Messaggi di Ottobre 2007

Grande Massacro?

Post n°326 pubblicato il 30 Ottobre 2007 da monari

Poststampa3010 «Riflettere sulla maniera migliore di rinforzare la Repubblica, è un obbligo per tutti. Tutte le iniziative, di qualsiasi origine, sono legittime». Beh, non si parla dell'Italia. È un articolo de «Le Monde» di stasera, che riguarda i cugini d'oltralpe. L'ha scritto Didier Maus, presidente emerito dell'Associazione francese di diritto costituzionale.

Il tema interessa però anche noi. La promessa (la minaccia? l'incubo?) di una riforma della Costituzione gira da parecchio tempo sia sui giornali sia in àmbito strettamente politico, soprattutto partitico.
Vogliamo anche noi «rinforzare la Repubblica», per usare un verbo debitamente sospetto a causa di tanti motivi storici. Che furono alla base dei numerosi contrappesi studiati nella Costituzione del 1948.
Dopo 60 anni, le pericolose ombre di poteri troppo forti che allora si vollero allontanare dopo la disastrosa esperienza che aveva portato alla seconda guerra mondiale, sono svanite del tutto, o possono ancora far capolino da dietro l'angolo?

La prudenza della vecchia classe dirigente nei partiti, aveva radici ben salde in quel passato difficile da accantonare.
Poi sono venute due crisi parallele, la scomparsa dei gruppi dirigenti di alcuni partiti, travolti dalla corruzione (con la cosiddetta inchiesta di «mani pulite»); e la nascita di un partito-azienda con un capo-proprietario che annaspa ma riesce ancora ad occupare la scena, nonostante tutto e nonostante tutti i suoi amici-nemici. Che non ne possono più (in segreto).

Berlusconi è oggi "liquidato" da Giuliano Ferrrra in un'intervista a «Repubblica» con una dichiarazione che non lascia dubbi: la sinistra si muove, noi a destra «siamo fermi a Berlusconi».
Paradossale quel tanto che basta per lasciare intravedere una verità scomoda alla Cdl, Ferrara sembra però confidare troppo nella forza di Veltroni e caricare eccessivamente le tinte, quando parla pure di «ruiniani di sinistra»: il che sembra un bel contrasto logico, anzi teologico.
Ma si sa che Ferrara ama questi toni assurdi, non so quanto graditi sia a destra sia a sinistra, come quando definisce il sindaco di Roma una specie di copia conforme al «primo Silvio».

In effetti qualcosa accomuna Berlusconi a Veltroni, l'antipatia verso i giornali, come ha scritto  su «La Stampa» di domenica Lucia Annunziata: «Addossare alla stampa l’invenzione di difficoltà politiche che nella realtà non esisterebbero è infatti un trucco contabile della politica vecchio quasi quanto la stampa stessa».

Oggi invece Barbara Spinelli ha osservato, sempre su «La Stampa»: «Mai ho visto tanta gente uniformemente invocare la fine d’una legislatura, e volontariamente servire il disegno di chi parla di democrazia ma non ne rispetta la regolamentazione. Tra la strategia di riconquista apprestata da Berlusconi fin dal 10 aprile 2006 e quel che mi dicono oggi giornali e tv non riesco, per quanto ci provi, a scorgere più differenza alcuna».

Mentre in Francia il problema è rafforzare Stato e Costituzione, da noi sembra avviato alla fine un gioco al massacro che serve soltanto ad indebolire il quadro politico, rimpiangendo (udite, udite) addirittura (sono parole di Veltroni), le «belle interviste di Zaccagnini o di Berlinguer in tv. Ognuno esponeva le sue idee e i cittadini giudicavano non le urla che si sovrapponevano ma le parole e la sincerità di ciascuno».

Di questo gioco al massacro si preoccupa giustamente Barbara Spinelli: «Ho l’impressione di assistere a una sorta di disfacimento della democrazia rappresentativa, e di perdita di senso del voto espresso alle urne dagli elettori. Dalla primavera dell’anno scorso l’Italia ha un governo, scelto dagli italiani per la durata di cinque anni, che è stato messo in questione quasi fin dal primo giorno: non dagli elettori tuttavia, ma da un capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi, che il giudizio delle urne non l’ha mai accettato e che ogni sera da diciotto mesi annuncia a televisioni e giornali la fine di Prodi: prima negando i risultati, poi denunciando brogli, poi intimidendo i senatori a vita, poi appellandosi al cattivo umore della gente, in dispregio costante dei dettami costituzionali. Una strategia di delegittimazione del tutto anomala, ma che molto rapidamente è stata banalizzata e fatta propria da tutti coloro che fanno opinione, essenzialmente giornali e televisioni pubbliche oltre che private».

