Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Gala Valeas

Post n°575 pubblicato il 07 Febbraio 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

“La Crema Gala è la crema del medico”: di quale medico non si sa, ma siccome la scatola ha un tono così persuasivo, le do piena fiducia.

Negli anni Cinquanta i Laboratori Farmaceutici Valeas iniziarono a pubblicizzare i loro prodotti ai medici in maniera singolare, ossia riportandone i nomi commerciali (Asmafin, Valeas – cillina , Pen – valeas, Reumon, etc.) all’interno del coperchio di una scatola di crema per tutti gli usi: la crema Gala.

Questa era una pomata molto versatile, utile per le screpolature delle mani, idratante, abbronzante e lievemente battericida. Non ci è dato sapere quali fossero gli ingredienti, ma la scatola sa essere convincente circa la sua efficacia. Questa latta in alluminio è così sicura di sè che sarebbe in grado di vendere il ghiaccio agli Eschimesi!

Successivamente, ad inizio anni Sessanta, il prodotto fu commercializzato sempre con lo stesso nome, ma non ebbe lo stesso successo presso il pubblico.

L’entrata nelle farmacie segnò anche una variazione nel design della latta. Le scatole destinate ai medici, contenenti la pubblicità erano di colore beige – giallino con le scritte rosse, mentre le scatole commerciali erano gialle con le scritte in verde.

Ecco la foto della scatola:

Crema GALA

Misura 6,5 cm di diametro x 1 cm di profondità e risale agli anni Sessanta del Novecento. Si tratta di una latta piuttosto anomala, in quanto dall’esterno parrebbe una scatola destinata alla vendita nelle farmacie, ma aprendola contiene le pubblicità dei prodotti Valeas.

E’ possibile che per risparmiare si sia deciso di riciclare dei coperchi, oppure la pubblicità ai medici è continuata tramite le confezioni con i colori commerciali.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Ultracarbo Merck

Post n°574 pubblicato il 18 Gennaio 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

Veloce aggiornamento sul mondo del carbone vegetale: in uno dei miei ultimi mercatini mi è capitato di rinvenire una scatola di Ultracarbo “Merck” distribuita in Italia dall’ Industria Chimica Bracco spa.

Il carbone vegetale è da sempre il rimedio principe in caso di malattie intestinali, siano esse di origine infettiva o causate da intossicazioni alimentari.

La scatola, nonostante il suo design che farebbe pensare agli anni Settanta / Ottanta, è in realtà più vecchia, come dimostrato dalle indicazioni di utilizzo. L’Ultracarbo, infatti, poteva essere assunto in caso di “diarrea, dissenteria, cholera nostras ( colera nostrano, in contrapposizione a quello asiatico), tifo, intossicazioni con cibi guasti, avvelenamenti da veleni vegetali, arsenico, sublimato e fosforo”.

Ecco la foto della scatola:

Ultracarbo

Misura  6,9 cm di diametro x 2,3 cm di altezza e risale agli anni Cinquanta / primissimi Sessanta. La posologia raccomandava, salvo diversa prescrizione del medico, 1-2 compresse di Ultracarbo più volte al dì, disgregate in acqua. Nei casi puù gravi si poteva arrivare a 4 – 6 – 8 compresse per volta.

Come ogni medicinale di quegli anni, la latta indica un numero minimo, ma non un numero massimo di pastiglie, sottolineando la fiducia cieca nel progresso farmaceutico tipico del periodo del "Superfarmaco".

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

La settecentesca spezieria Romano

 

A volte, durante le mie ricerche mi capita di imbattermi in oggetti che all’apparenza sembrano di poco conto, ma che in realtà sono estremamente curiosi ed interessanti. Il foglietto che appare nelle foto sotto è l’emblema di quanto affermo.

Di per sé non è nulla di estremamente eccitante: si tratta di un foglietto di carta come tanti altri, databile tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta del Settecento, che agli appassionati di libri antichi non offre alcunché.

Peccato che possa essere considerata una delle più antiche pubblicità di farmaci brandizzati italiani.

Questo fogliettino, stampato da Alessandro Francesco Vimercati in Torino, presso la Stamperia del Santo Uffizio, pubblicizzava due prodotti dello speziale Orazio Recchi Romano, il quale aveva la sua bottega in Piazza di Castello, sita anch’essa nel capoluogo piemontese.

Nella “Bottega del Romano”, si potevano trovare due farmaci: “la Polvere Universale” per la febbre terza e quarta, per li vermi, e anco per il mal francese, e “il Balsamo Preziosissimo del Granduca di Toscana”, una vera panacea utile anche per il “mal contagioso” ossia la peste.

