PICCOLI SEGRETI!
Diario di....un piccolo viaggiatore nel mare dei propri sogni!
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Post N° 32
Post n°32 pubblicato il 02 Settembre 2007 da luthorlex
- L’incontro inaspettato “baciato” dalla pioggia Giornata piovosa, stasera, in questa immensa città. Le movenze delle luci e delle anime urbane, in continuo e frenetico movimento per le strade, sembrano prendere completamente forma dall’acqua che permea ogni cosa a causa della pioggia che cade incessantemente. Alla guida della mia insignificante utilitaria, con quell’aria sbarazzina ed un po’ imbranata alla Clark Kent in libera uscita, il sabato sera, per le strade di Metropolis, il mio infallibile “senso ragno” alla Peter Parker scorge, d’improvviso, una ragazza che gesticola animatamente sul ciglio della strada, cercando di ricevere aiuto dai passanti. Mi fermo e scendo subito dall’auto; ed è così che intravedo costei, completamente inzuppata dalla pioggia. Con disarmante calma, sebbene la sua apparenza fosse più simile, in quel momento, ad una sorta di stendi abiti gocciolante, ella esclama:<<Meno male che ti sei fermato ad aiutarmi perchè ho forato la gomma della mia auto ed a casa saranno anche tutti preoccupati. Thanks!>>.Nonostante la casualità di questo incontro e le condizioni ambientali, per cosi dire, “poco felici”, mi accorgo subito che in lei alberga qualcosa di speciale….di veramente speciale: tanto per cominciare la pioggia le aveva praticamente composto, sul viso, un “makeup” adatto sicuramente ad un clown appena uscito dal circo equestre, nonchè inzuppato tutti i vestiti indossati, tanto da averle donato anche quella insolita ed attraente aria da “spaventapasseri acquatico”. Eppure non ricordo di aver mai visto lineamenti del viso così belli come i suoi; avrebbe sicuramente fatto girare la testa ad ogni ragazzo anche vestita e truccata da clown o spaventapasseri, compresa quella del sottoscritto! Le apro lo sportello per farla accomodare nell’abitacolo della sua auto, onde evitare che finisse con lo sciogliersi sotto la pioggia e, mentre questo angelo di ragazza mi sorride imbarazzata dal vetro del finestrino, cercando anche di ricomporsi, io ammicco con aria disinvolta e procedo a fare quanto necessario. Inavvertitamente, però, picchio la chiave “svita bulloni”, del kit trovato nel bagagliaio dell’auto, sulle mie incolpevoli e povere dita; nella mia mente urlavo disperatamente dal dolore, cercando tuttavia di celare quanto accaduto mostrandole una smorfia solo vagamente simile ad un sorriso. Dopo aver tentato di concludere, incolume, tale opera di eroico altruismo, mi accorgo che la ragazza non aveva, purtroppo, una ruota di scorta nel bagagliaio. Ma si può essere così confusionaria da non aver mai controllato prima d’ora? L’idea, comunque, di doverle dare un passaggio fino sotto casa sua, ha addolcito in un solo istante tutta la fatica ed i traumi dell’inutile lavoro svolto sotto la pioggia incessante….tranne il “dolore bestia” alle dita della mano. Caricato, cavallerescamente, il suo borsone nella mia super utilitaria, la faccio accomodare premurosamente accanto a me, cercando di offrirle tutto ciò che poteva servire ad asciugarsi da quell’incredibile acquitrino che aveva permeato ogni cosa all’interno dell’auto. A questo punto parto, a tutto gas, alla volta di casa sua e dopo innumerevoli frasi di lei, tipo:<<Gira qui! – attento a destra ai pinguini che attraversano la strada… – alla prossima..svolta a sinistra e poi perché guardi me anziché la strada? >> arriviamo sotto casa sua. Durante l’intero tragitto avrei voluto chiederle molte…troppe cose, ma non credo potesse bastare un intero viaggio in auto fino a Parigi e, quindi, mi fermo parcheggiando l’auto davanti il portone che lei mi indica. A questo punto, quando dentro la mia mente cominciava a risuonare il pensiero rassegnato e disperato di doverla lasciare andare via cosi…..lei, miracolosamente, mi dice: <<Ti va di salire da me a darti una sistemata e prendere un caffe?