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ALLUVIONE AD ISCHIA, FUI TROPPO IN ANTICIPO SUI TEMPI

Post n°2164 pubblicato il 01 Dicembre 2022 da massimocoppa
 

ALLUVIONE AD ISCHIA, FUI TROPPO IN ANTICIPO
SUI TEMPI

La frana alluvionale che ha provocato numerosi morti a Casamicciola Terme, nell’isola d’Ischia, dopo lo choc ha spalancato il ripostiglio dei miei ricordi.
Mi sono rivisto giovane cronista, negli anni Novanta, intento a scrivere decine e decine di articoli per il “Golfo”, il quotidiano locale isolano della cui squadra fondatrice facevo parte, relativi al dissesto idrogeologico.
Purtroppo non ho mai messo in ordine l’archivio dei miei scritti (lo farò, forse, in vecchiaia, se ci arriverò), per cui non sono in grado di recuperarli, né per argomento e né per cronologia. Devo quindi andare a memoria, senza riscontro documentale: a distanza di tanti anni posso rievocare solo a caratteri generali quell’esperienza.
Sensibilizzato dagli insegnamenti del prof. Ugo Leone, allora titolare di Politica Ambientale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli “Federico II”, mi guardavo attorno e scoprivo che Ischia non era, forse, lo “sfasciume pendulo sul mare” denunciato nel 1904 dal grande meridionalista Giustino Fortunato, con riferimento alla Calabria, ma molto gli assomigliava.
Cominciando la mia osservazione dal lunghissimo ed altissimo muraglione che sorge sul lungomare tra Casamicciola Terme (il mio paese di origine) e Lacco Ameno, con occhiuta perseveranza censivo e denunciavo sul giornale piccole frane e smottamenti, fossero anche di pochi sassi, che vedevo quali prodromi di un possibile disastroso crollo generale.
Estendevo quindi il mio raggio di ricerca e censivo cedimenti in tutta l’isola, chiedendo a gran voce interventi delle istituzioni che non si limitassero al semplice transennamento delle aree e successiva, raffazzonata messa in sicurezza, ma che andassero ad incidere sistematicamente e fortemente sul territorio, scongiurando future sciagure.
Naturalmente, come è spesso destino dei giornalisti, non venni minimamente ascoltato dalle autorità. Ma, a colmo di beffa, cominciai pure ad essere sbertucciato da qualche collega. In particolare uno di questi, che oggi è il direttore di quel quotidiano, mi sfotteva sistematicamente, apostrofandomi in dialetto: “Maro’, n’ato articule ‘ngoppe ‘o dissesto idrogeologico?! Che uàllera!”. Traduzione per i non campani, anche se credo che sia superflua: “Madonna, un altro articolo sul dissesto idrogeologico? Che palle!”, e giù risate.
Per l’inutilità delle mie denunce e per gli sfottò, ad un certo punto lasciai perdere.
In realtà ero eccessivamente in anticipo sui tempi. Avevo visto molto lontano: troppo, evidentemente, al punto di essere paradossalmente anacronistico.
Molti anni dopo, abbandonata l’attività di cronista, gli eventi mi daranno purtroppo ragione per le mie preoccupazioni di ragazzo: nel 2006 un pezzo di montagna crollò su una casa nel Comune di Ischia, uccidendone quasi tutti gli occupanti; nel 2009 un altro alluvione a Casamicciola provocò la morte di una ragazzina; ed oggi quest’altra sciagura.
Nel mezzo, decine di eventi franosi anche massicci (come sulla famosa spiaggia dei Maronti, nel Comune di Barano), per fortuna senza vittime.
Mi sia consentita un’ultima notazione, frustrazione di un uomo maturo: fui una voce che grida nel deserto e la cosa triste è che non solo non servì a niente, ma che oggi nessuno se ne ricorda.

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