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Creato da Speranzadivina il 24/01/2007
AIUTATEMI A RITROVARE MIA FIGLIA
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MI MANCHI
Mia piccola donna
Mi manchi,
mi manchi ancora...
e più ti penso e più mi manchi...
Come ad una persona
che avendo passato la vita
ascoltando una musica dolcissima,
ora fosse costretta a vivere
in un mondo privo di suoni...
"MANCARE".....
è una parola troppo debole,
per esprimere il senso di vuoto
che mi hai lasciato dentro...
Il vuoto lasciato dalla tua assenza
è impossibile da colmare.
HO CREATO QUESTI VIDEO PER TE BAMBINA MIA
GRAZIE PUPETTA MIA
JE T'AIME
La tua Pupetta
Area personale
DIRITTO UMANO
IN ITALIA ESISTE UNA LEGGE INGIUSTA CHE NEGA IL DIRITTO UMANO A CHI DA BAMBINO E' STATO ADOTTATO CONOSCERE LE PROPRIE ORIGINI SE NON SI E' STATI RICONOSCIUTI ALLA NASCITA. L'ANONIMATO DELLA MADRE DOPO IL PARTO CONSENTIVA DI GARANTIRE AL BAMBINO LE CURE DELLO STATO E L'ADOZIONE IN TEMPI BREVI IN SITUAZIONI DI DISPERAZIONE E DISAGIO.
DOPO TANTI ANNI LE SITUAZIONI CAMBIANO, L'ANONIMATO NON HA PIU' SENSO. L'ADULTO VUOLE DECIDERE SU CIO' CHE LO RIGUARDA, CHE IN PASSATO ALTRI HANNO DECISO PER LUI.
LO STATO NEGA QUESTO DIRITTO UMANO.
NESSUNO CHIEDE A QUELLA DONNA SE E' DISPOSTA A CONOSCERE QUEL FIGLIO, SE VOGLIA O NO CONFERMARE L'ANONIMATO. NESSUNO LE DICE COME STA QUEL FIGLIO SE VA A CHIEDERE DI LUI. NESSUNO PERMETTE A QUEI FIGLI DI SAPERE LA LORO STORIA E IL NOME DI CHI LI HA GENERATI.
NEMMENO SE I GENITORI ADOTTIVI SONO D'ACCORDO VIENE CONCESSO. OGGI MOLTI GENITORI ADOTTIVI INTELLIGENTI SANNO CHE LA SCOPERTA DELLE ORIGINI NON TOGLIE L'AFFETTO DEL FIGLIO PER LORO, ANZI, GLI SONO VICINI E VOGLIONO CHE ABBIA LA SERENITA' COMPLETA RICOMPONENDO IL PUZZLE DI QUEL PROFONDO PEZZO DI IDENTITA'.
AIUTATECI A DIVULGARE IL TEMA STAMPANDO QUESTO TESTO E LASCIANDO LE COPIE NEL VOSTRO LUOGO DI LAVORO, IN UNIVERSITA', ETC.; COPIANDOLO E INOLTRANDOLO PER E- MAIL AI VOSTRI AMICI, PARLANDONE.
LA SOCIETA', tutti noi, siamo il motore dei cambiamenti e la voce della giustizia.
CONOSCERE LE PROPRIE ORIGINI E' UN DIRITTO UMANO PER TUTTI.
GRAZIE.
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Auguri mia piccola donna x i tuoi 26 anni,
mai dimenticherò questi 2 giorni vissuti con te...
Ti amo all'infinito sei la mia vita...
La tua Mamma...
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Chiedo scusa a tutti per la mia assenza,
ma mio marito è scomparso da poco
e per il momento non mi va di scrivere!
Spero possiate comprendere il mio stato d'animo...
Devo stare vicina ai miei bambini
che ora più che mai hanno bisogno
della presenza della mamma!
Vi ringrazio per le vostre visite,
mi fanno sempre tanto piacere...
