Tana del Leprecano

Di solito non sono uno che prega, ma se sei lassù, per favore salvami, Superman. (Homer J. Simpson)

 

 

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Elogio di Paolo Del Debbio

Post n°103 pubblicato il 15 Giugno 2006 da maestro.perboni
 
Tag: Persone
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Paolo Del Debbio è l’opinionista di Italia 1. Prima di Studio Aperto conduce Secondo Voi. La struttura del programma è tanto semplice quanto geniale: si pongono a cittadini qualsiasi (anche se, come ha notato qualcuno, sembrano quasi tutti appena usciti da una sede di Forza Italia o di AN) domande che semplificano in modo allucinante questioni complesse e si raccolgono le risposte. Poi il conduttore tira le somme, semplificando ulteriormente i “pensieri dell’uomo qualunque”. Il risultato è una sintesi di un distillato di un concentrato di un’infornata di pensieri liofilizzati. Il colpo di genio, però, non sta nel il programma in sé. Il colpo di genio è Lui. Perché Del Debbio ha davvero l’aria di non riuscire a formulare pensieri più sfumati di quella di una vecchietta a cui venga chiesto “Ma se quel marocchino di merda le ruba la pensione lei che ne pensa?”. Paolo Del Debbio ha la faccia di quello che quando eravamo a scuola se ne stava seduto di fronte alla cattedra. Non perché fosse obbligato a farlo, ma per scelta. Quello che leccava il culo alla maestra per arrivare al 6, che avrebbe voluto essere secchione ma non aveva abbastanza cervello. Quello che studia tanto ma non ci arriva. Che all’esame di terza media ha preso distinto. Perché avrebbe meritato sufficiente, ma cosa volete, in una classe di delinquenti almeno Paolino se ne sta buono, in un angolo, non rompe le palle, fa da capro espiatorio, i compagni di classe cattivoni ogni tanto lo prendono a randellate e gli fottono il panino. Gli hanno dato distinto perché segretamente i professori sperano che un giorno il mondo sia dei frustrati.
Paolo del Debbio mi sembra quel bambino lì, quello che tutti hanno incontrato e tutti hanno odiato. Solo che è diventato grande, ed è arrivato in televisione. Non so da dove venga, ed effettivamente mi vergogno un po’ ad aprire google e a digitare quel nome p-a-o-l-o-spazio-d-e-l-spazio-d-e-b-b-i-o, perché poi magari scopro che è un genio, che fa beneficenza, che ama gli ornitorinchi, che ha studiato ad Harvard, che tifa Pro Vercelli e tutta una serie di cose che metterebbero in crisi la mia visione del mondo. Perché la mia visione del mondo, quella che devo mantenere a tutti i costi per non perdere la testa, prevede che Paolo del Debbio sia l’incarnazione dell’italiano medio, quello da bar sport. Quando appare sul piccolo schermo, sotto compare la scritta Paolo Del Debbio, “Opinionista”. Fra virgolette, perché evidentemente c’è qualcuno a Studio Aperto, che ha ancora un po’ di pudore a spedire davanti a milioni di telespettatori (quelli che guardano Italia 1, d’accordo, ma pur sempre innocenti fino a prova contraria, dato che anch’io la guardo, per il Wrestling e, appunto, per Lui), il faccione di Del Debbio senza precauzione, del tipo “attenti, può bruciare le ultime cellule cerebrali che vi sono rimaste”. In quella parentesi è racchiusa tutta la vita di Paolo del Debbio. Lui è davvero opinionista “puro” nel senso che incarna uno dei tipi italiani per eccellenza, cioè lo sparacazzate da bar, quello che ha la sua da dire su qualsiasi cosa senza che nulla lo autorizzi a farlo. Quello che esprime opinioni su pena di morte, referendum, serial killer, scandali calcistici, prova bikini, matrimoni vip, santi, codici da vinci. Ma non lo fa per difendere una sua idea. Lo fa partendo dal presupposto di non aver nessuna idea, di avere il cervello che suona a vuoto, come quello di Homer Simpson: “Toc Toc, c’è nessuno in casa?”. In pratica un collegamento diretto tra l’opinione e la bocca senza il filtro nocivo della coscienza, con i neuroni che giocano a nascondino. Un Alberto Sordi del XXI secolo, meno cinico ma più pericoloso. Pericoloso perché qualcuno ha deciso di piazzarlo prima del telegiornale e gli ha detto “dicci cosa ne pensi!”. E il ragazzo che si impegnava ma non ci arrivava si è impegnato ancora una volta e ora pensa per noi.

 
 
 
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