Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Aggiornamento Mengolati e Farmaceutica Polesana

Post n°589 pubblicato il 13 Settembre 2019 da lafarmaciadepoca
 

Qualche tempo fa ho ricevuto un'email del Sig. Demetrio Malara, discendente della famiglia Mengolati.

La sua bisnonna materna, Elisa Mengolati, sposata Boscolo, apparteneva alla famiglia di farmacisti che idearono le Pillole Mengolati contro la malaria. La farmacia fu poi gestita dal figlio di Elisa, Riccardo Boscolo, fondatore in Rovigo della Farmaceutica Polesana, (quella del purgante Aquila) che rimase operativa fino al 1942.

Ora, il Sig. Demetrio sta cercando di ricostruire la storia della sua famiglia, e tramite il mio piccolo blog desidera fare un appello a tutti coloro che sono in possesso di altre informazioni circa la Farmacia Mengolati o la Farmaceutica Polesana.

Scrivetemi affinchè io possa mettervi in contatto con lui, o altrimenti lasciate un commento sotto il post.

Grazie per aver letto questo breve post e per tutto il supporto che desidererete dargli!

 
 
 

Clorocalcium Gentili

Post n°588 pubblicato il 12 Agosto 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

Il Clorocalcium Gentili è uno di quei farmaci di cui non si sente il rimpianto, in quanto era un prodotto specifico per la ricalcificazione delle ossa negli stati terminali della tubercolosi, rachitismo, linfantismo, osteomalacia, e diatesi emorragiche.

Quando il Clorocalcium fu ideato, l’incidenza di alcune patologie era molto diversa da quella attuale. In Italia la tubercolosi era una tra le malattie più pericolose ed invalidanti, perché caratterizzata da una lunga fase asintomatica, che poi evolveva arrivando a coinvolgere prima i polmoni e poi tutto il resto del corpo, ossa comprese.

In un Mondo senza antibiotici né vaccini efficaci, ammalarsi di tubercolosi significava avere già un piede nella fossa, senza contare il lato umano del dramma. Spesso i tubercolotici erano isolati dalle loro stesse famiglie, gli amici diventavano più che rari e l’unica opzione, per chi poteva permetterselo, era quella di essere internati in un sanatorio, nella speranza di migliorare la propria situazione patologica. Miglioramenti, che a volte erano estremamente effimeri, tanto da essere spazzati via con la stagione fredda.

Il Clorocalcium era prodotto dalla Alfredo Gentili & C di Pisa, oggi divenuta Abiogen Pharma, e ancora operante nel campo dei preparati per la ricalcificazione ossea. Oggi fortunatamente i suoi prodotti sono utilizzati in caso di fratture o per irrobustire le ossa durante la menopausa. Il famosissimo Dibase, è uno dei farmaci che derivano dalla lunga esperienza di questa azienda in materia.

Ecco la foto del flacone:

Clorocalcium Gentili

 

Misura 15 cm di altezza x 5 cm di larghezza e 2,8 cm di profondità. Sul flacone non è riportata la composizione del prodotto, se non un laconico consiglio per l’assunzione: “il Clorocalcium deve essere disciolto in acqua dolcificata, o in latte o caffè”, segnale che forse dal punto di vista del sapore, non fosse poi quel granché.

 

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Cachet Kalmine: l'ennesimo aggiornamento

Post n°587 pubblicato il 03 Agosto 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

La scatola di cachet di oggi è un po’ anomala. Non per le qualità del prodotto, ma per le caratteristiche della scatola.

Normalmente le piccole confezione dei cachet antinevralgici avevano la caratteristica di essere realizzati in cartone, oppure essere delle semplici bustine di carta, per mantenere basso il prezzo ed essere buttate senza troppi rimorsi. Ebbene, questa scatola di Cachet Kalmine francese degli anni Trenta è in latta.