Un saluto affettuoso a tutti
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Siamo qui a rappresentare migliaia di cittadini , figli adottivi non riconosciuti alla nascita.
Noi, a differenza dei figli riconosciuti dalla madre naturale, e successivamente adottati, ai quali l’attuale legge sull’adozione, la 149 del 2001, consente, raggiunta l’età di 25 anni, di conoscere l’identità dei propri genitori biologici, non possiamo accedere a tali informazioni, se non trascorsi 100 anni dalla nostra nascita, secondo le disposizioni del Codice sulla Privacy.
Infatti il diritto a venire a conoscenza della nostra identità configge con quello della donna che, al momento del parto, non acconsentì ad essere nominata.
Quest’ultimo viene ritenuto, dalla legge attuale, decisamente prevalente sull’interesse del figlio, anche adulto, a poter conoscere le proprie origini.
Ciò ci impedisce di far luce su una zona senza ricordi e senza storia che sta all’origine della nostra vita e del nostro sviluppo, rendendoci eternamente incompleti e destinati a morire senza aver avuto piena cognizione di noi stessi. Partendo dalla domanda fondamentale “chi sono?” l’uomo si aspetta una risposta non solo relativa al presente, ma che si riferisca anche a ciò che è stato nel passato, perché il passato non viene inghiottito nel nulla, ma resta come elemento che struttura la sua vita nell’oggi, e ne condiziona il futuro.
La conoscenza delle origini contribuisce a formare l’identità entrando nell’insieme di realtà che rappresentano il punto di partenza dello sviluppo umano.
Noi non desideriamo per questo che venga messa in discussione la possibilità per la donna di partorire in anonimato, riconoscendo le valenze racchiuse in tale istituto legislativo, né, tanto meno, auspichiamo che lo stato non rispetti il patto concluso con la madre a cui fu consentito di partorire in anonimato.
Per uscire da tale tragica condizione chiediamo soltanto che, ai figli e alla loro madri naturali, venga offerta un’ulteriore opportunità: che la legge attuale venga modificata prevedendo che il Tribunale dei Minori, valutata la richiesta di accesso ai documenti da parte dell’adottato, nomini un mediatore che verifichi se la volontà della madre sia ancora attuale o se essa esprima il consenso al superamento dell’anonimato attraverso una “revoca del diniego”, alla luce delle mutate condizioni esistenziali.
Infatti è verosimile ed ampiamente documentato dalla cronaca che molte madri, vissute in una lacerante sofferenza per tutta la vita, possano non trovare difficoltà, ma anzi una ampio sollievo, nel venire a conoscenza che il figlio abbandonato forse per una scelta imposta da circostanze contingenti, ormai adulto, provi un intimo e profondo desiderio di conoscenza, ispirato da un sentimento conciliativo e riparatore.
Nel caso, non infrequente per quelli di una certa età, che la madre biologica fosse deceduta, crediamo che, ferma restando la discrezione richiesta, il Tribunale possa procedere a rendere note le generalità, anche tenuto conto del radicale mutamento dei costumi avvenuto negli ultimi decenni, che induce a valutare, con diversa consapevolezza, eventi una volta ritenuti infamanti , quale poteva essere, come nella maggioranza dei casi, la nascita al di fuori di una situazione regolare di coppia.
In ogni caso è pur vero che, trascorsi i fatidici 100 anni, il segreto potrà essere comunque svelato ai nostri figli, che ci accompagnano nelle ricerche conoscendo l’intensità del nostro desiderio, e dunque in quel momento reso noto anche alla famiglia della defunta. E allora ci chiediamo, con rabbia e con dolore, che senso abbia privare proprio noi di una verità che ci appartiene in modo così assoluto e fondamentale.
Una modifica della legge attuale in tal senso contribuirebbe a rimodulare il bilanciamento trai due diritti in conflitto, quello alla conoscenza delle proprie origini e quello alla riservatezza, senza che il secondo schiacci ed annulli il primo in modo assoluto, consentendo, finalmente, ai figli adottivi non riconosciuti alla nascita, di uscire da una condizione nella quale si sentono “ombre”, senza alcuna possibilità di replica né decisionale sulle scelte di cui sono stati fatti oggetto.
