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lentamente muore...(MARTHA MEDEIROS-non Neruda)

Creato da scimmiaelettrica il 26/07/2007

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Perchè l'Amore è solo Amore...
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Sono etero,credente, cattolica (anche se di questi tempi è dura..)
e penso che il messaggio divino sia molto diverso da quello
proibizionista e colpevolezzante che certi "cristiani" vogliono
diffondere...i pacs (o dico o cus...ecc)
non sono contro il Cristianesimo...sono una legge di uno STATO LAICO che
come tale deve comportarsi, nel pieno rispetto della libertà di ogni
cittadino.
Poi ognuno viva la sua vita e pratichi le sue
scelte in base al proprio pensiero e credo..

CONTRO OGNI FANATISMO
anche quello di chi crede verso chi non crede.
 
 

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Steve McCurry-fotografo

Post n°162 pubblicato il 19 Marzo 2008 da scimmiaelettrica
 

dal blog di Angioletto









Tempo fa ho postato questa famosissima foto
che ritrae l’incredibile sguardo penetrante di una ragazzina afgana.
Girando per la rete ho scoperto che dopo 17 anni la troupe del mensile National Geographic insieme all’autore della foto Steve McCurry sono riusciti ad incontrarla.


È ormai vecchio di 5 anni l’annuncio che National Geographic ha ritrovato la protagonista della foto più famosa dei suoi 114 anni di storia.
La misteriosa “ragazza afgana” che ci ha fissato con i suoi penetranti
e incredibili occhi verdi da una tra le più famose copertine di
National Geographic Magazine è stata ritrovata quasi vent’anni dopo la
pubblicazione della foto nel 1985.


Nel Gennaio 2002, Steve McCurry - il fotografo che nel 1984 fu
autore del famoso ritratto - e un team di National Geographic, sono
tornati a cercare la ragazza nel campo profughi di Nasir Bagh in
Pakistan, dove era stata originariamente scattata la foto. Tramite una
serie di contatti, questa è stata identificata come Sharbat Gula,
attualmente sposata e residente in una remota regione dell’Afganistan
con la famiglia.


Per avere la certezza dell’identità di Sharbat, National Geographic si è avvalso di un metodo scientifico che permettesse l’inequivocabile conferma dell’identità
della ragazza. Sono state applicate diverse tecniche, di alto livello
scientifico come l’analisi del riconoscimento dell’iride e il metodo
del riconoscimento facciale sviluppato dall’FBI.


«La scienza ha convalidato la reazione istintiva che ho avuto quando ho visto di nuovo il suo volto», dice Steve McCurry,
che ha recentemente ritratto la Sharbat di oggi. «Sono certo al 100%
che Sharbat Gula sia la “Ragazza Afgana” che ho cercato negli ultimi 17
anni. I suoi occhi sono magnetici oggi come lo erano allora».


«La storia di Sharbat è la metafora della vita di tutti i rifugiati», ha detto William L. Allen,
redattore capo di National Geographic Magazine. «È giusto che lei possa
essere di nuovo la protagonista della nostra copertina e che ci induca
tutti a riconoscere le sofferenze inflitte al popolo che rappresenta».


David Royle, produttore esecutivo e vice presidente di National Geographic Explorer
che ha prodotto il documentario, ha dichiarato: «La sua storia, per noi
di National Geographic, è stata un grande mistero, come del resto per
tutto il mondo. Ritrovarla dopo tutti questi anni ha comportato un
grande lavoro di investigazione e un po’ di fortuna, e il processo di
conferma scientifica è stato straordinario e illuminante».


La foto del 1984 è il risultato dell’unico incontro che Sharbat Gula
avesse mai avuto con una macchina fotografica, e fino a Gennaio 2002,
quando le è stata mostrata per la prima volta, non aveva mai visto la
famosa fotografia.


Sharbat si è sposata poco dopo l’incontro con McCurry, ha avuto
quattro figlie, una delle quali è morta. Appartenente all’etnia
Pashtun, è oggi una moglie devota e una madre di famiglia saldamente
legata alle tradizioni della sua cultura e della sua religione.


Sharbat Gula è diventata il simbolo della sofferenza di un’intera
generazione di donne Afgane e dei loro bambini, e, per questo motivo,
la National Geographic Society ha deciso di creare in suo nome uno speciale fondo di assistenza per lo sviluppo e la costruzione di opportunità educative per le giovani donne e le bambine Afgane.
La National Geographic Society lavorerà in collaborazione con
organizzazioni umanitarie senza fini di lucro e con le autorità locali
afgane per l’implementazione del programma di assistenza.


Se avete dimistichezza con l’inglese qui ci sono altri dettagli di questa affascinante storia.





Autore: Angioletto

 
 
 
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Samuele Bersani

Lentamente muore



Lentamente muore
chi
diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi
percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei
vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una
passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"

piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare
gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che
fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente
muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non
rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si
permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli
sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova
grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della
propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un
progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non
conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che
conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere
vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di
una
splendida felicita'.

MARTHA MEDEIROS
(non Neruda)

 

 
 

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