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Un blog creato da biondaefelide il 30/09/2006

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8 MARZO 2008: ECCO A VOI IL VERMEDELLIBRO!

Ce l'ha fatta, il piccolo vermiciattolo verde, è arrivato – un po' col fiatone in verità, un po' emozionato nel vedere tanti bambini riuniti ad ascoltarlo nella bibliotaca comunale di Civitanova – è arrivato finalmente in libreria.
Tutti ora possono averlo, tutti possono seguire col dito le sue parole scritte in un libro...un LIBRO VERO!
Lui ama poco farsi vedere, in verità. Preferisce suggerire storie e fiabe con la sua vocina sottile sottile, nascondendosi tra le righe, ma ora che si è presentato non può più tirarsi indietro, anzi! Invita tutti ad andarlo a trovare, tra gli scaffali di libri per ragazzi o sul sito del suo editore: firenzelibri.com.
A presto e...buona lettura!

 

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PICCOLI MOTIVI PER LEGGERE

Caterina in punta di piedi tra gli scaffali, per sfuggire al suo temporale: gocce di pioggia che assomigliano alle sue lacrime, un fiume inarrestabile di piccola solitudine. Un libro, poi un altro e un altro ancora, lasciati lì, vocine inascoltate. Ma poi gli occhietti birichini si illuminano, non può aspettare di arrivare a casa, si accoccola, una seggiolina nella libreria semideserta, comincia a leggere…Brrr! Che paura! Anche il vero temporale, là fuori, ascolta stregato. Non una lacrima scende alla fine della storia. Esce Caterina con un sorriso e un sacchetto pieno stretto nella mano, il miglior antidoto contro la tristezza.
 

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James Ellroy, L. A. Confidential, Oscar Mondadori

Post n°14 pubblicato il 10 Aprile 2010 da biondaefelide
 

 

La Los Angeles dei bassifondi, della malavita, del malaffare. La Los Angeles di Hollywood, l’industria della messinscena, degli arresti in cinemascope, dei cartoons dove vince sempre il bene. Il sergente Jack Vincennes, l’agente Bud White e il capitano Ed Exley dovrebbero stare dalla sua parte, quella del bene, visto che appartengono al Dipartimento di Polizia più efficiente e famoso del mondo.

Ma non si può mai dire.

Cosa è successo veramente al party di Natale del 1951? Spuntano fuori tre versioni ufficiali come tre sceneggiature per un film di serie B: poliziotti contro detenuti, un bagno di sangue, accuse di brutalità, fior di carriere nel cesso.

E il massacro del Nite Owl? Altro film, altre comparse, ma stavolta non si gioca a buoni e cattivi, perché non ci sono più confini tra vero e falso, crimine e giustizia. La cruda realtà è che non c’è nessuna sicurezza in un distintivo. La cruda realtà è che non c’è nessuna sicurezza. Mai.

Collusioni, depistaggi, scandali e la rivelazione finale di una verità difficile da accettare: sono davvero sempre i migliori quelli che se ne vanno?

Sono per ora tutte domande senza risposta, vi terremo aggiornati per i prossimi numeri e ricordate, cari lettori, che siete sempre voi i primi a saperlo: di prima mano, garantito al cento per cento, e in via molto, molto confidenziale.

 

“A certi uomini tocca il mondo intero, a certi altri un' ex prostituta e un viaggio in Arizona. Tu sei tra i primi, ma, mio Dio, non ti invidio il sangue che hai sulla coscienza.”

 

 

 

 

 
 
 

Chuck Palahniuk, Fight Club, Oscar Mondadori

Post n°13 pubblicato il 10 Aprile 2010 da biondaefelide
 

Fight Club assomiglia a una barzelletta. Una di quelle barzellette “cattive” che non fanno ridere, piuttosto ti fanno storcere la bocca in un ghigno amaro. L’esistenza di Tyler Durden e del suo insonne e disperato compagno di avventure è una onirica, massacrante e sistematica ricerca della non-esistenza, del non-esserci, del non-apparire. Ma non prima di farsi dondolare qualche dente in bocca, perché non ha senso morire senza neanche una cicatrice. Per dimenticare tutto quello che non funziona, dai bottoni del colletto spezzati allo scoperto in banca per centinaia di dollari. Per non aver più bisogno di andare dal parrucchiere.

E solo allora, mentre tutto va in pezzi, mentre è in atto l’estremo tentativo di ottenere l’attenzione di Dio a bordo di una macchina lanciata controsenso a folle velocità, si affaccia la lucida consapevolezza di aver creato un mostro. Neanche lo stupore per un amore che non succede solo a parole riuscirà ad impedire la morte. Perché solo nella morte abbiamo un nome. Solo nella morte non facciamo più parte del Progetto Caos.

La prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club.

La seconda regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. Ma tutti ne parlano lo stesso. Sì, ma perché?

 

“La morte avrà inizio fra tre, fra due.

La luce della luna scende nella bocca aperta.

Prepararsi per l’ultimo respiro, ora.

Evacuare.

Ora.

L’anima abbandoni il corpo.

Ora.

Ha inizio la morte.

Ora.”

 

 

 

 

 

 
 
 

Taormina

Post n°12 pubblicato il 06 Settembre 2008 da biondaefelide
 
Tag: Ricordi

Cosa ricordare di Taormina?
Taormina è la faccia bella della Sicilia, il salotto buono, elegante e severo, pulito e allegro. Approntato apposta per noi, con tutta la sua splendente antichità, presente ovunque, che non si fa dimenticare: la sfacciata spaccatura del teatro greco, che lascia guardare il mare e l'Etna che ci sovrasta.

E' troppo. E' una bellezza quasi esagerata, come la parlantina di questa gente, che sa agganciarti con grazia e raccontare con competenza e una sintassi che non ti aspetti: è l'espressione di una cultura trasversale che accomuna il barcaiolo all'intellettuale, il cameriere alla ragazza per strada.
Sfacciatamente Bella è anche l'Isola, che hai sempre davanti, immobile da secoli, coi suoi giardini nascosti e i muri arrampicati sugli scogli.

Aspra ed aggressiva la montagna che abbiamo alle spalle, rustica, incolta, decadente. Come certi palazzi siciliani sospesi tra Barocco e Medioevo, come certi piloni di oggi, eretti e abbandonati.

 
 
 

Il Vermedellibro

Post n°11 pubblicato il 06 Settembre 2007 da biondaefelide
 
Foto di biondaefelide

Ciccodiqui, Ciccodilà, chi sa la storia silenzio farà
Ciccodilà, Ciccodiqui, per chi non la sa comincia così

I

La storia comincia con un bel pianto, uno di quei pianti che a sentirli ti si raggomitola lo stomaco e ti si drizzano i capelli sulla testa. Caterina stava tutta buttata in un angoletto del salotto, le ginocchia in bocca e le braccia intorno come una catena. E piangeva. La mamma ogni tanto sbucava dalla porta ma solo con la testa, la scuoteva di qua e di là, con le mani appoggiate sulle guance, e poi scompariva. E Caterina piangeva. Il papà entrava con lo sguardo severo, le manone sui fianchi, poi abbassava le spalle, gli veniva lo sguardo triste, scuoteva il testone e se ne andava. E Caterina piangeva. Ma perché poi piangeva, nessuno lo sa.

Non lo sapeva la mamma, che puliva la casa dalla soffitta alla cantina, non lo sapeva il papà che lavorava la sera e la mattina. E non lo sapevamo neanche noi fino a quando non siamo andati a chiederlo ad un personaggio molto speciale, uno di quelli che sa tutto e che conosce tutto perché vive…nei libri. Lui ha la forma di un lungo vermiciattolo tutto colorato di verde, con una codina finale ben arrotolata che gli serve per girare le pagine, ha due begli occhioni vispi e una bocca grande con una lingua biforcuta che gli serve per raccontare tutte le cose che sa. Lui vive ben nascosto tra le pagine, gli piace soprattutto starsene raggomitolato sotto un angolino un po’ spiegazzato, o dentro un ‘orecchio’ fatto da un bambino. Gli piacciono tutti i libri, ma soprattutto quelli usati, perché gli può capitare di trovare qualche bricioletta di biscotto, o qualche macchia di marmellata che li fa diventare più saporiti. Lui viaggia di libro in libro, di copertina in copertina, di libreria in libreria, e quando trova una storia che gli piace, ci si appassiona e resta lì finché non sa come è andata a finire. A volte capita che un bambino compra proprio il suo libro e allora prende le valigie e si trasferisce a casa sua, vive insieme a lui tutte le avventure, sogna come lui di essere il protagonista. Così viene a sapere tante cose del suo piccolo amico, impara a conoscere i suoi sogni, i suoi problemi e anche tutti i suoi segreti; siccome, poi, ha anche un cuore, ogni volta che quel bambino piange e si dispera, cerca di aiutarlo facendogli aprire sempre il libro giusto alla pagina giusta, con le parole più belle per poterlo consolare.

