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No alla censura! Basta con l'imbroglio!

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La libertà d'espressione fa parte del patrimonio giuridico e morale mondiale.

 
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Creato da: lunarossa.1974 il 16/02/2007
Senza nè Santi nè Eroi.

 

 
« Emanuela Orlandi; usata ...I giudici di Milano dico... »

Questo governo garantisce la mafia.

Post n°99 pubblicato il 08 Luglio 2008 da lunarossa.1974

 


Nessuna cronologia della carneficina perpetrata dalla mafia e consociate a danno delle innumerevoli morti eccellenti e stragi di innocenti.

Partirò da Falcone e Borsellino: primo perchè i più recenti e quindi facilmente ricordabili anche dai piu giovanissimi e infine perché allora la mafia avrebbe preferito mille volte non premere quel maledetto bottone.

Gli allora boss sapevano che uccidendoli avrebbero scatenato una guerra popolare e costretto lo Stato ad agire impossibilitato ad arginare quella profonda onda d'urto nata dalla rabbia e dalla indignazione generale.

Sapevano di alzare pericolosamente il tiro e sapevano che nelle alte sfere stavano per essere varate leggi che avrebbero inasprito la giustizia e il suo decorso nei loro confronti.

Ma l'ordine fu irrevocabile.

Condannati a morte da chi non poteva permettersi la divulgazione di alcuni documenti caduti nelle mani di giudici coscienziosi e pronti a fare il loro dovere.

Documenti fotocopiati; 5 copie a 5 uomini diversi ma uniti, almeno apparentemente, dallo stesso scopo; attaccare il cuore mafioso.

Falcone e Borsellino non hanno potuto nemmeno avere una alternativa: chi di dovere sapeva che nessuna possibilità esisteva in entrambi d''accettare un diverso – accordo -

Quindi boom.

Tutto un rogo, tutto in fiamme, le fiamme che purificano e cancellano prove pericolose.

Riunioni tra i Capi aspre sull'accordo del secondo attentato, quello a Borsellino.

Falcone da sotto terra faceva più rumore che in vita: la popolazione di colpo sembrò inarrestabile e nelle richieste esplicite allo Stato e nel non voler più vivere garantendo omertà a quel cancro feroce e sanguinario.

Chiesero di non procedere ma inutilmente.

Di nuovo l'ordine fu irrevocabile.

Boom, di nuovo le fiamme salvatrici.

I mandanti rassicurarono i carnefici che nessun inasprimento ci sarebbe stato nei loro confronti: carcere alla dolce vita e con la buona condotta tutti a casa, profumatamente ricompensati.

Fecero i conti senza l'oste, l'oste erano le genti che invasero giornali con migliaia di lettere e le piazze con striscioni chiari e precisi.

- Via la mafia da Palermo. -

Inchieste, testimonianze, lacrime e rabbia e la vedova Schifani e la laurea della figlia di Borsellino.

Una sequela micidiale a testimonianza dell'enorme ferita apertasi nei tantissimi cuori.

Fiaccolate, commemorazioni, l'onda popolare che tutto può quando è unita e indivisibile.

Lo Stato è costretto a reagire.

Viene varato il 41/bis il carcere duro che spaventa i boss.

Nessuna comoda cella, nessun comodo colloquio o telefonate o contatti vari: soli come è giusto che sia.

Isolati come doveroso era.

Il 41/bis criticato dall'America per la sua disumanità: a sentir loro non garantirebbe i diritti umanitari.

Non sono umani, sono assassini, criminali, maledetti.

Il carcere duro lascia nascere i collaboratori di giustizia; spaventati dal passare una vita in isolamento iniziano pericolosamente a parlare...

i mandanti tentano di rassicurarli: proveranno di tutto pur di eliminare e rendere vano il decreto sicurezza.

Ma chiedono tempo, quei due morti continuano a parlare anche da sotto terra aizzando gli animi civili.

Capaci un tempio, via D'Amelio un santuario, pellegrinaggio infinito di chi non può proprio dimenticare.

I boss minacciano i mandanti di chiacchierare: qualche gettone concesso per farli star buoni e chiedergli di pazientare; qualcuno sta per loro spianando la strada della libertà.

Passano gli anni, la memoria è ancora viva e pulsante, ancora sangue da quell'enorme crepaccio apertosi a risucchiare uomini speciali.

Nascono comunità e associazioni contro tutte le mafie.

Libera, per la restituzione dei beni confiscati alla mafia.

Ammazzateci tutti, associazione dedita alla lotta su strada dei fenomeni criminali.

Addio Pizzo, associazione per aiutare le vittime del pizzo e incrementare le loro denunce.

Questi operatori vivono a fianco dei loro nemici, nelle stesse vie, nelle stesse piazze, frequentano gli stessi luoghi: lo Stato avrebbe dovuto lavorare con loro e per loro.

E adesso?

