I MIEI OCCHI, CRESCENDO, NON HANNO MAI SMESSO DI AMARTI
Tu ed io: una storia da raccontare solo con semplice e straordinaria semplicità.
Ci conosciamo da sempre, perlomeno da quando tu, in un pomeriggio qualunque di tarda primavera, sotto il cortile di casa dove abitavamo, cominciasti a giocare con le tue amiche. Eri lì….io ti guardavo con fare apparentemente disinteressato….mentre, da ragazzino di qualche anno appena più grande, che aveva cominciato il primo anno di scuola delle superiori lo scorso autunno, giocavo a pallone con i miei compagni cercando di sopravvivere a guai causati da vetri rotti e vicini di casa infuriati a morte con me e la mia banda di giovani “teppistelli” di città. Poi….un giorno, quasi per fato, i nostri giochi di ragazzini si incrociarono e finimmo, già allora, per piacerci scherzosamente, con la dolcezza tipica di quello spensierato periodo della nostra adolescenza. In ogni cosa, condivisa insieme, i nostri sguardi si incrociavano sorridenti, anche se a volte ci punzecchiavamo reciprocamente, quasi che quel nostro sentimento di crescente ed inaspettata infatuazione, potesse in qualche modo ridicolizzarci agli occhi dei nostri apparentemente distratti amici. 
Durante quei giorni io disegnavo…e pensavo a te, oppure studiavo in camera e guardavo sotto, in cortile, scorgendoti mentre giocavi a pallavolo….quanto eri brava. Quante volte facevi finta, per dispetto, di non vedermi, mentre eri lì sotto con le tue amiche….mentre io cercavo di nascondere la voglia, imbarazzante, di correre lì sotto….da te. Quel mio modo di essere, semplicemente me stesso, come un ragazzo senza tanti grilli per la testa, piacque molto anche ai tuoi genitori ed, inevitabilmente, finì per entrare anche dentro casa tua. Nella tua stanza, che dividevi anche con tuo fratello, tutto sembrava parlare di te….ed io, ogni volta, rientravo a casa mal volentieri...lì dove non mi sentì a mio agio. Ricordo anche un giorno d’estate, che trascorremmo al mare insieme a te ed alla tua famiglia; giocammo in quell’acqua tersa, che brillava al sole come un’immensa distesa di lucciole impazzite..ma l’effetto che mi fece, quella volta, prenderti la mano per portarti a “cavalluccio” su di me, mi fece capire che i miei sentimenti stavano maturando e tu, intuisti subito questo cambiamento nei miei atteggiamenti….nel mio modo di guardarti. Quel mare, di lì a venire, sarebbe divenuto una scelta di vita, scritta nel firmamento delle stelle che hanno guidato il cammino delle tappe più significative della mia vita. Quanto eri dolce quando, alcuni pomeriggi, mi concedevi di accompagnarti fino alla scuola di danza classica, per rimanere qualche minuto a guardarti, estasiato, mentre facevi la cosa che più ti appassionava a quei tempi; poi di corsa sul luogo, non lontano, dove io ho dovuto imparare, nel frattempo, a lavorare per continuare gli studi e ricambiare il cibo e l’ospitalità che mi era stata offerta, dopo la morte di mia madre, da quei parenti che non si comportarono mai come una vera famiglia. E quando, talvolta, mi venivi a trovare al lavoro, mi sentivo la persona più speciale al mondo, mentre mi guardavi azionare quella macchina di proiezione che, giù nella sala di quel cinema, regalava, ogni volta, irripetibili emozioni agli spettatori! -Come è bello ed affascinante questo tuo lavoro! mi dicesti una volta mentre, reciprocamente imbarazzati, stavamo quasi per baciarci. Quel maledetto ed agognato primo bacio arrivò, inaspettatamente, sulla scala dell’androne del palazzo, perché litigammo come non mai e tu avesti paura di perdermi per una cosa stupida, senza alcun senso. - Vieni qui scemo d’un testone imbranato! mi dicesti baciandomi...non lo dimenticherò mai. Ma una cosa altrettanto incredibile fu ritrovarti, poi, al primo anno dello stesso liceo che io avevo cominciato a