Crediamo che uno stato civile e democratico non possa non allinearsi al resto dell’Europa, riconoscendo a tutti i cittadini pari dignità, ed è di questa dignità che stiamo parlando, quando chiediamo di riappropriarci dei nostri dati vitali, il tutto nel massimo rispetto e con grande delicatezza nei confronti della donna sconosciuta che ci ha dato la vita.
sofia santaniello
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Auguri vita di mamma per i tuoi 25 anni...
Mi manchi da morire...
Spero che ci sarò al tuo prossimo compleanno...
Ti amo con tutta la mia anima...
La tua mamma...
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Mia piccola donna,
3 settimane fa ho richiesto la mia cartella clinica,
dovevo aspettare 2 settimane per riceverla,
la settimana scorsa ho ricevuto una telefonata,
mi hanno detto che la mia cartella clinica non esiste,
che non sono mai stata ricoverata in quell’ospedale
e soprattutto quello che fa più male
non ti ho mai partorita il 6 Gennaio 1984!!
Che delusione, che rabbia, sono senza parole!!
Sono stata manipolata come un burattino e ingannata..
Ripensando a tutto questo sto ricostruendo piano piano
il puzzle della mia vita e mi rendo conto
che tutto sta diventando più chiaro, ora ti spiego..
(1) Dopo la tua nascita quando sono uscita dall’ospedale
la mia assistente sociale è venuta a trovarmi al collegio
dicendomi che tu eri nata morta!!
Io molto arrabbiata le ho detto che era una bugiarda,
perchè ti ho vista e avuta tra le mie braccia per 2 giorni,
la sua reazione nel sapere questo mi è sembrata strana,
era molto arrabbiata e mi ha solo detto
che non era previsto che io ti vedessi e se ne è andata sbatendo la porta!!
(2) quando sono andata a ritrovare il giudice
1 anno dopo quella promessa che mi aveva fatto
dicendomi che potevo recuperarti,
ma alla fine mi aveva ingannato,
prima che mi buttasse fuori dal tribunale mi ha detto:
” tanto non hai le prove che tu hai partorito!!”
(3) Quando sono uscita dal collegio sono andata all’ospedale
per parlare con il medico che ti ha fatto nascere,
ho domandato all’infermiera se potevo parlare con il dottore xxx
e lei mi ha detto certamente è in quella sala,
sono andata, c’era un uomo lo vedevo solo di spalle l’ho chiamato,
ma quando si è girato non era lui!
Ho domandato se c’era un altro dottore che si chiamava così!
Mi ha detto NO!!
Oggi sono arrabbiata con me stessa,
perchè non ho dato troppa importanza a tutti questi dettagli,
anche se ero troppo giovane dovevo reagire!
Ora mi sento ancora più in colpa di prima,
passo le notti agitate,
faccio sempre lo stesso sogno,
mi ritrovo in quell’ospedale e come una disperata
cerco la mia cartella svuotando tutto l’archivio e non la trovo,
e poi mi ritrovo in un mare di cartelle
che mi impediscono di rispirare e lì mi sveglio cercando un pò di ossigeno..
Anche se questa storia mi ha turbato molto non abbandonerò mai le mie ricerche
perchè quel 6 Gennaio 1984 ti ho realmente partorita!!
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Mia piccola donna,
Restano ancora 4 mesi prima del tuo 25esimo compleanno,
e ti confesso che sono i più difficili..
le giornate scorrono lentamente e i miei pensieri
si affollano aumentando le mie paure.
