MEMORIE DI UNA GEISHA

Il cuore muore di morte lenta. Perdendo ogni speranza come foglie. Finché un giorno non ce ne sono più. Nessuna speranza. Non rimane nulla.

 

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MANU E I SUOI DEMONI

Post n°763 pubblicato il 27 Ottobre 2013 da gameplayer
 

Ci sono, per tutti, momenti nella vita in cui si è costretti ad affrontare quei demoni che accompagnano lungo tutta intera l’esistenza . Demoni che solitamente vengono accuratamente celati e tenuti a bada ma che a volte trovano la strada per liberarsi e fare danni.

Pensavo di essere ormai al sicuro, di aver archiviato quella faccenda che così profondamente mi aveva segnato a 31 anni, che la cicatrice, ormai impercettibile, che nello specchio mi vedo ogni mattina  fosse solo un pallido ricordo e forse neanche quello (Visto che per molte cose riesco ad avere una memoria selettiva e a dimenticare mirabilmente). In realtà il nemico è sempre in agguato, pronto a colpire quando meno te l’aspetti… In questo modo, solo per un controllo che credevo di routine ,un controllo che da troppo tempo rimandavo e una sensazione strana all’abituale autopalpazione, mi sono accorta del ritorno del nemico … Ok è un tumore benigno lo so, ormai l’ho imparato, ma mi ricorda sempre quella maledetta familiarità paterna che non permette esitazioni, che tutto fa considerare sotto una luce particolare, controlli più accurati, esami più attenti  e che probabilmente facilita la via della sala operatoria …. Intanto ho vinto un ago aspirato… tanto per non farmi mancare nulla …

Ricomincia un percorso che pensavo di aver ormai superato , ricominciano gli aghi, i buchi .. la paura…

Ricominciano i sensi di inadeguatezza, i complessi d’inferiorità, la sensazione di valere poco … I miei demoni, Il mio Demone !!

Vivo giorni strani, duri e tristi segnati anche da altre diagnosi piuttosto impegnative, e  ho rispolverato i miei aculei, rimettendoli  in uso a pieno regime , di nuovo mi ripiego su me stessa e  chiudo il mondo fuori … Non parlo più e mi fa fatica relazionarmi con gli altri... me lo impongo perché non posso abdicare ad alcuni miei impegni… Ma l’unico desiderio è rannicchiarmi e nascondermi in me stessa. Mi sento nuovamente colpita nella mia essenza più profonda … dolente e impaurita . Stringo i denti, perché so che ora più che mai  sono sola ad affrontare tutto questo … le prove più impegnative ci trovano sempre soli al loro cospetto  e tutto scorre intorno senza significato… Eppure il sole scalda e il cielo è terso … ma qui  il suo calore e la sua luminosità non arriva . Or più che mai c’è bisogno delle mie maschere,  della mia corazza, dei sorrisi rassicuranti da dispensare .

Sono sola e ho la consapevolezza di esserlo… Adesso più che mai… Adesso che ho anche scoperto qualcosa che mi ha sconvolto. in tutti questi anni mi sono affidata ad un ginecologo bravissimo, con il quale fin dai tempi del primo intervento avevo instaurato un rapporto di fiducia molto profondo, un rapporto basato sulla schiettezza e la sincerità più totali, avendolo sempre pregato di non nascondermi nulla qualsiasi cosa avesse trovato nel corso degli anni (E così ha sempre fatto ), perché i miei peculiari studi mi hanno permesso di avere una conoscenza piuttosto completa anche in campo medico e quindi è piuttosto difficile impapocchiarmi qualcosa che non corrisponda al vero . Insomma lui, l’uomo, uno dei pilastri fondamentali per me, che nel corso dei mesi scorsi ho cercato per mari e monti, per fare questo controllo, chiamando a tutti i numeri in mio possesso … Beh lui, il mio faro, il mio porto sicuro in campo medico… è morto ,e l’ha fatto il giorno del mio compleanno, per una malattia ...

Ora sono veramente sola ad affrontare i miei demoni ,il grande guerriero in camice bianco (O verde all’occorrenza, soprattutto in sala operatoria…) non c’è più , non mi chiamerà più “bambina” e ridendo con quel suo magnifico sorriso non aggiungerà “Lo so che hai più di 40 anni, ma per me rimani sempre una bambina … ahahahaha”. Ciao grande Uomo, stavolta l’hai fatta grossa andandotene … quando mi risveglierò dall’anestesia mi mancherà il tuo “Guarda ‘ste pazienti, gli salvi la vita e vogliono tornare subito a  casa, che gratitudine eh?”  Rivolto all’anestesista mentre io con un filo di voce ti chiedevo quando potevo tornare a casa…  Non ci sarai tu, non ci sarà papà, chi ci sarà quando mi risveglierò??

 
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