Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Magnesia ACMA

Post n°571 pubblicato il 08 Dicembre 2018 da lafarmaciadepoca
 

 

Tra le tante concorrenti della Magnesia San Pellegrino è possibile annoverare la Magnesia ACMA.

Prodotta dai Laboratori ACMA di Mantova, non presenta particolari differenze se non l’utilizzo di oleosaccarato per conferire al prodotto l’aroma di frutta.

Dei Laboratori ACMA non è rimasto molto, oggi l’acronimo esiste ancora ma è utilizzato per indicare l’Associazione Commercianti Macchine Agricole, di per certo si sa che l’azienda era ancora attiva nel 1992 nella produzione di mangimi animali arricchiti da vitamine.

Come titolari compaiono i nomi di Pagani Carlo e Soldati Archimede, ma non ci sono conferme di quando si siano insediati o se a loro si siano succeduti altre persone.

Ecco la foto della scatola:

 

Magnesia ACMA

 

Misura 6,2 cm x 3,7 cm x 1,5 cm e risale agli anni Cinquanta / Sessanta del Novecento. L’uso della Magnesia ACMA era simile a quello della Magnesia San Pellegrino: il prodotto era da prendersi a digiuno, mezza scatola per i ragazzi e scatola intera per gli adulti.

 

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Pacchetto da Medicazione Grande Guerra

Post n°570 pubblicato il 05 Novembre 2018 da lafarmaciadepoca
 

 

Pacchetto da Medicazione

 

6,3 cm x 5,1 cm 1,8 cm. Erano queste le misure del Pacchetto da Medicazione con cui i soldati impegnati al fronte durante la Prima Guerra Mondiale andavano all’assalto.

Intendiamoci: il sogno di avere con sé uno strumento con cui tamponare le ferite da arma da fuoco, era antico quanto i primi archibugi, e infatti, l’idea non era sbagliata.

La possibilità di tamponare immediatamente le ferite era una manovra che in molti casi poteva rivelarsi salvavita per il soldato colpito, il cui rischio più immediato era appunto quello di morire per emorragia prima di ricevere i soccorsi. Al minuto un fucile napoleonico o risorgimentale arrivava a sparare dai due ai cinque colpi, un numero di proiettili limitato, che giustificava la spesa per sviluppare il concetto di ”Pacchetto da Medicazione”. All’inizio del Novecento, infatti, quasi tutti gli eserciti europei si erano dotati di questo strumento, ossia, un semplice pacchetto di garza compressa, da distribuire alla truppa. Peccato che in pratica non fossero poi così utili.

Durante la Prima Guerra Mondiale, infatti, con la comparsa sui campi di battaglia della mitragliatrice e dei mitra, il numero di colpi sparabili al minuto aumentò esponenzialmente, rendendo di fatto futile la presenza di questo oggetto. Il buon senso, avrebbe prescritto l’abolizione del pacchetto in funzione di un apparato sanitario al fronte, ma non fu così. Il Pacchetto da Medicazione, tanto agognato nell’Ottocento, rimase, ancorato saldamente da generali e capitani non all’altezza di quella che poteva definirsi la prima guerra “moderna”.

Se da un lato la Prima Guerra Mondiale è un conflitto che aveva infranto tutti i record negativi possibili per l’epoca, scuotendo l’Europa fino alle fondamenta, è sorprendente come dal punto di vista sanitario rimanga una guerra ottocentesca, sia per dotazioni farmaceutiche sia per tecniche operatorie.

Il Pacchetto in foto è datato 1915 ed era prodotto dalla Farmacia Centrale Militare di Torino. Era distribuito a tutti i soldati, indipendentemente dal reggimento o dalla dislocazione in battaglia.

Nonostante siano trascorsi cent’anni dalla loro produzione, non sono affatto rari: se ne trovano ancora parecchi nei mercatini dell’antiquariato, insieme ai modelli della Seconda Guerra Mondiale. Questa abbondanza, infatti è proprio da imputare alla loro scarsa efficienza: difficilmente un soldato colpito da granata o con un arto crivellato da colpi sarebbe riuscito a trarre beneficio da un oggetto salvavita di così ridotte dimensioni. E alla fine non li ha usati nessuno.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Johnsonplast

Post n°569 pubblicato il 12 Ottobre 2018 da lafarmaciadepoca
 

 

Velocissimo post di aggiornamento circa i cerotti Johnsonplast della Johnson & Johnson, in seguito al ritrovamento di questa scatola in latta, databile intorno alla metà degli anni Sessanta, con ancora un cerotto dentro.

 

Johnsonplast

 

Misura 7,7 cm x 10,1 cm x 1,2 cm. Sin dalla loro introduzione sul mercato, i cerotti sono stati una delle maggiori fonti di guadagno per questa azienda, che ha fatto della produzione di materiale da medicazione il suo cavallo di battaglia.

 

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Sedalvo Ellem

Post n°568 pubblicato il 27 Settembre 2018 da lafarmaciadepoca
 

 

Avreste mai pensato di poter fermare la diarrea con lo zolfo? Io no, ma negli anni Cinquanta era possibile, grazie al Sedalvo Ellem!