Sì bambina mia ho paura,
paura che tu non mi vorrai parlare né vedere,
lo so che non dovrei pensare a questo,
ma è più forte di me,
dovrei prepararmi anche a questa realtà ma non ci riesco,
ci ho provato non posso e non voglio,
sei tutto per me, sei la mia vita, la mia bambina,
non ti ho mai dimenticata,
perchè non è stata una scelta mia
abbandonarti e farti adottare,
ma dei miei genitori.
Io ti volevo, eccome se ti volevo,
ero pronta a tutto pur di tenerti con me,
anche se avevo solo 14 anni.
Bambina mia non ho mai voluto questa separazione
ed è per questo che non mi sono mai preparata
a un tuo rifiuto e credo che non lo sarò mai,
perchè sei la mia bambina e ti amo più di me stessa,
non so come reagirò a tutto questo,
ma sarà un gran dolore per me..
lo sai qual è il mio più grande desiderio?
Stringerti forte forte a me
dicendoti quanto ho sofferto per la tua mancanza,
quanto ti ho desiderata in tutti questi anni
e il più importante..
quanto ti ho amata e tutt’ora quanto ti amo,
ma forse pretendo troppo?
Sarà l’avvenire a dirmelo!!
Io intanto vivo nella speranza di riabbracciarti
e questa speranza nessuno può rubarmela,
fino a quel giorno..
Ti amo mia piccola donna e ti amerò per sempre...
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Salve a tutti,
Ecco ho avuto i risultati degli esami,
tranquilli niente di grave,
ho solo bisogno di riposo e di serenità,
il dottore mi ha consigliato di andare in vacanza al mare
ed è quello che farò,
venerdi sera partiamo e andiamo a raggiungere
la mia Pupetta
evvivaaaaaaaa una settimana al mare in famiglia
ho già pronotato l'hotel ^__^
auguro a tutti voi di trascorrere
le vostre vacanze serenamente...
Un abbraccio sincero a tutti voi...
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scusatemi ma sarò assente per un pò,
problemi di salute niente di grave
tranquilli sono i miei polmoni che fanno capricci,
devo passare dei esami e sicuramente resterò
qualche giorno all'ospedale...
Auguro a tutti voi di trascorrere
le vostre vacanze serenamente...
Un bacio a tutti..
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Maggio 2006
Il sole splende in questa giornata di primavera, vorrei uscire, passeggiare e invece sono obbligata a rimanere chiusa in casa a causa di una bronchite asmatica.
I minuti passano lenti e devo aspettare ancora diverse ore prima che i miei bambini tornino da scuola.
È il secondo giorno di reclusione e sono sola in compagnia dei miei pensieri. “Chissà cosa starai facendo bambina mia?”. Io sono qui, ti penso facendomi mille domande, alle quali non so mai trovare risposte. Mi manchi tantissimo, vorrei averti vicino a me... forse un giorno! Chissà se mi assomigli, forse hai gli occhi verdi come me!, capelli ricci, forse, sempre forse. Lo sai cosa mi fa tanto soffrire? Sapere di avere una figlia e non sapere neanche che volto abbia, darei la mia vita per conoscerlo, fosse anche solo per un istante... ho voglia di piangere, ho un nodo alla gola che mi fa tanto male; devo cercare di occupare la mia mente, non posso restare così.
Giro per la casa con la speranza di trovare qualcosa da fare, quando lo sguardo mi cade sulla scrivania in sala da pranzo, mi siedo davanti al computer, lo osservo per qualche secondo ed alla fine decido di accenderlo.
Io e il computer non abbiamo un buon rapporto, sono sempre stata contraria, ma ho dovuto arrendermi, perché mio figlio ne aveva bisogno per la scuola, così l’ho comprato in occasione del suo compleanno.
...E ora che l’ho acceso, cosa faccio? Senza rifletterci ho aperto la pagina di un motore di ricerca e ho scritto “6 gennaio 1984”, non ho trovato niente di interessante, allora digito “adozioni”, leggo un pò su questo, poi provo con “figli adottivi”, lì cado su un sito, nel quale ci sono tanti adottati che ricercano le proprie origini... sono rimasta senza parole, mi si è stretto il cuore leggendo certi commenti, mai avrei pensato questo, quanta sofferenza che c’è in loro. Questa voglia che hanno di ritrovare le loro origini, le loro storie mi hanno dato ancora di più la speranza ed il coraggio di continuare le mie ricerche in questo lungo cammino doloroso. Lo devo a TE, a me e a tutti questi figli.