>>. Io la guardo sbigottito e replico : << A casa tua…dove abiti tu?>>. Lei mi sorride annuendo e, con dolce pazienza, risponde: << Guarda che io abito solo qui!.>>. Scendiamo, quindi, dalla mia piscina a quattro ruote (con tanto di paperelle in plastica in dotazione che galleggiano tutto intorno a noi) e saliamo le scale, mentre il cuore comincia, stranamente, a balzarmi in gola, quasi stessi accompagnando la mia ragazza davanti l’uscio di casa dopo il primo rocambolesco appuntamento. Ma non ero, sfortunatamente per me, neanche lontanamente il suo boy friend da strapazzo. Pensate che, con la mia solita ed esemplare “super sfiga”, riesco perfino a ridicolizzarmi inciampando sui pochi gradini che conducono alla porta di ingresso, proprio lì davanti a lei che sorride divertita (cercando di non farlo notare troppo come una vera lady). - La Tana dell’Angelo Lei apre la porta di casa e mi fa accomodare, non senza comprensibile imbarazzo, in camera sua. Rimango, per qualche istante sulla porta di questa stanza, quasi non avessi il coraggio di varcarne la soglia. Davanti a me si schiude, inaspettatamente, un mondo fatato e sconosciuto allo stesso tempo, come il profumo che inebria tutto quanto intorno a quell’ambiente; poi lei esce dalla stanza dicendomi di aspettare il suo ritorno con gli asciugamani , mentre io, comincio a guardarmi attorno, con fare imbarazzato ed, allo stesso tempo, tremendamente curioso……tremendamente! La prima cosa che noto è, sicuramente, l’ordine meticoloso degli oggetti riposti un po’ ovunque. Sulla scrivania, ad esempio, sfilze di testi universitari accatastati, con cura, uno sopra l’altro, che spadroneggiano come torri di un castello sul proprio feudo; la ragazza studia…quando ovviamente non deve lavorare a tempo pieno! Chissà se tra tutti i suoi impegni e progetti futuri troverà il tempo per restare la ragazza semplicemente stupenda e spontanea che ho incontrato oggi, per caso, sotto la pioggia. Sul muro ci sono delle foto; quella che mi colpisce di più è quella di lei, al primo saggio di danza. In questa foto si intravede il sorriso straordinario di una bambina di otto anni, che descrive in pieno l’orgoglio e la magica emozione di quel momento, mentre i suoi genitori la stringono fortissimo, quasi a non voler lasciare andare mai via quell’evanescente momento di irrinunciabile gioia. Sulle altre foto, che credo siano più recenti, lei è in compagnia di amici, compagni di classe; forse anche ex fidanzati. Confesso che il pensiero latente in qualche malsano angolo della mia mente desiderava avere, al seguito, un pennarello nero per poter disegnare, dispettosamente, baffi e pizzetti ad ognuno di quest’ultimi (fidanzati reali o presunti). In ogni foto, però, lei è sempre più bella e raggiante….ma come farà mai? Poi, osservando curiosamente il resto della stanza, l’occhio cade sul suo letto <<Ma no!Non in quel senso…scemi!>>. Osservo incredibilmente i peluches che, praticamente, dominano incontrastati la scena e, mi chiedo: <<Chissa quali tra questi ha avuto la “fortuna” di essere abbracciato da lei quando, più adolescente, aveva paura dei temporali o del buio?>> o che, magari, le ha visto indossare, più recentemente, un vestitino proprio “niente male”… <<Yum!…che pensiero allettante anche quest’ultima cosa!>>; ma quel peluche di agnellino , con quell’aria vissuta ed un po’ maliconica, adagiato proprio lì sul suo letto, potrebbe anche averla vista, alle volte, piangere chiusa in camera sua, per amicizia o, forse, anche per amore. Povera piccola principessa… ci fossi stato io l’avrei strapazzata di baci fino allo sfinimento! Mentre continuavo a meditare ed osservare la stanza, improvvisamente, ritorna lei e mi porge una asciugamano…..peraltro profumatissimo anche questo; poi, prima di allontanarsi nuovamente, dice: <<Se vuoi, lì nel primo cassetto, ci dovrebbe essere una maglietta di quell’odioso di mio fratello che potrebbe fare al caso tuo…....io intanto vado a prepararti il caffè>>. Maledizione! Nella sua stanza c’erano due primi cassetti; quale avrà voluto intendere? Amleto (che non è, come crede qualcuno, la versione francese della nostra frittata di uova) avrebbe affermato: <<Aprire o non aprire? Questo è il problema!