Questo prodotto conteneva una soluzione alcoolica allo zolfo, sotto il nome commerciale di “Tiosol”, lo stesso nome con cui oggi viene indicato un anticrittogamico sempre a base dello stesso minerale. Non ho trovato correlazione diretta tra uno e l’altro, anche se il nome commerciale in comune è un po’ inquietante.

Ad esso era aggiunto un mix vitaminico composto da vitamina PP (pellagra preventing) e vitamina B1 (la carenza comporta disturbi metabolici), acido lattico (per solubilizzare e stabilizzare lo sciroppo), ed alcuni estratti vegetali: salicaria (astringente e antidiarroica), ratania (astringente ed antinfiammatoria) e colombo (no, né il Tenente, né il volatile ma la pianta Jateorriza palmata dalle proprietà eupeptiche).

Leggendo gli ingredienti si evince chiaramente che quando il Sedalvo fu ideato non esistevano ancora gli antibiotici: se vi ricordate anche con il Karkamir Isnardi, l’antidiarroico all’acido cloridrico, avevamo trovato una composizione simile, tipica appunto degli antibatterici nati prima dell’era antibiotica.

Ecco la foto della bottiglia:


Sedalvo

Misura 13,6 cm di altezza x 2,7 cm di profondità x 4,6 cm di larghezza e risale agli anni Sessanta. La posologia prevedeva mezzo cucchiaino per i lattanti 2 – 3 volte al giorno, i bambini un cucchiaino 2 – 4 volte al giorno, mentre gli adulti 1 cucchiaio 2 -6 volte al giorno.

I Laboratori Farmaco Biologici Ellem erano situati a Milano in corso Ticinese 89 e hanno smesso di esistere nei primi anni Ottanta del Novecento.

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Appio - Ischial Helvetia

Post n°567 pubblicato il 24 Agosto 2018 da lafarmaciadepoca
 

 

La pomata Appio – Ischial dell’Officina Farmaceutica Helvetia è un farmaco piuttosto peculiare che voleva essere un’alternativa ai vari linimenti contro l’artrite o l’ischialgia, offrendo il meglio disponibile, grazie all’uso sapiente di rimedi passati e presenti. Presenti per l’epoca: infatti, se visti dalla nostra prospettiva, coniugherebbe farmaceutica passata con farmaceutica passata. Il mio è un lavoro durissimo da mettere per iscritto.

Facendo finta che le cinque righe sopra non esistano, esaminiamo nel dettaglio la composizione dell’Appio – Ischial.

Estratto concentrato di appio: con la parola “appio” si indicano una grande varietà di piante della famiglia delle Ombrellifere (oggi più correttamente denominate Apiaceae), come il sedano , la carota, l’aneto , il cumino o la cicuta. Con molta probabilità l’”appio” impiegato nel farmaco dovrebbe corrispondere all’Angelica archangelica, nota per le sue proprietà antiinfiammatorie ed antispasmodiche. ATTENZIONE: Angelica e Cicuta si assomigliano parecchio! Per raccogliere le erbe è bene avere esperienza o altrimenti la “tisana antinfiammatoria super drenante ultrabio” potrebbe diventare un “infuso alla Socrate”, con quanto ne consegue.

Amamellide: le proprietà benefiche dell’Hamamelis virginiana sono note all’umanità già dai tempi delle prime tribù di nativi americani, i quali utilizzavano decotti di questa pianta per curare le ferite, in virtù delle sue proprietà antinfiammatorie ed emollienti.

Piscidia: questa leguminosa ha un alto contenuto in alcaloidi da cui ne deriva una spiccata tossicità. Viene comunque impiegata in erboristeria in piccole dosi, o sotto forma di estratti standardizzati, poiché risulta un potente antidolorifico per via del suo effetto depressivo del sistema nervoso centrale.

Cloruro di calcio: è un sale altamente igroscopico e viene principalmente utilizzato come additivo per regolare l’umidità dei prodotti, con la sigla E509. E’ altamente irritante se inalato.

Protocloruro di mercurio: o calomelano, è il sale di mercurio dell’acido cloridrico. In passato era utilizzato come trattamento per la sifilide o come antibatterico, nonostante la pericolosità legata all’assunzione.

Ecco la foto della scatola e del vasetto in bachelite contenuto al suo interno:

 

Appio Ischial

In sostanza è un cubo di 4 cm per lato risalente agli anni Quaranta – primissimi Cinquanta, da vendersi dietro prescrizione medica. L’Appio Ischial era indicato non solo nelle ischialgie e nelle artriti, ma anche nelle infiammazioni ghiandolari (e ciò spiegherebbe il protocloruro di mercurio).

La pomata era applicabile una o due volte al giorno, continuando la cura per tre/quattro giorni.

L’Officina Farmaceutica Helvetia non era svizzera, ma aveva i suoi stabilimenti produttivi a Camnago Volta (Como): sto cercando informazioni a riguardo, se ne sapete di più potete contattatemi.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 
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