Per mesi andavo tutti i giorni a leggere i commenti e così mi sono decisa ad iscrivermi e ho lasciato un messaggio, ero molto emozionata e avevo un po’ di paura, ho scritto soltanto: “Sono una mamma di 37 anni i miei genitori mi hanno tolto la mia bambina e l’hanno fatta adottare contro la mia volontà chi può aiutarmi vivo in Belgio”.
Poi rileggendolo sul Forum mi sono resa conto di aver dimenticato tante cose, per esempio il luogo e le tua data di nascita, e quanti anni avevo a quell’epoca; questo sicuramente per colpa dell’emozione.
Ho avuto delle risposte, mi hanno domandato giustamente di aggiungere più dettagli ed è quello che ho fatto; ho anche avuto commenti di incoraggiamento e di ammirazione e questo mi ha fatto molto piacere, dandomi tanta forza e così ho deciso di scriverti una lettera.
Grazie a questo sito sono diventata amica di una ragazza, anche lei figlia adottiva, che mi ha dato tanti consigli e molto conforto nei momenti difficili, e mi ha aiutata a correggere la tua lettera e a pubblicarla sul Forum, con la speranza che tu un giorno la legga.
“Cara bambina mia,
Ti scrivo questa lettera sperando che un domani tu possa leggerla; può darsi, come spero, che anche tu un giorno vada a visitare quei siti in cui parlano altri ragazzi adottati ed allora troverai questa lettera della tua mamma ad attenderti.
Le istituzioni in Italia vietano qualsiasi contatto da entrambe le parti tra famiglia naturale e figli adottati, per cui finché non verrà cambiata questa ingiusta legge, per me questo è l’unico modo per raccontarti in breve la mia storia e la verità.
Tutto è iniziato quando avevo 13 anni ed abitavo in Sicilia.Era il primo aprile del 1983 il giorno in cui sono stata violentata.
Su questa prima parte del racconto sarò telegrafica, perché capisci certamente come può essere brutto ricordare una cosa del genere e come sia allo stesso tempo inutile ora entrare in particolari.Dopo questo episodio tremendo i miei genitori non hanno voluto esporre denuncia contro quell’uomo e nemmeno mi hanno portata all’ospedale, perché si vergognavano: la loro primaria preoccupazione in quella circostanza non era occuparsi delle mie condizioni fisiche e psicologiche, ma arginare lo scandalo che poteva scoppiare in seguito al disonore della figlia.
Loro, infatti, avevano soprattutto paura che la gente parlasse male, spettegolasse su quello che mi era successo, invece di difendere con amore la loro figlia, poco più che bambina, vittima di una violenza.
Non facevano che ripetermi che ciò che era accaduto era solo colpa mia; per cui oltre alla violenza fisica si aggiungeva quella psicologica e morale della mia famiglia, che ha continuato a ricoprirmi per anni di sensi colpa che non avrei dovuto avere, fino a convincere anche me di essere io la peccatrice, quella che aveva sbagliato e che avrebbe dovuto soltanto pagare in silenzio le conseguenze dei suoi atti impuri.
