Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Cibalgina

Post n°558 pubblicato il 12 Maggio 2018 da lafarmaciadepoca
 

Il farmaco di oggi non ha bisogno di alcuna presentazione: chi non conosce la Cibalgina?

Questo “best seller farmaceutico” dominò il mercato negli anni Cinquanta / Sessanta, con una formulazione piuttosto peculiare, che nulla ha a che vedere con il prodotto in commercio modernamente.

All’epoca non conteneva ibuprofene, come l’altrettanto famoso Moment, a cui ha dovuto cedere terreno e spazi sul mercato, ma una combinazione di dimetilamminofenildimetilpirazolone e Dial (acido diallilbarbiturico).

Il dimetilamminofenildimetilpirazolone è un potentissimo analgesico ed antipiretico con proprietà antinfiammatorie ed è considerabile una delle molecole migliori se state giocando a Scarabeo. Perché è lunga e vi fa fare un sacco di punti, poi nessuno sa cos’è ed iniziano a cercare in internet, ed alla fine perdono la pazienza e vi cacciano. Chi ha bisogno degli amici quando ha la chimica?

Il Dial, nome commerciale con cui era indicato l’acido diallilbarbiturico è un ipnotico, impiegato in passato nel caso di irrequietezza e psicosi. Come altri derivati dei barbiturici tende a diventare meno efficace con l’assunzione, e non di rado occorreva aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto terapeutico. In commercio esisteva anche il Didial, una combinazione di acido diallilbarbiturico ed etilmorfina.

Ecco una foto della scatola:

 

Cibalgina

Misura 5,8 cm x 2,2 cm x 0,7 cm e per la metà degli anni Cinquanta era una ventata d’innovazione: il materiale di cui è fatta è plastica. Il farmaco era prodotto dalla CIBA (Chemische Industrie Basel), la cui sede per l’Italia si trovava a Milano. Ogni scatola costava 170 Lire.

La Cibalgina era indicata per tutti i disturbi dolorosi: cefalee, mal di denti, nevralgie, emicranie , dismenorree, insonnia nervosa, dolori da ferite ed altre sintomatologie nevralgiche. La posologia raccomandava 1 -2 compresse una o due volte al giorno, e non ostante la composizione non richiedeva la ricetta del medico.  

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Polvere Maga & Piperazina

Post n°557 pubblicato il 03 Maggio 2018 da lafarmaciadepoca
 

Il Sig. Claudio Provana mi ha inviato le foto di due suoi "ritrovamenti" nei mercatini.

La prima è una confezione di Polvere Idrofuga Maga per bambini. Non lasciatevi influenzare dal design anni Venti / Trenta, poichè il flacone è databile anni Cinquanta!

 

Maga

Il secondo flacone invece è di Piperazina Midy, databile anni Trenta:

 

Piperazina Midy

 

Ci avreste mai scommesso che i due flaconi non sono coevi?

Grazie per aver letto il post e grazie a Claudio per le foto!

Per saperne di più circa la Piperazina Midy potete cliccare qui

 
 
 

Bioplastol

Post n°556 pubblicato il 19 Aprile 2018 da lafarmaciadepoca
 

Intorno agli anni Trenta, l’Industria Prodotti Opoterapici (IPO) di Bologna produceva il Bioplastol Agnoli, un ricostituente in fiale alla lecitina e luteine dell’uovo.

In che modo questo farmaco è speciale? Perché è al limite del plagio.

Oggi, quando scade il brevetto su una molecola o un principio attivo, cade l'esclusività di produzione e perciò esso può essere prodotto e venduto da altre aziende farmaceutiche, ma negli anni Trenta questo concetto era un po’ diverso.

In quegli anni, chiunque producesse ricostituenti alla lecitina d’uovo anelava al successo commerciale della Bioplastina, farmaco ideato dal Dott. Cesare Serono: dopo quasi cent’anni si trovano ancora un’enorme quantità di scatole di latta ad attestare il numero mastodontico di medicinale venduto. Non ci credete? Andate in un qualunque mercatino e provate a rovistare: sfido io che non riusciate a trovare almeno una scatola di latta della Bioplastina.