Ecco la foto della scatola:

Kalmine

Misura 4,5 cm di diametro x 2,3 cm di spessore. La confezione conteneva due cachet. Ricordo di aver parlato di questo prodotto a lungo in passato, raccogliendo quasi tutte le variabili delle confezioni, ossia da 6 – 12 – 30 cachet. Per trovare il post originale vi consiglio di cliccare qui.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Cerotto Saraplast Comet

Post n°586 pubblicato il 01 Agosto 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

Per la serie “cerotti adesivi dimenticati”, eccovi il Saraplast Comet della Società Autoadesivi Resine Affini di Concagno, in provincia di Como.

Il cerotto Saraplast Comet comparve sul mercato negli anni Sessanta. Era venduto in bobine da 5 m x 5 cm, ma erano presenti anche tagli più piccoli, come 1 cm o 2 cm di spessore. Il brevetto di questo prodotto fu riconfermato tra il 1978 e il 1980, ma in breve tempo scomparve dagli scaffali: ormai a dominare la scena della medicazione casalinga erano i cerotti pretagliati, e la “bobinona” era considerata sorpassata.

Ecco la foto della scatola:

Saraplast

Misura 5,7 cm di diametro x 5,9 cm di altezza e risale agli anni Sessanta del Novecento.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Pastiglie Etos Schiapparelli

Post n°585 pubblicato il 28 Luglio 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

Ricordo che in uno dei post del primo anno di blog avevo già citato i prodotti a marchio “ETOS”della Schiapparelli Farmaceutici di Torino , quello con il logo dell’aquila ad ali spiegate.

Questa linea di farmaci Schiapparelli nacque tra il finire degli anni Dieci e l’inizio degli anni Venti. La parola “Etos” che contraddistingue il brand deriva dal greco antico “aethos” (ἀετός), ossia aquila, e non è una forma contratta di “ethos” da cui deriva la moderna parola “etica”.

Queste pastiglie per la tosse erano molto efficaci, per via del bromoetilato di codeina ultrasedativo, solfato di lobelina (espettorante e stimolante respiratorio), acqua di lauro ceraso (sedativa della tosse. ATTENZIONE! I frutti e le foglie sono velenosi!) ed essenza di menta piemontese. Perchè quando sei Piemontese devi esserlo fino in fondo.

Ecco la foto della scatola:

Etos

Misura 5,5 cm x 8,0 cm x 2,2 cm e risale agli anni Trenta del Novecento. La dose massima giornaliera era di 10 pastiglie per gli adulti e di 5 pastiglie per i ragazzi.

Il disegno dell’aquila ha sempre accompagnato il brand, e negli anni Trenta, l’ovale con il marchio “ETOS” fu sostituito da un fascio littorio. Non fu un caso isolato o motivato da una possibile vicinanza al regime dell’azienda produttrice, ma spesso su farmaci o prodotti italiani di quel tempo compare il disegno o il rombo “fabbricato in Italia”, corredato da fascio littorio.

Parlare di storia della farmacia italiana nel Novecento è obiettivamente difficile, e nonostante io cerchi di mantenere ciò che scrivo scevro da politica o pettegolezzi, è impensabile non dover fare i conti con i vent’anni di regime fascista. E' noto che alcune aziende furono vicine a questi ambienti, così come molte altre li rifiutarono o cercarono di dissociarsi senza troppo clamore, ma il mio invito a voi lettori è quello di capire che non basta un disegnino su una scatola a fare un’azienda fascista.

Spesso sottostare a queste regole era anche un modo per continuare a lavorare, e a proteggere i propri collaboratori. Per esempio, lo stesso Roberto Leptit (l’industriale farmaceutico), per mantenere le sue cariche all'interno degli organismi di rappresentanza imprenditoriale, fu obbligato ad iscriversi al partito, nonostante fosse di idee politiche opposte. Arrestato nel 1944, fu internato nel campo di concentramento di Mauthausen, successivamente trasferito a Melk, e poi a Ebensee dove morì nel 1945.

Per questo motivo, quando ci si approccia ad argomenti di una difficoltà innata come questi, siate sempre razionali, ricordandosi che a volte alcune scelte di stile o di design possono essere semplicemente figlie del loro tempo.

 

Grazie per aver letto il post!

 
 
 
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