 
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Usque tandem Romano

Post n°325 pubblicato il 29 Ottobre 2007 da monari

Usque tandem Romano, postea triciclum...


Bellissima l'idea di fondo del pezzo di Luigi La Spina: abbiamo il «primo governo-tandem della politica italiana, composto dalla coppia Prodi-Veltroni», e c'è il rischio che «si aggiunga alla coppia Prodi-Veltroni anche un altro pedalatore, di nome Berlusconi. Così il tandem si trasformerebbe in un triciclo».

Noi sulla Riviera romagnola da tanto tempo abbiamo strani veicoli derivati dalle bici, a due guidatori e quattro ruote, con un sedile posteriore in cui possono prender posto anche tre passeggeri...

Riscio

Li chiamano «risciò». Forse questo modello da «famiglia Brambilla [a proposito di MVB...!] in vacanza», è quello più adatto a contenere il carico di viaggiatori-governanti che si minaccia per il futuro più prossimo.

In un Paese in cui per antica tradizione non si nega a nessuno un sigaro ed una croce di cavaliere (secondo l'antico motto, credo, sabaudo), non si nega a nessuno neppure un posto di governo (o semmai di sottogoverno che è meglio ancora: stando all'ombra si evitano i rischi-insolazione).

Più si è meglio si sta, come nelle gite in campagna. Lo chiamavano consociativismo («termine nuovissimo, ancora assente in molti dizionari della lingua italiana», 1999, Piero Melograni). Adesso lo possiamo chiamare «governo del risciò: dimmi cosa chiedi ed io te la do».



La foto con risciò è di Marechiaro.


 
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Mutua da demolire?

Post n°324 pubblicato il 28 Ottobre 2007 da monari

Faccio riferimento all'interessante pagina apparsa sul «Corriere» del 25 ottobre, e relativa all'edificio dell'Azienda Sanitaria di Rimini, posto in via Circonvallazione Occidentale e sede del presidio Cup, Punto prelievi-visite, eccetera.
Mi permetto di suggerire una correzione circa la cifra iniziale dei cinquanta prelievi giornalieri. Per lunga esperienza personale, so che le cifre sono molto più consistenti. Ve le può fornire la stessa Azienda sanitaria per permettere ai cittadini di aver un dato incontrovertibile circa l'attività della stessa sede. Che adesso il Comune vorrebbe demolire.
Sempre in base alla mia esperienza personale, posso informarvi che di recente la sede di cui stiamo parlando, è stata sottoposta a lunghi e costosi lavori di manutenzione.
Se l'edificio dovesse essere abbattuto, questa cifra andrebbe perduta. Con questa mia lettera sono a pregarvi di pubblicare l'ammontare esatto delle spese effettuate per quei lavori. Spesa il cui totale ovviamente io non conosco, e che l'Azienda sanitaria è tenuta ad indicare, dopo questa mia richiesta, essendo i cittadini la fonte economica delle spese pubbliche. So di dire un'ovvietà, ma spesso sono proprio le cose scontate ad essere dimenticate.
Infine desidero segnalare che la sede di via Circonvallazione è molto importante ed utile per il centro della città di Rimini e per la sua zona Nord. Già alcune delle vostre interviste hanno sottolineato la serietà dei problemi di una fetta sempre più consistente della popolazione anziana, che sarebbe svantaggiata da uno spostamento della struttura.
Sono consapevole che amministrare una città è difficile. Ma non capisco le lamentele del vice-sindaco Melucci che in un recente convegno ha segnalato alcuni problemi tutti riminesi (detto in pillole, nessuno è mai contento di niente e ci vogliono decenni per realizzare certi progetti).
Rimini ha costruito palazzi, incrementato villaggi, ma non ha pensato alle strade. Adesso che, per realizzare un fossato (per quanto malatestiano) e per spostare il mercato, si debba distruggere un presidio sanitario (con indispensabile parcheggio annesso), è veramente un primato che andrebbe segnalato a «Striscia la notizia». Alla quale vedo far riferimento (senza la citazione della trasmissione) in un intervento apparso lo stesso 25 ottobre, dove si parla dell'Italia in generale e di carceri, ospedali e di altre infrastrutture pubbliche avviate e non completate.
La demolizione della sede sanitaria sarebbe un fatto scandaloso, al pari di quelli denunciati dal Gabibbo.