La solitudine e l’incomprensione sono state amare compagne di una tredicenne sfortunata che aveva su di sé il peso della vergogna per aver perso la sua innocenza, non per scelta e nemmeno per amore, mentre il vero colpevole e vigliacco autore ne era uscito subito indenne, scagionato da una società retrograda e maschilista, una società col culto dell’onore, dell’apparenza, dell’omertà e della vergogna. Non ho avuto un minimo sostegno da parte dei miei genitori e di nessun membro del resto della famiglia; non potevo sfogarmi con nessuno, nemmeno con un’amica, infatti, con gli altri non ne potevo parlare perché indotta dalla situazione al silenzio più assoluto. Mi sono ritrovata così completamente sola, abbandonata a me stessa con le mie paure, le mie angosce e le mie sofferenze. Dopo 5 mesi e mezzo dal fatto, mi sono resa conto che aspettavo un bambino. Credimi piccola mia, io ne fui così felice che la prima reazione fu pensare: “Ora non sarò più sola, c’è il mio bimbo con me!”; ti giuro di averti amata profondamente da subito, piccola creatura innocente come me, che ti portavo in grembo.
Era il mio, il nostro piccolo, grande dolce segreto. Non l’ho detto subito ai miei genitori perché avevo una paura terribile delle loro reazioni punitive, ma inevitabilmente loro hanno scoperto la mia gravidanza a 7 mesi, quando i segni erano ormai tangibili sul mio corpo.
Mia madre non voleva credere all’evidenza e quindi, per accertarsi, mi portò in clinica a farmi visitare. Quando la dottoressa le confermò che ero incinta, lei impallidì in volto dallo sgomento. Un’ infermiera, che aveva assistito alla reazione di mia madre e aveva capito cosa fosse successo, si avvicinò a lei dicendole: “Signora, non si preoccupi: se la sua famiglia non vuole questa creatura, io conosco persone per bene che potranno occuparsi della bambina, dandovi in ricompensa pure 3 milioni di lire”. Mia madre rimase silenziosamente calma, stava già prendendo in considerazione le parole dell’infermiera, mentre io nel sentire un consiglio così crudele e assurdo, mi ribellai disperatamente con tutta la forza che avevo; io non avrei mai potuto accettare una cosa del genere! Ero io che dovevo avere voce in capitolo, non gli altri, ero io la mamma di quella creatura, la tua mamma.
Quando siamo rientrati a casa, alla notizia che io fossi realmente incinta, mio padre si alterò come una bestia con me, per fortuna mia nonna mi difese dalle sue botte, altrimenti credo che mi avrebbe ammazzata. Decisero immediatamente di nascondere la loro figlia poco di buono e peccatrice in un istituto per ragazze madri.Ero già in istituto, quando la sera del 5 gennaio mi sono sentita male, così mi hanno accompagnata all’ospedale civico di Palermo, da dove telefonicamente hanno avvisato mia madre del mio forte malore, ma lei non si è affatto scomodata a venire di sera in ospedale per starmi vicina, dicendo che sarebbe venuta la mattina dopo con calma. In quell’istante mi sono sentita sola come un cane abbandonato, non potrei renderti diversamente il mio stato d’animo; ero davvero sola, schiacciata da una situazione più grande di me. Sei nata la mattina del 6 gennaio, da un parto cesareo. Credo proprio di avere avuto qualche complicazione, perché quando mi sono svegliata sentivo a malapena un litro di sangue scorrere lentamente nelle mie vene, e mia madre non era ancora arrivata. Ti ho partorito nella più completa solitudine. Non appena lei è arrivata in ospedale, le ho chiesto di andarti a prendere e portarti da me, ancora non sapevo se eri un maschietto o una femminuccia e fremevo dalla voglia di vederti e stringerti a me. Mia madre uscì dalla stanza, per tornare subito dopo a mani vuote e dire freddamente che l’infermiera non voleva che io vedessi e toccassi il mio bambino. Non potevo accettarlo, ho avuto una crisi isterica, gridando e minacciando di portarmi subito la mia bambina, altrimenti mi sarei strappata tutte le flebo ed il resto che avevo addosso. Finalmente ti hanno portata da me, dalla tua piccola mamma.