Non intendo aggiungere altro, se non le dimensioni del foglietto (21 x 16,5 cm). A volte, per assaporare appieno l’epoca storica è bene mantenere le spiegazioni al minimo! Nel caso in cui non riusciate a leggere è possibile passare alla versione ingrandita qui:

https://www.sfogliami.it/fl/175964/nnx91k83ebgjnf959f6rt22gfenr4kre

Balsamo Granduca di toscana

Polvere Universale

 

Grazie per aver letto il post, e felice 2019!

 
 
 

Tamar Indien Grillon

Post n°572 pubblicato il 25 Dicembre 2018 da lafarmaciadepoca
 

 

Come ogni anno, lascio scegliere a voi la scatola per il post di Natale: nel 2018 le vostre preferenze sono andate ad un prodotto ottocentesco e così eccovi la scatola del Tamar Indien Grillon.

Il Tamar Indien era un lassativo alla frutta, che come da tradizione ottocentesca era indicato non solo in caso di costipazione, ma anche per congestione cerebrale, emorroidi e mal di testa. (posso capirlo per le emorroidi, ma per il mal di testa mi pare un po’ eccessivo!)

Il farmaco era a base di Tamarindus indica, una pianta da frutto originaria appunto dell’India. Le sue proprietà lassative sono conosciute addirittura dai tempi della Scuola Medica Salernitana, dove era descritto come “utile per far muovere il corpo”. Nella medicina ayurvedica il tamarindo è utilizzato anche in caso di disturbi gastrici o digestivi.

L’inventore del prodotto fu Ernest Grillon, farmacista di prima classe della facoltà di farmacia di Parigi. La sua farmacia aveva sede in rue Rambuteau 27, mentre il magazzino per la vendita all’ingrosso del prodotto era in rue des Archives 33, sempre a Parigi.

Già dagli anni ottanta dell’Ottocento il Tamar Indien Grillon era esportato all’estero, trovando un mercato florido nell’Inghilterra della Regina Vittoria, tanto da spingere Grillon ad aprire un magazzino per lo stoccaggio e la vendita al numero 67 del Southwark Bridge Road.

Però tanto successo non fu immune da imitazioni. Infatti, nell’Impero Britannico nacquero alcuni prodotti simili, come l’American Tamar prodotto dalla Menier Chocolate Factory.

Oggi nessuno ricorda più l’esistenza di Ernest Grillon o di Emile Guenin (il proprietario della Menier), ma scartabellando in giro, mi sono imbattuta negli atti del processo, di cui pubblico tradotti, gli stralci più importanti.


Pubblicazione del 15 febbraio 1877


L’uso della parola “Tamar” è una violazione di Trade Mark?


Nella divisione della cancelleria della High Court of Justice, il 19 gennaio, si è tenuta la causa Grillon v. Guenin, davanti al Vice-cancelliere James Bacon. Il querelante era Mr. Ernest Grillon, di Parigi e Londra, proprietario del "Tamar Indien, "e il convenuto era il signor Emile Guenin, il manager in Inghilterra della fabbrica di cioccolato di Menier.

Secondo le prove del querelante "Tamar Indien" era il nome con cui aveva battezzato certe losanghe ricoperte di cioccolato di sua invenzione, e della cui composizione segretamente nota solo a lui.

Le aveva introdotte circa otto anni fa, e ne aveva tratto buoni guadagni, poiché la loro vendita solo in Inghilterra aveva raggiunto 150.000 scatole nel 1875.


Il suo rappresentante inglese, il signor F. C. Kinnear, aveva visto una pubblicità qualche tempo fa dell’ “American Tamar”, prodotto dal convenuto, e in tre occasioni separate era stato inviato al domicilio dell'imputato per acquistare due scatole del detto American Tamar.

Per la difesa è stato sostenuto che il querelante non aveva diritto esclusivo alla parola Tamar; che questo era un nome in uso comune tra chimici e farmacisti francesi; ed anche se non in misura così grande, conosciuto in inglese. Il termine era di origine araba, che significa in arabo “l’albero di datteri indiano", e diffuso sia in Oriente che nelle Indie Occidentali, in Arabia, in Egitto e in America centrale. Ma il prodotto indiano è diventato il più generale, "Tamar Indicus "è diventato il nome latino ordinario per il frutto, da che era stato formato la nostra parola tamarindo.

Anche la difesa ha sottolineato la parola Tamar nella Bibbia (Ezechiele, capitolo 47, v. 19,
e ch. 48, v. 28), dove descrive una città costruita da Salomone, così chiamata in conseguenza dei molti alberi che crescono vicino. La stessa città, si crede, fu successivamente chiamata Palmira.

