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Un blog creato da kimetz il 05/09/2005

KIMETZ THE BARBARIAN

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Intervista a Umberto Eco

Post n°358 pubblicato il 25 Novembre 2007 da kimetz

"Populismo e controllo totale dei media. Rischio-Berlusconi anche in altri Paesi"

L'INTERVISTA. L'allarme di Umberto Eco: dal futurismo e dal fascismo in poi l'Italia è sempre stata un laboratorio

di DEBORAH SOLOMON

SEBBENE la sua notorietà sia dovuta soprattuto al giallo letterario "Il nome della Rosa", lei è anche un prolifico commentatore in campo politico. Nei suoi saggi, recentemente raccolti sotto il titolo "A passo di gambero", ha lanciato l'allarme contro il pericolo di un "populismo mediatico". Come definirebbe questo termine?
"Il populismo mediatico consiste nel rivolgersi direttamente al popolo attraverso i media. Un politico che ha in mano i media può orientare il corso della politica al di fuori del Parlamento, e persino eliminare la mediazione parlamentare".

Il suo libro è in buona parte un attacco a Silvio Berlusconi, l'ex primo ministro italiano che ha usato il suo impero mediatico per i propri fini politici.

"Dal 1994 al 1995 e dal 2001 al 2006 Berlusconi è stato al tempo stesso l'uomo più ricco d'Italia, il presidente del Consiglio e il proprietario di tre reti televisive, avendo inoltre sotto il suo controllo le tre emittenti di Stato. È un fenomeno che potrebbe accadere, e forse è già in atto in altri Paesi, in base allo stesso meccanismo".

Ma qui in Usa abbiamo la Fcc (la Commissione Federale delle Comunicazioni , ndt) e altri organismi federali creati per impedire la formazione di monopoli che consentirebbero ai politici di controllare la stampa e i canali televisivi del Paese.

"E negli Stati Uniti esiste tuttora, almeno nei principi, una netta separazione tra i media e il potere politico".

Ma allora, perché pensa che non solo l'Italia, ma qualunque altro Paese corra il rischio di cadere sotto il dominio dei media da lei descritto?

"Se all'estero c'è tanto interesse per il caso italiano, è anche perché durante lo scorso secolo l'Italia è stata un laboratorio. A incominciare dai futuristi, che hanno lanciato il loro manifesto nel 1909, per passare al fascismo, sperimentato nel laboratorio italiano e migrato poi in Spagna, nei Balcani e in Germania"

Intende dire che l'idea della Germania nazista nasce dal fascismo italiano?

"Senza dubbio. Così dicono gli storici".

Ma forse solo quelli italiani.

"Se non le sta bene, non lo scriva; per me è indifferente".

Lei pensa dunque che l'Italia sia all'origine di entrambe le tendenze, sia in campo artistico - con la moda del futurismo - che in quello politico, col fascismo?

"Infatti. Perché no?".

Come considera il successore di Berlusconi, Romano Prodi, eletto l'anno scorso, che ha spostato l'asse del governo a sinistra?

"Prodi è un amico. Io lo apprezzo, ma penso che sia stato sopraffatto dai contrasti sorti all'interno della sua stessa maggioranza dopo la sua elezione. Berlusconi ha il vantaggio di essere un grosso attore. Prodi non è un attore; e questo non è un delitto, ma una debolezza".

È un intellettuale, cioè tutt'altro che un uomo d'affari?

"Sì. Prodi è stato docente di economia, e all'inizio degli anni 90 ha anche insegnato nell'ambito di uno dei miei programmi. Poi, all'improvviso, ha deciso di dedicarsi alla politica".

Si riferisce alla facoltà di Scienza delle comunicazioni all'università di Bologna, dove è docente di semiotica?

"Sono andato in pensione proprio questo mese. Ho 75 anni".

E non ha mai pensato di entrare in politica?

"No, perché credo che ognuno debba fare il suo mestiere."

Si considera in primo luogo uno scrittore?

"Penso di essere uno studioso che scrive romanzi, ma solo con la mano sinistra".

Mi chiedo se lei abbia letto il "Codice Da Vinci" di Dan Brown, in cui molti critici hanno visto una versione pop del suo romanzo "Il nome della rosa".

"Sono stato costretto a leggerlo, perché tutti mi facevano domande in proposito. Le rispondo che Dan Brown è uno dei personaggi del mio romanzo "Il pendolo di Foucault", in cui si parla di gente che incomincia a credere nel ciarpame occultista".

Ma sembra che lei stesso sia interessato alla cabala, all'alchimia e ad altre pratiche occulte di cui parla nel suo libro.

"No, nel pendolo di Foucault ho rappresentato quel tipo di persone in maniera grottesca. Ecco perché Dan Brown è una delle mie creature."

Per lei è importante che i suoi romanzi continuino a essere letti di qui a cent'anni?

"Scrivere un libro senza preoccuparsi della sua sopravvivenza sarebbe da imbecilli".
da The New York Times Magazine
copyright 2007 Deborah Solomon
(distribuito da New York Times Syndicate)
Traduzione di Elisabetta Horvat



(25 novembre 2007) - www.repubblica.it

 
 
 
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