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« la fine?un nuovo inizio »

L'ultimo viaggio

Post n°16 pubblicato il 11 Maggio 2010 da whenAngelsDie

E fu così che impegnò quei risparmi per acquistare un volo andata e ritorno.

Sarebbe partita i primi di dicembre, e questa volta con sè avrebbe portato il suo curriculum e avrebbe cominciato a guardarsi intorno.

L'inverno era alle porte, così preparò la valigia con tutto il necessario e salutò la sua città.

Stranamente il volo non era in ritardo, filò tutto liscio e Lui era li ad attenderla, pronto a salutarla con un caloroso abbraccio e un bacio mozzafiato.

L'aria gelida le aveva fatto arrossire le guance quel poco che bastava per mascherare l'emozione che provava ogni volta che lo vedeva.

Adorava quelle temperature rigide, il vento sul volto, il freddo, l'aria di neve e l'idea di passare con Lui due settimane intere...

Lui ancora non aveva ripreso a lavorare a ritmi serrati, così  passarono più tempo possibile insieme, senza perdersi di vista un solo istante.

Lei comincò a non sentirsi più un ospite in quella casa, Lui le diede la chiave, e ciò che era sparpagliato in giro non erano più le cose di Lui o di Lei, erano diventate le Loro cose.

Visitarono paesini medievali, fecero gire fuori porta prima dell'arrivo di una neve che minacciava da giorni, ma soprattutto affrontarono, senza volerlo e senza accorgersene, lo scoglio della convivenza.

Il che significava non solo passare del tempo insieme sotto lo stesso tetto, ma affrontare le cose di ogni giorno, Fare la spesa, i piccoli lavori di casa, le migliorie, i fai da te, l'ikea, il bricolage, la lavatrice.... tutto ciò che una volta facevano da soli, ora lo affrontavano insieme, e Lei cominciò ad acquistare sicurezza su questa relazione che era arrivata inaspettatamente e stava prendendo una piega molto seria.

Il futuro era vicino, e servivano risposte.

Ma due settimane, quando si sta bene, in pace con il cuore e con la mente, passano sempre troppo in fretta, così arrivò il giorno della sua partenza.

In aeroporto, scese a consultare i terminali, la neve aveva cominciato a scendere insistentemente e c'era uno strano movimento di gente.

Controllò i voli, notò che durante la mattina erano stati cancellati la maggior parte dei voli previsti, ma, a giudicare dagli schermi, i voli in partenza nel pomeriggio, seppur con qualche ritardo, sarebbero partiti, così decise di imbarcare la valigia e correre da Lui per quegli ultimi istanti.

Intanto la neve continuava a cadere, il cielo era bianco, così bianco da far luce in una giornata altrimenti cupa, la gente aumentava e l'orario dell'apertura del gate era giunto.

Scese dall'auto, lo salutò e Lui, memore della volta precedente, le disse che avrebbe atteso notizie, l'avrebbe aspettata li fin quando non si sarebbe imbarcata.

Entrata in aeroporto cercò sul terminale il suo volo per sapere a quale gate dirigersi e vide una scritta lampeggiante accanto a quello che doveva essere il suo viaggio di ritorno:

"Cancellato"

Si guardò intorno, uscì di corsa per avvertire Lui e si diresse immediatamente agli sportelli, dove ormai la coda di persone era aumentata vistosamente.

Aggiornò Lui e i suoi genitori sulla situazione costantemente, fu dirottata verso gli sportelli addetti ai voli cancellati per il maltempo e cercò di carpire quante più notizie possibili. La sua valigia era in qualche posto sperduto dell'aeroporto, Lei era bloccata li, i voli che venivano cancellati aumentavano a vista d'occhio, e le persone accanto a Lei cominciavano a disperare.

C'era chi si accasciava sul pavimento, chi aveva due voli cancellati nel giro di poche ore, chi veniva rimandato a casa, chi tentava di cambiare volo, chi non poteva tornare a casa ne tantomeno prendere il volo prenotato.

Vista la situazione, e visto che il tempo non minacciava di migliorare, decise di evitare il cambio del volo previsto dalla compagnia per il giorno dopo e chiese il rimborso. Avrebbe poi prenotato da casa il ritorno nella sua città con le ferrovie dello stato. In quel momento erano certamente più sicure di un aeroporto collassato.

E così le due settimane divennero 20 giorni, e il 22 dicembre, con il Natale alle porte, Lei sarebbe rientrata nella sua città per passare le festività con i propri cari.

Ma a quanto pare il Destino ci mise di nuovo lo zampino.

Il Fato volle che quel giorno, la stazione centrale si congestionò per il maltempo, binari ghiacciati, neve ovunque, fecero cancellare una moltitudine di treni, e quelli che non venivano cancellati accumulavano ritardi da guinness.

Sul cartellone delle partenze i minuti di ritardo aumentavano drasticamente, da 30 minuti a 60, da 90 a 120 per arrivare a 500 minuti di ritardo per molti treni, prima di essere cancellati.

Ecco di nuovo la stessa situazione di qualche giorno prima, gente preoccupata, bambini che piangevano, volontari che offrivano bevande calde e coperte per ripararsi dal freddo.

Lei una possibilità ce l'aveva, lasciò coperta e bevanda a chi ne aveva più bisogno, prese la valigia e si avviò verso l'uscita.

Sarebbe stato un Natale diverso.

Il primo Natale passato lontano da casa, con amici diversi, con tradizioni diverse, e soprattutto, con una famiglia che non era la sua ma quella di Lui.

Era terrorizzata all'idea di quell'incontro...

 
 
 
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Un blog di: whenAngelsDie
Data di creazione: 12/03/2010
 

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