Lina Azzalli
Rimini
Lettera apparsa il 27 ottobre 2007 su Corriere Romagna

 
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Francesi inquieti

Post n°323 pubblicato il 27 Ottobre 2007 da monari

Monde27102007 Ricordate: «i francesi ci rispettano / che le balle ancora gli girano»?
Questa volta non c'entriamo noi italiani con Bartali, come nella canzone di Paolo Conte. I motivi per cui ai francesi girano le balle sono altri.

Leggete cosa scrive Le Monde di questa sera, ai francesi girano le balle più di tutti gli altri europei, se pensano al loro futuro: «Le Français est inquiet. Il est beaucoup plus anxieux que ses voisins européens sur l'avenir de ses enfants, redoutant de devenir pauvre, sans abri ou de perdre son emploi, méfiant sur la justice et la police, sur la mondialisation ou encore les syndicats et le Parlement, se suicidant même davantage. Et ce dans un pays plutôt moins pauvre et moins inégalitaire que la moyenne européenne».


Foto da Le Monde.

Al Monitor giornaliero, rassegna stampa e commenti.

 
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Forleo, le sue ragioni

Post n°322 pubblicato il 26 Ottobre 2007 da monari

Forleosantoroblog L'intervista al gip di Milano Clementina Forleo ad «Annozero», spiega molti aspetti oscuri della realtà contemporanea.
Le sue parole non sono suscettibili di equivoco: «Ho subito intimidazioni da soggetti istituzionali».
Il cittadino inerme, che non bazzica codici e pandette (come dicevano una volta le persone esperte delle cose di mondo), che vede in tivù un giudice 'costretto' a confidare a vari milioni di persone una situazione così delicata, non dovrebbe scandalizzarsi, od urlare. Ma soltanto apprezzare, condividere (per quel che vale la sua adesione) il senso di un'esperienza non certamente facile, sapendo che la democrazia si difende non a parole ma con i fatti, come è accaduto ieri sera al gip Forleo.

Forleo ha portato i fatti, non ha recitato arzigogolate teoria sul Diritto penale o processuale. Quei fatti parlano da soli.
«Sono convinta che in momenti di forte crisi istituzionale come questa i magistrati hanno il dovere di non essere prudenti, di non essere sobri, di non stare a casa a scrivere sentenze, di parlare e di esprimersi», ha aggiunto. Lo scandalo dei magistrati che parlano «scoppia sempre quando questi magistrati nelle loro inchieste toccano i poteri forti, quei fili dove c'è scritto "chi tocca muore"».

Per questo appare eccessiva la nota dell'Udeur che parla di «processo stalinista». Beh, conoscere un po' di storia non farebbe male. Diritto di parola per tutti, è un cardine della democrazia. Non costringere un magistrato a denunciare pubblicamente le «intimidazioni» di cui abbiamo sentito ieri sera, spetta alla classe politica, secondo i principi della Costituzione.
Parlare di «processo stalinista» è un diversivo ed un'esagerazione che uomini politici responsabili ed accorti dovrebbero evitare.

Il cittadino inerme, che non bazzica codici e pandette ma appartiene alla folta schiera di chi, all'occorrenza, non può avere giustizia secondo i principi della Costituzione, dà ragione al gip Forleo. E pensa: ce ne fossero... Con la consapevolezza che i silenzi sono letali. Ricordano, quei silenzi suggeriti oggi ai giudici, la massima del manzoniano conte-zio espressa al padre provinciale: «Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire». Ma quella, aggiunge altrove Manzoni, era un'«età sudicia e sfarzosa». Dove per non essere considerati gente perduta sulla terra bisognava avere almeno «un padrone». È questa la società che si rimpiange? Basta dircelo, ed amen.

 
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Divieto di sosta per Prodi

Post n°321 pubblicato il 25 Ottobre 2007 da monari

Prodiblogstampa251007 Prima o poi per Romano Prodi scatta il divieto di sosta a palazzo Chigi. Difficile rincorrere la cronaca. Ascolti la notizia di una sconfitta della maggioranza, e dopo due forchettate di spaghetti sei già a quattro.
Stamani Guido Anselmi sulla «Stampa» faceva un impietoso quadro della situazione: «L’impopolarità senza precedenti di Prodi è la personificazione di questo problema politico che ingloba e avviluppa Palazzo Chigi, sommando la delusione e la sfiducia dell’elettorato di centro-sinistra, un elemento sociale e psicologico che sarà difficile recuperare, e la rabbia di gran parte dell’elettorato di destra».