Ora, questo Vermedellibro è venuto ad abitare per un certo periodo nei libri della nostra amica, e ci si è trovato così bene, si sentiva così a casa, che non se n’è più andato e ancora ci vive, placido e soddisfatto. Allora siamo andati a trovarlo per farci raccontare la storia di Caterina.
– Buonasera, signori Bambini – disse, sbucando dal primo capoverso – io sono il Vermedellibro, di professione segnalibro, abito a pagina 2, nel 1° paragrafo di un piccolo racconto dalla copertina rossa che, un bel giorno d’estate, il signorino Alfonso regalò alla signorina Caterina per il suo compleanno.
Dovete sapere che a Caterina piace molto leggere; lei i libri non li legge, li divora! Proprio come me, che ogni tanto ne assaggio un pezzettino…E dovete anche sapere che Alfonso detto Alfonsino non è un amico qualunque, ma è proprio il fidanzato di Caterina…eh, sì, avete capito bene, il F-I-D-A-N-Z-A-T-O! Già si volevano bene fin dai tempi dell’asilo. Quando tutti i maschi per divertimento fanno le pernacchie e tirano i capelli alle bambine, Alfonsino si metteva il mantello di Zorro e cacciava via a pedate tutti quelli che si avvicinavano alla sua Caterina oltre la distanza di sicurezza. Una volta si è preso un giorno intero di castigo solo perché ha infilzato con la spada due o tre compagni cattivelli che la prendevano in giro per le sue orecchie a sventola: – Ehi, Dumbo! – ridacchiavano, sventolando i palmi delle mani davanti a Caterina. E Alfonsino taceva. – Dumbo, riesci a volare? È facile con due orecchie così! – E Alfonsino taceva. – Dai, Dumbo, vola! – E volò Alfonsino dal suo banco addosso ai due cattivelli, mettendoli fuori combattimento. La maestra si arrabbiò e lo mise in castigo nell’angolo dei giochi e lui per tutto il tempo raccoglieva i giocattoli dal pavimento e li rimetteva a posto quando i bambini non li volevano più.

Ma Caterina quel giorno gli portò le caramelle di nascosto e da quella volta diventarono amici, ma così amici che tutti li chiamano fidanzati. Anche oggi che hanno soffiato su nove candeline e lei è diventata la più bella della classe. Ho sentito dire, sapete, che nessuno più la chiama Dumbo, forse per via dei suoi begli occhi neri, o forse perché sa fare tante cose come i maschi, anzi, meglio. Per esempio sa arrampicarsi sugli alberi, esercitandosi sul fico davanti alla casa, poi nei giochi di combattimento non si tira indietro come le altre bambine, lei ci sta, stringe i pugni e si butta nella mischia. Anche con la bicicletta ormai è così brava che nelle gare di Mountain Bike arriva quasi sempre prima, merito del suo papà che già a tre anni la faceva andare senza rotelle. Insomma, fare finta di essere una principessa indifesa non le piace affatto e allora spesso e volentieri le fanno fare il soldato o il nemico.

E così Caterina a scuola è diventata la bambina più popolare e più richiesta; tutti i gruppi la vorrebbero nella loro squadra, tutti i maschi le portano grande rispetto, specialmente Alfonsino, che continua a starle vicino vicino. Lei gli porta ancora le caramelle lasciandogliele sotto il banco, lui all’uscita le tiene i libri più pesanti fin dentro il bus e poi le si mette seduto vicino, perché ormai è un po’ geloso degli altri bambini e qualche volta vorrebbe la sua Caterina tutta per sé. Un giorno, sapete, l’aveva invitata a prendere il gelato e così, mangiando e chiacchierando, si trovarono a passare davanti al campo di calcetto dove stavano tutti gli altri, litigandosi il pallone; al vedere la bambina, con le sue belle trecce lunghe, tutti quanti si attaccarono alla rete, gridando – Caterina, vieni! Vieni con noi, Caterina! – ed era tutto un agitarsi di braccia e di spintoni, di strilli e di pedate; Alfonsino la prese per un braccio mentre ancora faceva di no con la testa e la portò via con sé.
Dovete sapere che Alfonsino è un bambino un po’ speciale. Io lo so, perché prima vivevo nei suoi libri. I racconti che preferisce sono quelli molto avventurosi dove i piccoli eroi prima si cacciano in un mare di guai e poi vincono usando la furbizia. Ecco, a guardarlo non sembra molto furbo: i suoi capelli biondo-miele gli scoprono una fronte bianca e rotonda sulla quale mille puntini marroncini sono caduti a pioggia, arrivandogli sulle guance e fin sulla punta del naso, dove sta sempre in bilico un paio di occhiali; poi è magrolino e la mamma sta sempre lì a dirgli – Mangia! Ché altrimenti se viene il vento ti porta via! – ma lui non ci crede e mangia solo quello che gli va. Anche se parla poco ha tanti amici, che rimangono incantati quando all’intervallo si mette a raccontare una storia che nessuno sa; lui ne conosce più di cento e tutti lo ascoltano con la bocca aperta appollaiati sopra i banchi e neanche il suono della campanella rompe l’incantesimo…solo il maestro, strillando e battendo i piedi ci riesce (qualche volta).

