post n°42 pubblicato il 19 Febbraio 2007 da fraxpd
 

Dopo le ultime vicende e le polemiche causate dai fatti di Catania, il movimento Ultras di Padova ritiene necessario fare chiarezza ed esprimere la propria posizione, onde evitare che l'atteggiamento minimalista delle testate giornalistiche possa in qualche modo distorcere il nostro pensiero. L'unica cosa che il Governo è stato capace di fare, appoggiato dagli organi del calcio e sospinto da un'opinione pubblica giustizialista e fuorviata da un'informazione parziale, è stato partorire un decreto legge sulla scia di quelli già emanati in passato che, anche alla luce di quanto accaduto e dei risultati ottenuti, si sono rivelati del tutto inefficaci, e anzi controproducenti. A parte la normativa riguardante la messa a norma degli stadi, ciò che maggiormente ci riguarda e che ci preme porre in risalto sono le norme repressive sulla violenza. Tutte le pene riguardanti reati da stadio sono state inasprite all'inverosimile fino a minare il concetto stesso di libertà personale.

Il Daspo, la diffida dal recarsi alle manifestazioni sportive per un determinato periodo di tempo, provvedimento già esistente e ampiamente criticato da più parti politiche, è stato innalzato fino a sette anni prevedendo, con un delirio di abominevole accanimento giudiziario, oltre alla firma in Questura durante lo svolgimento delle gare, anche la possibilità di altri obblighi a contenuto "sociale", una norma che gli stessi giuristi italiani hanno da subito ritenuto in contrasto con i principi costituzionali. La cosa ancora più grave è che il provvedimento viene ora slegato dall'accertamento di un reato e reso preventivo sulla base anche del semplice sospetto di commissione di reati, in pratica lasciando il libero arbitrio alle Questure di decidere sulla base di loro "convinzioni" e non di reali motivazioni. La stessa Unione delle Camere Penali ha definito tutto ciò norme pericolose e liberticide per uno Stato democratico fondato sui principi di libertà sanciti dalla Costituzione. Parliamo di concetti che dovrebbero essere cari a ciascun cittadino, ovvero di libertà personale, della libertà di opinione e della libertà di manifestare il proprio pensiero.

A tutt'oggi, dunque, ad essere colpiti sono solo coloro che fanno parte del Movimento Ultras (pensato come covo di delinquenti e mai analizzato in quanto fenomeno sociale con tantissimi aspetti positivi) e le curve (viste come campi di battaglia anziché come centri di aggregazione sociale senza eguali nella società odierna), ma un domani questi provvedimenti liberticidi potrebbero riguardare tutti indistintamente, in ogni luogo e circostanza del vivere sociale.

Da parte nostra, nessuno è così ipocrita da dire che le curve siano popolate da santi, così come non lo è nessun luogo di aggregazione, e nessuno chiede impunità ed immunità (prerogative di chi siede in Parlamento); chi commette un reato è giusto che venga giudicato nelle sedi opportune dagli organi competenti ed una volta accertata l'eventuale colpevolezza che venga punito, come chiunque commetta qualunque reato in qualsiasi contesto. È inaccettabile che si venga criminalizzati preventivamente e preventivamente puniti e che, in quanto Ultras, non si possa godere dei diritti che sono propri di tutti i cittadini, nessun escluso.

Da qualche settimana è partita una caccia alle streghe che serve soltanto a coprire altri problemi ed altre responsabilità, ed è giunto il momento che il mondo del calcio faccia un serio ed approfondito esame di coscienza riguardo i mali che lo affliggono da ormai troppo tempo. Tutti si devono assumere le proprie responsabilità perché le colpe non sono unilaterali.

Bisogna avere rispetto per i morti, qualunque essi siano, ed in questo senso avremmo voluto che si ricordassero Colombi, Furlan, Ercolano, nomi sconosciuti ai più, che non sono stati mai citati dai media nonostante anch'essi siano deceduti in occasione di un incontro di calcio. Così come sarebbe stato corretto che lo stesso fervore mediatico e "amore per il giusto" avessero accompagnato anche fatti altrettanto gravi che sono stati volutamente ignorati: Paolo di Brescia e Gianluca di Napoli, due tifosi entrati in coma pochi mesi fa a seguito di scontri con la polizia. Nomi sconosciuti ai più. Ci sembra alquanto palese, e ne vorremmo denunciare l'accaduto, la circostanza per cui si gridi allo scandalo quando muore un giovane poliziotto all'atto di compiere il suo lavoro, e siano, di converso, negli anni, passati quasi inosservati gli ultras morti il cui numero negli anni è cresciuto e che troppo spesso sono vittime di serie B dimenticate dai giornali e dalla società civile.

Oggi gli Ultras Padova, intendono offrire memoria a:

28 aprile 1963, Giuseppe Plaitano tifoso salernitano.

8 febbraio 1984, Stefano Furlan, tifoso triestino.

10 gennaio 1993, Celestino Colombi (Atalanta-Roma).

1 febbraio 1998, Fabio Di Maio (Treviso-Cagliari).

11 febbraio 2001, Alessandro Spoleti, tifoso della Roma.

21 settembre 2003, Sergio Ercolano (Avellino-Napoli).

24 settembre 2005 Paolo Scaroni (Verona-Brescia).

3 dicembre 2006, Gianluca Chiagas, tifoso napoletano.

10 febbraio 1999, Maurizio Alberti (Pisa).

Se quindi ci sembra coerente che venga fatta chiarezza sui fatti di Catania, ci sembra altrettanto giusto che venga fatta giustizia e che non si criminalizzi sempre e comunque l'Ultras, dipingendolo come il carnefice, quando spesso e volentieri è stato vittima, per di più dimenticata! La morte è uguale per tutti ed il dolore per una perdita va offerto sempre a 360 gradi.

 
 
 
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