Forse l'impopolarità di Prodi ha una componente che dovrà essere studiata. Quanto peso ha in essa la nascita del Pd? Veltroni non c’entra. Lui è li che aspetta il cambio della guardia, come i corazzieri al Quirinale. Prima o poi gli tocca. Il problema Pd è palpabile non nelle analisi degli specialisti, ma nei discorsi della gente. Chi la sa lunga della politica vissuta sulla propria pelle per decenni, dice: embé, ma questo è un partito di sinistra?

La delusione e la sfiducia di cui parla giustamente Anselmi non possono essere mascherati dal brillante risultato dei tre milioni di elettori per il Pd. Ma chi sono gli eletti? Beh, ne conosco alcuni di faccia e di profilo. Non so che ci stiano a fare con un partito di sinistra. Per ora il giochetto funziona. Tutti allegri, brindisi e complimenti, poi verranno le rogne, se si vorrà fare una politica pulita. Se si continueranno i pateracchi, come non detto, chiedo scusa.

Stamattina Michele Serra chiudeva la sua rubrica su «Repubblica» con una domanda interessante: «Perché non proviamo ad affiancare all’estenuante dibattito su come è ridotta la sinistra, anche un piccolo dibattito a latere su come è conciata la destra, poveretta?». Giusto.



Ma la destra «poveretta» sta bene così, con un padrone come il re di Arcore che batte le mani e tutti gli obbediscono. Se non  ci fosse Silvius primo, gli altri che farebbero? Certa destra «poveretta» contratta in periferia quello che odia a Roma, come una volta il Pci faceva con la Dc.

Intanto il Vaticano insiste contro «Repubblica». Scrive oggi Ezio Mauro: «"Finiamola". Con questo invito che ricorda un ordine il Cardinal Segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone ha preso ieri pubblicamente posizione contro l'inchiesta di Repubblica sul costo della Chiesa per i contribuenti italiani, firmata da Curzio Maltese». E poi: «Finiamola? E perché? Chi lo decide? In nome di quale potestà? Forse la Santa Sede ritiene di poter bloccare il libero lavoro di un giornale a suo piacimento?».
Sono solidale con Mauro, sottoscrivendo le parole di Barbara Spinelli (sulla «Stampa» di ieri): occorre sempre «una laica separazione tra fede e politica, … una netta separazione fra cultura e politica, magistratura e politica, economia e politica».

 
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Madamini

Post n°320 pubblicato il 24 Ottobre 2007 da monari

241007stampablog Madamini, il catalogo è questo...

La lunga lista delle lamentazioni politiche che sorgerebbe spontanea, forse ormai non serve più a nulla.
Si chiedeva stamani Jacopo Iacoboni nel suo blog: «Che si fa se Prodi cade. Votare subito? Riformare la legge elettorale? Far decantare tutto, addirittura per un periodo indefinito?»
La risposta, questo pomeriggio, di Berlusconi («Non dialogo con questa sinistra») a Napolitano («Serve intesa per le riforme»), toglie significato e valore alle tre ipotesi?

Il capo dell'opposizione vuole il voto, ovviamente con questa legge elettorale. Oggi ha ripetuto un'opinione già espressa. Chi deve tagliare la testa al toro, è adesso l'altra fetta dell'opposizione. Al voto con la legge attuale, si aspetta il referendum o si fa una nuova legge?

Siamo in un vicolo cieco. Può aspettare il Paese la consumazione del malato, sostenuto sinora da quel brodino di cui parlava Bertinotti?
La crisi generale nei rapporti parlamentari fra governo ed opposizione è un fatto inedito. Almeno in apparenza.
Chi ci garantisce che sotto sotto non si stia trattando un bel pateracchio al centro, con un celebrante d'eccezione, magari Giulio Andreotti. Astuzia internazionale (asse Roma-Vaticano), o provincialismo politico?

Può servire a qualcosa la lezione polacca?
Ne discute Barbara Spinelli nel fondo di oggi, dove scrive: «La Polonia del ressentiment apparsa negli ultimi anni ha somiglianze impressionanti con l’Italia che Berlusconi ha cambiato, plasmato. Anche da noi ci sono forze di destra che speculano sul ressentiment e costruiscono sul rancore, il vittimismo, l’invenzione della realtà. Anche queste forze hanno potere sui mezzi di comunicazione, usano l’anticomunismo come arma per tacitare ogni critica, sono sospettose verso le separazioni molteplici che la laicità insegna. Anche in Italia l’integralismo cattolico ha accresciuto il proprio peso, profittando della politica divenuta campo di battaglia fra amici e nemici mortali».

