
Duffo è ormai maestro di un'arte marziale da lui stesso creata. È una specie di guerra di nervi e di parole che si combatte all’interno dei cinema. Un Kung fu da seduti. La mossa fondamentale di questo kung fu da fermi è la rotazione sulla poltroncina del cinema. Di solito le cose vanno così: un gruppuscolo di giovinastri inizia a vociare, a stracciare il cazzo e a gustare il film con un livello di attenzione che richiederebbe la somministrazione in vena di un fiasco di Ritalin per essere ricondotta entro il livello di guardia. Duffo prima emette il respiro rituale, il cui significato, tradotto dal cambogiano è, “ma non potevano le vostre puttanissime madri astenersi dal fornicare con i vostri maledetti padri quella sera di tanti anni fa?” Di solito i giovinastri, la cui capacità di percepire segnali di complessità superiore a “Su” “Giù” “Si” “No” “Di là”, “Di qua” è pari a quella dei figli di Goebbels dopo la nota merenda al cianuro, non capiscono che quegli sbuffi furiosi sono diretti nella loro direzione. Loro, i tapini, sono troppo intenti a fare commenti come “Un coltello” quando appare un coltello, “Un demone” quando appare un demone, oppure a portare a termine inferenze logiche di una raffinatezza inaudita, come “Ci dev’essere un legame…” quando il fotografo del film (si tratta evidentemente di The Omen) mostra cinquanta foto in cui si vedono sul collo di una tizia le tracce di un nodo scorsoio, prima che la stessa muoia impiccata con lo stesso identico nodo. Tutto bene, se non fosse per il fatto che fra un paio d’anni questi cerebrolesi, come ama dire Duffo (e come disse platipuszen in tempi non sospetti), votano. Ma la vendetta dei giusti sta per scendere su di loro. Raggiunta la soglia limite il Duffo si volta, ruota sul seggiolino, si allunga verso i giovani coglioni e gli dice, per prima cosa, “Scusa”. Scusa. Tutto qui, direte. Ma lo dice come se fosse Caronte a parlare, con alito di zolfo e al collo una collana di molari umani, al malcapitato appena crepato che si chiede da che parte debba andare. Questa parolina “Scusa”, significa tante cose. Ma soprattutto significa: “Sai, ragazzo, se non fossimo in uno stato di diritto, in una repubblica fondata sul lavoro, se non ci fosse il governo Prodi a garantire il patto sociale, tu ora saresti in una buca, con i tendini di Achille tagliati, a combattere con dei pit-bull affamati”. Poi segue una frase che può variare, il cui senso generale è “potreste stare un po’ più zitti o devo conficcarvi un punteruolo nello scroto?”. Ora capite perché, nonostante tutti i suoi giuramenti di non venire più al cinema per il solo richiamo di un trailer scemo, la mia missione è portare Duffo a vedere un film tipo Scary movie o Hot Movie con una banda di quattordicenni all’ultimo giorno di scuola.
Inviato da: lottergs
il 25/03/2009 alle 00:50
Inviato da: b.raf
il 23/01/2008 alle 11:30
Inviato da: bimbayoko
il 23/12/2007 alle 01:27
Inviato da: meddixtuticus
il 31/01/2007 alle 14:50
Inviato da: buknowski
il 05/01/2007 alle 10:57