frequentare qualche anno prima..e tua madre come insegnante di “storia dell’arte” nella mia stessa classe. Che anno incredibilmente bello fu quello; poi ci lasciamo, improvvisamente, a causa della mia naturale propensione nell’arte di essere un “cocciuto imbranato”, mentre tu facevi già girare la testa a molti…troppi ragazzi e, così, non ci volle molto tempo a trovare il mio rimpiazzo. Tu mi vedesti addirittura, davanti mezza scuola, rompere il naso del mio miglior compagno di classe con un violento pugno; tutto per una ragazza che non significava assolutamente nulla per me…solo tu contavi veramente….solo tu; mi guardasti, per quel gesto di insensata violenza, con stupore e vergogna, perché quasi non riconoscevi più quel ragazzo mite e dolce di cui, non molto tempo prima, ti eri innamorata…. e magari lo eri ancora. Dopo appena un anno, giusto il tempo di assaporare la soddisfazione del diploma appena conseguito, i beffardi strascichi della mia assurda situazione familiare, mi costrinsero a fare una dolorosa ma inevitabile scelta: partire ed abbandonare tutto quello che avevo costruito e sognato, anche qui con te, per ricominciare nuovamente daccapo. Durante la mia prima sera in quella nuova città, pensavo a tutto quello che avevo dovuto lasciare e piansi, di nascosto, lacrime interminabili, mentre la voglia di ritornare sui miei passi (e da te) divorava, nel frattempo, il sonno di quelle interminabili notti. - Chi ha detto che, per essere veri uomini, non ci si debba abbandonare, alle volte, all’ingovernabile bisogno di piangere tutta la propria rabbiosa disperazione.. chi? Ma…come l’acqua che fluisce trova sempre la forza di farsi strada tra le asperità e gli impedimenti del terreno, io sono riuscito a compiere il mio tormentato destino, senza l’aiuto ed il sostegno di nessuno….e sottolineo nessuno. Dopo qualche anno ritornai nella tua città e seppi che tu avevi un altro amore nella tua vita, un ragazzo che, con “occhi spenti” sulla vita, era riuscito a conquistare, chissà come, quel tuo cuore vulnerabile di eterna bambina…testarda come pochi. Solo Dio può mai comprendere come, anche tu, non sia finita trascinata in quell’indescrivibile vortice di vuoto dell’anima che provava quel ragazzo, che mi fa riflettere anche sul tema trattato nel recente film “Inferno+Paradiso”. Questa tua storia sentimentale, infatti, non durò molto, come mi confermò, dopo un anno ancora, tua madre..la mia ex professoressa, che in nome dei vecchi tempi non ha mai avuto segreti con me….e con quegli “occhioni” perennemente innamorati di te. Adesso tu vivi e lavori all’estero, immersa nel tuo lavoro che riguarda, senza alcun mio stupore, quella tua innata propensione all’arte ed allo spettacolo e….chissà quali amori. Le periodiche volte che riesco a tornare nella tua….mia ex città, non ho più alcuna notizia di te perché i tuoi genitori si sono trasferiti altrove. Ma quando, mi soffermo a guardare, malinconico, quel cortile vuoto….il balcone dell’appartamento nel quali tu abitavi, rimasti per ironia della sorte quasi identici ad allora, sento ancora lo schiamazzo che facevamo giocando insieme, delle litigate adolescenziali accompagnate dalle pittoresche parole come, ad esempio – deficiente!…befana!….rincoglionito!
Ricordo ancora il gradino sul quale mi desti quel primo indimenticabile bacio….e sorrido, con il cuore che si consola nel ricordo di quello che tu, di speciale, mi hai incredibilmente regalato ed, ahimè, nella certezza che tu non avrai mai dimenticato quanto perdutamente imbranato sia stato il mio amore corrisposto per te, come qualcosa nella vita di ognuno che si vive una sola e "speciale" volta.
Ricordate che, in quello che si narra, c’è sempre qualcosa di autobiografico….sempre!
Mister. Alexander Joseph Luthor
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