Invece Miriam Mafai ricorda su «Repubblica» di oggi come l'appello pontificio contro il lavoro precario sia stato spiegato dal presidente della Cei mons. Bagnasco in un modo del tutto particolare: si chiede lavoro stabile per creare famiglie fondate sul matrimonio eccetera.
Potremmo a questo punto proporre al parlamento di ammettere il lavoro precario soltanto per scapoli e conviventi? Ritorna a galla la questione della laicità dello Stato («Libera Chiesa in debole Stato»), di cui ha trattato ieri Michele Ainis. Quanto è compresa ed apprezzata la questione in campo "democristiano" oggi? Si dovrebbero ricordare gli esempi luminosi di De Gasperi ed Andreatta. La loro lezione non è soltanto una pagina da libro di storia.

 
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Mastella mi agita

Post n°319 pubblicato il 23 Ottobre 2007 da monari

Blog2310 Ieri sera sono andato a letto con un interrogativo inquietante: ma quanti voti ha ricevuto il ministro Clemente Mastella, alle elezioni politiche del 2006?
Per tranquillizzarmi mi sono ripromesso di fare una ricerca nel sito del Ministero degli Interni.
Ma stamani non ne ho avuto bisogno. A risollevarmi ci ha pensato l'articolo di Lucia Annunziata sulla «Stampa» odierna, grazie al quale ho potuto chiarire tutti i miei dubbi e rendere meno angosciata la giornata: «Cifre alla mano, il tesoretto elettorale mastelliano è dell’1,4 per cento, tradotto in 534.553 voti alla Camera e 476.938 al Senato. Per capirne il peso è forse utile dire che 500 mila sono i consensi raccoltisi intorno alla Bindi (candidata senza partito nelle primarie) e tre milioni e mezzo hanno di recente votato per il Partito democratico».
Dunque se noi fossimo un Paese normale il signor ministro sarebbe un po' mesto come la signora Antonella Clerici che dicono in affanno per calo di ascolti. Invece, non essendo appunto quel Paese normale che sarebbe auspicabile, allora «il tesoretto elettorale mastelliano dell’1,4 per cento» diventa l'ago della bilancia di tutto il sistema politico italiano.
Meglio pensare ai successi, sul tappeto rosso del festival romano, delle attrici italiane Carolina Crescentini e Margherita Buy.
Se fossimo un Paese normale, forse non ci sarebbe bisogno neppure di discutere di «Libera Chiesa in debole Stato», come fa oggi Michele Ainis in un breve saggio, le cui conclusioni dovrebbero tornare utili alla stessa Chiesa romana: «in molti casi gli interventi della Santa Sede vengono sollecitati proprio da chi ci rappresenta». Ne ha interesse il Vaticano?
Una curiosità dalla periferia. Il presidente della mia Provincia per risolvere il problema della siccità ha invitato il vescovo a celebrare un rito nel Tempio malatestiano davanti all'antica statua della Madonna dell'acqua. Il rito si è tenuto, il presidente è intervenuto.
A noi hanno sempre insegnato di scherzare coi fanti e di lasciar stare i santi. Altri tempi, probabilmente.

 
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Cappucci & politica

Post n°318 pubblicato il 21 Ottobre 2007 da monari

Demagistris Il titolo dell'editoriale di Andrea Romano, sulla «Stampa» di stamane, «La politica col cappuccio», mi ha suggestionato.
Quando l'ho letto ho immaginato che il «cappuccio» di cui si parlava fosse quello solito di certi gruppi che lo usano in altrettanto certi rituali.
Poi l'attacco dell'articolo sul «veltroniano mascherato» mi ha fatto ricredere, e mi sono detto: hai sbagliato tutto.
Successivamente, la frase: «La politica con il cappuccio è quella di Silvio Berlusconi», mi ha provocato un sussulto e riandare col pensiero a certe tessere di logge coperte (ovvero P2).
Dunque, titolo suggestivo, ma fuorviante la mia interpretazione, ammetto la colpa. Però ho un'attenuante.
Avevo appena letto un'intervista su «Repubblica» al pm Luigi De Magistris. Dove si trovano queste parole chiare: «Faccio le corna, ma dopo che mi hanno tolto le inchieste resta solo l'eliminaziione fisica».
Ma se davvero dietro la vicenda di Catanzaro, ci fosse «La politica col cappuccio»?
Grazie al cielo, capisco poco o nulla di queste cose, e le mie domanda restano senza risposta.

