Creato da lafarmaciadepoca il 13/10/2010

La farmacia d'epoca

Raccolta di scatole e flaconi di farmaci di ieri - di Giulia Bovone

 

Curiosità: i cachou aromatici

Post n°583 pubblicato il 09 Luglio 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

Il prodotto di oggi non è propriamente farmaceutico, ma semplicemente una di quelle curiosità che d’ogni tanto catturano la mia attenzione nei mercatini dell’antiquariato.

Si tratta di due bustine di quello che può essere considerato l’antenato dei chewing – gum, ossia il cachou aromatico.

Generalmente i cachou tradizionali sono in pastiglie, mentre questi fogliettini erano uno dei prodotti più economici che si potessero trovare per rinfrescare l’alito o semplicemente per pulirsi i denti.

I foglietti di carta in foto nascevano infatti per essere masticati e poi buttati esattamente come un moderno chewing – gum.

Svolgendo alcune ricerche su questi prodotti, ho trovato poco o nulla. All’inizio quando li acquistai pensai che potessero essere dei chiudi – lettera inseriti nella bustina dei cachou, ma annusandoli si può notare che quelli più interni presentano un residuo di odore di oli essenziali vari (più forte nei cachou Principe Umberto), piuttosto pungenti, come chiodi di garofano o noce moscata. Odore che però non è così marcato sulla confezione esterna, perfettamente piatta e non bombata, come se dal principio avesse contenuto un prodotto sottile.

Inoltre non sono presenti macchie indicative circa il contenuto delle bustine. Fossero state delle caramelle, dopo tutto questo tempo, un minimo di traccia l’avrebbero lasciata e poi nessuno conserverebbe delle bustine di caramelle per mettervi all’interno dei chiudi lettera.

Ovviamente questo è quanto ho rinvenuto fin d’ora. Se qualcuno dovesse saperne di più può inviarmi un messaggio.

Ecco la foto delle bustine e del loro contenuto:

Cachou aromatici

 

Misurano entrambe 5 cm x 3,8 cm e sono spesse pochi mm. Sono coeve, databili tra gli anni Venti e Trenta.

Come potete vedere dall’immagine, la cura con cui erano creati questi prodotti era praticamente nulla e le immagini sui cachou e le stampe delle bustine lasciano alquanto a desiderare, ma d'altronde, dovevano solo essere economici!

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 

Pasticche antisteriche

Post n°582 pubblicato il 03 Luglio 2019 da lafarmaciadepoca
 

In un mercatino, il nostro lettore Claudio P. ha rivenuto una scatola di Pastiglie Antisteriche dell'Officina del Profumo di Santa Maria Novella di Firenze che risale agli anni Cinquanta / Sessanta.

Fronte della scatola:

Pasticche Antisteriche

Retro:

Pasticche Antisteriche

 

Grazie per aver letto questo brevissimo post e ancora grazie a Claudio P. per avermi inviato le foto.

 

 
 
 

Pillole Montecatini Soldaini

 

Le Terme di Montecatini tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento erano una delle mete di villeggiatura più ambite in Italia.

Durante il periodo della Belle Epoque, infatti, gli stabilimenti erano frequentati non solo da persone in cerca di cura, ma anche da personaggi di fama, come Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Ruggiero Leoncavallo, rendendo Montecatini un centro culturale d’eccellenza.

Ma la storia farmaceutica di questa cittadina toscana non si esaurisce con i Sali di Montecatini e gli atri prodotti termali. All’apoca, in città erano presenti anche altre farmacie, ognuna con il suo laboratorio galenico.

Il prodotto di oggi, è forse quello che spicca di più tra l’operato delle tre farmacie presenti a Montecatini nei primi anni del Novecento: le pillole depurative Soldaini.

