Tana del Leprecano

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Piano piano, dolce Charlotte

Post n°127 pubblicato il 07 Settembre 2006 da maestro.perboni
 
Foto di duffogrup

Certo, ti chiami Charlotte Gainsbourg e le cose ti vanno bene. Fino a un certo punto, però: sei figlia di due icone assolute come Jane Birkin e Serge Gainsbourg e devi fare i conti con un mucchio di complessi e paranoie niente male. Prima di tutto, con l’idea che per quanto tu possa essere una brava attrice, una bella ragazza, una persona di successo, non potrai mai diventare quella strana cosa a metà tra una creatura efebica e un simbolo di eleganza sexy che è Jane e quell’altra cosa, ancora più strana, l’equivalente di un dio o di un rospo seduttore o, semplicemente, del più importante musicista pop francese del ‘900, che è stato Serge. Per sopravvivere a questa eredità ingombrante devi essere una persona intelligente. E così Charlotte, dopo aver portato avanti fin dall’adolescenza una carriera di attrice di tutto rispetto ora decide di fare un disco. In effetti lo aveva già fatto un bel po’ di anni fa, con il padre, ma era una cosa diversa, poco più di un passatempo da ragazzina. Ora Charlotte ha deciso di ripartire, di fare i conti con la voglia di raccontare storie con le canzoni. Lo ha fatto in inglese, con l’aiuto di Jarvis Cocker, il dandy working class dei Pulp, del produttore Nigel Godrich (che ha lavorato con gente tipo Radiohead e Beck) e degli Air, che hanno costruito per lei canzoni avvolgenti, fatte apposta per la sua voce bassa e sussurrata (un po’ Jane e un po’ Serge, la genetica non scherza). E questo 5.55 è davvero un gran disco, in cui i nomi di prestigio non sono lì a fare i session men di lusso per Charlotte, ma danno vita a uno spazio sonoro perfetto che le permette di concentrarsi sulle atmosfere e sul canto. È un disco notturno, di melodie lievi e di giri in minore. Ovviamente, i musicisti francesi Gainsbourg ce l’hanno nel DNA, e quindi gli Air riescono a tirare fuori quell’inconfondibile incedere da gatto, che hanno le canzoni migliori di Serge: batteria morbida, un po’ di piano, archi ad aprire il panorama, il basso che conduce le danze. Il tutto con quella vena intimistica e irreale che ha segnato il french touch ai tempi di Moon Safari e della colonna sonora delle Vergini Suicide. Un disco degli Air cantato da Charlotte, praticamente un sogno a occhi aperti, una camminata all’alba, quando non riesci a dormire e il mondo non vuole svegliarsi.

 
 
 
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Data di creazione: 21/01/2006
 

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