La parola è stata trovata nel: "Dictionnaire Generate des Scienze "(Parigi, 1867)," Dizionario inglese di Webster”,"Outlines of Botany" di Burnett (Londra, 1855), "Il Dizionario etimologico di Chambers", "Materia Medica" di Boyle (doveil nome arabo è dato come "tamr"), "Il dizionario Medico" di Hooper, "Enciclopedia di Letteratura Biblica" di Kitto, "Officine" di Dorvault, "L’enciclopedia americana" di Littre,"Dizionario" e "Universal Lexicon" di Zedler.

L'imputato ha quindi affermato che ha avuto tutto il diritto di usare la parola Tamar così come magnesia, cacao, o rabarbaro, o il nome di qualsiasi altro farmaco. Ha negato che il querelante avesse inventato la parola, e ha sostenuto che le sue scatole, etichette, losanghe e pubblicità sono state redatte con una mentalità severa per mantenere una distinzione tra il suo prodotto e
quello di Mr. Grillon. Disse anche che aveva venduto solo tredici scatole di American Tamar, sei di queste ai soli emissari dei querelanti.

Sia l’accusa che la difesa hanno letto diverse perizie di chimici per dimostrare “Tamar” era, o non era, un nome che si adattava a più di un farmaco o solo al prodotto del querelante.

Mr. Kay, Q.C. e Mr. Homer compaiono per l’accusa, mentre Sir Henry Jackson, Q.C., e Mr. MacSwiunoy per l’imputato.

Il presidente chiese che gli siano presentate le prove prima delle testimonianze del signor Kinnear e del signor Guenin.

Mr. Fredk. Constantino Kinnear, manager in Inghilterra per Mr. Grillon, ha dimostrato di aver registrato le parole "Tamar Indien"come un marchio. In risposta alle domande di Mr. Kay il
testimone ha prodotto esemplari di ordini ricevuti da febbraio, 1875, in cui la medicina è stata chiesta solo sotto il solo titolo Tamar, come, ad esempio, "Per favore inviare una dozzina di scatole
Tamar, "" Per favore inviare sei Tamar ". Egli non vendette mai scatole senza l'etichetta o con etichette diverse.

Interrogato da Sir Henry Jackson, il testimone lo aveva informato che per certo aveva chiesto la registrazione del marchio il 25 maggio 1870.
Ho non aveva ancora ottenuto il certificato dal Registro dei marchi ufficio, ma ha ricevuto la ricevuta provvisoria di registrazione. In risposta a ulteriori domande il testimone ha detto che la gente a volte chiedeva "Tamar Indien".

Mr. Emile Guenin, interrogato dal Sig. Kay: - Mi dica, Mr. Guenin, la sua azienda produce principalmente cioccolato?
No, sono un importatore di medicinali francesi.

Importatore di medicinali francesi e produttore di cioccolato? - Sì.

Quando ha iniziato a vendere l’"American Tamar", sapeva che il querelante produceva e vendeva il "Tamar Indien?" -Sì; Sapevo che lo produceva da ormai sette anni.

Ha visto qualche altra losanga, tranne quella del querelante e la sua, vendute sotto il nome di “Tamar”? - Ne ho preparate alcune per il mio agente di cioccolato a New York.

Ha mai visto in vita sua alcune losanghe chiamate “Tamar”, tranne quelle preparate da te stesso e dal querelante? - Non be sono a conoscenza.

In risposta a ulteriori domande il signor Guenin ha detto che aveva usato losanghe del querelante; le aveva prese come medicina; Mr. Grillon o il signor Kinnear gli avevano dato diverse scatole. Non sapeva per certo quante losanghe fossero in ogni scatola.

Come ha fatto a rendere le sue losanghe esattamente uguali per dimensione e forma a quelle dei querelanti? - I cioccolatini Menier sono delle stesse dimensioni e forma. [ndt. Ha usato lo stesso stampo dei cioccolatini che già Guenin produceva]

Come ha fatto a rendere le sue losanghe esattamente uguali per dimensione e forma a quelle dei querelanti? Non è stata imitazione? - Non hanno la stessa forma.

Non intendeva realizzarli come i suoi? - Non posso dire che sia così. Ho fatto dei bonbon al cioccolato di quella forma anni fa.

Questa è l'unica risposta che può dare? Ricoperti con con carta stagnola come i medesimi del querelante? - C'è carta prima della carta stagnola.

Perché li ha coperti con carta stagnola? - Per prevenirli dall'essiccazione.

Era consapevole che quelli dei querelanti erano ricoperti di carta stagnola? - Li avevo visti e quindi dovevo averne coscienza.

Come è arrivato a rendere la sua scatola quasi della stessa grandezza del querelante? - Intendevo che la scatola fosse venduta al dettaglio a libbre e l'ho resa di dimensioni adeguate per ottenere un profitto equo.