>>. Avrei preferito non toccare nulla fino al suo ritorno, poi una viziosa curiosità si fa via via strada dentro me…….ed apro, così, il primo dei due cassetti. << Aarrghhhh!!!>> …ho urlato dentro di me: questo è il cassetto della sua biancheria intima! Cosa potrebbe mai pensare se lei mi vedesse in questo momento? Mentre il mio cervello impartiva l’ordine alla mano di chiudere, immediatamente, quel maledetto cassetto, dietro le mie spalle sento una voce dirmi: <<A’ Freddy Mercury della Garbatella…stavi cercando, tra le cose di mia sorella, qualcosa di sexy da indossare?>>. D’istinto chiudo quel cassetto e con esso… indovinate un po’? ….anche le mie povere dita dell’altra mano. Si! Proprio quella che era uscita illesa durante le tentate operazioni di sostituzione della gomma forata. Non curante del dolore “bestiale”, mi giro di scatto e, con la faccia arrossita rispondo, con voce strozzata per il dolore alla mano: << Ehm…ciao! Credo di aver sbagliato cassetto… volevo solo prendere qualcosa di asciutto. Tu devi essere suo fratello…piacere di conoscerti!>>. Lui mi guarda fisso e, con fare irriverente, replica: <<Ma cosa hai alle mani? Sembra che qualcuno si sia divertito a prenderle a martellate al posto dell’attrazione di un Luna Park! Hai presente di cosa parlo?>>. Poi apre (lui) il cassetto, quello giusto, mi porge una sua maglietta (a tema Jamaicano) e si allontana guardandomi con aria quasi burlona. << Adesso che faccio?>> ho rimuginato negli istanti successivi. Il tempo di indossare quella maglietta e sento provenire, dalla cucina, un buon profumo di caffè; sulla parete della stanza, appeso in bella vista, intravedo un poster della nota saga de Il Signore Degli Anelli, con Sir Aragorn che mi guarda con quell’aria da “supefico” , lanciandomi, con lo sguardo, il seguente e chiaro messaggio subliminale: << Io la vedo quasi tutto il giorno scemo…tu, invece, smamma subito….capito?>>. Ma e’ mai possibile che oggi vada tutto storto? Ora ci si mette anche questo tipo della Terra di Mezzo. In quel mentre, il profumo del caffè si fa sempre più intenso e, come per incanto, ritorna “finalmente” la padrona di casa (con accappatoio di colore rosa ed asciugamano in testa) ; con modi da fare invidia ad una vera principessa indiana, zucchera il mio caffè e me lo offre. <<Wow! E’ il caffè più bello ed insperato della mia intera vita!>> ho pensato. Mentre assaporo il gusto di quel caffè e la cornice dell’incantevole scenario che lo accompagna (lei), una saetta di gatto, improvvisamente, le balza addosso. Lei lo chiama affettuosamente Momi (chissà…forse le ricorda il nome di qualche suo ex…) , un furbetto miagolante, con pelo bianco e nero; ha anche due occhi “indiavolati” che ti guardano con aria irriverente, quasi a voler dire: <<Ma chi miaooo sei? Questo è territorio mioooo..smamma!>>. Mi sa che qui, l’unica a riuscire a farmi sentire a mio agio, stasera, è solo lei, la mia Cenerentola dalle “scarpette a punta”. Mentre degustavo il resto del caffè, lei mi racconta di essere uscita, come di consueto, dalla scuola di danza e di essere rimasta bloccata in strada a causa di quella maledetta gomma forata…fino a quando non sono arrivato eroicamente io… <<Come chi?>>…<<Io!>> …il Clark Kent piovuto, con un meteorite, dal cielo della vicina via Margutta (..quella decantata anche nella nota canzone del cantautore Luca Barbarossa). Poi apre l’armadio vicino al suo letto e mostra, con ammirazione ed orgoglio, il tutù e le scarpette di danza di quando era piccola…adesso che è, invece, una incantevole donna….<< Caspita se lo è!>>. Mentre accenna, proprio davanti a me, ad una serie di esercizi di danza classica, che credo si chiamino anche Adagio, ad un certo punto mostra un cenno di stanchezza e di intorpidimento (forse dovuto al notevole tempo trascorso sotto la pioggia e senza ombrello) e si sdraia sul suo letto socchiudendo un po’ gli occhi. Io le dico: <<Sarai a pezzi, ora è il caso che vada via…..ok?