Adesso, la giustizia, apre e lascia vuota la cella del 41/bis di Giuseppe La Mattina, esecutore materiale della strage di Via D'amelio cosi come sono state lasciate aperte nel giro di 6 mesi ben altre 37 celle tra cui quelle di:

Antonino Madonia, che asassinò Carlo Alberto Dalla Chiesa ed il Commissario Ninni Cassarà.

Così come Raffaele Galatolo, ergastolano e boss della famiglia Acquasanta, Arcangelo Piromalli e Costantino Sarno.

Le hanno aperte senza interpellarci e avrebbero dovuto considerando che questi uomini falciati e trucidati non appartenevano e non appartengono al nostro parlamento ma alla nostra comunità.

I morti di noi tutti.

I morti d'Italia.

I rappresentanti dello Stato che avremmo voluto e che ancora invochiamo.

La notizia apparsa e scomparsa ha omesso nuovamente il nostro diritto ad una chiara informazione.

Non era notizia da giornali locali, non andava confinata al solo territorio palermitano: andava informata tutta la nazione.

Fuori anche dai raggi del carcere quattro capi storici della 'ndrangheta calabrese:

Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà e Santo Araniti, il mandante dell'omicidio Ligato.

E anche il boss della camorra Salvatore Luigi Graziano.

Ben 37 padrini nel più cupo dei silenzi hanno detto addio al carcere duro.

Considerando le frastagliate notizie che danno giudici denunciati per gravi decorrenze dei termini, che danno aule di tribunali infestate da apparati deviati di stampo mafioso, considerando i continui attacchi alla nostra magistratura mi vien da pensare che chi promise è riuscito a mantenere fede alla parola data.

Nessun urlo dalla commissione anti mafia.

Nulla, tutto normale, tutto liscio come l'olio: chissenefrega dei grandi segreti che custodiscono questi uomini liberati, chissenefrega dei loro ergastoli e del potere che posseggono.

Via.

Tana libera tutti.

Ecco la lista di chi non è più al carcere duro:

  • Raffaele Galatolo, capo storico della famiglia palermitana dell'Acquasanta, condannato all'ergastolo.

  • Arcangelo Piromalli, da Gioia Tauro.

  • Costantino Sarno: a Napoli, lo chiamavano il re del contrabbando, ma lui preferiva starsene in Montenegro.

Nella lista del carcere duro figurano quattordici mafiosi, 13 ndranghetisti, 8 camorristi, 2 rappresentanti della sacra corona unita pugliese.

Per adesso è il 6,5 per cento del popolo del 41 bis, 566 reclusi in dodici istituti penitenziari, da Roma Rebibbia a Tolmezzo, passando per Viterbo, Ascoli, L'Aquila, Terni, Spoleto, Parma, Reggio Emilia, Milano, Novara e Cuneo.

Gli annullamenti del 41 bis portano la firma di molti tribunali di sorveglianza, da Napoli a Torino. Ma la motivazione è sempre la stessa: "Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di appartenenza".


Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia: "La modifica della legge sul carcere duro è ormai una priorità. Vanno cambiati i criteri per l'assegnazione, agganciandoli esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una misura di prevenzione".


Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, spiega che "il 41 bis non è più quell'isolamento pressoché assoluto che era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e Borsellino. I ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è necessariamente adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di isolamento". La preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa: "Inchieste e processi in svariate parti d'Italia - prosegue Pignatone - l'hanno dimostrato, i detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con l'esterno, questione vitale per le organizzazioni criminali". Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis.

Di Pietro spacca l'opposizione ma non accenna ad azioni.

Berlusconi fa sapere che delle piazze, lui che le ha sempre acclamate e usate, non sa cosa farsene, non lo preoccupano.

Berlusconi e tutto il suo governo ci ha imbrogliati nel piu vigliacco dei modi.

Veltroni avrebbe dovuto informarci, avrebbe dovuto gridare lo scandalo.

Cavolate.

Tutto fa parte di un disegno inquietante ma pur chiaro come chiaro era il nome a cui era diretto il messaggio celato sotto le nuove rivelazioni sul caso Orlandi.

Invito le associazioni delle vittime di mafia, le associazioni contro la mafia, siti e blog, cittadini privati e non, le testate giornalistiche, tutti, di mettersi in contatto con me e studiare una mobilizzazione come mai Italia ha visto.


Diciamolo chiaramente, questo governo appare sempre piu interessato a proteggere i diritti dei mafiosi e sempre meno quelli degli eroi caduti e quelli nostri, singoli cittadini.

Come si sentiranno gli imprenditori che a rischio della propria vita e quella dei propri cari hanno denunciato e denunciano i loro estorsori?

Questa è l'Italia che volete?

Questo è il governo che avete votato?

Questo nei loro programmi pre elettorali?

Non si tratta di marcare la sinistra come possibile e unica alternativa.

Voglio spingere voi lettori a una presa di coscienza.

Voglio vedervi uscire dagli attuali riferimenti politici e scendere uniti a difesa di un dicastero avvolto troppo spesso in misteriosi marchingegni e intrappolato e stretto da mani criminose.

Lo Stato è nostro, riprendiamocelo!








 
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