È molto bravo a scuola, soprattutto in italiano. L’insegnante dice sempre che i suoi testi sono pieni di fantasia, ma solo io conosco il suo segreto perché…l’ho letto nei suoi libri! Eh, già, il nostro amico è capace di prendere un personaggio e di fargli succedere le cose più strane, lo fa passare attraverso le più strepitose avventure e poi…gli cambia persino il finale! Vi confesso che se ci ripenso, ancora mi gira la testa, ma che gran divertimento!
Però la prima a divertirsi è certamente Caterina. Sui banchi siede sempre davanti, per ascoltare meglio i racconti del suo amico e lo guarda così attenta e con gli occhioni neri così spalancati che tante volte lui perde il filo, e allora può capitare che uno gnomo fatato finisca dritto dritto nel covo dei pirati, o che la scimmia di Tarzan si innamori della Bella addormentata. Più spesso, però, le storie più belle sono solo per lei. Lui gliele racconta nelle giornate di primavera, mentre vanno a piedi al doposcuola, oppure gliele scrive col computer e gliele lascia tra le pagine dei quaderni. Quale sorpresa per Caterina, un pomeriggio che era triste, trovare tra i compiti di matematica “La storia del sorriso che cercava una faccia”! Bastava che ne leggesse due righe per ritrovare il buonumore. Che bambina fortunata ad avere un amico così! Ma la cosa più bella che viene da pensare guardando questi due birbanti, la sapete qual è? Che mai e poi mai resteranno da soli, ciascuno con i suoi piccoli guai; di certo l’uno si inventerà di tutto per far contento l’altro…e in quanto ad invenzioni, ve lo posso assicurare, sono imbattibili!

(continua...)

 
 
 

La principessa senza nome

Post n°10 pubblicato il 12 Dicembre 2006 da biondaefelide
 
Foto di biondaefelide

C’era una volta, in un paese lontano lontano, un giovane re perdutamente innamorato della sua regina, ma tanto tanto innamorato da desiderare per entrambi una bambina che avrebbe allietato le stanze e i corridoi del loro immenso palazzo. Il giovane re si chiamava Piangomai e la sua sposa era la regina Senzafesta.
Il giorno della nascita della piccola principessa fu festa grande: tutti i lavoratori del regno chiusero le loro botteghe per assistere alla presentazione della bambina. Furono chiamati i musicisti più noti, le cantanti dalla voce più melodiosa e fiori su fiori ricaddero a tappeto intorno alla culla reale.

Ma nella camera della regina regnava una grande agitazione. Re Piangomai camminava avanti e indietro con il mento nella mano, mentre la regina Senzafesta, appoggiata sui guanciali, teneva la bambina cullandola tra le sue braccia.
– Bisogna dare un nome alla bambina – esordì ad alta voce il sovrano, con il dito reale puntato al soffitto – Non un nome qualsiasi, come ce ne sono altri cento o mille nel regno. Ne voglio uno speciale, tutto per lei. Perché si possa dire, ascoltandolo, questa bambina è figlia di re.
La regina aveva già le lacrime agli occhi, perché il suo cuore senza festa le suggeriva solo nomi poco allegri. Il re crollò a sedere sulla poltrona reale e un po’ invidiava la sua sposa perché lui non aveva mai saputo piangere. Ci pensò un po’ su poi concluse – Ho deciso. Chiederemo consiglio alla strega Tribolina.

Detto fatto, la notte seguente il re preparò la carrozza per sé e per la regina e insieme partirono alla volta della foresta, dove da tanti e tanti anni c’era la casetta della strega Tribolina, di cui tutti parlavano ma che nessuno aveva mai incontrato, perché nessuno conosceva la filastrocca per farsi aprire la porticina. Ma il re, che sapeva tante cose, conosceva bene le parole da dire e, quando una vocina sottile sottile chiese – Chi è? – cominciò – Son venuto qui nel bosco e la notte è scesa già, non mi sembra tanto fosco se la strega mi aprirà.
La piccola porta scricchiolando si aprì e due occhietti scintillarono nel buio. I due occhietti parlarono così: – Do il benvenuto al mio re e alla mia regina. Conosco il motivo che vi ha portati fin qui, poiché io conosco ogni cosa. – e la porticina si richiuse alle loro spalle. La strega Tribolina era piccina piccina e non era cattiva, ma tutti sapevano che, una volta entrati nella casetta, i suoi consigli dovevano essere pagati a caro prezzo.