La storia di queste pillole iniziò con il Cavalier Alfredo Citti, il quale sul finire dell’Ottocento fu l’ideatore del prodotto. Di lui, purtroppo non rimangono molte tracce. La data di nascita è sconosciuta e la data di morte si pone prima del 1916, quando sulle scatole ed altri documenti iniziò a comparire la dicitura (Eredi Cav. Alfredo Citti). Gli eredi diressero la farmacia fino ai primissimi anni Quaranta, quando l’attività fu ceduta ai fratelli Stefani: Ettore, Giulio, Candida e Luigi. I quattro svilupparono molto l’attività di produzione di farmaci su larga scala, arrivando a vendere in tutt’Italia ben 100 farmaci a loro marchio. I fratelli Stefani cessarono l’attività intorno al 1965, trasferendosi a Milano, per poi concludere i loro giorni nel paese natale, ossia Noventa Vicentina.

Con la cessione dell’attività venne anche a mancare lo spirito industriale e intorno a fine anni Sessanta, i prodotti a marchio “Farmacia Montecatini” uscirono di scena.

La composizione di questo lassativo, è decisamente particolare e da idea di come ancora nei primi anni del Novecento potesse essere presente un prodotto così arcaico. Occorre però tener presente che il farmaco è stato in commercio per molto tempo, perciò potrebbe aver subito delle modifiche nella composizione.

Le Pillole Montecatini Soldaini erano a base di:

-Estrattto di Cascara sagrada: ha spiccate proprietà lassative

-Estratto di aloe: idem per sopra

-Estratto di rabarbaro: è un digestivo e un lassativo impiegato ancora oggi.

-Estratto di coca boliviana: certamente non inserito per conferire dipendenza dalle Pillole, ma per il suo effetto stimolante. D’altronde la ricetta originale risale a fine Ottocento, periodo storico in cui il Vin Mariani si beveva come l’aranciata!

-Sali di Montecatini: ne avevo già parlato in passato, erano sali ottenuti dall’evaporazione dell’acqua termale. Erano venduti anche da soli.

-Estratto di belladonna: ha effetti anticolinergici sul sistema nervoso per via di un'inibizione competitiva del recettore dell’acetilcolina conferendo un’azione spasmolitica.

-Estratto di giusquiamo: ha proprietà sedative, e analgesiche, ma al costo di un’elevata tossicità. Ad oggi è stato soppiantato per prodotti più sicuri.

-Sapone medicinale: per inglobare i singoli principi attivi e dare corpo alla pastiglia

Ecco la foto della scatola:

Pillole Soldaini

E’ databile tra il 1916 e il 1938 e misura 7 cm x 4,9 cm x 1,4 cm. La posologia raccomandava di assumere 1-2 pillole per un’azione lassativa, mentre per un effetto purgativo 3 pillole.

Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Pacchetto di Medicazione Corpo Soccorso Alpino CAI

Post n°580 pubblicato il 22 Maggio 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

Normalmente si associano i “pacchetti di medicazione” solo esclusivamente all’ambito militare, ma sappiate che ne esistono anche esempi destinati al mercato civile.

Quello nella foto sotto è un pacchetto di medicazione del CAI (Club Alpino Italiano), una tra le associazioni di alpinisti più antica d’Italia, essendo stata fondata addirittura nel 1863, per volere di Quintino Sella.

Pacchetto Medicazione CAI

L’associazione nacque con lo scopo di tutelare e diffondere conoscenze circa il patrimonio montano d’Italia, e negli anni si è allargata arrivando a offrire anche altri servizi, tra cui la messa a disposizione di un Corpo di Soccorso Alpino e Speleologico, formato da specialisti del soccorso in condizioni difficili, come in caverne o zone impervie.

Il CSA, venne fondato nel 1954, per coordinare le squadre di soccorso alpino. Infatti, tre anni prima, diverse squadre di aderenti al CAI si erano mobilitate per salvare una comitiva di diciassette persone che si erano perse sulle pendici del monte Pasubio. La loro esperienza della montagna fu di validissimo aiuto e mise in luce l’utilità di avere delle squadre speciali di salvataggio che conoscessero in dettaglio il territorio.

Il CAI, inoltre tramite il CSA, vendeva i pacchetti di medicazione agli escursionisti. Ne esistevano di due tipi in base alla dimensione. Il pacchetto era decisamente semplice, in quanto si trattava di compresse di garza non medicata da applicare sulla ferita, esattamente come per i pacchetti di medicazione militari. Generalmente questi presidi medici erano poi integrati con fiale di tintura di iodio oppure altro disinfettante, insieme ad un rotolo di cerotto.