 
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Paolo Cevoli «proibito»

Post n°317 pubblicato il 19 Ottobre 2007 da monari
 




Cevolblog Il comico riccionese Paolo Cevoli, una delle colonne portanti della satira televisiva con le sue apparizioni a «Zelig», è stato censurato dal politici romagnoli.






Per domenica 21 nelle tre province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, è stata organizzata una manifestazione culturale rivolta a promuovere la conoscenza del patrimonio bibliotecario e museale locale. L’opuscolo che la reclamizza contiene tre immagini (una per provincia) di altrettanti personaggi indigeni ma «extra-vaganti», cioè non legati al mondo della cultura e delle biblioteche: Martina Colombari per Rimini, Marco Melandri per Ravenna ed appunto Paolo Cevoli per Forlì-Cesena.



Ognuno dei tre ha consegnato alla storia una frase memorabile: «I musei di Romagna sono piccoli scrigni che racchiudono tesori di grande bellezza» (l’ attrice Colombari), «C’è chi corre più veloce di me: è il pensiero di chi legge un libro» (il campione motociclistico Marco Melandri), e «Un buon libro è la compagnia più intelligente che un uomo possa trovare. Ogni tanto però ci vuole anche un po’ di solitudine con qualche passerina ignorante» del comico Cevoli.



Sinceramente, le parole di Cevoli sono le uniche che hanno un senso. Per quanto «extra-vagante», cioè esterno all’ambiente che domenica si vuol valorizzare, il comico è l’unico che può vantare in fatto di cultura alcune credenziali di indubbio valore.






Se belle si nasce e campioni si diventa correndo in moto grazie ad intelligenza e coraggio propri e tecnologia altrui, il comico è l’unico intellettuale della compagnia perché ogni sua apparizione sopra un palcoscenico richiede studio, preparazione e capacità stilistiche che sono le uniche qualità compatibili con il mondo delle biblioteche.






Orbene la frase sulla «solitudine con qualche passerina ignorante» da godere come intervallo alle lunghe ore di studio, ha scandalizzato molti addetti ai lavori e tanti politici sia reazionari sia progressisti, sia maschi sia femmine.







L’effetto finale, è stato la censura sul comico ed il ritiro della pubblicazione che riporta la sua massima «immorale» sulla «passerina ignorante». Ma il ritiro è avvenuto quando la pubblicazione (gratuita) si era già esaurita, dopo il primo accenno di scandalo. Diventerà un oggetto di culto. Sarà un pregiato reperto del collezionismo dei bibliomani che troveranno conforto forse soltanto nel possedere quelle pagine colorante, e non nel mettere in pratica il suggerimento di Cevoli.



Al sequestro (divenuto praticamente impossibile), ha fatto sèguito anche una dichiarazione degli organizzatori con tanto di pubbliche scuse a chi si fosse ritenuto offeso dalle parole del comico.







A difesa di Paolo Cevoli si potrebbe citare l’illustre esempio dell’opera comica di un tal Dante Alighieri sepolto proprio in Romagna, a Ravenna, che in essa fece anche ricorso a quello che i benpensanti chiamano sbrigativamente turpiloquio.




Per non incorrere in analoga censura, tralascio le citazioni dirette dal poema in cui appaiono certi termini scandalosi, ma riprendo da un fresco libro di Franco Ferrucci, «Lo stupore e l’ordine» (editore Liguori), l’accenno contenuto in una nota (pp. 146-147). In essa si spiega che assieme a quelle che si considerano parolacce, appare pure il termine «comedìa» (poi popolarmente reso come «Commedia», ed arricchito in «Divina Commedia»), come se il linguaggio di Dante stesse facendo «le sue prove di quanto può spingersi nella lontananza del silenzio divino» nell’Inferno.







I politici romagnoli hanno buttato all’Inferno dei seminatori di scandali il buon Paolo Cevoli che invece meriterebbe un seminario di dotti italianisti sull’uso del linguaggio comico nel parlar corrente e nella triade cinema-teatro-televisione. Se ci si scandalizza tanto per la sua ridanciana «passerina ignorante», immaginiamoci che cosa succederà in futuro per discorsi più impegnativi. Li prenderanno sul serio o si metteranno a ridere, i nostri politici?




Antonio Montanari

 
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