– Orsù, dimmi, Tribolina, se davvero conosci ogni cosa, che nome posso dare alla bambina?
La vecchina guardò Piangomai di sottecchi, ridacchiò e disse – Ogni cosa a suo tempo, o mio impaziente re. Il nome reale assegnato alla tua piccola è stato scritto dal Destino e giace nella Grotta del Tempo. Per raggiungerla, tu e la tua bella dovrete fare molta strada, ma soprattutto incontrerete tre prove. Se le supererete avrete il nome scritto nello scrigno del Destino, se non le supererete il nome scomparirà nella Grotta del Tempo e la bambina starà con Tribolina per il resto dei suoi giorni.
Non appena furono pronunciate queste parole la strega scomparve con la casetta e la regina Senzafesta cominciò a piangere tutte le sue lacrime. Allora il re l’abbracciò, la prese per mano e s’incamminò.

Cammina che ti cammina incontrarono un enorme drago seduto sopra un cuscino d’oro. Non appena lo vide il re non ci pensò due volte, sguainò la spada, si avvicinò e colpì il drago al cuore. Quando l’enorme bestia fu crollata a terra, il re vide sopra il cuscino una chiave d’oro, la prese e se ne ritornò stanco ma felice dalla sua regina, l’abbracciò, la prese per mano e s’incamminò.
Cammina che ti cammina incontrarono un nano seduto su un tronco d’albero, sospeso nel vuoto proprio sopra una rumorosa cascata. Non appena si avvicinarono, il nano, che aveva una lunga barba nera, chiese loro di gettarsi senza paura nelle rapide. Il re stava per chiedergli che cosa avrebbe trovato sul fondo, ma il misterioso ometto era già scomparso nel nulla. Allora, prima che lui potesse replicare, la regina si tuffò nelle acque spumeggianti, i lunghi capelli risucchiati dalle onde impetuose. Senzafesta raggiunse il fondo, dove un libro d’oro brillava di luce propria, lo raccolse e poi risalì, raggiungendo senza fiato la superficie.

Perse conoscenza, ma si risvegliò subito dopo distesa sull’erba, stringendo tra le braccia il libro misterioso. Il re la baciò, l’aiutò ad alzarsi e insieme cominciarono a sfogliare le pagine. Era il Libro delle loro Vite, in ognuna di quelle pagine erano raccontate in una volta sola tutte le sofferenze presenti, passate e future, quelle già superate e quelle ancora da superare. Allora accadde il miracolo: il re Piangomai cominciò a singhiozzare, gli occhi gli si riempirono di lacrime e per la prima volta pianse amaramente. Dal canto suo la regina Senzafesta ebbe la forza di consolare il suo amato, gli narrò di tutte le cose belle che avevano costruito insieme, riuscì a farlo sorridere e per la prima volta non pianse.

E così anche la terza prova era superata, il Libro della Vita si illuminò di una luce accecante e lì accanto si materializzò la Grotta del Tempo. Allora il re si asciugò gli occhi, abbracciò la regina, la prese per mano e s’incamminò. Cammina che ti cammina, proprio al centro della grotta, trovarono lo scrigno tutto d’oro, lo aprirono e dentro trovarono una magnifica pergamena con su scritto il prezioso nome: BOCCADORO, figlia di re.
Il re e la regina si abbracciarono forte. Finalmente, dopo tante prove avevano trovato un nome degno della principessa. Arrivò Tribolina senza preavviso, comparendo alle spalle del re – Il suo nome sarà Boccadoro perché dalla sua bocca non usciranno che parole preziose, parole di saggezza, bontà e amore. Poiché voi, con le stesse virtù le avete conquistato il cuore, io, Tribolina, mi rassegno con onore. – La strega rinunciò alla principessa Boccadoro, che restò così con i suoi reali genitori per molti e molti anni ancora, rendendoli per sempre felici e contenti.

 
 
 
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Un invito per una merenda speciale, non ci sono biscotti, non c'è caffelatte, non c'è thè. Qui serviamo storie, facciamo a fette torte di racconti, condite con risate di zucchero filato...riservato solo a chi ha fame...di fantasia.
Buon appetito.

 

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