Già il nome “Bioplastol” è abbastanza sospetto, soprattutto se confrontato con “Bioplastina”, infatti credo che “Agnoli”, sia stato aggiunto per poter registrare il brand, oppure per far il verso a “Serono”.

Il principio attivo era lo stesso, in particolare si trattava di “emulsione asettica ed indolora al 10% di lecitina e luteine in soluzione fisiologica”, e se avete sottomano una  scatola della Bioplastina potete verificare voi stessi che la differenza con “emulsione asettica di lecitina e luteine in siero fisiologico” non è molta.

La differenza principale tra i due preparati era solo la percentuale di principio attivo: il Bioplastol era al 10%, mentre la Bioplastina era al 5%, però la posologia del primo ricostituente raccomandava la metà delle iniezioni del secondo, quindi la quantità di principio attivo ricevuta dal paziente era pressoché la stessa.

Ecco la foto della scatola:

 

Bioplastol

Misura 9,2 cm x 7,3 cm x 1,5 cm e risale a metà degli anni Trenta. Ciascuna scatola costava 10,45 Lire, in linea con il prezzo di altri ricostituenti alla lecitina d’uovo in vendita in quel periodo.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Placacid Recordati

Post n°555 pubblicato il 10 Aprile 2018 da lafarmaciadepoca
 

Negli anni Cinquanta / Sessanta, se foste rimasti appesantiti dalle abbuffate pasquali, sicuramente avreste tratto giovamento dall’uso del Placacid Recordati.

Questo farmaco è andato in pensione nel 1999, ma credo che in tanti ricorderanno ancora le scatole verdi e bianche o i flaconcini che erano prescritti in caso di bruciori di stomaco di una certa entità, con possibilità di evoluzione in forme patologiche più pensanti.

Infatti, il Placacid era qualcosa di più di un semplice antiacido, ma questo è possibile dedurlo solo da un’analisi della composizione:

4 – Cloro – 3 aminobenzoato di dimetilaminoetile cloridrato: antispastico ed analgesico locale, il quale forniva un’azione più forte rispetto ad altri antiacidi comuni disponibili all’epoca.

Laurilsolfato sodico: è un tensioattivo ed un agente schiumogeno presente in moltissimi prodotti di uso comune, come dentifrici, schiume da barba e shampoo.  Ad oggi non è più utilizzato come farmaco di per sé  in quanto può risultare irritante per la mucosa gastrica.

Aminoacetato basico di alluminio: nel caso del Placacid e di altri farmaci coevi è presentato come un potente protettore della mucosa in caso di ulcera gastrica, grazie alla sua azione basificante. La sua assunzione genera stitichezza, ma gli ideatori del Placacid avevano pensato di mitigare questo inconveniente tramite l’aggiunta di carbossimetilcellulosa e ossido di magnesio.

Ossido di magnesio: semplice magnesia ad effetto lassativo.

Trisilicato di magnesio: spesso utilizzato in terapia come antiacido, soprattutto se associato ad idrossido di alluminio ed idrossido di magnesio.

Sodio carbossimetilcellulosa: questa molecola dal nome eccellente per qualunque partita di Scarabeo, è presente in tutte le nostre case. Dove? Negli imballaggi per alimenti, spesso indicata con la sua sigla, in quanto è un additivo autorizzato dall’Unione Europea (E466). Nel Placacid invece, doveva rappresentare una fonte di fibre.

Amido, talco, sodio stearato ed aromi: per il “corpo” della pastiglia.

Confrontando la formulazione del Placacid con altri prodotti in voga in quegli anni, come l’Alucol Wander ci si rende conto di come il primo fosse all’avanguardia, tanto da arrivare anche ad una versione più forte del prodotto, il temibile “Placacid distensivo”, che possedeva in più l’azione psicoattiva sul paziente.

