
Ispirato dal post del buon duffo ho deciso di scrivere una cosa che avevo in mente da tempo. Spero che averci riflettuto sopra parecchio mi aiuti ad essere sintetico. Perché Duffogrup ha ragione di indicare in quel pugno di dischi i “suoni” degli anni novanta. Ma il problema, secondo me, sta prima, negli ‘80. Penso sia il caso ormai di finirla con la storia della decade malefica, degli anni del riflusso, della musica di merda di quegli anni. Sono stati anni di musica fantastica. E, se vi ricordate, erano gli anni delle tribù. Cure, Metallica, Duran, Bahuaus, Slayer, Exploited non erano nomi. Erano appartenenze, sistemi di valori, modi di essere. Non ho nostalgia per quel periodo. Sono stati gli anni della formazione, per me. Gli anni, per fare un po’ di autobiografia sonora, di The Queen is Dead degli Smiths e di Master of Puppets. Di Appetite for destruction e di Reign in Blood. Dei Voivod e dei Celtic Frost. Dei Fugazi e dei Joy Division. Ma anche di Talk Talk e Duran Duran, di Pet Shop Boys e INXS. Il tempo si contrae, in certi periodi della vita. Ma cerco di dare una valutazione il più possibile oggettiva. Sono stati anni tribali, in cui ancora ci si insultava per un disco. La speranza era che le barriere venissero superate. Mi ricordo momenti in cui sembrava possibile arrivare ad una sintesi. The Joshua tree degli U2, Green e Out of Time dei REM. Il black album dei Metallica. Crossover dei DRI. I generi si assottigliano, Losing my religion la ascoltano tutti, punk e metallari vanno a braccetto, elettronica e dark si fondono, il pop scopre le chitarre pesanti. I Sonic Youth si vedono in tv. I Fugazi sono icone indie, il brit pop arriva in classifica con Stone Roses e Charlatans. Qualcuno ascolta i Pixies. Da Seattle arrivano suoni già sentiti ma rimescolati in modo nuovo. Soundgarden e Nirvana. Il problema nasce dopo. Perché qualcuno annusa il business. Intendiamoci, nessuno ha mai fatto dischi per la gloria (anche se gente come Wretched e Negazione avrebbero avuto qualcosa da dire in proposito). Ma improvvisamente la musica alternativa non diventa più un rituale di associazione. Non ci sono più viaggi a Milano o a Londra per trovare quello di cui qualche rivista ha parlato. Non si comprano più Rockerilla o il Mucchio o HM per scoprire mondi. All’improvviso qualcuno ha capito che si può guadagnare bene portando il trip musicale direttamente a casa. È li che nasce il cortocircuito. Da lì nascono gli anni ‘90. Quando non si ascolta più musica per essere qualcosa, per appartenere a un mondo. Si ascolta musica perché è bella o brutta, perché piace o non piace. Come è giusto, probabilmente. Ma cazzo, quando sgomito fianco a fianco con un ragazzino per cui i Blink 182 e i Green day sono punk (so che questo stimolerà l’assalto di Duffo, notorio fan dei Green Day) penso che da qualche parte un dio metallico e sintetico che si spara in cuffia i Napalm Death mi guarda con disapprovazione.
Inviato da: lottergs
il 25/03/2009 alle 00:50
Inviato da: b.raf
il 23/01/2008 alle 11:30
Inviato da: bimbayoko
il 23/12/2007 alle 01:27
Inviato da: meddixtuticus
il 31/01/2007 alle 14:50
Inviato da: buknowski
il 05/01/2007 alle 10:57