Al momento non ho notizie di disinfettanti o cerotti “brandizzati” CAI. Se per caso qualcuno ne fosse a conoscenza, me lo faccia sapere.

Ciascun pacchetto costava 120 Lire degli anni Cinquanta / Sessanta e misura 9 cm x 5,1 cm x 1,5 cm.


Grazie per aver letto il post!

 
 
 

Novoseptale Farmitalia

Post n°579 pubblicato il 29 Aprile 2019 da lafarmaciadepoca
 

 

Era un po’ che non parlavamo di antibiotici anni Cinquanta, così ho deciso di rimediare con il Novoseptale Farmitalia.

Questo prodotto, era a base di p. amino – benzen – solfometiltiazolo, una molecola che a prima vista parrebbe utile solo a farvi guadagnare un sacco di punti a Scarabeo, ma che in realtà ha rivoluzionato la terapia di molte patologie batteriche.

I primi antibiotici a comparire sul mercato furono i preparati sulfamidici, a partire dal Prontosil Rosso Bayer, commercializzato in Italia per la prima volta nel 1939. Il Prontosil è un colorante che viene metabolizzato dal corpo umano a livello del tratto gastro – intestinale, liberando una struttura sulfamidica: la solfonilammide.

Questa molecola e i suoi derivati risultarono estremamente efficaci nel trattamento delle infezioni da pneumococco, meningococco, gonococco, streptococco e stafilococco, rivoluzionando il mondo medico e farmaceutico. Per la prima volta nella storia umana era possibile curare patologie con altissima mortalità, in maniera efficace, veloce, ma soprattutto definitiva.

Per noi è ormai quasi impossibile percepire l’importanza di quel momento storico, in quanto fortunatamente, nessuno di noi ha sperimentato l’altissima mortalità infantile di fine Ottocento, e se nel secondo dopoguerra si sono registrate tante “famiglie da record” con più di dieci figli con la stessa moglie (le malattie microbiche potevano portare a setticemia anche la puerpera!), lo dobbiamo in gran misura agli antibiotici.

Per l’epoca, però, l’entusiasmo, spesso indicato sui testi inglesi come “sulfa -mania” portò allo sviluppo di centinaia di migliaia di preparati sulfamidici (in Italia chi non ricorda lo Streptosil!), con anche alcuni episodi mortali. Non essendo ancora presente una rigida legislatura circa i test sui farmaci, chiunque poteva mescolare tra loro diversi prodotti chimici ( non importa se avessero proprietà farmaceutiche o meno), versarli in una bottiglia con relativa etichetta e venderli al pubblico.

Su questa linea di pensiero nacque l’Elisir di Sulfanilammide, prodotto nel 1937 S. E. Massengill Company. Gli ingredienti non erano molti: sulfanilammide, aroma di lampone e glicole dietilenico.

Il glicole dietilenico è velenoso per gli esseri umani e anche molto rapido nei suoi effetti: nel giro di meno di un mese morirono un centinaio di persone, alcune trovate cadavere con ancora la bottiglia di Elisir di Sulfanilammide in mano.

Il capo chimico della Massengill Company si suicidò e in brevissimo tempo fu promulgato il Food, Drug and Cosmetic Act che rende obbligatori i test di sicurezza prima dell’immissione sul mercato di una qualunque molecola.

Nella nostra Penisola, la “sulfa-mania”, portò invece alla creazione di molti antibiotici da utilizzare a scopo “preventivo e profilattico”, aumentando a dismisura il consumo ingiustificato di questi prodotti, accelerando il processo di antibiotico – resistenza.

Ecco la foto della scatola:

Novoseptale

 

Misura 8,7 cm x 1,7 cm x 1,9 cm e risale alla fine degli anni Quaranta / primissimi anni Cinquanta. Ogni scatola conteneva un tubo da 20 compresse da 0,50g, da assumersi secondo quanto prescritto dal medico. Ogni scatola costava 350 Lire.

Grazie per aver letto il post!

 

 
 
 
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