Non ha adottato la sua parola Tamar per averla vista sulla scatola del querelante? - No; Conosco la parola Tamar e così come me molti chimici.

Ugualmente alla losanga del querelante? - -Allo stesso tempo.

Ha mai sentito in vita sua la parola “Tamar” prima che iniziasse a produrre questa losanga, oltre che sulla scatola del querelante? - Non penso di averlo fatto; Non ricordo; io non ho fatto particolare attenzione.

In risposta a Sir Henry Jackson, l'imputato ha dichiarato di aver avvolto le losanghe in carta stagnola per evitare che si asciughino; [Guenin] usava la carta stagnola ogni giorno per le losanghe di cioccolato; per cui ogni articolo di cioccolato doveva essere avvolto in carta stagnola per conservare l’umidità. Aveva avvolto nella stagnola le medicine al cioccolato per l'America.

Sir H. Jackson: - Ora su queste scatole. E’ familiare con le scatole in cui sono confezionate le losanghe? - Sì, sono scatole di cartone.

(Ne mostra una) È un modello ordinario? - Certo;

Queste sono le scatole ordinariamente usate dai farmacisti per le losanghe? - La forma è quella, ma non tutti le usano.

Aveva intenzione di copiare la scatola del querelante? - Certamente no. Il mio scopo non è di competere con lui.

Guardando queste due scatole, lei o qualsiasi altro potrebbe confondere un prodotto per l’altro? - Nessuna persona di intelligenza ordinaria potrebbe farlo.

Conferma dunque che sia impossibile un errore del genere? - Certo.

Nell’emanare il giudizio, il vice-cancelliere ha detto: - La domanda, come mi è giunta, deriva da fatti che non sono in controversia. La legge è molto chiara: un uomo può adottare qualsiasi nome voglia allo scopo di distinguere il suo prodotto. Può usare un nome fantasioso se decide, e può
utilizzare tale nome senza domande o interruzioni per qualsiasi motivo a patto che registri il marchio per proteggerlo dinnanzi la legge. Dico che non ci sono domande di fatto in discussione. Il querelante ha scelto un nome fantasioso, che non si applica a nessun farmaco noto ad oggi in esistenza. [...]


Grillon, avendo registrato il marchio fu tutelato nei suoi interessi, e l’”American Tamar” Menier ebbe vita breve.


La scatola comparsa in tribunale era come quella in foto:

Tamar Indien Grillon

Misura 7,2 cm x 5,2 cm x 1,9 cm e risale alla fine dell’Ottocento, e come su tutte le scatole di farmaci ottocenteschi che si rispettino, non ha traccia degli ingredienti che lo componevano, né della posologia da applicare.

Ernest Grillon morì agli inizi del Ventesimo secolo, ma il Tamar Indien rimase sugli scaffali delle farmacie fino a pochi anni prima della Seconda Guerra Mondiale.

A titolo di curiosità riporto che Grillon acquistò nel 1879 parte dei terreni del castello Clos Haut – Peyraguey, noto per i suoi vini sauternes, sito nel comune di Bommes. Alla sua morte i terreni vinicoli furono gestiti dalla vedova per poi essere venduti nel 1914.


Grazie per aver letto il post e buon Natale a tutti!

 

Ps. Spero gli ottocentofili siano rimasti soddisfatti!

 

 
 
 

Magnesia ACMA

Post n°571 pubblicato il 08 Dicembre 2018 da lafarmaciadepoca
 

 

Tra le tante concorrenti della Magnesia San Pellegrino è possibile annoverare la Magnesia ACMA.

Prodotta dai Laboratori ACMA di Mantova, non presenta particolari differenze se non l’utilizzo di oleosaccarato per conferire al prodotto l’aroma di frutta.

Dei Laboratori ACMA non è rimasto molto, oggi l’acronimo esiste ancora ma è utilizzato per indicare l’Associazione Commercianti Macchine Agricole, di per certo si sa che l’azienda era ancora attiva nel 1992 nella produzione di mangimi animali arricchiti da vitamine.

Come titolari compaiono i nomi di Pagani Carlo e Soldati Archimede, ma non ci sono conferme di quando si siano insediati o se a loro si siano succeduti altre persone.

Ecco la foto della scatola:

 

Magnesia ACMA

 

Misura 6,2 cm x 3,7 cm x 1,5 cm e risale agli anni Cinquanta / Sessanta del Novecento. L’uso della Magnesia ACMA era simile a quello della Magnesia San Pellegrino: il prodotto era da prendersi a digiuno, mezza scatola per i ragazzi e scatola intera per gli adulti.

 

Grazie per aver letto il post!

 
 
 
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