
Non me n'ero ancora accorto ma quest'anno cade il decimo anniversario della mia prima connessione ad internet casalinga. Era il 1996 e, dopo aver trovato una pepita d'oro, mio fratello decise di sottoscrivere un collegamento ad internet. A bordo del nostro calesse, trainato dal fedele mulo Giobatta un bel giorno si recò alla Grande Fiera Internazionale. Ci era giunta voce che lì vi fosse lo stand del Colonnello McCarthy, un vecchio ingegnere informatico che vendeva a pochi penny collegamenti per conto dei provider della città. Quando mio fratello tornò a casa quella sera, il calesse aveva lasciato il posto ad una Panda 750CL e sul sedile posteriore c'erano una bella mortadella di mulo ed uno strano aggeggio che lui chiamava modem e che serviva per collegarsi ad internet.
La prima sensazione fu di trovarmi difrone (ma forse è meglio dire dentro) ad una figata pazzesca. Internet era come un'enorme biblioteca in cui con un po' di pazienza si trovava di tutto. Ma la cosa più bella era che anch'io, se volevo, potevo scriverci qualcosa di originale e lasciare il segno. Con la nascita dei primi servizi di hosting gratuito molti incominciarono a pubblicare i propri siti sugli argomenti più disparati. Non esisteva più la limitazione dell'editoria: tutti pubblicavano per tutti. Io, per esempio, con il nickname "molletta" avevo messo in rete nel 1999 un bel sito sui cartoni giapponesi trasmessi in Italia che si chiamava JAP cartoons. Per cercare di migliorare il sito mi ero messo addirittura a studiare il linguaggio HTML, che in quegli anni era arrivato alla versione 3.2. Fa un certo effetto ritrovare ora su Google, a distanza di tutti questi anni, ancora due pagine che riportano l'indirizzo a JAP cartoons che ormai è sepolto nel cimitero dei siti chiusi, con la sua bella lapide "HTTP Error 404 Page not Found".
Successivamente pubblicai altri siti implementando cose nuove come Javascript, animazioni in Flash e fogli di stile, ma dando sempre la medesima importanza ai contenuti. Se la tecnologia è milgiorata negli anni, il marchio di fabbrica è rimasto le stesso: un'enorme quantità di cazzate. Per adesso chiudo qui, ma vorrei continuare a ripercorrere il passato di internet in altri post. Me l'ha ordinato lo psichiatra.
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il 25/03/2009 alle 00:50
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