Ecco la foto del campione gratuito:

 

Placacid

Non è una scatola, ma un semplice cartoncino piegato in due che contiene all’interno ancora due pastiglie. Oggetti di questo genere erano spesso consegnati a medici  come campioni gratuiti per far testare la “bontà” del prodotto nella sua applicazione terapica, non certo in fatto di golosità o gradimento al palato, ma in termini di efficacia.

Il Placacid era disponibile in vendita nei formati da 6 compresse, 18 e 50, acquistabili presentando la ricetta medica.

La confezione di oggi mi è stata donata dal Dott. Spineto Natale, e colgo l’occasione per ringraziarlo della sua generosità.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Litiolina Lacdor

Post n°554 pubblicato il 30 Marzo 2018 da lafarmaciadepoca
 

Anche se meno conosciuta dell’Idrolitina, la Litiolina ha avuto tra gli anni Cinquanta / Sessanta il suo momento di gloria.

Questa alternativa piemontese al più famoso prodotto Gazzoni nacque il 2/03/1950, quando il suo marchio fu depositato all’ufficio brevetti dalla “Lacdor” gestita da Rosa Brusin Giuseppe e Dighera Giorgio. Quest’ultimo da giugno del 1953 diventò il proprietario unico dell’azienda.

“Lacdor” era un acronimo che stava per Laboratorio Chimico Derivati Organici e aveva sede a Giaveno  in via Ruata Sangone 4. Oggi i laboratori non esistono più, e al loro posto sorgono diverse villette di nuova costruzione, ignare di essere state costruite su quello che una volta era uno stabilimento farmaceutico, ma si racconta che nelle notti di luna piena, centinaia di migliaia di scatole di Litiolina appaiano inspiegabilmente nella speranza che qualcuno completi il concorso a premi “la catena dell’amicizia”!

Eh sì, se c’era un fattore che tra gli anni Cinquanta / Sessanta sapeva trainare le vendite era quello del concorso a premi: l’Idrolitina aveva il concorso con i “milioni del signor Pietro”, la Frizzina aveva  i “regali Star”, la Idriz metteva in palio 30 Lancia Appia e 40 Bianchina, e la Litiolina doveva accontentarsi della “catena dell’amicizia”.

Infatti, confrontando gli ingredienti della Litiolina con quelli di altre marche rivali, ci si rende conto che a parte qualche piccola variazione nelle quantità, le componenti erano sempre le stesse, perciò l’unico modo per stabilire il primato commerciale era quello di fidelizzare il cliente ( o meglio la cliente, in quanto in quegli anni “regina indiscussa della spesa”).

Ecco la foto della scatola:    

Litiolina

Misura 6,5 cm x 7,2 cm x 4,5 cm e risale agli anni Cinquanta / Sessanta, perciò viste le ridotte dimensioni, qualora abitaste in quelle villette e vi trovaste il cortile invaso da scatole di Litiolina fantasma basta uscire con una ramazza buona. In alternativa potete completare la raccolta in breve tempo: ciascuna scatola vale 5 punti. O ancora chiamare la sottoscritta che viene a portarle via tutte (anche di domenica). C’è solo l’imbarazzo della scelta!

Ogni confezione conteneva 10 dosi di polvere, con cui rendere frizzanti 10 litri di acqua, al modico prezzo di 120 Lire, dimostrandosi concorrenziale.

Ciò che a parer mio non ha funzionato con questo marchio è stata la poca propensione al pubblicizzare il prodotto come un toccasana generale. Per esempio, l’Idrolitina era reclamizzata come “il nemico numero uno” del temibile acido urico, mentre la Litiolina era accompagnata dal Miele “Val Sangone” e dalla crema da tavola “Pan”, che rendevano le bustine poco farmaceutiche e molto più comuni.

Grazie per aver letto questo post e Buona Pasqua a tutti!

 
 
 
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