Come eri bella, che dico, eri bellissima e quanti capelli neri che avevi sulla tua graziosa testolina! Indossavi un bel pigiamino giallo, eri il mio dolce pulcino ed io ero felice con te tra le mie braccia; queste sono immagini che io non potrò mai cancellare dalla mia mente, sono marchiate a fuoco per sempre. Il giorno dopo ti ho rivista e ti ho ricoperta di baci, avevo voglia di mangiarti, non avrei mai immaginato che quelli erano gli ultimi baci che ti davo, perché il 7 gennaio è stata l’ultima volta che ti ho vista, dopodichè ti hanno fatto sparire nel nulla e nessuno da allora mi ha mai voluto dire dove sei finita, con chi, se stai bene. Ti hanno strappato dal mio petto e nessuno ha avuto pietà delle lacrime d’una piccola mamma.Da quel giorno ho sofferto tutte le pene del mondo. A 13 anni conoscevo già tutte le sofferenze: lo stupro, il dolore fisico, la violenza psicologica, la perdita di un figlio, l’abbandono dei miei genitori, la solitudine, il non avere diritti, etc.
Il giorno 6 febbraio esco da quell ‘istituto per entrare in un altro istituto. La suora che si occupava di noi vedendomi sempre triste a piangere, una volta mi domandò il perché di tutto questo dolore. Le risposi che avevo perduto la mia bambina, lei si prese a cuore la mia situazione e per aiutarmi mi volle accompagnare al tribunale dei minorenni. Il giudice A. M. mi ha ricevuto nel suo ufficio ma da sola, gli ho spiegato che i miei genitori mi avevano tolto la mia bambina e che io volevo assolutamente recuperarla, perché non era stato giusto che loro avessero deciso per me. Mi promise che avrebbe fatto il necessario per farmi riabbracciare mia figlia, ma ad una condizione: avrei dovuto proseguire le scuole ed aspettare un anno. Io gli Chiesi: “Perché proprio un anno?”, mi fu risposto che era solo il tempo per sbrigare le pratiche ed i documenti burocratici. A quell’epoca per me un giudice era una persona di fiducia,come non credere alla parola di un’autorità? E invece proprio sulla mia speranza e sulla mia buona fede sono stata tradita ed ingannata, perché dopo aver atteso un anno, quando sono tornata a chiedere di te, mi comunicò: “Mi dispiace ragazzina, ma la tua bambina è stata adottata”. Il mondo mi è crollato addosso in quel preciso istante, sono diventata una pazza, gli sarei saltata addosso per ucciderlo, ma per fortuna o purtroppo, due carabinieri sono intervenuti in suo aiuto e mi hanno buttata fuori dal tribunale, senza nessun’altra spiegazione e senza comprensione alcuna.
Quando sono rientrata in istituto ho tentato di tagliarmi le vene, ero troppo fragile e depressa, ma il buon Dio non mi ha voluto con sé quella volta, mi sono salvata e da allora ho giurato di non riprovarci mai più, perché se io morissi, nessuno ti potrebbe mai raccontare la nostra storia e non ci potremmo mai più vedere, infatti, io vivo con la speranza quotidiana che tu un giorno possa scoprire la verità e conoscermi, vedere la tua mamma. Un giorno mio padre venne a farmi visita in collegio, gli domandai in ginocchio di dirmi dov’eri. Lo sai cosa mi rispose? “VEDRAI CHE UN GIORNO TI SPOSERAI E AVRAI ALTRI FIGLI E CHE DIMENTICHERAI QUELLA TUA PRIMA FIGLIA”, come se l’amore per gli altri figli potesse “rimpiazzare” completamente quello per un’altra creatura nata allo stesso modo dal mio grembo! Erano tutte bugie e non puoi immaginare come ancora oggi, io possa odiare mio padre con tutta me stessa, mentre in un certo senso ho quasi perdonato mia madre, che ha sempre avuto paura di suo marito e delle sue bastonate, se si fosse ribellata al suo volere.In certi momenti mi sento colpevole per averti perduta, mi sembra di non avere lottato abbastanza, forse perché ero troppo piccola, perché non ho potuto o saputo impormi, anche se in quel momento ho fatto tutto quello che potevo.