>>. Lei, all’opposto, mi chiede di accenderle il lettore cd da camera, collocato sulla mensola soprastante la scrivania; un brano di musica classica, credo “Swan Lake” (di Tchaikovsky) si diffonde, magicamente, tutto intorno nella stanza; mi viene voglia di sedermi accanto a lei e sussurrargli che la sua bellezza e la sua incredibile dolcezza richiamano, nella mia mente, paesi esotici lontani e vette di monti inarrivabili ma, dopo qualche minuto, lei si addormenta dolcemente, assomigliando tanto a quella bambina di due anni ritratta, tra le sue foto in camera, con un grazioso “dito in bocca”. Accendo la luce del lume sul comodino e spengo quella del lampadario sul soffitto; mi chino per avvicinarmi a lei e, con il battito del mio cuore che impazzisce accelerando repentinamente, le sfioro appena, con la bocca, i lineamenti del suo viso e la bacio, in ultimo, sulle labbra, delicatamente; ma lei non si accorge di nulla e continua a dormire, come un angioletto. La guardo dormire e, con la sua espressione leggermente sorridente, sembra quasi stia sognando di danzare, come prima ballerina, nella famosa opera classica Il Lago Dei Cigni. Osservo nuovamente, solo per qualche istante, tutto quello che la circonda in quella stanza, che io chiamerò “La Tana dell’Angelo”, così che il ricordo di ogni particolare possa, nei giorni a venire, rimanere impresso in modo indelebile nei miei pensieri, poi esco socchiudendo la porta della sua stanza, assaporando ancora, sulle mie labbra, un vago sapore di ciliegia che hanno assunto dopo aver baciato le sue (è un particolare buffo…ma credo si tratti dello Cherry Kiss della Labello). Saluto, con un po’ di insicurezza, i suoi genitori che, con sguardo incuriosito, si chiedono chi fossi ed esco frettolosamente dall’uscio di casa accompagnato da suo fratello. Salgo in macchina e guardo il sedile accanto a me: non mi è mai sembrato così vuoto prima di quel momento. Metto in moto e, guardando le due mani “contuse” messe al volante, vado a casa. L’indomani, al mattino, passo nello stesso punto della città in cui avevo incontrato lei, ma la sua auto non c’era più. Continuo a gironzolare con l’auto per le strade sconfinate, con gli occhi sulla strada ma i pensieri chissà dove; poi, di scatto, mi fermo davanti una farmacia che avevo incrociato per caso e sento il bisogno, irrefrenabile, di scendere dall’auto ed entrarvi. Passo, maleducatamente, dinanzi tutta la fila delle persone messe a turno al bancone di ricevimento della clientela e compero “fulmineamente” uno stick di burro cacao; proprio lo stesso di quello aromatizzato alla ciliegia che credo abbia usato, ieri sera, quella ragazza. Dopodiché, senza nemmeno uscire da lì, lo apro subito (buttando “incivilmente” la carta della confezione sul pavimento) e lo cospargo, quasi disperatamente, sulle mie labbra; il modo con cui l’ho fatto lascia letteralmente attonite tutte le persone presenti in farmacia; le guardo e, con fare insolente ed inorgoglito (tipico anche degli atteggiamenti dei personaggi impersonati dall’attore Roberto Benigni) esco, a testa alta, per raggiungere la mia “super auto” parcheggiata davanti l’ingresso. Guido....e ancora guido per le strade della città…..ma dove mai potrò andare senza di lei? Solo al punto in cui sono ripartito, miseramente da solo, ieri sera davanti casa sua; non credete anche voi? Ma il resto della storia che potrei continuare a descrivervi è solo il susseguirsi di banali avvenimenti della vita di tutti i giorni; nulla che abbia a che fare con la ragazza protagonista della vicenda che vi ho appena narrato. Se questa, per voi, non è un’assurda storia d’amore, allora consideratela semplicemente la descrizione di un sogno romantico che io, ad occhi aperti, ho fatto stamattina, appena smesso di dormire. |
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