Devi saperlo dalla mia voce che io non ti ho MAI abbandonata, ma se tu credi che è comunque colpa mia, ti prego di perdonami e non abbandonarmi tu stavolta, dammi la possibilità di parlarti. Ho aspettato con ansia i miei 18 anni per scappare via dalla mia vita da incubo in Italia e sono andata a vivere in Belgio, dove sono nata. Oggi sono più serena, vivo in campagna con mio marito con il quale sono sposata da 16 anni e ho avuto altri 3 altri figli. Mi piacerebbe tanto farti conoscere i tuoi fratelli, al più grande parlo di te e lui mi sta vicino. Vi amo tutti e quattro più della mia stessa vita e allo stesso modo, anche se non ho avuto la possibilità di crescerti, vorrei tanto darti un volto.
Ti abbraccio forte, forte.
La tua mamma, che non ti ha mai cancellata dalla sua vita.”
Ti confesso che non è stato facile scriverla, la cosa più dura è stata quella di ritornare con la mente al passato…
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Eccomi di nuovo tra voi dopo più di due mesi,
scusate la mia lunga assenza, ma sono stata molto impegnata.
Passerò per un saluto nei vostri blog,
vi ringrazio per i vostri commenti..
un abbraccio a tutti..
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Ultimi commenti
GRAZIE DARLINGGG, GRAZIE DI CUORE..
Luce...
Immaginate che qualcuno si smarrisce in una foresta...E' una notte senza luna impossibile distinguere qualsiasi cosa intorno...L' inquietitudine prende il sopravvento e l angoscia cresce sempre piu' nella solitudine della notte buia...
All' improvviso pero' accade qualcosa...una luce sfavillante si avvicina, forse qualcuno con una lanterna in mano...
Tutto questo accade anche nei periodi difficili della nostra vita quando tutte le luci sono spente, quando vediamo tutto nero senza sapere quale direzione prendere, quando siamo stremati dall' angoscia e dalla solitudine...

Pensiamo che ormai non ci sono piu' speranze, ma poi, per magia, scorgiamo una luce che ci aiuta a ritrovare la strada...
Proprio in quell' attimo i nostri passi riprendono leggeri e sentiamo dentro che possiamo camminare di nuovo, possiamo farcela e potremmo fare anche qualcosa di veramente speciale...aiutare chi, come noi, si è smarrito nel bosco in una notte buia...
Per questa persona diventeremo luce, come per magia...
Una luce abbagliante per una mamma speciale...per te Speranzadivina
POESIA CREATA SPECIALMENTE PER ME' GRAZIE GIUSY
LA SCIA DI UNA STELLA
Donna dagl'occhi verdi non piangere più,
alza i tuoi occhi e guarda quel cielo lassù.
C'è una stella splendente,
quella più bella che aspetta paziente,
che tu salga la luna
e raggiunga le stelle.
Hai già speso mille parole
ma lo hai fatto con tutto il tuo amore,
e nonostante ti abbiano fatto a pezzi il cuore
Ti sei battuta con ardore
Quel dolore non tenere,
smetti di piangere e mettiti a sedere,
guarda quella stella lontano, non hai nulla da temere.
Seguire la sua scia e l’unica cosa che ti è data sapere.
Alza il tuo bel viso,
e fai un bel sorriso, e riprendi a camminare,
quella stella prima o poi si farà trovare,
allora la potrai toccare e nessuno più,
te la potrà dalle braccia strappare.
Giusy
Ti abbraccio forte forte











Inviato da: giulia_83.gp
il 06/01/2010 alle 09:51
Inviato da: lealidellavita_2009
il 02/01/2010 alle 18:33
Inviato da: lealidellavita_2009
il 23/12/2009 alle 17:41
Inviato da: silviuzz
il 20/12/2009 alle 00:53
Inviato da: giubilina
il 23/11/2009 alle 19:34